Bando start up innovative Liguria

Bando start up innovative Liguria: contributi fino a 30mila euro

La Regione Liguria ha pubblicato un nuovo Bando start up innovative Liguria nell'ambito del PR FESR 2021-2027 - OS 1.4 - Azione 1.4.1, dedicato al supporto delle start-up innovative per lo sviluppo di competenze specialistiche per la transizione industriale, la specializzazione intelligente e l'imprenditorialità. La misura dispone di una dotazione pari a 300 mila euro.
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Finalità e beneficiari del bando start up innovative Regione Liguria

L'obiettivo del bando è sostenere il consolidamento e la fase di scale-up delle start-up innovative, colmando il gap di competenze attraverso un approccio integrato che combina la formazione interna specialistica e ad alto contenuto tecnologico con l'accesso a servizi ad alto valore aggiunto.

Possono accedere alla misura le start-up innovative con sede in Liguria, regolarmente iscritte nella Sezione Speciale del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Le tre linee di intervento

Il bando finanzia progetti organici di rafforzamento delle competenze interne e degli asset immateriali, coerenti con la Smart Specialisation Strategy. I progetti possono articolarsi su tre linee:

  • Linea A - Percorsi formativi ad alto contenuto tecnologico: programmi di formazione, upskilling e reskilling sulle competenze critiche per lo scale-up (leadership, dual use in difesa e aerospazio, internazionalizzazione, transizione green e digitale, impresa 4.0 e 5.0, economia circolare e green public procurement);
  • Linea B - Servizi specialistici ad alto valore aggiunto: mentorship e coaching strategico, infrastrutture e validazione tecnologica, analisi e check up su processi e prodotti, servizi legali specialistici temporanei;
  • Linea C - Introduzione di nuove professionalità: inserimento temporaneo in azienda, per almeno sei mesi, di figure di alto profilo come temporary manager e temporary chief technology officer.

Si tratta di un intervento che si inserisce nel più ampio panorama dei bandi dedicati all'innovazione delle imprese.
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Condizioni del contributo del bando Regione Liguria

L'agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto fino all'80% delle spese ammissibili, per un massimo di 30.000 euro, concesso in regime de minimis (Reg. UE n. 2831/2023). È previsto un importo minimo di progetto pari a 10.000 euro.

Sul fronte della retroattività, sono ammissibili i progetti avviati a partire dal 1° aprile 2026.

Come fare domanda per il bando start up innovative Regione Liguria

Per quanto riguarda le tempistiche, le domande di bando start up innovative Regione Liguria possono essere inviate nel rispetto delle seguenti finestre temporali:

  • la procedura informatica sarà disponibile in modalità off-line dal 6 luglio 2026;
  • le domande dovranno essere presentate su Bandi On Line di Filse dal 20 al 31 luglio 2026.

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Fonte: www.filse.it


Martina Moretti

Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
Il suo percorso nel digital marketing inizia nel 2015, quando si confronta per la prima volta con la scrittura e con i temi del mondo finance. Da allora è verticale sui testi SEO oriented.
Sempre in cerca di sfide, ha scritto per progetti di grandi e piccole dimensioni affrontando le molte declinazioni del mondo del credito e della finanza, tra cui prestiti personali, mutui, risparmio gestito, ETF, trading, fondi di investimento, contributi a fondo perduto, bandi europei.


Bando economia circolare Calabria

Bando economia circolare Calabria: 12,7 milioni per il riciclo dei rifiuti

La Regione Calabria ha pubblicato l'Avviso pubblico "Incentivi per lo sviluppo di filiere produttive innovative per il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia dai rifiuti", finanziato nell'ambito dell'Azione 2.6.4 del PR Calabria FESR FSE+ 2021-2027. Con questo Bando economia circolare Calabria la dotazione complessiva è di 12.759.351 euro e l'obiettivo è rafforzare la capacità del sistema produttivo regionale di rispondere al crescente fabbisogno di trattamento dei rifiuti e di recupero di materia.
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Interventi e ambiti finanziabili dal bando economia circolare Calabria

L'Avviso sostiene modelli produttivi orientati ai principi dell'economia circolare. In particolare, sono agevolati gli interventi finalizzati alla riparazione e al riutilizzo dei prodotti, tra cui:

  • apparecchiature elettriche ed elettroniche;
  • prodotti tessili;
  • mobili;
  • imballaggi;
  • materiali da costruzione.

Sono inoltre ammissibili le iniziative che favoriscono le operazioni di preparazione per il riutilizzo, nonché i processi innovativi di recupero e riciclaggio della materia. Rientra tra gli ambiti di intervento anche lo sviluppo di filiere produttive che impiegano nei propri cicli materiali derivanti da processi di recupero dei rifiuti ("end of waste").

Beneficiari del bando economia circolare Calabria

Possono accedere alle agevolazioni le piccole e medie imprese (PMI), sia in forma singola sia in forma aggregata attraverso Accordi di Filiera costituiti in forma di ATS. In quest'ultimo caso è richiesto il coinvolgimento di almeno due PMI tra loro autonome. Come per altre opportunità rivolte alle imprese del territorio calabrese, l'aggregazione tra aziende rappresenta un elemento qualificante del progetto.

Forma e intensità dell'agevolazione

Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributo in conto capitale, in conformità con gli articoli 14 e 18 del Regolamento (UE) n. 651/2014 e s.m.i. (GBER). Le intensità massime previste sono:

  • fino al 60% per gli investimenti materiali e immateriali;
  • fino al 50% per le spese di consulenza.

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Quando fare domanda per il bando economia circolare Calabria

La selezione delle domande avviene mediante procedura valutativa a graduatoria. Le domande possono essere presentate fino alle ore 12:00 del 6 luglio 2026.

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Fonte: calabriaeuropa.regione.calabria.it


Martina Moretti

Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
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Bando ISI INAIL 2025 elenchi NCD

Bando ISI INAIL 2025: pubblicati gli elenchi provvisori NCD

Prosegue l'iter del Bando ISI INAIL 2025: l'INAIL ha pubblicato gli elenchi cronologici No click day (NCD) delle domande di finanziamento presentate dalle imprese. Si tratta di un passaggio decisivo per le aziende che hanno richiesto i contributi a fondo perduto per la sicurezza sul lavoro, perché definisce chi accede direttamente alla fase documentale e chi dovrà invece affrontare il click day.

Chi è ammesso direttamente alla fase di caricamento

Le domande presenti negli elenchi NCD sono ammesse direttamente alla fase di caricamento della documentazione e non devono partecipare allo sportello informatico (click day). Rientrano in questa categoria:

  • le domande relative agli Assi 1.1, 1.2, 2, 3 e 4;
  • le domande dell'Asse 5.1 della Regione Sardegna;
  • le domande dell'Asse 5.2 della Regione Liguria.

I titolari delle restanti domande relative agli assi 5.1 e 5.2 dovranno invece partecipare alla procedura valutativa a sportello (click day) per l'assegnazione dei fondi.
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Le scadenze per il caricamento dei documenti

La fase di upload della documentazione, a completamento della domanda, è un adempimento a pena di decadenza. Le imprese ammesse devono rispettare la seguente finestra temporale:

  • apertura: dal 3 giugno alle ore 18:00;
  • chiusura: entro le ore 18:00 del 9 settembre 2026.

Un ulteriore aggiornamento del calendario delle scadenze è atteso entro l'8 giugno 2026. Per orientarsi tra i diversi termini conviene seguire da vicino le date e le scadenze per la presentazione delle domande.
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Numeri record: oltre 13mila domande presentate

Il 28 maggio si è conclusa la fase di registrazione delle domande, che ha fatto segnare un risultato di rilievo: 13.496 richieste di finanziamento da parte di imprese operanti su tutto il territorio nazionale. Negli elenchi NCD confluiscono:

  • 137 domande dell'Isi Generalista (assi 1.1, 1.2, 2, 3 e 4);
  • 15 domande dell'asse 5.1 della Regione Sardegna;
  • 2 domande dell'asse 5.2 della Regione Liguria.

Rispetto all'edizione precedente, per le domande ammesse direttamente al caricamento si registra un incremento della richiesta di finanziamento di circa il 10,4%, trainato anche dall'introduzione sperimentale degli interventi aggiuntivi rispetto al progetto principale. Cresce in modo significativo l'asse 1.2, dedicato ai modelli organizzativi e di responsabilità sociale, con circa 1.300 domande ammesse.

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Fonte: www.inail.it


Martina Moretti

Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
Il suo percorso nel digital marketing inizia nel 2015, quando si confronta per la prima volta con la scrittura e con i temi del mondo finance. Da allora è verticale sui testi SEO oriented.
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Cloud and AI Development Act

Cloud and AI Development Act: cosa cambia per le imprese italiane ed europee

Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato una proposta destinata a ridisegnare l'infrastruttura digitale del continente. Il Cloud and AI Development Act, sintetizzato nell'acronimo CADA, nasce per colmare il distacco che separa l'Unione dai grandi fornitori statunitensi e per restituire all'Europa il governo dei dati che alimentano l'economia. Per le aziende italiane, abituate ad appoggiarsi a piattaforme extraeuropee, l'iniziativa dischiude uno scenario inedito, fatto di opportunità concrete e di regole d'ingaggio finalmente esplicite.
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Che cos'è il Cloud and AI Development Act

La proposta rappresenta il cuore dell'AI Continent Action Plan e si innesta nel più ampio Tech Sovereignty Package, il dispositivo con cui Bruxelles intende affrancarsi dalle dipendenze verso fornitori esterni al continente. Il provvedimento poggia su tre direttrici: lo sviluppo di tecnologie cloud e di intelligenza artificiale sostenibili e avanzate, l'accelerazione nella realizzazione di data center sul suolo comunitario e l'introduzione di un quadro condiviso per misurare la sovranità dei servizi digitali. L'ambizione dichiarata è trasformare l'autonomia strategica in un requisito verificabile, e non in un semplice proposito.

La scelta del legislatore comunitario muove da una constatazione precisa: senza capacità di calcolo propria, l'Europa rischia di restare spettatrice della rivoluzione algoritmica. Il testo affronta perciò il nodo dell'infrastruttura fisica, quella fatta di server, energia e collegamenti, riconoscendola come precondizione di qualsiasi sovranità digitale. È una visione che lega indissolubilmente la potenza di elaborazione alla competitività industriale del continente.

Triplicare i data center: l'obiettivo infrastrutturale

Il bersaglio numerico più evidente è il triplicamento della capacità dei data center europei entro un orizzonte di cinque-sette anni. La Commissione punta inoltre a soddisfare integralmente il fabbisogno di imprese e amministrazioni pubbliche entro il 2035, anno indicato come traguardo di piena autosufficienza. Si tratta di un salto dimensionale notevole, calibrato su una domanda di calcolo che cresce di pari passo con la diffusione dei modelli generativi e delle applicazioni industriali.

Per sostenere questa espansione, le stime collegate al pacchetto quantificano in circa 200 miliardi di euro l'investimento necessario allo sviluppo della capacità dei data center entro il 2036, in larga parte di provenienza privata. A questa cifra si aggiungono ulteriori 100 miliardi destinati alle iniziative di leadership su cloud e intelligenza artificiale, comprese le AI Factories e le AI Gigafactories. Il provvedimento prevede anche una semplificazione delle procedure autorizzative, pensata per ridurre i tempi di costruzione dei nuovi impianti e per privilegiare soluzioni a elevata efficienza energetica.
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Investimenti e strumenti finanziari

Sul versante delle risorse mobilitate, lo strumento InvestAI è chiamato ad attivare circa 20 miliardi di euro a sostegno delle gigafabbriche dell'intelligenza artificiale, i poli dove verranno addestrati i modelli più complessi. In parallelo, il Chips Act 2.0 punta a movimentare circa 52 miliardi di euro tra capitali pubblici e privati per rafforzare la filiera europea dei semiconduttori. Questa architettura finanziaria intende creare un circolo virtuoso tra hardware, infrastrutture e servizi, evitando che gli sforzi restino frammentati. Le imprese che già oggi investono in transizione digitale, dalle tecnologie come AI, blockchain e sistemi ERP sostenute dal bando Piemonte agli strumenti di efficientamento produttivo, si troveranno a operare in un ecosistema progressivamente più ricco di opzioni continentali.

I quattro livelli di sovranità per il settore pubblico

Il fulcro normativo del CADA è un sistema di classificazione della sovranità articolato in quattro livelli di assurance, che le pubbliche amministrazioni potranno adottare in funzione della propria valutazione del rischio. I criteri presi in esame riguardano il controllo sul servizio e sulla catena di fornitura del software, il trattamento dei dati di inferenza, la collocazione di infrastrutture, asset e personale, oltre agli standard di cybersicurezza.

La gradazione procede per intensità crescente. Il primo livello richiede semplicemente infrastrutture localizzate nell'Unione; il secondo impone di dimostrare l'indipendenza da Paesi terzi; il terzo introduce vincoli stringenti su proprietà, controllo e personale di matrice europea; il quarto, infine, esige piena trasparenza sulla catena di fornitura e l'assenza di qualsiasi interferenza esterna. Questa scala consente agli enti di calibrare le scelte d'acquisto sul reale grado di delicatezza dei dati gestiti, dai servizi ordinari fino agli ambiti più sensibili.

Il mercato cloud europeo e la dipendenza dalle big tech

La fotografia del settore spiega l'urgenza dell'intervento. Tra il 2022 e il 2024 i fornitori europei hanno presidiato appena il 15% del mercato cloud infrastrutturale locale, mentre Amazon, Microsoft e Google ne controllano insieme circa il 70%. Una concentrazione di questa portata espone aziende e amministrazioni al rischio di lock-in, ossia di vincolo a un singolo operatore difficile da abbandonare senza costi rilevanti.

Eppure il bacino è tutt'altro che marginale: il mercato cloud europeo ha toccato i 61 miliardi di euro nel 2024, e i servizi di intelligenza artificiale generativa avanzano a ritmi compresi tra il 140% e il 160%. Sono numeri che raccontano una domanda vivace, oggi in larga parte intercettata da operatori extraeuropei e capace di restituire valore al territorio se trattenuta entro i confini comunitari.

Riportare quote di questo flusso entro i confini comunitari significa trattenere valore, occupazione e competenze sul territorio.
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Cosa cambia per le imprese italiane ed europee

Per le aziende, il primo effetto tangibile sarà l'accesso a infrastrutture cloud più prossime sul piano geografico e più sicure sotto il profilo normativo. La riduzione del rischio di dipendenza da un unico fornitore e la disponibilità di servizi pensati per le applicazioni di intelligenza artificiale industriale rappresentano leve concrete per chi vuole innovare senza esporsi a vincoli esterni. I criteri europei unificati per gli appalti, inoltre, semplificheranno il dialogo tra offerta privata e committenza pubblica.

Resta tuttavia un nodo culturale. Nel 2025 solo il 19,95% delle imprese dell'Unione utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, con un divario marcato tra le grandi realtà, ferme al 55,03%, e le organizzazioni di dimensioni minori. Sul fronte territoriale la Danimarca guida con il 42,03%, mentre la Romania resta sotto il 9%. Il principale ostacolo segnalato è la carenza di competenze adeguate, una lacuna che nessuna infrastruttura, da sola, può colmare. Su questo terreno gli incentivi alla formazione e all'aggiornamento professionale diventano complementari agli investimenti in capacità di calcolo.

Vale la pena ricordare, infine, che il provvedimento insiste sull'efficienza energetica degli impianti, riconoscendo nei consumi uno dei principali vincoli allo sviluppo dei data center. Le imprese che hanno già imboccato la strada della promozione delle energie rinnovabili attraverso i bandi FESR si muovono nella stessa direzione tracciata da Bruxelles, dove la sostenibilità ambientale e la potenza di calcolo vengono trattate come obiettivi inseparabili di un'unica strategia.
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Dentro il Tech Sovereignty Package

Il Cloud and AI Development Act non viaggia da solo. Fa parte del European Technological Sovereignty Package, l'insieme di misure con cui l'Unione affronta in modo coordinato le proprie fragilità digitali. Accanto al CADA figurano il già citato Chips Act 2.0 per i semiconduttori, una strategia europea dedicata all'open source e una roadmap per l'energia applicata al digitale. La strategia open source dispone per altro di un'apposita dotazione da circa 2 miliardi di euro, comprensiva di uno strumento di manutenzione per le infrastrutture condivise critiche.

L'insieme di queste leve delinea un disegno organico: ridurre le dipendenze esterne, sostenere la domanda interna di tecnologia e dotare imprese e amministrazioni degli strumenti per scegliere con cognizione di causa.

Per il sistema produttivo italiano, fatto in larga misura di realtà di piccola e media dimensione, la posta in gioco è la possibilità di accedere a un'innovazione non più mediata quasi esclusivamente da operatori d'oltreoceano. La traiettoria è tracciata; molto dipenderà ora dalla capacità di tradurre gli obiettivi in realizzazioni concrete, cantieri, servizi e competenze diffuse.

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Martina Moretti

Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
Il suo percorso nel digital marketing inizia nel 2015, quando si confronta per la prima volta con la scrittura e con i temi del mondo finance. Da allora è verticale sui testi SEO oriented.
Sempre in cerca di sfide, ha scritto per progetti di grandi e piccole dimensioni affrontando le molte declinazioni del mondo del credito e della finanza, tra cui prestiti personali, mutui, risparmio gestito, ETF, trading, fondi di investimento, contributi a fondo perduto, bandi europei.


iperammortamento

Nuovo Iperammortamento: verso l'estensione ai software in cloud

Il Nuovo Iperammortamento entra nel vivo della sua fase attuativa. Con la risposta all'interrogazione parlamentare n. 5-05448, resa in Commissione Attività produttive alla Camera, il Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT) ha fornito le prime indicazioni operative sulla misura, in attesa della piena applicazione delle disposizioni attuative. Tra i temi affrontati spicca la possibile estensione dell'agevolazione ai software fruiti in cloud, oggi esclusi dal perimetro delle spese ammissibili.
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Il decreto attuativo e i tempi di apertura della piattaforma

Il decreto attuativo legato al passaggio dal piano "Transizione 5.0" alla nuova misura è stato sottoscritto dal Ministro delle imprese e del made in Italy il 4 maggio 2026 e dal Ministro dell'economia e delle finanze il 7 maggio 2026. Il provvedimento è stato successivamente registrato alla Corte dei conti il 18 maggio 2026.

Sul fronte operativo, il Gestore dei servizi energetici (GSE) sta adeguando i propri sistemi informativi alle novità introdotte dal decreto. L'obiettivo è consentire alle imprese la presentazione delle comunicazioni e l'accesso al beneficio nel più breve tempo possibile, una volta completato l'aggiornamento della piattaforma informatica dedicata alla gestione della misura.

Comunicazioni e ruolo dei soggetti certificatori

Un passaggio della risposta chiarisce l'articolazione delle comunicazioni e il ruolo dei soggetti certificatori. L'impianto procedurale, spiega il Ministero, risponde all'esigenza di garantire un monitoraggio corretto e tempestivo della misura e di presidiare l'effettiva spettanza del beneficio.

Il MIMIT si è inoltre impegnato a contenere gli oneri a carico delle imprese e a fornire, attraverso apposite FAQ e circolari operative, ogni chiarimento utile ad assicurare un'applicazione chiara e agevole della disciplina. Si tratta di un nodo già emerso con la firma del provvedimento, di cui Golden Group ha dato conto analizzando il decreto firmato e le cinque comunicazioni obbligatorie.
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Software in cloud: aperta la valutazione di una soluzione normativa

Il punto più atteso riguarda l'esclusione dei software fruiti in cloud e secondo modelli "as-a-service" dal novero delle spese agevolabili. Su questo fronte il Ministero ha dichiarato che sono attualmente in corso di valutazione alcune possibili soluzioni di carattere normativo.

Il lavoro procede insieme al Ministero dell'economia, con l'obiettivo di individuare la necessaria copertura finanziaria che permetta di includere anche queste tipologie di spesa. Un'apertura significativa per le imprese che investono in digitalizzazione e tecnologie cloud, già anticipata nelle prime anticipazioni sulla bozza del decreto attuativo.

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Fonte: https://documenti.camera.it/


Martina Moretti

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