Fondo Energia Fondo Starter riapertura

Fondo Energia e Fondo Starter riaprono il 12 ottobre in Emilia-Romagna

Le sezioni Energia e Starter del Fondo Multiscopo dell’Emilia-Romagna riapriranno il 12 ottobre 2026 alle ore 11:00. La nuova finestra mette a disposizione 13 milioni di euro per il Fondo Energia e 9 milioni per il Fondo Starter, con domande fino alle ore 16:00 del 30 novembre 2026, salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse.

Dopo le finestre della primavera 2026, i due strumenti tornano a sostenere gli investimenti energetici e la nuova imprenditorialità regionale. La valutazione avverrà a sportello; le linee guida aggiornate saranno disponibili dal 28 settembre.
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Fondo Energia e Fondo Starter per imprese e professionisti

Il Fondo Energia si rivolge a imprese di ogni dimensione e società ESCo dell’Emilia-Romagna che intendano investire nell’efficienza energetica e nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il Fondo Starter sostiene invece nuove imprese e professionisti, con un’anzianità di attività inferiore a cinque anni. Per le imprese femminili è prevista una quota di finanziamento a tasso zero più elevata rispetto a quella ordinaria.

Condizioni dei finanziamenti del Fondo Energia

Con una dotazione di 13 milioni di euro, il Fondo Energia prevede finanziamenti agevolati fino a 1.000.000 di euro. Le condizioni annunciate sono:

  • 75% a tasso zero;
  • il restante 25% a tasso convenzionato, fino a un massimo di EURIBOR 6 mesi + 4,99%;
  • durata fino a 96 mesi, con 12 mesi di preammortamento;

Gli investimenti ammissibili comprendono efficientamento energetico, impianti da fonti rinnovabili per l’autoconsumo e interventi di adeguamento o miglioramento sismico associati a opere energetiche.

Al finanziamento si affianca un contributo a fondo perduto pari al 9,375% dell’importo finanziato, destinato alla copertura delle spese tecniche. Rientrano in questa componente diagnosi energetiche, studi di fattibilità e progettazione.

Come funzionano i contributi per le nuove attività

Il Fondo Starter dispone di 9 milioni di euro e concede finanziamenti agevolati fino a 500.000 euro, con una durata massima di 96 mesi. La quota a tasso zero è pari al 75% e sale all’80% per le imprese femminili; la restante parte è a tasso convenzionato, entro il limite di EURIBOR a 6 mesi più 4,99%.

Le categorie di investimento previste includono beni e servizi necessari allo sviluppo dell’attività:

  • immobili strumentali, per acquisto, ampliamento e ristrutturazione;
  • macchinari, attrezzature e arredi, oltre a hardware e software;
  • brevetti, licenze e marchi, nonché avviamento;
  • partecipazione a fiere, promozione e consulenze;

Le spese per consulenze, personale, materiali, affitti e scorte non possono superare, complessivamente, il 50% del finanziamento. Il limite va considerato nella composizione del piano di investimento.
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Fondo Idrocarburi in abbinamento a Starter

Per nuove attività localizzate nei comuni interessati dalle estrazioni di idrocarburi è previsto un plafond di 1.261.244 euro. La misura si abbina al Fondo Starter e sostiene micro e piccole imprese, professionisti e soggetti REA con meno di cinque anni di attività.

Il contributo a fondo perduto può coprire fino al 30% dei costi ammissibili, entro 30.000 euro. Sono considerati gli investimenti materiali e immateriali e le spese per consulenze, personale, fiere, locazioni e scorte ammissibili al Fondo Starter.

L’ambito territoriale comprende i comuni individuati dalla misura:

  • in provincia di Piacenza: Podenzano e Vigolzone;
  • in provincia di Parma: Corniglio, Fornovo di Taro e Salsomaggiore Terme;
  • in provincia di Modena: Fanano, Lama Mocogno, Mirandola, Modena, Montefiorino, Novi di Modena, Palagano, San Cesario sul Panaro, San Possidonio e Spilamberto;
  • in provincia di Bologna: Alto Reno Terme, Budrio, Castel di Casio, Gaggio Montano, Imola, Lizzano in Belvedere e Medicina;
  • in provincia di Ferrara: Codigoro; in provincia di Ravenna: Ravenna; in provincia di Rimini: Misano Adriatico;

Quando presentare domanda

Le domande per le nuove call del Fondo Energia e Fondo Starter potranno essere trasmesse dalle ore 11:00 del 12 ottobre fino alle ore 16:00 del 30 novembre 2026. L’eventuale esaurimento anticipato delle risorse potrà determinare la chiusura dello sportello prima della scadenza.

Dal 28 settembre le linee guida saranno disponibili sui portali del Fondo Energia e del Fondo Starter, e permetteranno di verificare requisiti e documentazione prima dell’apertura.

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Fonte: Artigiancredito s.c., capogruppo ATI Multiscopo.

FAQ

Quali dati deve presentare una SNC neocostituita per il Fondo Starter se non dispone ancora di bilanci e dichiarazione dei redditi della società?

In questo caso il Fondo Starter richiede i dati prospettici nell'Allegato 2. Se la società ha già avviato l'attività, deve presentare anche una situazione contabile alla data più aggiornata. Le dichiarazioni dei soci non sostituiscono questi dati.

Per il Fondo Starter quali documenti dei soci sono richiesti nel caso della SNC neocostituita?

Le dichiarazioni dei redditi dei soci sono richieste, perché i soci sono coobbligati. Inoltre è necessario indicare il valore commerciale degli eventuali immobili intestati e il debito residuo dei mutui ipotecari (se presenti).


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Mini contratti di sviluppo automotive 300 milioni

Mini contratti di sviluppo automotive: stanziati 300 milioni per la filiera

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha stanziato 300 milioni di euro per accompagnare la trasformazione industriale della filiera automotive attraverso i mini contratti di sviluppo. Le risorse sosterranno investimenti nella mobilità sostenibile e nelle tecnologie avanzate, con agevolazioni che potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili.

Il provvedimento punta alla transizione verde del settore, allo sviluppo di soluzioni a basse emissioni e alla riconversione delle attività produttive. Le modalità per richiedere e ottenere gli incentivi saranno dettagliate con un successivo decreto direttoriale.
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Mini contratti di sviluppo automotive e programmi finanziabili

La misura si rivolge alle aziende della filiera automotive. I programmi devono rientrare negli ambiti individuati dal provvedimento, collegando gli investimenti agli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni nei trasporti.

Gli interventi finanziabili riguardano tre ambiti principali:

  • sviluppo, ingegnerizzazione, testing e produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, compresi sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni;
  • sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per una mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura;
  • diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche caratterizzate da un’elevata intensità di ricerca e sviluppo.

Agli investimenti produttivi potranno affiancarsi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Sono previsti anche percorsi di formazione del personale, che non potranno superare il 10% dell’investimento complessivo. Questo limite riguarda la componente formativa del programma.

A chi sono destinate le risorse

Il 60% della dotazione è riservato alle iniziative proposte dalle PMI. Un’altra riserva, pari al 40%, riguarda i programmi da realizzare in stabilimenti del Mezzogiorno.

Sono inoltre previste due riserve del 10%, rispettivamente per le imprese in possesso del rating di legalità e per quelle dotate della certificazione della parità di genere. Le riserve riguardano l’assegnazione delle risorse, mentre la copertura delle spese del singolo progetto segue le regole delle agevolazioni.

Quali aiuti prevedono i mini contratti di sviluppo automotive

Le agevolazioni saranno concesse attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. La copertura potrà arrivare fino al 75% delle spese ammissibili, nel rispetto delle condizioni applicabili al programma.
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Come accedere ai mini contratti di sviluppo automotive

Il calendario e le istruzioni operative per fare domanda saranno definiti dal successivo decreto direttoriale. È stato stabilito che le richieste saranno esaminate in ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. La concessione delle agevolazioni è prevista entro 120 giorni dal ricevimento della domanda.

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Fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy


Martina Moretti

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Brevetti+ Disegni+ Marchi+

Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026 ricevono 32 milioni di euro

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha programmato 32 milioni di euro per l’annualità 2026 delle misure Brevetti+, Disegni+ e Marchi+, destinate alla valorizzazione dei titoli di proprietà industriale delle piccole e medie imprese. Il decreto direttoriale del 28 luglio 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 200 del 29 agosto e avvia il percorso verso la riapertura dei bandi.

La programmazione dà continuità alle misure per brevetti, disegni e marchi già finanziate nel 2025. Per la nuova annualità, i termini di presentazione delle domande saranno stabiliti negli avvisi successivi: lo stanziamento delle risorse precede l’apertura degli sportelli.
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Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026: la ripartizione delle risorse

La dotazione è suddivisa tra tre misure, ciascuna con una finalità specifica:

  • 20 milioni di euro per Brevetti+, dedicati alla valorizzazione economica dei brevetti;
  • 10 milioni di euro per Disegni+, a sostegno dei disegni e dei modelli delle PMI;
  • 2 milioni di euro per Marchi+, destinati alla tutela dei marchi all’estero.

Gli importi indicano le risorse complessive dei bandi. Per conoscere il contributo richiedibile dalla singola impresa, le percentuali di copertura e le condizioni di accesso occorrerà fare riferimento agli avvisi 2026.

Quali attività sostengono le tre misure

Brevetti+ sostiene l’acquisto di servizi specialistici collegati alla valorizzazione economica dei brevetti. L’obiettivo è aiutare le micro, piccole e medie imprese a sviluppare una strategia brevettuale che contribuisca alla redditività, alla produttività e alla crescita sul mercato.

Disegni+ interviene sulla valorizzazione di disegni e modelli, attraverso agevolazioni nella forma di contributo in conto capitale. Il programma si rivolge alle PMI interessate a valorizzare questa componente della propria attività.

Marchi+ sostiene invece la tutela dei marchi all’estero, anch’essa mediante contributi in conto capitale. La distinzione tra le finalità delle misure consente alle imprese di individuare il bando coerente con il titolo di proprietà industriale che intendono valorizzare.
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Quando saranno pubblicati i bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026

Gli avvisi per l’annualità 2026 sono previsti entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Saranno questi atti a fissare le date per l’invio delle domande di contributo e le regole operative delle singole misure.

In questa fase è quindi disponibile la programmazione finanziaria. Le imprese possono individuare l’intervento di interesse, ma dovranno verificare nei nuovi avvisi requisiti, spese ammissibili e modalità di presentazione prima di impostare la richiesta sulla base delle condizioni di una precedente edizione.

Aggiornamento: con i decreti del 28 settembre 2026 sono state fissate le aperture delle domande: Brevetti+ dalle ore 12:00 del 25 novembre, Marchi+ dal 3 dicembre e Disegni+ dal 17 dicembre 2026. Date, risorse e spese ammissibili sono nel nostro articolo su Brevetti+, Marchi+ e Disegni+ 2026.

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Fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Ufficio italiano brevetti e marchi

 


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


GBER in scadenza cosa cambia

Scadenza del GBER: cosa succede alle domande di incentivo tra il 2026 e il 2027

Il GBER, il Regolamento Generale di Esenzione per categoria che disciplina numerosi aiuti alle imprese, attualmente in vigore è in fase di scadenza. Si applicherà fino al 31 dicembre 2026, per lasciare il posto ad una nuova regolamentazione.

L’impatto sarà forte e trasversale nel mondo delle imprese. Il passaggio al nuovo quadro europeo interessa infatti tutte le imprese che si stanno preparando ad un investimento, ma anche chi ha già una domanda in istruttoria. In questi casi, orientarsi è complesso, anche perché di prassi in questi scenari viene applicato un regime transitorio, proprio per agevolare chi ha procedure in corso. Per individuare le condizioni applicabili occorre considerare il momento in cui nasce il diritto all’agevolazione, insieme alla disciplina transitoria.

Il punto di partenza è distinguere domanda, concessione ed erogazione. Sono fasi diverse, che possono cadere in anni differenti e che producono effetti differenti. La scadenza del regolamento di esenzione va letta attraverso questa sequenza: inviare la richiesta entro dicembre non basta, da solo, a stabilire tutte le regole del contributo che l’impresa riceverà.
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Perché il GBER conta per i bandi alle imprese

Il regolamento europeo n. 651/2014 individua categorie di aiuti che, quando rispettano le condizioni previste, possono essere concesse senza notifica preventiva alla Commissione. Questo consente alle amministrazioni di attivare strumenti di sostegno entro un quadro comune, che definisce requisiti e limiti per la compatibilità degli aiuti.

Per un’impresa il regolamento non coincide quindi con il singolo bando. La disciplina europea stabilisce il perimetro entro cui opera l’amministrazione; l’avviso traduce quel perimetro in condizioni concrete di accesso. Per valutare un incentivo servono entrambi i livelli: la base giuridica richiamata e le disposizioni della misura a cui si intende partecipare. Tra gli strumenti in esenzione rientra la Nuova Sabatini, compresa negli incentivi per i beni strumentali.

La scadenza acquista rilievo proprio perché molti investimenti hanno tempi più lunghi di una singola annualità. Un progetto può essere presentato nel 2026 e ricevere il provvedimento nel 2027, mentre il pagamento può arrivare successivamente. Il calendario aziendale deve tenere conto di questa distanza tra le diverse fasi.

La data di concessione e gli effetti sulla domanda

Il riferimento è la data di concessione dell’aiuto, cioè il momento in cui l’impresa acquisisce il diritto a riceverlo secondo la normativa nazionale applicabile. Non coincide necessariamente con la disponibilità del denaro sul conto corrente. Un pagamento successivo attua un diritto già attribuito e non identifica, per questo solo motivo, una nuova concessione.

La presentazione della domanda svolge invece una funzione legata all’effetto incentivante. La regola generale dell’articolo 6 richiede che la richiesta scritta preceda l’avvio dei lavori del progetto o dell’attività. Per questo, la sequenza tra domanda e impegni di investimento deve essere controllata prima di assumere decisioni che rendano irreversibile il progetto.

La conseguenza operativa è che una domanda inviata prima della fine del 2026 non equivale a un’agevolazione già concessa. Finché l’istruttoria è aperta, bisogna verificare quale quadro consentirà all’amministrazione di adottare il provvedimento. La concessione resta il passaggio determinante per collocare l’aiuto nel tempo.

Il periodo transitorio del GBER per i regimi esistenti

L’articolo 58, paragrafo 4, prevede in via generale sei mesi di transizione per i regimi di aiuto esentati al termine della validità del regolamento. Rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2026, questa previsione porta al 30 giugno 2027, ferma la verifica della disciplina specifica applicabile al regime interessato.

Il meccanismo riguarda il regime di aiuto. La sua funzione è consentire continuità giuridica agli strumenti esistenti durante il passaggio normativo. Non attribuisce alla singola impresa un diritto autonomo a ottenere il contributo e non risolve eventuali problemi relativi ai requisiti o alla valutazione della domanda.

Occorre inoltre separare la durata dell’esenzione dalla disponibilità delle risorse. Un bando può restare coperto sul piano normativo senza disporre di fondi ulteriori. Il periodo transitorio non incrementa la dotazione finanziaria e non modifica automaticamente le scadenze stabilite dall’amministrazione per accedere alla misura.

Per le pratiche che potrebbero arrivare a concessione nel primo semestre del 2027, la verifica deve quindi riguardare lo specifico bando: la sua permanenza in vigore, le condizioni del regime e l’applicabilità della transizione. La data del 30 giugno va utilizzata come riferimento normativo da verificare, senza trasformarla in una scadenza universale di tutti gli incentivi.
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Bandi esistenti e nuovi strumenti nel 2027

Un aiuto già concesso secondo la disciplina applicabile non diventa una nuova domanda perché cambia l’anno o arriva un nuovo regolamento. Per l’impresa resta centrale il provvedimento di concessione, insieme agli obblighi che accompagnano l’attuazione e la rendicontazione del progetto.

Diversa è la situazione dei nuovi strumenti che dovranno essere costruiti sul quadro successivo. L’amministrazione dovrà definire le condizioni del bando in coerenza con le regole applicabili. Questo può incidere sul calendario di attivazione, oltre che sulla struttura dell’intervento e sulle percentuali previste.

Nella programmazione degli investimenti è utile distinguere una misura esistente da un’apertura ancora attesa. La continuità del regolamento di esenzione e i tempi di pubblicazione di un nuovo avviso rispondono a problemi diversi. Un piano finanziario che dipenda da una futura apertura deve rendere visibile questa condizione ancora da realizzare.

Quali incentivi seguono una disciplina diversa

La scadenza del GBER non riguarda indistintamente ogni agevolazione concessa in regime di aiuto. Bisogna infatti ricordare che il regime de minimis dispone di una propria disciplina: il regolamento n. 2023/2831 si applica fino al 31 dicembre 2030. Le misure che vi fanno riferimento non condividono la medesima scadenza del regolamento generale di esenzione e quindi potranno essere gestite come di consueto sia nel 2026 che nel 2027.

La distinzione conta quando lo stesso investimento viene valutato rispetto a più strumenti: la finalità economica può essere simile, mentre la base giuridica e il calendario restano differenti. Il regime previsto dal bando va identificato prima di stabilire se la transizione europea interessa la domanda.
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La revisione europea e le regole ancora da definire

La Commissione ha svolto la consultazione sul nuovo regolamento dal 25 febbraio al 23 aprile 2026. Il percorso di revisione punta a semplificare la disciplina e ad adeguarla ai cambiamenti economici e tecnologici. Le proposte devono però essere tenute distinte dalle norme definitivamente adottate.

Per i progetti di ricerca e sviluppo, l’attenzione va alle intensità di aiuto e alla classificazione delle attività. Le percentuali di base attuali sono diverse per ricerca industriale e sviluppo sperimentale: rispettivamente 50% e 25%, con maggiorazioni ammesse alle condizioni stabilite dalla disciplina europea.

La bozza ufficiale consultabile mantiene le due categorie. Non è quindi corretto considerare già decisa la loro eliminazione. Il contenuto definitivo della riforma sarà il riferimento per verificare eventuali cambiamenti: una proposta non adottata non offre una base certa per ricalcolare il contributo atteso.

Come organizzare le pratiche nel passaggio normativo

Per una domanda in istruttoria, conviene ricostruire la finestra prevista per la concessione e verificare con l’amministrazione la base giuridica che sarà utilizzata. L’obiettivo è collegare il piano finanziario alle condizioni effettivamente applicabili, evitando di confondere una previsione temporale con un provvedimento già acquisito.

Per gli investimenti ancora da programmare, vanno considerate separatamente anche le misure fiscali generali. L’iperammortamento, ad esempio, non dipende dal calendario del GBER in quanto misura generale e lo stesso vale per diverse altre misure strutturali. La verifica della disciplina di ogni strumento precede quindi qualsiasi valutazione sull’impatto della scadenza europea.

Va infine conservata una documentazione ordinata della misura e dell’agevolazione. L’articolo 12 disciplina la conservazione dei registri degli aiuti per dieci anni, con decorrenza dalla concessione dell’aiuto ad hoc o dell’ultimo aiuto del regime. Per l’impresa, mantenere un fascicolo completo permette di ricostruire condizioni, date e obblighi anche dopo il cambiamento del quadro europeo.

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Fonti: Innovation Post; regolamento europeo n. 651/2014.


Martina Moretti

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Bando Emilia-Romagna impianti fotovoltaici

Bando Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici su pensiline, domande dal 30 settembre

La Regione Emilia-Romagna sostiene le PMI che installano nuovi impianti fotovoltaici sulle pensiline di parcheggi esistenti o nuovi realizzati su superfici già impermeabilizzate.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% delle spese e può arrivare al 40% in presenza delle premialità previste, con un massimale di 100.000 euro per impresa.
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Chi sono i beneficiari del bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici

Possono accedere le piccole e medie imprese singole di qualsiasi forma giuridica, regolarmente costituite e attive presso la Camera di commercio, con unità locale o sede operativa in Emilia-Romagna.

Sono esclusi il settore della pesca e dell’acquacoltura e la produzione primaria agricola. Prima di sostenere spese è quindi necessario verificare attività esercitata, localizzazione e requisiti previsti dall’avviso.

Gli interventi ammessi

Gli impianti devono essere destinati all’autoconsumo del sito produttivo e avere una potenza inferiore a 1 MW. La struttura fotovoltaica deve essere collocata su pensiline a copertura di posti auto.

  • Pensiline: sono ammesse coperture di parcheggi esistenti oppure nuovi parcheggi realizzati su aree già impermeabilizzate.
  • Potenza: l’impianto deve rimanere al di sotto della soglia di 1 MW.
  • Accumulo: è possibile integrare sistemi che assorbano almeno il 75% dell’energia dall’impianto rinnovabile collegato.

La domanda deve essere accompagnata da una diagnosi energetica del sito produttivo sottoscritta da un tecnico abilitato, utile a dimostrare fabbisogno, autoconsumo e coerenza del dimensionamento.

La misura era stata anticipata nel calendario dei bandi Emilia-Romagna 2026, che collocava gli investimenti per le rinnovabili in autoconsumo tra le priorità regionali.

Come funziona il contributo del bando per impianti fotovoltaici

L’intensità ordinaria del contributo è pari al 35% delle spese ammissibili, mentre il limite massimo concedibile è fissato a 100.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria.

L’aliquota può salire al 40% quando ricorre almeno una premialità prevista, tra cui la nomina volontaria dell’Energy Manager, la certificazione ISO 50001, determinate localizzazioni territoriali o il Rating di legalità.

  • Gestione dell’energia: Energy Manager nominato volontariamente o certificazione ISO 50001.
  • Territorio: localizzazione in aree montane, aree interne o aree assistite ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE.
  • Legalità: possesso del Rating di legalità secondo le condizioni stabilite dal bando.

Spese finanziabili

Il piano può comprendere fornitura e installazione dell’impianto, pensiline e accumulo, oltre alle lavorazioni strettamente necessarie per rendere l’intervento operativo e connesso alla rete.

  • Impianto: moduli, componenti, strutture di sostegno, installazione e sistemi di accumulo.
  • Opere edili: costi strettamente necessari fino al 10% della voce relativa all’impianto.
  • Connessione: opere necessarie al collegamento dell’impianto alla rete.
  • Spese tecniche: progettazione, direzione lavori, collaudo e certificazioni fino al 10% della somma delle voci precedenti.
  • Spese generali: riconoscimento forfettario nella misura del 7%.

Gli investimenti possono essere confrontati con il Fondo EnERgia per l’autoproduzione da fonti rinnovabili, verificando però differenze tra beneficiari, forma dell’aiuto e regole di cumulo.
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Come fare domanda per il bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici

Le richieste per il bando Regione Emilia-Romagna per impianti fotovoltaici possono essere presentate dalle ore 10:00 del 30 settembre 2026 fino alle ore 13:00 del 15 novembre 2026. La selezione avviene tramite procedura valutativa a graduatoria.

Gli interventi devono concludersi entro il 31 dicembre 2028 e la rendicontazione finale deve essere trasmessa entro il 28 febbraio 2029, nel rispetto delle modalità stabilite dall’avviso.

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Fonte: Regione Emilia-Romagna – delibera sul bando fotovoltaico


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