Scoperta imprenditoriale II 2026

Scoperta imprenditoriale II: come funziona la nuova misura per ricerca e nel Mezzogiorno

Una misura operativa porta oltre 505 milioni di euro dentro i programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese del Mezzogiorno. Il decreto direttoriale del 6 agosto 2026 fissa il calendario: la piattaforma consentirà di predisporre la documentazione dal 24 settembre, mentre lo sportello per l’invio delle istanze aprirà alle ore 10:00 del 7 ottobre 2026.

Il passaggio decisivo consiste nel superamento della fase preliminare. Lo stanziamento per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, già delineato con il decreto ministeriale del 19 maggio, dispone ora di termini, modalità e accesso alla piattaforma del Fondo per la crescita sostenibile.
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Scoperta imprenditoriale II: progetti strutturati nel Mezzogiorno

La dotazione complessiva ammonta precisamente a 505.801.524,89 euro. Le risorse finanziano programmi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, territori qualificati dal provvedimento come regioni meno sviluppate e chiamati a ospitare attività progettuali con una dimensione economica compresa tra 1 e 5 milioni di euro.

L’ampiezza finanziaria disponibile non coincide con un sostegno indistinto. I programmi devono produrre un significativo avanzamento tecnologico e riguardare la realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure un notevole miglioramento di quelli esistenti. La misura colloca quindi l’innovazione dentro un itinerario verificabile, nel quale la ricerca industriale deve trovare continuità nello sviluppo sperimentale.

La Strategia nazionale come riferimento, non come confine

La cornice tecnologica è offerta dalle aree tematiche e dalle traiettorie della Strategia nazionale di specializzazione intelligente. I progetti devono sviluppare tecnologie abilitanti fondamentali coerenti con quella mappa oppure individuare percorsi tecnologici e applicativi capaci di alimentarne l’evoluzione.

Il tratto distintivo di Scoperta imprenditoriale II risiede proprio in questa apertura. La coerenza con la Strategia resta una via centrale, ma non esclude iniziative collocate in altre aree tematiche, quando siano in grado di contribuire al processo di scoperta imprenditoriale e al conseguente adattamento della stessa SNSI.

L’obiettivo industriale finale non è fermarsi alla produzione di conoscenza. Il progetto deve organizzare ricerca e sperimentazione intorno a un risultato nuovo o sostanzialmente migliorato, mantenendo il collegamento tra traiettoria tecnologica, attività previste e ricaduta sul prodotto, sul processo o sul servizio interessato.
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Chi può partecipare alla misura Scoperta imprenditoriale II

La platea comprende imprese di qualsiasi dimensione che, al momento della domanda, abbiano almeno due bilanci approvati e svolgano attività industriali, agroindustriali o artigiane. Possono presentare progetti anche i Centri di ricerca, secondo i requisiti e le configurazioni definite dal decreto.

Alcuni soggetti partecipano esclusivamente come co-proponenti di un progetto congiunto. In questa posizione rientrano gli Organismi di ricerca, le imprese agricole e le imprese di servizi all’industria, che devono affiancare i soggetti indicati dal provvedimento come beneficiari principali.

La riserva destinata alle PMI

Una quota rilevante pari al 60% delle risorse è riservata ai progetti proposti da PMI e reti di imprese. Nei programmi congiunti che intendono accedere alla riserva, tutti i proponenti devono appartenere alla categoria delle PMI, fatta eccezione per gli Organismi di ricerca, oppure il progetto deve essere realizzato mediante un contratto di rete.

Dentro questa riserva opera una sottoriserva pari al 25%, destinata alle micro e piccole imprese. La struttura del plafond riconosce così uno spazio specifico alle realtà di minori dimensioni, senza escludere programmi con una composizione più ampia quando rispettano le condizioni collaborative stabilite.

La collaborazione diventa parte del progetto

Il modello collaborativo è un requisito dell’intervento, non un elemento accessorio. La nuova edizione prosegue l’impostazione del precedente intervento Scoperta imprenditoriale, ma definisce due modalità alternative attraverso le quali costruire e documentare la cooperazione.

Il progetto realizzato congiuntamente

La prima configurazione ammette un massimo di tre soggetti proponenti, compresa l’impresa capofila. Nel gruppo deve essere presente almeno una micro, piccola o media impresa e ciascun partecipante deve sostenere almeno il 10% dei costi complessivamente ammissibili.

Il rapporto tra partner deve essere formalizzato attraverso un contratto di rete o un’altra forma contrattuale di collaborazione. Questa architettura rende riconoscibili ruoli, attività e quote di costo, evitando che la pluralità dei soggetti resti una semplice dichiarazione priva di un effettivo riparto progettuale.

La PMI con collaborazioni esterne

La seconda alternativa riguarda un progetto presentato da una micro, piccola o media impresa oppure da una piccola impresa a media capitalizzazione. Il programma deve prevedere la partecipazione di uno o più soggetti esterni e indipendenti dall’impresa proponente.

Il contributo dei soggetti esterni può assumere la forma di servizi di ricerca, consulenza alla ricerca e sviluppo oppure ricerca contrattuale. Il valore di queste attività deve essere almeno pari al 10% dei costi complessivi ammissibili del progetto, soglia che rende la collaborazione misurabile sul piano economico.
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Dimensione, durata e avvio delle attività

Ogni programma presentato deve collocarsi tra un minimo di 1 milione e un massimo di 5 milioni di euro di spese e costi ammissibili. La forchetta delimita progetti di dimensione significativa, ma conserva uno spazio operativo per aggregazioni e imprese con strutture diverse.

La durata progettuale non può essere inferiore a 18 mesi né superiore a 36 mesi. L’avvio delle attività deve essere successivo alla data di presentazione della domanda e deve comunque avvenire entro tre mesi dalla concessione delle agevolazioni.

Il vincolo temporale impone di coordinare la preparazione tecnica con quella finanziaria. Il progetto non può risultare già avviato al momento dell’istanza, mentre la concessione fa decorrere un termine preciso entro cui trasformare il piano approvato in attività operative.
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Incentivi Scoperta imprenditoriale II: i contributi concessi

Le agevolazioni combinano due componenti della finanza agevolata per gli investimenti aziendali: un finanziamento a condizioni favorevoli e un contributo diretto alla spesa a fondo perduto. Il loro concorso consente di sostenere sia la copertura finanziaria del programma sia una parte dei costi con una componente non rimborsabile.

Il finanziamento agevolato copre una percentuale nominale pari al 40% dei costi e delle spese ammissibili. Il tasso applicato è ridotto dell’80% e la durata può arrivare fino a otto anni, secondo le condizioni definite dai provvedimenti attuativi.

Le percentuali del contributo diretto a fondo perduto

La quota non rimborsabile varia in base alla dimensione aziendale. Il contributo a fondo perduto raggiunge il 40% per le piccole imprese, il 35% per le medie e il 30% per le grandi, nei limiti delle intensità massime e delle soglie di notifica previste dal regolamento GBER.

Gli Organismi di ricerca ricevono esclusivamente un contributo diretto alla spesa. La percentuale nominale è pari al 60% dei costi ammissibili riferiti alla ricerca industriale e al 40% di quelli sostenuti per lo sviluppo sperimentale.

La diversa articolazione riflette la natura dei partecipanti e delle attività svolte. Per le imprese opera la combinazione tra finanziamento e contributo; per gli Organismi di ricerca il sostegno assume soltanto la seconda forma e distingue le intensità tra ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Il principio DNSH entra nella progettazione

I costi sostenuti devono risultare coerenti con il principio DNSH. La conformità non può essere separata dalla costruzione del programma: attività, tecnologie e spese devono essere organizzate tenendo conto del vincolo secondo cui l’intervento non deve arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.

La qualità documentale diventa quindi parte della qualità progettuale. Il piano deve tenere insieme finalità di ricerca, avanzamento tecnologico, struttura collaborativa, sostenibilità dei costi e rispetto delle condizioni applicabili, senza scollamenti tra la descrizione tecnica e il quadro economico.
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Scoperta imprenditoriale II: come fare domanda

La precompilazione inizierà il 24 settembre 2026 sul sito del soggetto gestore, attraverso la procedura dedicata del Fondo per la crescita sostenibile. Questa fase consente di predisporre la domanda e la documentazione allegata prima dell’apertura formale dello sportello.

L’invio sarà possibile dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026. Le imprese potranno presentare le istanze anche in forma congiunta, utilizzando la piattaforma indicata dal Ministero per le proposte progettuali relative al decreto del 19 maggio 2026.

Le richieste generali di chiarimento possono essere orientate dalle FAQ pubblicate dal Ministero. Le fonti indicano inoltre indirizzi distinti per le informazioni sulla presentazione, sull’attuazione e rendicontazione e per i quesiti di natura normativa, mentre non sono previste risposte su casi specifici attraverso il canale FAQ.

Come preparare un progetto coerente prima dello sportello

La finestra disponibile prima del 7 ottobre deve essere utilizzata per verificare l’ammissibilità dei soggetti, la composizione del partenariato e la distribuzione dei costi. Nei programmi congiunti assumono rilievo il limite di tre proponenti, la presenza di almeno una PMI e la quota minima del 10% a carico di ciascun partecipante.

La traiettoria tecnologica deve essere descritta con la stessa precisione del piano finanziario. La coerenza con la SNSI, oppure la capacità di alimentarne l’evoluzione attraverso nuove direttrici, deve emergere dal rapporto tra obiettivi, tecnologie abilitanti, attività di ricerca e risultati attesi.

Il calendario impone infine una preparazione ordinata: documentazione disponibile dal 24 settembre, domanda trasmissibile dal 7 ottobre, attività avviabili soltanto dopo la presentazione e comunque entro tre mesi dalla concessione. Ogni passaggio deve trovare riscontro nel cronoprogramma del progetto.

Fonte: MIMIT

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Credito d'imposta autotrasporto domande

Credito d'imposta autotrasporto: domande aperte dal 1° settembre 2026

Dal 1° settembre 2026 le imprese ammesse potranno presentare la domanda per il credito d'imposta destinato a compensare l'aumento del costo del gasolio. La piattaforma resterà accessibile fino alle ore 23:59 del 15 settembre 2026, secondo il calendario pubblicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT).

Il contributo può raggiungere il 70% della maggiore spesa sostenuta da marzo ad agosto 2026 per l'acquisto di gasolio utilizzato nella trazione dei veicoli ammessi. La dotazione complessiva è pari a 386,2 milioni di euro; se le richieste accolte supereranno tale importo, i contributi saranno riparametrati entro il plafond disponibile.
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A chi spetta il credito d'imposta autotrasporto

Il beneficio è rivolto alle imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia che esercitano le attività di trasporto previste dall'articolo 24-ter, comma 2, lettera a), numeri 1) e 3), e lettera b) del Testo unico delle accise. Sono comprese anche le imprese che svolgono attività di noleggio di autobus con conducente ai sensi della legge 11 agosto 2003, n. 218.

La disciplina operativa aggiorna il quadro già delineato dal Decreto Carburanti per autotrasporto e pesca, confermando l'accesso per i veicoli di classe ambientale euro V ed euro VI. Per il trasporto merci, i mezzi devono appartenere alla categoria N e avere una massa complessiva a pieno carico pari o superiore a 7,5 tonnellate; per il trasporto persone sono interessati gli autobus delle categorie M2 e M3.

Resta invece escluso l'autotrasporto di cose in conto proprio. Il ristoro riguarda esclusivamente il gasolio impiegato per la trazione dei veicoli nella disponibilità dell'impresa; non sono quindi ammesse, per esempio, le spese relative al carburante utilizzato per alimentare i gruppi frigoriferi installati sui semirimorchi.

Importo definitivo e utilizzo del credito

Se la somma degli importi concedibili supera i 386,2 milioni di euro disponibili, il MIT riparametrerà i contributi entro il limite dello stanziamento. L'importo definitivo sarà registrato nel Registro nazionale degli aiuti di Stato e comparirà nel dettaglio della pratica come contributo concesso.

Per le imprese ammesse, il credito sarà accreditato nel cassetto fiscale dell'Agenzia delle entrate, nella sezione dedicata ai crediti agevolativi. Il beneficio è cumulabile con il rimborso delle accise sul medesimo gasolio, fermo restando che il totale degli aiuti non può superare la spesa effettivamente sostenuta.
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Spese ammesse al credito d'imposta autotrasporto

Il credito copre fino al 70% della differenza tra la spesa sostenuta e il valore di riferimento di febbraio 2026. Il calcolo considera gli acquisti effettuati nei sei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno, luglio e agosto 2026, inclusi gli acquisti di HVO, purché destinati ai veicoli e alle attività ammesse.

La piattaforma determina automaticamente il ristoro massimo applicando il 70% alla differenza tra il totale della spesa ammissibile, indicata nella colonna D del file fatture, e il costo di riferimento del gasolio. Il prezzo medio MASE di febbraio 2026 utilizzato nel calcolo è pari a 1,39415 euro al litro, IVA esclusa. L'importo visualizzato dopo l'accoglimento rappresenta il massimo concedibile e può essere ridotto in sede di riparto o a seguito delle verifiche nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.

Il sostegno si inserisce in una serie di interventi contro il caro carburante già adottati negli anni precedenti, come i contributi per l'autotrasporto collegati ai rincari energetici. Per la misura 2026 è però essenziale applicare i nuovi requisiti soggettivi, ambientali e documentali, senza estendere automaticamente regole previste da agevolazioni precedenti.

Chi può accedere alla piattaforma

Possono accedere direttamente alla piattaforma le imprese iscritte al Registro elettronico nazionale (REN) con posizione attiva al 31 luglio 2026. L'accesso per la registrazione dell'impresa avviene tramite SPID o CIE del titolare o del rappresentante legale; l'eventuale incaricato alla compilazione e all'invio deve essere una persona fisica appositamente indicata.

Le imprese non attive nel REN al 31 luglio, ma risultate attive almeno per una parte del periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026, possono chiedere assistenza a SOGEI scrivendo a assistenza-creditogasolio@sogei.it. Il supporto è necessario quando la piattaforma non riconosce automaticamente il possesso dei requisiti.

Documenti e dati da preparare

Prima dell'invio, l'impresa deve ricostruire con precisione i dati relativi a litri acquistati, targhe e fatture. La corrispondenza tra consumi, veicoli e documenti fiscali è centrale per evitare il rigetto della richiesta o la necessità di annullarla e ripresentarla.

  • Litri di gasolio: il totale acquistato deve essere indicato separatamente per ciascun mese da marzo ad agosto 2026.
  • Targhe dei veicoli: vanno selezionati i mezzi ammessi per i quali è stato acquistato il carburante; le targhe mancanti possono essere inserite manualmente se rispettano i requisiti.
  • File fatture: deve essere utilizzato il modello ufficiale in formato .xlsx, senza modificarne il nome o l'estensione.
  • Importi: le colonne economiche devono riportare valori al netto dell'IVA, distinguendo il totale della fattura dalla quota riferibile al gasolio agevolabile.
  • Riferimenti delle fatture: occorre indicare l'identificativo SDI oppure gli specifici riferimenti richiesti per carte netting e acquisti effettuati all'estero.

Nel file, la dicitura CARB identifica le fatture che riportano almeno una targa dei veicoli riforniti, mentre NOCARB deve essere usata quando la fattura non contiene alcun identificativo di targa. La colonna D deve includere soltanto l'importo, al netto dell'IVA, relativo al gasolio destinato ai mezzi ammissibili.
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Come presentare la domanda dal 1° settembre

L'istanza deve essere trasmessa attraverso la piattaforma dedicata nel periodo compreso tra il 1° settembre e le ore 23:59 del 15 settembre 2026. Dopo l'invio, nell'area “Gestione richiesta” è possibile verificare lo stato della pratica, scaricare il riepilogo in PDF e, per le richieste accolte, consultare l'importo massimo calcolato dal sistema.

Durante l'apertura dello sportello, un'istanza con stato RESPINTA può essere eliminata e presentata nuovamente. Anche una pratica presa in carico o accolta non può essere modificata direttamente: per correggere o integrare i dati è necessario annullarla e procedere con un nuovo invio, che acquisirà una nuova posizione cronologica.

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Fonte: Ministero delle infrastrutture e dei trasporti


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


online elenco fornitori servizi voucher cloud

Bando MIMIT: pubblicato l’elenco dei fornitori per Voucher Cloud & Cybersecurity

Con il decreto direttoriale del 29 luglio 2026 è stato definito l’elenco dei soggetti abilitati a fornire i servizi e i prodotti di cloud computing e cyber security agevolabili nell’ambito della misura ministeriale Voucher Cloud & Cybersecurity, destinata a PMI e lavoratori autonomi.

La pubblicazione dell’elenco rappresenta un passaggio necessario verso l’apertura dello sportello, perché i beneficiari potranno ottenere il voucher soltanto per soluzioni acquistate da fornitori regolarmente iscritti e per prodotti o servizi ricompresi nel perimetro approvato.
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Caratteristiche del Voucher Cloud & Cybersecurity

La misura sostiene la transizione digitale di PMI e lavoratori autonomi attraverso l’acquisizione di soluzioni tecnologiche nuove e aggiuntive rispetto a quelle già disponibili oppure più avanzate e sicure rispetto a quelle in uso.

L’intervento è disciplinato dal decreto ministeriale del 18 luglio 2025 e dispone di una dotazione complessiva pari a 150 milioni di euro. Una quota delle risorse è riservata ai piani di spesa realizzati nelle regioni del Mezzogiorno individuate dal provvedimento.

Il quadro generale dell’incentivo è illustrato anche nell’approfondimento dedicato ai 150 milioni per cloud computing e cyber security, che ne ricostruisce beneficiari, obiettivi e principali condizioni.

Chi può richiedere l’agevolazione del bando MIMITì

Possono accedere alle agevolazioni del bando MIMIT le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi operanti in Italia, purché rispettino i requisiti previsti dal decreto e dispongano, al momento della domanda, di un contratto di connettività con velocità minima in download pari a 30 Mbps.

  • PMI: imprese in possesso dei requisiti dimensionali e amministrativi stabiliti dalla normativa.
  • Lavoratori autonomi: professionisti e soggetti autonomi ammessi dal decreto ministeriale.
  • Fornitori iscritti: possono presentare domanda come beneficiari, ma devono acquistare le soluzioni agevolate da un soggetto diverso, anch’esso presente nell’elenco.

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Perché l’elenco dei fornitori è determinante

I prodotti e i servizi sono ammissibili soltanto se forniti da soggetti abilitati e registrati nell’elenco formato e tenuto dal Ministero. L’iscrizione abilita il fornitore a erogare esclusivamente le soluzioni dichiarate e validate nella procedura di accreditamento.

I potenziali beneficiari possono consultare l’elenco dei fornitori abilitati accedendo alla piattaforma con i sistemi di identificazione previsti. La verifica deve riguardare sia il soggetto sia lo specifico servizio o prodotto che si intende acquistare.

Quali soluzioni possono essere finanziate

Il voucher può sostenere hardware, software e servizi cloud funzionali a migliorare la sicurezza informatica, l’affidabilità delle infrastrutture digitali e l’efficienza dei processi aziendali.

  • Hardware per la sicurezza: firewall, router, switch e dispositivi per prevenire o rilevare intrusioni.
  • Software cybersecurity: antivirus, antimalware, crittografia, monitoraggio delle reti, sistemi SIEM e gestione delle vulnerabilità.
  • Servizi IaaS e PaaS: macchine virtuali, storage, backup, database e servizi di rete e sicurezza.
  • Soluzioni SaaS: applicativi per contabilità, risorse umane, ERP, CMS, commercio elettronico, CRM e produttività aziendale.
  • Servizi professionali: configurazione, monitoraggio e supporto continuativo collegati alle soluzioni acquistate, entro i limiti previsti.

Non sono finanziate semplici sostituzioni o aggiornamenti privi di un miglioramento sostanziale. Il progetto deve introdurre tecnologie nuove, aggiuntive o più avanzate e sicure rispetto alla situazione di partenza.

L’intervento si affianca ad altri strumenti per la digitalizzazione, come i voucher per la doppia transizione digitale e sostenibile, pur mantenendo un perimetro specifico dedicato al cloud e alla sicurezza informatica.

Importi e condizioni del contributo

Il contributo a fondo perduto può coprire fino al 50% delle spese ammissibili, entro il limite massimo di 20.000 euro per beneficiario e nel rispetto del regime “de minimis”. Il piano di spesa deve avere un valore minimo pari a 4.000 euro.

Le modalità di acquisizione possono comprendere acquisto diretto, abbonamento o una combinazione delle due formule. La durata e l’ammissibilità dei costi variano in funzione della soluzione scelta e devono essere coerenti con i limiti previsti dal decreto.
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Come fare domanda per il bando MIMIT

La pubblicazione dell’elenco consente alle imprese di iniziare a selezionare fornitori e soluzioni, confrontando le offerte disponibili con il proprio fabbisogno tecnologico e con le condizioni di ammissibilità. Termini, procedura e modalità di presentazione delle domande devono essere verificati nel successivo provvedimento direttoriale e nella pagina ufficiale aggiornata della misura.

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Fonte: Decreto direttoriale MIMIT del 29 luglio 2026


Martina Moretti

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Credito d’imposta gasolio agricolo decreto MASAF MEF

Credito d’imposta gasolio agricolo: firmato il decreto MASAF-MEF

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministero dell’economia e delle finanze hanno firmato il decreto interministeriale attuativo del contributo straordinario introdotto dal DL Carburanti bis per contenere l’aumento dei costi energetici sostenuti dalle imprese agricole.

Il beneficio trova origine nel decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, noto come Decreto Carburanti bis. La disciplina è stata successivamente ampliata: per questa misura valgono i costi sostenuti nel periodo da marzo a maggio 2026, la dotazione di 90 milioni di euro e l’estensione al riscaldamento delle serre orticole.

Nello stesso provvedimento era prevista anche una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, applicata dall’8 aprile al 1° maggio 2026. Si tratta di un intervento distinto dal credito destinato alle imprese agricole e riportato come elemento di contesto normativo.

La misura riconosce un credito d’imposta fino al 20% delle spese ammissibili sostenute nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 per l’acquisto di gasolio e benzina. Sono comprese anche le spese per il carburante utilizzato nel riscaldamento delle serre destinate alla coltivazione di piante orticole.
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A chi spetta il credito d’imposta gasolio agricolo

Il beneficio è rivolto alle imprese agricole che hanno sostenuto i costi dei carburanti nel periodo agevolato. Le condizioni soggettive e la documentazione richiesta dovranno essere verificate alla luce del decreto pubblicato e del successivo provvedimento operativo di AGEA.

L’intervento completa il quadro delineato dal Decreto Fiscale 2026, che aveva introdotto il nuovo credito per l’acquisto di gasolio e benzina nel comparto agricolo e successivamente esteso la copertura al riscaldamento delle serre orticole.

Spese e periodo agevolato

Sono agevolabili gli acquisti effettuati da marzo a maggio 2026, purché riferiti a carburante impiegato nello svolgimento dell’attività agricola o nel riscaldamento delle serre ammesse.

  • Gasolio agricolo: carburante destinato ai mezzi utilizzati nell’esercizio dell’attività.
  • Benzina: acquisti collegati all’alimentazione dei mezzi aziendali impiegati nelle attività agricole.
  • Serre orticole: carburante utilizzato per il riscaldamento delle strutture destinate alla coltivazione di piante orticole.

Le fatture e gli altri giustificativi devono consentire di ricostruire con precisione le spese sostenute nel trimestre, la data dell’acquisto e la destinazione del carburante. La base di calcolo è costituita dalla spesa documentata al netto dell’IVA. Le fatture devono quindi consentire di distinguere l’imponibile riferibile agli acquisti agevolati e di verificare la riconducibilità del carburante alle attività ammesse.

Aliquota, dotazione e limite per impresa

Il credito può raggiungere il 20% della spesa ammissibile, entro un plafond nazionale di 90 milioni di euro per il 2026. Per ciascuna impresa è previsto un tetto massimo pari a 50.000 euro.

L’aiuto viene concesso nel rispetto del Quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato collegati alla crisi in Medio Oriente. Se l’ammontare complessivo delle richieste resta entro la dotazione, l’aliquota effettiva sarà pari al 20%. In caso di superamento, AGEA procederà al riparto proporzionale delle risorse disponibili.

Il meccanismo di riparto rende l’importo definitivo dipendente dal volume delle domande. Il 20% rappresenta quindi il beneficio massimo teorico e non un valore necessariamente garantito a ogni richiedente.
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Utilizzo del credito d’imposta gasolio agricolo

Il credito riconosciuto potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026. Le imprese dovranno pertanto valutare anche la capacità di utilizzare integralmente il beneficio entro la scadenza prevista. La compensazione avviene ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997.

Il credito è cumulabile con altre agevolazioni riferite ai medesimi costi, a condizione che il cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza del beneficio alla formazione del reddito d’impresa e della base imponibile IRAP, non determini il superamento della spesa sostenuta.

La misura si inserisce nel pacchetto emergenziale dedicato ai rincari dei carburanti, insieme agli interventi già definiti dal Decreto Carburanti per autotrasporto e pesca, pur mantenendo regole, beneficiari e procedure differenti per il settore agricolo.
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Come fare domanda per il credito di imposta

Le istanze dovranno essere presentate ad AGEA secondo le modalità operative da emanare entro dieci giorni dalla pubblicazione del decreto MASAF-MEF. La finestra per l’invio non potrà avere una durata inferiore a 20 giorni e dovrà in ogni caso chiudersi entro il 30 settembre 2026. Per conoscere termini, modello di domanda, documenti richiesti e procedura di trasmissione sarà necessario fare riferimento alla pubblicazione ufficiale del provvedimento e alle successive istruzioni AGEA.

Aggiornamento: AGEA ha pubblicato le istruzioni operative n. 72/2026, le domande vanno inviate entro il 30 settembre 2026. Fatture, DDT e controlli nel nostro articolo sulle domande del credito d'imposta gasolio agricolo.

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Fonti: Il Sole 24 Ore


Martina Moretti

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Simest 200 milioni AI PMI

Simest: 200 milioni per gli investimenti delle PMI nell’intelligenza artificiale

Una nuova misura Simest da 200 milioni di euro sosterrà gli investimenti in intelligenza artificiale delle PMI italiane, con particolare attenzione alle imprese esportatrici e alle aziende inserite in filiere produttive a vocazione internazionale.

L’intervento sarà disponibile dal 21 settembre 2026 sul portale dedicato ai finanziamenti agevolati. Le risorse provengono dal Fondo rotativo 394/81 e vengono attivate nell’ambito dello strumento “Transizione digitale ed ecologica”.
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A chi si rivolge la nuova misura Simest

L’agevolazione è destinata alle PMI italiane con vocazione internazionale. Possono accedere sia le imprese che esportano direttamente sia quelle che operano come fornitrici di aziende esportatrici, purché siano rispettate le condizioni previste dalla misura.

  • Imprese esportatrici: PMI che realizzano all’estero almeno il 3% del proprio fatturato.
  • Imprese della filiera: PMI non necessariamente esportatrici in via diretta, ma fornitrici di imprese che operano sui mercati internazionali.
  • Sede e operatività: imprese italiane in possesso dei requisiti che saranno precisati nella circolare aggiornata relativa allo strumento.

Il collegamento con i mercati esteri resta quindi il criterio centrale di accesso, in continuità con le altre forme di sostegno alle aziende esportatrici finanziate attraverso il Fondo 394/81.

Quali investimenti sono finanziabili

Le risorse finanziano esclusivamente progetti destinati allo sviluppo, all’adozione e all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale. Il piano di spesa dovrà quindi dimostrare un collegamento diretto tra gli investimenti proposti e l’introduzione dell’AI nei processi aziendali.

  • Infrastrutture tecnologiche: servizi cloud, capacità di calcolo e sistemi necessari all’elaborazione e alla gestione dei dati.
  • Software e piattaforme: soluzioni applicative e piattaforme di intelligenza artificiale da sviluppare, acquistare o integrare nei processi.
  • Competenze: formazione del personale e inserimento di figure con specializzazioni funzionali alla realizzazione del progetto.
  • Servizi specialistici: consulenze, certificazioni e attività tecniche collegate all’implementazione delle soluzioni.
  • Cybersecurity: investimenti per proteggere sistemi, dati e infrastrutture coinvolti nell’adozione delle nuove tecnologie.

La qualità del progetto dipende anche dalla disponibilità di dati e competenze adeguate, come emerge dalla mappa sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane. La misura può quindi accompagnare non solo l’acquisto della tecnologia, ma anche la costruzione delle condizioni organizzative necessarie per utilizzarla.
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Finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto

L’intervento combina un finanziamento a tasso agevolato e una quota a fondo perduto, applicati nel rispetto della disciplina europea “de minimis”.

  • Contributo a fondo perduto: fino al 10% dell’intervento agevolativo, entro i limiti previsti dal regime “de minimis”.
  • Tasso agevolato: tasso minimo indicato nella fonte pari allo 0,37%, soggetto alle condizioni applicabili al momento della domanda.
  • Anticipo: possibilità di ricevere fino al 50% dell’importo finanziato in via anticipata.
  • Durata: fino a 8 anni, comprensivi di un periodo massimo di preammortamento pari a 2 anni.

La combinazione delle due componenti riduce il costo finanziario dell’investimento e consente alle imprese di programmare progetti tecnologici con un orizzonte temporale più ampio. L’effettiva convenienza dovrà essere verificata considerando importo richiesto, capacità di rimborso e disponibilità residua nel plafond “de minimis”.

Quando sarà possibile presentare la domanda a Simest

L’apertura del portale è prevista per il 21 settembre 2026. Le imprese interessate dovranno predisporre il progetto di investimento, verificare il requisito di internazionalizzazione e raccogliere la documentazione necessaria per dimostrare la propria posizione nella filiera. I dettagli operativi devono ancora essere confermati dalla circolare aggiornata relativa allo strumento “Transizione digitale ed ecologica”.

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Fonte: Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2026


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