Gli indici di sostenibilità ESG 2023
Gli indici di sostenibilità ESG, Environmental (ambiente), Social (società) e Governance, sono l’evoluzione diretta del concetto delle 3P (People, Planet, Profit) nato negli anni ‘90 con l’obiettivo di guidare le imprese verso una nuova concezione di business: oltre a generare profitto infatti, le aziende già da allora devono attuare anche azioni che migliorino le condizioni ambientali e sociali. L’obiettivo è quindi triplice e ruota intorno al rispetto: dei diritti dei lavoratori, della comunità e dell’ambiente.
Quello che si va a sottolineare nelle indagini di sostenibilità è se il management dell’azienda crede o meno in un mondo che possa essere ESG. La valutazione effettiva avviene attraverso i report annuali che le aziende sono tenute a presentare. Ma entriamo nel dettaglio, cosa sono gli indicatori ESG?
Cosa sono gli indicatori ESG 2023?
I criteri ESG si basano sulle rendicontazione delle emissioni annuali dell’azienda. In particolare ci si sofferma sull’impatto del business sul territorio, sulle iniziative sociali
intraprese e sugli aspetti più interni dell’azienda. Un prospetto specifico che permette di comprendere se l’azienda si può definire realmente sostenibile.
Oggi i fattori ESG sono considerati come i pilastri dell’investimento sostenibile e responsabile, il quale porta con sé una serie di vantaggi per l’azienda:
– Creazione di una reputazione green;
– Un business sostenibile che duri nel tempo;
– Accesso a nuove forme di capitale e a nuovi mercati;
– Gestione dei rischi del riscaldamento globale.
In tale ottica, non si parla di sostenibilità solo a livello di ambiente, ma anche delle persone che lavorano all’interno dell’azienda. La quale, per monitorare il suo impegno, è tenuta a redigere un bilancio che non sia solo patrimoniale, ma che comprenda anche gli obiettivi raggiunti. Una rendicontazione che interessa anche gli stakeholder dell’azienda.
La centralità del Bilancio di Sostenibilità
Un documento di estrema importanza è il Bilancio di Sostenibilità, in quanto consente di comprendere l’effettivo impegno dell’azienda nelle tre diverse aree: ambiente, società e governance (ESG). Al suo interno infatti, vengono comunicate le politiche seguite, come è avvenuta la gestione del personale, le azioni intraprese per tutelare i diritti umani e per portare avanti la lotta alla corruzione, sia attiva che passiva.
Oggi, le aziende per cui è previsto l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità sono le
seguenti:
– Aziende quotate in Borsa;
– Aziende con un numero di dipendenti superiore a 500;
– Aziende con un patrimonio superiore ai 20 milioni o un ricavo netto dalle vendite e prestazioni pari a 40 milioni.
Le misure che incentivano lo sviluppo sostenibile
Una richiesta di impegno a tutto tondo per le imprese che viene contraccambiata dalle numerose misure messe a loro disposizione dal Governo per incentivarle ad effettuare sempre più investimenti sostenibili. Ecco alcuni esempi delle misure disponibili:
● Credito d’imposta raccolta differenziata 2023
Una misura prevista per tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata, quindi da imballaggi di plastica (imballaggi biodegradabili e compostabili) che rispondono agli standard indicati dalla normativa UNI EN 13432: 2002 e derivanti dalla raccolta differenziata sia della carta che dell’alluminio e del vetro.
Per tutte le imprese che rispondono a tali indicazioni è stata prevista la possibilità di beneficiare del credito d’imposta per le spese che sono state sostenute e ovviamente documentate per i prodotti acquistati che rispondono alle indicazioni sopra citate. Tale credito di imposta previsto, può essere sfruttato a partire dal 1 gennaio del periodo d’imposta immediatamente successivo a quello in cui sono state sostenute le spese per gli approvvigionamenti ammessi dalla Misura.
Il credito d’imposta sarà poi indicato all’interno della dichiarazione dei redditi riferita al relativo periodo di imposta, in cui si può sfruttare il credito precedentemente maturato. Si sottolinea come, ovviamente, il credito d’imposta non va a concorrere alla formazione dei refili IRAP. In ogni caso, per le aziende che possono beneficiare dell’agevolazione, è consigliabile farsi seguire da un consulente esperto.
● Credito d’imposta impianti compostaggio al sud
Un’altra misura prevista per le imprese è il credito d’imposta impianti compostaggio al sud e si rivolge nello specifico alle aziende che hanno sede in Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria. Le imprese delle regioni appena elencate che hanno sostenuto spese nel 2022 per installare e mettere in opera impianti di compostaggio
all’interno dei centri agroalimentari, potranno beneficiare del credito a loro destinato grazie alla proroga al 2023 della misura.
Per usufruire del credito d’imposta, le imprese devono essere in grado di smaltire almeno il 70% dei rifiuti organici che il centro stesso produce nello svolgimento del proprio lavoro.
Un’agevolazione che come unico vincolo vede quello geografico e che copre il 70% delle spese sostenute per l’impianto e il credito d’imposta riconosciuto potrà essere sfruttato tramite modello F24, dove si andrà ad indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso nel momento in cui il credito è stato riconosciuto.
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