Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026 ricevono 32 milioni di euro
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha programmato 32 milioni di euro per l’annualità 2026 delle misure Brevetti+, Disegni+ e Marchi+, destinate alla valorizzazione dei titoli di proprietà industriale delle piccole e medie imprese. Il decreto direttoriale del 28 luglio 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 200 del 29 agosto e avvia il percorso verso la riapertura dei bandi.
La programmazione dà continuità alle misure per brevetti, disegni e marchi già finanziate nel 2025. Per la nuova annualità, i termini di presentazione delle domande saranno stabiliti negli avvisi successivi: lo stanziamento delle risorse precede l’apertura degli sportelli.
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Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026: la ripartizione delle risorse
La dotazione è suddivisa tra tre misure, ciascuna con una finalità specifica:
- 20 milioni di euro per Brevetti+, dedicati alla valorizzazione economica dei brevetti;
- 10 milioni di euro per Disegni+, a sostegno dei disegni e dei modelli delle PMI;
- 2 milioni di euro per Marchi+, destinati alla tutela dei marchi all’estero.
Gli importi indicano le risorse complessive dei bandi. Per conoscere il contributo richiedibile dalla singola impresa, le percentuali di copertura e le condizioni di accesso occorrerà fare riferimento agli avvisi 2026.
Quali attività sostengono le tre misure
Brevetti+ sostiene l’acquisto di servizi specialistici collegati alla valorizzazione economica dei brevetti. L’obiettivo è aiutare le micro, piccole e medie imprese a sviluppare una strategia brevettuale che contribuisca alla redditività, alla produttività e alla crescita sul mercato.
Disegni+ interviene sulla valorizzazione di disegni e modelli, attraverso agevolazioni nella forma di contributo in conto capitale. Il programma si rivolge alle PMI interessate a valorizzare questa componente della propria attività.
Marchi+ sostiene invece la tutela dei marchi all’estero, anch’essa mediante contributi in conto capitale. La distinzione tra le finalità delle misure consente alle imprese di individuare il bando coerente con il titolo di proprietà industriale che intendono valorizzare.
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Quando saranno pubblicati i bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026
Gli avvisi per l’annualità 2026 sono previsti entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Saranno questi atti a fissare le date per l’invio delle domande di contributo e le regole operative delle singole misure.
In questa fase è quindi disponibile la programmazione finanziaria. Le imprese possono individuare l’intervento di interesse, ma dovranno verificare nei nuovi avvisi requisiti, spese ammissibili e modalità di presentazione prima di impostare la richiesta sulla base delle condizioni di una precedente edizione.
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Fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Ufficio italiano brevetti e marchi

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Scadenza del GBER: cosa succedere alle domande di incentivo tra il 2026 e il 2027
Il GBER, il Regolamento Generale di Esenzione per categoria che disciplina numerosi aiuti alle imprese, attualmente in vigore è in fase di scadenza. Si applicherà fino al 31 dicembre 2026, per lasciare il posto ad una nuova regolamentazione.
L’impatto sarà forte e trasversale nel mondo delle imprese. Il passaggio al nuovo quadro europeo interessa infatti tutte le imprese che si stanno preparando ad un investimento, ma anche chi ha già una domanda in istruttoria. In questi casi, orientarsi è complesso, anche perché di prassi in questi scenari viene applicato un regime transitorio, proprio per agevolare chi ha procedure in corso. Per individuare le condizioni applicabili occorre considerare il momento in cui nasce il diritto all’agevolazione, insieme alla disciplina transitoria.
Il punto di partenza è distinguere domanda, concessione ed erogazione. Sono fasi diverse, che possono cadere in anni differenti e che producono effetti differenti. La scadenza del regolamento di esenzione va letta attraverso questa sequenza: inviare la richiesta entro dicembre non basta, da solo, a stabilire tutte le regole del contributo che l’impresa riceverà.
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Perché il GBER conta per i bandi alle imprese
Il regolamento europeo n. 651/2014 individua categorie di aiuti che, quando rispettano le condizioni previste, possono essere concesse senza notifica preventiva alla Commissione. Questo consente alle amministrazioni di attivare strumenti di sostegno entro un quadro comune, che definisce requisiti e limiti per la compatibilità degli aiuti.
Per un’impresa il regolamento non coincide quindi con il singolo bando. La disciplina europea stabilisce il perimetro entro cui opera l’amministrazione; l’avviso traduce quel perimetro in condizioni concrete di accesso. Per valutare un incentivo servono entrambi i livelli: la base giuridica richiamata e le disposizioni della misura a cui si intende partecipare. Tra gli strumenti in esenzione rientra la Nuova Sabatini, compresa negli incentivi per i beni strumentali.
La scadenza acquista rilievo proprio perché molti investimenti hanno tempi più lunghi di una singola annualità. Un progetto può essere presentato nel 2026 e ricevere il provvedimento nel 2027, mentre il pagamento può arrivare successivamente. Il calendario aziendale deve tenere conto di questa distanza tra le diverse fasi.
La data di concessione e gli effetti sulla domanda
Il riferimento è la data di concessione dell’aiuto, cioè il momento in cui l’impresa acquisisce il diritto a riceverlo secondo la normativa nazionale applicabile. Non coincide necessariamente con la disponibilità del denaro sul conto corrente. Un pagamento successivo attua un diritto già attribuito e non identifica, per questo solo motivo, una nuova concessione.
La presentazione della domanda svolge invece una funzione legata all’effetto incentivante. La regola generale dell’articolo 6 richiede che la richiesta scritta preceda l’avvio dei lavori del progetto o dell’attività. Per questo, la sequenza tra domanda e impegni di investimento deve essere controllata prima di assumere decisioni che rendano irreversibile il progetto.
La conseguenza operativa è che una domanda inviata prima della fine del 2026 non equivale a un’agevolazione già concessa. Finché l’istruttoria è aperta, bisogna verificare quale quadro consentirà all’amministrazione di adottare il provvedimento. La concessione resta il passaggio determinante per collocare l’aiuto nel tempo.
Il periodo transitorio del GBER per i regimi esistenti
L’articolo 58, paragrafo 4, prevede in via generale sei mesi di transizione per i regimi di aiuto esentati al termine della validità del regolamento. Rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2026, questa previsione porta al 30 giugno 2027, ferma la verifica della disciplina specifica applicabile al regime interessato.
Il meccanismo riguarda il regime di aiuto. La sua funzione è consentire continuità giuridica agli strumenti esistenti durante il passaggio normativo. Non attribuisce alla singola impresa un diritto autonomo a ottenere il contributo e non risolve eventuali problemi relativi ai requisiti o alla valutazione della domanda.
Occorre inoltre separare la durata dell’esenzione dalla disponibilità delle risorse. Un bando può restare coperto sul piano normativo senza disporre di fondi ulteriori. Il periodo transitorio non incrementa la dotazione finanziaria e non modifica automaticamente le scadenze stabilite dall’amministrazione per accedere alla misura.
Per le pratiche che potrebbero arrivare a concessione nel primo semestre del 2027, la verifica deve quindi riguardare lo specifico bando: la sua permanenza in vigore, le condizioni del regime e l’applicabilità della transizione. La data del 30 giugno va utilizzata come riferimento normativo da verificare, senza trasformarla in una scadenza universale di tutti gli incentivi.
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Bandi esistenti e nuovi strumenti nel 2027
Un aiuto già concesso secondo la disciplina applicabile non diventa una nuova domanda perché cambia l’anno o arriva un nuovo regolamento. Per l’impresa resta centrale il provvedimento di concessione, insieme agli obblighi che accompagnano l’attuazione e la rendicontazione del progetto.
Diversa è la situazione dei nuovi strumenti che dovranno essere costruiti sul quadro successivo. L’amministrazione dovrà definire le condizioni del bando in coerenza con le regole applicabili. Questo può incidere sul calendario di attivazione, oltre che sulla struttura dell’intervento e sulle percentuali previste.
Nella programmazione degli investimenti è utile distinguere una misura esistente da un’apertura ancora attesa. La continuità del regolamento di esenzione e i tempi di pubblicazione di un nuovo avviso rispondono a problemi diversi. Un piano finanziario che dipenda da una futura apertura deve rendere visibile questa condizione ancora da realizzare.
Quali incentivi seguono una disciplina diversa
La scadenza del GBER non riguarda indistintamente ogni agevolazione concessa in regime di aiuto. Bisogna infatti ricordare che il regime de minimis dispone di una propria disciplina: il regolamento n. 2023/2831 si applica fino al 31 dicembre 2030. Le misure che vi fanno riferimento non condividono la medesima scadenza del regolamento generale di esenzione e quindi potranno essere gestite come di consueto sia nel 2026 che nel 2027.
La distinzione conta quando lo stesso investimento viene valutato rispetto a più strumenti: la finalità economica può essere simile, mentre la base giuridica e il calendario restano differenti. Il regime previsto dal bando va identificato prima di stabilire se la transizione europea interessa la domanda.
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La revisione europea e le regole ancora da definire
La Commissione ha svolto la consultazione sul nuovo regolamento dal 25 febbraio al 23 aprile 2026. Il percorso di revisione punta a semplificare la disciplina e ad adeguarla ai cambiamenti economici e tecnologici. Le proposte devono però essere tenute distinte dalle norme definitivamente adottate.
Per i progetti di ricerca e sviluppo, l’attenzione va alle intensità di aiuto e alla classificazione delle attività. Le percentuali di base attuali sono diverse per ricerca industriale e sviluppo sperimentale: rispettivamente 50% e 25%, con maggiorazioni ammesse alle condizioni stabilite dalla disciplina europea.
La bozza ufficiale consultabile mantiene le due categorie. Non è quindi corretto considerare già decisa la loro eliminazione. Il contenuto definitivo della riforma sarà il riferimento per verificare eventuali cambiamenti: una proposta non adottata non offre una base certa per ricalcolare il contributo atteso.
Come organizzare le pratiche nel passaggio normativo
Per una domanda in istruttoria, conviene ricostruire la finestra prevista per la concessione e verificare con l’amministrazione la base giuridica che sarà utilizzata. L’obiettivo è collegare il piano finanziario alle condizioni effettivamente applicabili, evitando di confondere una previsione temporale con un provvedimento già acquisito.
Per gli investimenti ancora da programmare, vanno considerate separatamente anche le misure fiscali generali. L’iperammortamento, ad esempio, non dipende dal calendario del GBER in quanto misura generale e lo stesso vale per diverse altre misure strutturali. La verifica della disciplina di ogni strumento precede quindi qualsiasi valutazione sull’impatto della scadenza europea.
Va infine conservata una documentazione ordinata della misura e dell’agevolazione. L’articolo 12 disciplina la conservazione dei registri degli aiuti per dieci anni, con decorrenza dalla concessione dell’aiuto ad hoc o dell’ultimo aiuto del regime. Per l’impresa, mantenere un fascicolo completo permette di ricostruire condizioni, date e obblighi anche dopo il cambiamento del quadro europeo.
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Fonti: Innovation Post; regolamento europeo n. 651/2014.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Bando Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici su pensiline, domande dal 30 settembre
La Regione Emilia-Romagna sostiene le PMI che installano nuovi impianti fotovoltaici sulle pensiline di parcheggi esistenti o nuovi realizzati su superfici già impermeabilizzate.
Il contributo a fondo perduto copre il 35% delle spese e può arrivare al 40% in presenza delle premialità previste, con un massimale di 100.000 euro per impresa.
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Chi sono i beneficiari del bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici
Possono accedere le piccole e medie imprese singole di qualsiasi forma giuridica, regolarmente costituite e attive presso la Camera di commercio, con unità locale o sede operativa in Emilia-Romagna.
Sono esclusi il settore della pesca e dell’acquacoltura e la produzione primaria agricola. Prima di sostenere spese è quindi necessario verificare attività esercitata, localizzazione e requisiti previsti dall’avviso.
Gli interventi ammessi
Gli impianti devono essere destinati all’autoconsumo del sito produttivo e avere una potenza inferiore a 1 MW. La struttura fotovoltaica deve essere collocata su pensiline a copertura di posti auto.
- Pensiline: sono ammesse coperture di parcheggi esistenti oppure nuovi parcheggi realizzati su aree già impermeabilizzate.
- Potenza: l’impianto deve rimanere al di sotto della soglia di 1 MW.
- Accumulo: è possibile integrare sistemi che assorbano almeno il 75% dell’energia dall’impianto rinnovabile collegato.
La domanda deve essere accompagnata da una diagnosi energetica del sito produttivo sottoscritta da un tecnico abilitato, utile a dimostrare fabbisogno, autoconsumo e coerenza del dimensionamento.
La misura era stata anticipata nel calendario dei bandi Emilia-Romagna 2026, che collocava gli investimenti per le rinnovabili in autoconsumo tra le priorità regionali.
Come funziona il contributo del bando per impianti fotovoltaico
L’intensità ordinaria del contributo è pari al 35% delle spese ammissibili, mentre il limite massimo concedibile è fissato a 100.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria.
L’aliquota può salire al 40% quando ricorre almeno una premialità prevista, tra cui la nomina volontaria dell’Energy Manager, la certificazione ISO 50001, determinate localizzazioni territoriali o il Rating di legalità.
- Gestione dell’energia: Energy Manager nominato volontariamente o certificazione ISO 50001.
- Territorio: localizzazione in aree montane, aree interne o aree assistite ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE.
- Legalità: possesso del Rating di legalità secondo le condizioni stabilite dal bando.
Spese finanziabili
Il piano può comprendere fornitura e installazione dell’impianto, pensiline e accumulo, oltre alle lavorazioni strettamente necessarie per rendere l’intervento operativo e connesso alla rete.
- Impianto: moduli, componenti, strutture di sostegno, installazione e sistemi di accumulo.
- Opere edili: costi strettamente necessari fino al 10% della voce relativa all’impianto.
- Connessione: opere necessarie al collegamento dell’impianto alla rete.
- Spese tecniche: progettazione, direzione lavori, collaudo e certificazioni fino al 10% della somma delle voci precedenti.
- Spese generali: riconoscimento forfettario nella misura del 7%.
Gli investimenti possono essere confrontati con il Fondo EnERgia per l’autoproduzione da fonti rinnovabili, verificando però differenze tra beneficiari, forma dell’aiuto e regole di cumulo.
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Come fare domanda per il bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaico
Le richieste per il bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaico possono essere presentate dalle ore 10:00 del 30 settembre 2026 fino alle ore 13:00 del 15 novembre 2026. La selezione avviene tramite procedura valutativa a graduatoria.
Gli interventi devono concludersi entro il 31 dicembre 2028 e la rendicontazione finale deve essere trasmessa entro il 28 febbraio 2029, nel rispetto delle modalità stabilite dall’avviso.
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Fonte: Regione Emilia-Romagna – delibera sul bando fotovoltaico

Martina Moretti
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Bando MIMIT Investimenti sostenibili 4.0 per PMI del Mezzogiorno, domande da ottobre
Il MIMIT ha definito il calendario e le modalità operative per accedere alla misura Investimenti sostenibili 4.0 per PMI del Mezzogiorno 2026, completando con il decreto direttoriale 5 agosto 2026 il quadro stabilito dal decreto ministeriale 18 marzo 2026.
La novità centrale riguarda l’apertura della procedura telematica della misura, già presentata nel nostro articolo sui 448 milioni dell’edizione 2026. Le imprese interessate possono compilare la domanda dal 10 settembre e trasmetterla dal 6 ottobre 2026 attraverso lo sportello dedicato.
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PMI beneficiarie e territori ammessi
Possono partecipare le micro, piccole e medie imprese che realizzano il programma presso un’unità produttiva localizzata in Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia o Sardegna.
L’intervento deve sostenere la trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa, rispettando i principi di tutela ambientale e gli obiettivi climatici perseguiti dal Programma nazionale Ricerca, innovazione e competitività 2021-2027.
Tecnologie e programmi di investimento
I progetti devono avere un contenuto tecnologico elevato e aumentare efficienza o flessibilità attraverso tecnologie abilitanti coerenti con il Piano Transizione 4.0.
- Produzione avanzata: advanced manufacturing solutions, additive manufacturing, simulazione e realtà aumentata.
- Integrazione digitale: integrazione orizzontale e verticale, Internet of Things, Industrial Internet e cloud.
- Dati e sicurezza: cybersecurity, big data e analytics, intelligenza artificiale e blockchain.
Per distinguere i beni interconnessi e le principali agevolazioni disponibili è utile il quadro dedicato ai beni strumentali 4.0, fermo restando che ogni strumento mantiene requisiti e modalità autonome.
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Importo e spese ammissibili
Il programma deve avere spese comprese tra 750.000 e 5 milioni di euro. L’investimento può essere avviato soltanto dopo la presentazione della domanda e deve essere completato entro 18 mesi.
- Beni produttivi: macchinari, impianti e attrezzature nuovi funzionali al programma.
- Opere e software: opere murarie fino al 40% dei costi, programmi informatici e licenze.
- Servizi e certificazioni: certificazioni ambientali e, nei limiti previsti, consulenze specialistiche ed energetiche.
Come funziona il contributo
La copertura nominale massima raggiunge il 75% delle spese ammissibili attraverso il concorso di due forme di sostegno, che devono essere considerate insieme nella pianificazione finanziaria.
- Contributo in conto impianti a fondo perduto: 35% delle spese ammissibili.
- Finanziamento agevolato: 40% delle medesime spese.
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Come fare domanda per il bando Investimenti sostenibili 4.0
La presentazione si articola in due fasi distinte. La compilazione sarà disponibile dalle ore 12:00 del 10 settembre 2026, così da consentire alle PMI di inserire dati, progetto e documentazione prima dell’apertura effettiva dello sportello.
- Prima fase: compilazione della domanda a partire dalle ore 12:00 del 10 settembre 2026.
- Seconda fase: invio dalle ore 10:00 del 6 ottobre 2026, nei giorni lavorativi dal lunedì al venerdì, tra le ore 10:00 e le ore 17:00.
La selezione segue una procedura valutativa a sportello. L’ordine di presentazione assume quindi un peso concreto, ma l’accesso alle agevolazioni resta subordinato alla verifica dei requisiti e alla valutazione del programma.
La descrizione completa della misura e della dotazione da 448 milioni resta il riferimento generale, mentre questo aggiornamento si concentra sugli adempimenti necessari per l’apertura.
Cosa controllare prima dell’invio della domanda
Prima del 6 ottobre è opportuno completare il piano tecnico ed economico, verificare l’unità produttiva, classificare le spese e raccogliere i documenti richiesti dalla procedura informatica.
La funzione di precompilazione già attiva deve essere utilizzata per eliminare incongruenze e carenze documentali. Il progetto deve collegare tecnologie, risultati attesi, sostenibilità, cronoprogramma e copertura della quota non agevolata.
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Fonte: MIMIT – Investimenti sostenibili 4.0 (2026)

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Bandi STEP Regione Umbria: finanziamenti e sovvenzioni per oltre 31 milioni
Regione Umbria ha pubblicato due avvisi dedicati agli investimenti nelle tecnologie strategiche, con una dotazione complessiva superiore a 31 milioni di euro nell’ambito della Strategic Technologies for Europe Platform.
Le misure sostengono transizione digitale, innovazione deep tech, biotecnologie e tecnologie pulite. Le due linee hanno però beneficiari, forme di agevolazione e procedure differenti e devono essere valutate separatamente.
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Come funziona lo strumento finanziario per le MPMI
Il primo avviso è rivolto a micro, piccole e medie imprese, singole o aggregate, che realizzano l’intervento presso un’unità produttiva o una sede di esercizio situata nel territorio regionale.
Il finanziamento agevolato prevede un tasso fisso dell’1% e una durata di 84 mesi, articolata in 24 mesi di preammortamento e 60 mesi di ammortamento, con rimborso mediante rate semestrali costanti posticipate.
- Remissione con occupazione: la riduzione del debito può arrivare fino al 50% del finanziamento quando ricorrono le condizioni di incremento occupazionale previste dall’avviso.
- Remissione senza occupazione: in assenza di incremento occupazionale, la percentuale massima è pari al 45%.
- Procedura: la misura è gestita da Gepafin attraverso una procedura valutativa a sportello.
Le domande possono essere presentate dalle ore 10:00 del 1° ottobre alle ore 12:00 del 30 novembre 2026. La preparazione anticipata è importante perché lo sportello combina ordine di arrivo e verifica della qualità del programma.
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La linea a sovvenzione diretta
La seconda linea, concessa come sovvenzione diretta a fondo perduto, è destinata alle grandi imprese con sede operativa in Umbria. La partecipazione in forma singola è riservata esclusivamente alle grandi imprese; in alternativa è possibile costituire un raggruppamento temporaneo con PMI indipendenti.
- RTI: la grande impresa assume il ruolo di capofila o mandataria e il raggruppamento può comprendere fino a sei soggetti complessivi: una GI e non più di cinque PMI.
- Quota dei partner: ciascuna impresa del raggruppamento deve sostenere almeno il 10% dei costi complessivi del progetto.
- Interventi: sono finanziati sviluppo e fabbricazione di tecnologie critiche, con attività complementari di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Le istanze devono essere inviate online tramite la piattaforma di Sviluppumbria dalle ore 10:00 del 1° ottobre alle ore 12:00 del 30 novembre 2026. La selezione avviene con graduatoria di merito e richiede almeno 55 punti su 100.
I settori tecnologici interessati
Entrambe le linee operano nei settori individuati dal programma europeo STEP, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la capacità produttiva nei comparti essenziali per la competitività europea.
- Digitale e deep tech: soluzioni digitali avanzate e innovazioni ad alta intensità di conoscenza.
- Tecnologie pulite: investimenti efficienti sotto il profilo energetico e nell’uso delle risorse.
- Biotecnologie: sviluppo e fabbricazione di tecnologie critiche riconducibili al relativo ambito STEP.
Per i progetti di intelligenza artificiale può essere utile consultare anche il precedente bando AI for Umbria, prestando attenzione alle differenze di platea, spese e calendario.
Come scegliere la linea corretta
La prima verifica riguarda dimensione dell’impresa, sede del progetto e forma di partecipazione. Le MPMI trovano nello strumento finanziario un prestito agevolato con remissione; la sovvenzione è invece costruita per grandi imprese singole o capofila di RTI.
Occorre poi collegare investimenti, tecnologia critica e risultati attesi. Un progetto credibile descrive avanzamento tecnologico, capacità produttiva, ricadute economiche, fabbisogno finanziario e, quando rilevante, incremento occupazionale.
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Fonti: Gepafin – Bando STEP 2026

Martina Moretti
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