Beni strumentali 4.0: quali sono e agevolazioni 2026
I beni strumentali 4.0 sono i macchinari, gli impianti e i software ad alto contenuto tecnologico e digitale che le imprese utilizzano per la produzione, caratterizzati dalla capacità di interconnettersi ai sistemi aziendali. Investire in questi beni dà accesso a importanti agevolazioni fiscali, profondamente ridisegnate nel 2026.
Dal 1° gennaio 2026, infatti, il credito d’imposta è stato sostituito dal nuovo Iperammortamento, mentre restano attive misure come la Nuova Sabatini e il credito d’imposta ZES Unica per il Mezzogiorno. Questa guida spiega cosa sono i beni 4.0, quali requisiti devono rispettare e quali incentivi è possibile sfruttare nel 2026, con esempi concreti di risparmio.
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Cosa sono i beni strumentali 4.0?
Con la definizione di beni strumentali si indica l’insieme dei beni materiali e immateriali utilizzati da imprese e lavoratori autonomi per l’esercizio dell’attività produttiva. Quando questi strumenti presentano particolari caratteristiche tecnologiche e digitali, in primo luogo la capacità di scambiare informazioni con i sistemi aziendali, si parla di beni strumentali 4.0, uno dei cardini del modello Industria 4.0 pensato per sostenere la trasformazione digitale del sistema produttivo italiano.
L’inquadramento normativo di riferimento è costituito dagli elenchi dei beni agevolabili, oggi confluiti negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026 (in continuità con i previgenti allegati A e B della L. 232/2016).
Il requisito chiave: l’interconnessione
Il requisito fondamentale perché un bene acquisisca la qualifica 4.0 agli occhi della normativa italiana è l’interconnessione, cioè la capacità di scambiare informazioni con sistemi interni e/o esterni all’azienda attraverso un collegamento basato su specifiche documentate, riconosciute a livello internazionale e disponibili pubblicamente.
Lo scambio con i sistemi interni riguarda la comunicazione con gestionali e software di pianificazione delle attività; lo scambio con i sistemi esterni si traduce nelle comunicazioni con clienti, fornitori, supply chain e processi produttivi. Senza interconnessione certificata e mantenuta nel tempo l’impresa non può ottenere alcuna agevolazione dedicata ai beni 4.0, ed è il primo aspetto da verificare prima di investire.
Esempi di beni 4.0: materiali e immateriali
Rientrano nella categoria dei beni strumentali 4.0 gli investimenti in:
- Beni materiali (Allegato IV): macchinari e impianti gestiti da sistemi computerizzati, robot e robot collaborativi, sistemi per l’assicurazione della qualità, magazzini automatizzati, dispositivi per l’interazione uomo-macchina.
- Beni immateriali e software (Allegato V): sistemi ERP e MES, software di gestione della supply chain, soluzioni di simulazione, piattaforme di cybersecurity industriale, sistemi IoT e di tracciabilità di filiera.
- Autoproduzione da rinnovabili: dal 2026 rientrano anche gli investimenti per l’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, con un vincolo specifico per i moduli fotovoltaici.
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Dal credito d’imposta all’Iperammortamento: cosa cambia nel 2026
La principale novità del 2026 riguarda lo strumento con cui lo Stato sostiene gli investimenti in beni strumentali Industria 4.0. Per il periodo 2020-2025 il meccanismo è stato il credito d’imposta beni strumentali 4.0 (Piani Transizione 4.0 e 5.0), un credito utilizzabile in compensazione tramite modello F24. Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio 2026 torna alla logica della maggiorazione fiscale, reintroducendo l’Iperammortamento in sostituzione del credito d’imposta.
| Aspetto | Fino al 2025 (credito d’imposta) | Dal 2026 (Iperammortamento) |
| Tipo di beneficio | Credito compensabile in F24 | Maggiorazione del costo deducibile |
| Misura (beni materiali 4.0) | 20% / 10% / 5% per scaglione | 180% / 100% / 50% per scaglione |
| Investimenti per l’energia | Credito Transizione 5.0 (aliquote dedicate) | Inclusi tra i beni agevolabili all’aliquota ordinaria |
| Software/beni immateriali | Inclusi (Allegato B), con limiti | Inclusi (Allegato V), esclusi i SaaS in abbonamento |
| Gestione | Agenzia delle Entrate / GSE | GSE (comunicazioni telematiche) |
| Periodo | Fino al 31/12/2025 | Dal 1/1/2026 al 30/9/2028 |
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Le agevolazioni per beni strumentali 4.0 attive nel 2026
Per chi investe in beni strumentali 4.0 nel 2026 il quadro degli incentivi è il seguente.
Iperammortamento 2026
L’Iperammortamento 2026 consente di dedurre dal reddito imponibile un importo superiore al costo effettivamente sostenuto. Il valore del bene viene “maggiorato” di una percentuale di legge ai soli fini del calcolo delle quote di ammortamento, riducendo la base imponibile IRES/IRPEF lungo l’intera vita utile del bene. La misura è prevista dall’art. 1, commi 427 e seguenti della Legge di Bilancio 2026 per gli investimenti in beni Industria 4.0 effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
| Scaglione di investimento | Maggiorazione del costo (beni 4.0) |
| Fino a 2,5 milioni € | 180% |
| Da 2,5 a 10 milioni € | 100% |
| Da 10 a 20 milioni € | 50% |
| Oltre 20 milioni € | Non agevolato |
Tra i beni agevolabili rientrano anche gli impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, che beneficiano delle stesse aliquote ordinarie. Il decreto attuativo subordina però l’agevolazione ad alcune condizioni: la producibilità dell’impianto non può eccedere il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva e per il fotovoltaico valgono massimali di costo ammissibile per kW.
Per il fotovoltaico resta inoltre in vigore un vincolo di origine europea. Sono agevolabili solo i moduli conformi ai requisiti dell’art. 12, comma 1, lettere b) e c), del D.L. 181/2023, cioè moduli con celle prodotte nell’Unione europea con efficienza almeno del 23,5%, oppure moduli prodotti nell’UE con celle bifacciali ad eterogiunzione o tandem ad almeno il 24%, iscritti nell’apposito registro. Il D.L. 38/2026, che ha eliminato il vincolo di provenienza UE per gli altri beni 4.0, non ha modificato questo requisito. Per il funzionamento di dettaglio, gli esempi di calcolo e la procedura completa si rimanda alla guida all’Iperammortamento 2026.
Credito d’imposta 4.0
Il credito d’imposta beni strumentali 4.0 non accetta nuove prenotazioni nel 2026, ma sopravvive in via transitoria. Restano agevolabili gli investimenti completati entro il 30 giugno 2026, a condizione che entro il 31 dicembre 2025 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia stato versato un acconto di almeno il 20% del costo di acquisizione. Le risorse risultano esaurite e le nuove prenotazioni sono gestite in ordine cronologico in caso di disponibilità.
Transizione 5.0
Il Piano Transizione 5.0 ha esaurito le risorse. Con decreto MIMIT del 6 novembre 2025 ne è stato comunicato l’esaurimento; fino al 31 dicembre 2025 era ancora possibile inviare nuove prenotazioni, gestite in ordine cronologico in caso di disponibilità di nuove risorse, mentre i crediti già maturati restano utilizzabili in compensazione secondo le scadenze previste. Per i nuovi investimenti, anche quelli legati all’energia, lo strumento di riferimento nel 2026 è l’Iperammortamento, che include tra i beni agevolabili gli impianti di autoproduzione da rinnovabili.
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Nuova Sabatini
La Nuova Sabatini resta operativa nel 2026 e finanzia l’acquisto di beni strumentali, anche 4.0, tramite un contributo in conto interessi sui finanziamenti bancari o in leasing. Le domande si presentano alla banca o all’intermediario finanziario aderente, fino a esaurimento delle risorse. La Nuova Sabatini beni strumentali 4.0 è compatibile con l’Iperammortamento (per la quota di contributo sugli interessi), purché non si determini una duplicazione del beneficio sulle stesse spese.
Credito d’imposta ZES Unica
Le imprese che investono in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite del Mezzogiorno e di alcune regioni del Centro possono accedere al credito d’imposta ZES Unica, la misura che ha assorbito i precedenti incentivi per gli investimenti nel Mezzogiorno. Per il 2026 il credito è stato prorogato dall’art. 1, commi 438-443, della Legge di Bilancio 2026, che estende l’agevolazione dell’art. 16 del D.L. 124/2023 agli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, con una dotazione di 2,3 miliardi di euro per il 2026.
Sono ammissibili le zone assistite di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e di Marche, Umbria e Abruzzo, come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027. L’agevolazione vale quindi solo nelle zone assistite di queste regioni, non sull’intero territorio regionale, con aliquote variabili in funzione della regione e della dimensione d’impresa.
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Come accedere: requisiti e procedura
L’accesso alle agevolazioni per i beni 4.0 è subordinato alla verifica di alcuni requisiti tecnici e documentali. Saltarne anche uno solo può comportare la perdita del beneficio, anche dopo che l’investimento è stato realizzato.
Interconnessione, perizia e dichiarazione di conformità
Oltre all’interconnessione, il bene deve essere nuovo e ricompreso negli Allegati IV o V. Il fornitore è tenuto a rilasciare una dichiarazione di conformità che attesti le caratteristiche tecniche e il carattere innovativo del bene. Tale dichiarazione, tuttavia, non basta da sola, perché non tiene conto dell’effettiva integrazione del bene nei processi aziendali. Per investimenti rilevanti è quindi necessaria una perizia tecnica asseverata, rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo, che certifichi le caratteristiche 4.0 e l’avvenuta interconnessione.
La comunicazione al GSE
Per l’Iperammortamento 2026 l’agevolazione si attiva attraverso una procedura di comunicazioni telematiche al GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che comprende la comunicazione preventiva di prenotazione, quella di completamento e la comunicazione finale corredata di perizia e certificazione contabile. La piattaforma GSE per le prenotazioni è operativa dal 12 giugno 2026.
Errori da evitare
L’approvazione è subordinata alla verifica degli enti preposti. Se l’interconnessione non risulta rispettata, l’agevolazione non viene concessa, nonostante l’investimento sia già stato effettuato. Anche la cessione del bene prima del termine del periodo di mantenimento determina la decadenza, con recupero del beneficio e applicazione di interessi e sanzioni. Prima di investire è quindi consigliabile una consulenza specializzata in finanza agevolata.
Casi studio: i risparmi ottenuti con Golden Group
I seguenti casi si riferiscono a investimenti realizzati sotto il precedente regime del credito d’imposta e derivano dal cumulo di più misure agevolative; gli importi effettivamente ottenibili variano in base alla normativa vigente e alla situazione specifica dell’impresa.
Un’azienda manifatturiera dell’Emilia-Romagna ha acquistato una pressa 4.0 con un investimento complessivo di 487.000 euro. Combinando la Nuova Sabatini e il credito d’imposta beni strumentali 4.0, ha ottenuto contributi per 292.053,90 euro (48.553,90 euro dalla prima misura e 243.500 euro dalla seconda), pari a un risparmio complessivo del 59,9%.
Un’azienda di carpenteria industriale della Campania ha acquistato un macchinario 4.0 per il taglio delle lamiere del valore di 598.000 euro, recuperando l’85,5% del costo. Il risultato è derivato dalla combinazione del credito d’imposta beni strumentali 4.0 (299.000 euro) e del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, oggi confluito nella ZES Unica, pari a 212.349 euro.
Un’azienda manifatturiera lombarda ha investito complessivamente 5.707.050 euro in un nuovo magazzino automatico verticale 4.0 (5.450.000 euro) e in un impianto fotovoltaico per l’autoconsumo (257.050 euro). Attraverso il Piano Transizione 5.0 ha ottenuto un credito d’imposta di 2.293.666 euro, pari al 40% del valore dell’investimento.
Perché affidarsi a un esperto come Golden Group
La normativa sui beni strumentali 4.0 è potenzialmente molto vantaggiosa, ma tecnicamente complessa, perché la corretta classificazione dei beni, la perizia di interconnessione e la tempistica delle comunicazioni GSE incidono direttamente sull’entità del beneficio. Un errore in fase di certificazione può comportare il recupero del vantaggio fiscale anni dopo l’investimento.
Golden Group, attiva nella consulenza in finanza agevolata dal 1996, affianca le imprese in tutte le fasi del processo: analisi di pre-fattibilità, classificazione tecnico-fiscale, gestione delle comunicazioni, assistenza alla perizia asseverata e supporto in caso di controlli. Oltre 150 consulenti sul territorio nazionale supportano le imprese nella definizione dei piani d’investimento.
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Domande frequenti (FAQ) sui beni strumentali 4.0
Quali sono i beni strumentali 4.0?
Sono i beni materiali e immateriali ad alto contenuto tecnologico e digitale utilizzati nei processi produttivi, capaci di interconnettersi ai sistemi aziendali. Comprendono macchinari e impianti automatizzati, robot, sistemi per la qualità e magazzini automatizzati (Allegato IV), oltre a software ERP/MES, soluzioni di cybersecurity industriale e sistemi IoT (Allegato V). Dal 2026 rientrano anche gli impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo.
Cos’è il requisito di interconnessione e perché è decisivo?
L’interconnessione è la capacità del bene di scambiare informazioni con sistemi interni (gestionali, software di pianificazione) o esterni (clienti, fornitori, supply chain) tramite protocolli documentati e riconosciuti. È il requisito senza il quale nessuna agevolazione 4.0 può essere concessa: deve essere certificata e mantenuta nel tempo, perché la sua perdita può determinare la decadenza dal beneficio.
Il credito d’imposta beni strumentali 4.0 è ancora attivo nel 2026?
Solo in via transitoria. Dal 1° gennaio 2026 è stato sostituito dall’Iperammortamento. Restano agevolabili con il vecchio credito i soli investimenti completati entro il 30 giugno 2026, a condizione che entro il 31 dicembre 2025 l’ordine sia stato accettato dal venditore e sia stato versato un acconto di almeno il 20% del costo. Per i nuovi investimenti del 2026 lo strumento di riferimento è l’Iperammortamento.
Cos’è l’Iperammortamento 2026 e come funziona?
È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile dei beni strumentali 4.0, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il costo del bene viene aumentato del 180%, 100% o 50% a seconda dello scaglione di investimento, e la maggiorazione si deduce attraverso le quote di ammortamento, riducendo le imposte lungo la vita utile del bene.
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La Transizione 5.0 si può ancora richiedere nel 2026?
In pratica no. Le risorse del Piano Transizione 5.0 risultano esaurite (decreto MIMIT del 6 novembre 2025). Fino al 31 dicembre 2025 era possibile inviare nuove prenotazioni, gestite in ordine cronologico in caso di nuove disponibilità; chi ha una domanda ammessa può completare l’iter e utilizzare il credito maturato in compensazione, secondo le scadenze previste. Per i nuovi investimenti del 2026, compresi quelli legati all’energia, lo strumento di riferimento è l’Iperammortamento, che include anche gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, alle aliquote ordinarie del 180/100/50%.
La Nuova Sabatini è cumulabile con l’Iperammortamento?
Sì, in linea generale. La Nuova Sabatini interviene con un contributo in conto interessi sul finanziamento, mentre l’Iperammortamento agisce sulla deduzione fiscale del costo del bene: trattandosi di benefici di natura diversa, possono coesistere sullo stesso investimento, purché non si determini una duplicazione dell’agevolazione sulle medesime spese. La cumulabilità va comunque verificata caso per caso in base ai limiti di intensità di aiuto applicabili.
Servono la perizia tecnica e la dichiarazione di conformità?
Sì. La dichiarazione di conformità del fornitore attesta le caratteristiche del bene, ma da sola non basta, perché non considera l’effettiva integrazione nei processi aziendali. Per gli investimenti di importo rilevante serve una perizia tecnica asseverata, rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo, che certifichi le caratteristiche 4.0 e l’avvenuta interconnessione del bene.
Cosa succede se il bene non risulta interconnesso?
Se l’interconnessione non è dimostrata e mantenuta, il bene non è qualificabile come 4.0 e l’agevolazione non viene concessa: l’impresa rischia di aver investito senza ottenere il beneficio atteso. Se l’interconnessione viene meno dopo la fruizione, o se il bene è ceduto prima del termine del periodo di mantenimento, scatta la decadenza, con recupero delle quote già dedotte e sanzioni.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
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