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Intelligenza artificiale nelle imprese italiane: la mappa dell'adozione nel biennio 2024-2025

L'Ufficio Studi Confcommercio ha diffuso la seconda nota del progetto dedicato alla diffusione dell'Intelligenza Artificiale nel tessuto produttivo nazionale, un lavoro che incrocia le rilevazioni Istat sulle tecnologie dell'informazione con i bilanci depositati dalle società di capitale. Il risultato è una fotografia inedita nel panorama italiano, costruita su misurazioni verificabili anziché su previsioni suggestive: come annota Mariano Bella nella sintesi introduttiva, qui parlano gli analisti e non i guru.

Un'adozione che accelera, ma resta selettiva

Il primo indicatore da mettere a fuoco riguarda il tasso di adozione: nel 2025 il 16,2% delle imprese con più di dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 12,7% dell'anno precedente. In termini assoluti si passa da 26.419 a 34.863 unità, con una progressione del 32% che segnala un fenomeno in piena espansione e non un episodio congiunturale.

La soglia di una sola tecnologia, però, dice poco sulla reale penetrazione dello strumento nei processi produttivi. Per questo la nota introduce un criterio più severo, quello degli adottanti forti, ossia le aziende che hanno integrato almeno quattro tecnologie tra le sette monitorate: una platea che nel 2025 si ferma al 2% del totale, in crescita dall'1,7% del 2024. Il salto sui valori assoluti resta comunque considerevole, con un incremento del 26,5%.

Anche la dinamica interna al campione merita attenzione. Circa l'80% delle imprese che già impiegava l'IA nel 2024 ha confermato la scelta l'anno successivo, a fronte di una quota di abbandono vicina al 19% ampiamente compensata dal 24,4% di nuovi ingressi. Il bilancio netto racconta un movimento a senso unico, con una progressione che nel campione non ponderato porta gli utilizzatori dal 22,6% a oltre il 37%.
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La mappa settoriale ribalta il racconto corrente

Le attività professionali, scientifiche e tecniche guidano la classifica con il 43,4% di imprese adottanti e una quota di utilizzatrici intensive che tocca il 13,9%, quasi sette volte la media nazionale. Subito dopo si collocano i servizi di informazione e comunicazione, con il 42,1% di adozione complessiva e l'8,7% di adottanti forti. Sono comparti in cui l'algoritmo non è un accessorio, ma materia prima del prodotto venduto.

Il dato che scardina la narrazione dominante arriva dal confronto tra commercio e manifattura. Il commercio all'ingrosso e al dettaglio registra una quota di adottanti forti pari al 2,2%, esattamente il doppio dell'1,1% delle attività manifatturiere, a fronte di tassi di adozione complessiva vicini (16,9% contro 15,3%). Il terziario di mercato, insomma, si muove con un passo che la pubblicistica corrente fatica a riconoscergli, smentendo la vulgata che lo dipinge come comparto di rendita privo di innovazione. La stessa dinamica emerge dalle analisi sul mercato digitale ridisegnato dall'intelligenza artificiale, dove il divario tra grandi organizzazioni e realtà minori resta il nodo irrisolto.

Il ritardo di alloggio e ristorazione

Sul fronte opposto si collocano i servizi di alloggio e ristorazione, fermi a un esiguo 0,3% di adottanti forti pur registrando un tasso di adozione complessiva del 15,5%. Le imprese turistiche, in altre parole, sfiorano la tecnologia senza incorporarla nei processi. La nota indica in questo scarto un punto sul quale tornare, perché proprio l'IA potrebbe ridefinire radicalmente l'operatività delle aziende ricettive, ossia quei settori a produttività relativa più contenuta dove oggi manca persino l'esercizio di immaginazione sul cambiamento possibile.

Anche trasporto e magazzinaggio (0,4%) e costruzioni, energia e acqua (0,9%) restano su valori marginali quanto a utilizzo intensivo, mentre le attività immobiliari mostrano una singolarità: adozione complessiva contenuta al 9%, ma una quota di adottanti forti del 3%, superiore alla media.

Dimensione aziendale e divari territoriali

La relazione tra taglia dell'impresa e adozione è netta e monotòna. Le unità con oltre 250 addetti raggiungono un tasso del 52,5%, oltre tre volte la media nazionale, e concentrano la percentuale più elevata di utilizzatrici intensive, attorno al 17,8%. Scendendo lungo la scala dimensionale i valori si assottigliano progressivamente: 33,8% nella fascia 100-249 addetti, 27% tra 50 e 99, 21,1% tra 20 e 49.

Il gradino più basso spetta alla classe 10-19 addetti, unica sotto la media con il 10,5% di adozione e appena lo 0,8% di adottanti forti. È un dato che pesa più di quanto suggerisca la percentuale, perché in quella fascia si collocano 131.159 imprese sulle 215.607 complessive: la produttività del sistema Italia dipende in larga misura da come queste realtà affronteranno la transizione, il che rende il tema tutt'altro che marginale nell'agenda degli approfondimenti.

Sul piano territoriale il Nord-ovest primeggia con il 21,2% di imprese adottanti e il 3,7% di utilizzatrici intensive, quasi il doppio della media. Seguono il Nord-est (18,6%), il Sud e le Isole (12,7%) e infine il Centro, che si arresta al 9,3%, poco più della metà del valore nazionale. La nota invita comunque alla prudenza interpretativa: gli effetti di composizione possono compensare o mascherare le relazioni effettive tra imprese e territorio, sicché queste percentuali vanno lette come descrizioni e non come diagnosi.
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Il fatturato per addetto cresce con l'intensità di utilizzo dell'intelligenza artificiale

Il capitolo dedicato alle performance restituisce il passaggio più eloquente dell'intero lavoro. Nel 2025 il fatturato medio per addetto si attesta a 289mila euro per le imprese che non impiegano alcuna tecnologia, sale a 368mila euro per chi ne adotta almeno una e raggiunge i 539mila euro tra gli adottanti forti, con un differenziale dell'86% rispetto al gruppo di partenza.

La progressione si conferma dentro quasi tutte le segmentazioni. Nella fascia 10-19 addetti il valore passa da 247mila a 430mila euro; tra 50 e 99 addetti si va da 370mila a 691mila euro, con uno scarto vicino all'87%; nelle imprese oltre i 250 addetti da 248mila a 511mila. Anche nei servizi di alloggio e ristorazione, comparto con i valori più contenuti in termini assoluti, il fatturato per addetto degli adottanti forti più che raddoppia rispetto alle aziende che rinunciano all'intelligenza artificiale.

La lettura territoriale segnala il caso del Nord-est, dove le utilizzatrici intensive toccano 1.012mila euro per addetto contro i 279mila delle altre, e quello del Nord-ovest, unica area in controtendenza con 363mila euro contro 387mila. La nota segnala inoltre un'anomalia statistica nel comparto costruzioni, energia e acqua, verosimilmente riconducibile alla performance isolata di un singolo operatore: un valore trattato come outlier ed escluso dalle analisi econometriche successive, per evitare distorsioni.

Le prime stime econometriche e il nodo dell'endogeneità

Sul biennio 2023-2024, integrando i dati Istat con la banca dati AIDA, sono state realizzate alcune regressioni preliminari su un campione bilanciato di oltre cinquemila imprese abbinate una per una. Il modello adotta una funzione di produzione Cobb-Douglas in forma intensiva, con effetti fissi per settore, anno, regione e classe dimensionale, e ricalibra i pesi campionari tramite la tecnica dell'Entropy Balancing affinché le distribuzioni dei fattori produttivi iniziali risultino identiche tra adottanti e non adottanti.

Il coefficiente stimato è pari a 0,111: l'impiego di almeno una tecnologia di IA si accompagna a un valore aggiunto per addetto superiore dell'11,1%, con forte significatività statistica. La stima sulla produttività totale dei fattori, ottenuta con un approccio a due stadi, restituisce un'associazione del 10,3%.

La nota è netta nel circoscrivere la portata del risultato: l'endogeneità non è ancora stata affrontata e la direzione del nesso resta aperta. La domanda centrale, se sia l'IA a migliorare le performance oppure siano le imprese più produttive ad adottarla per prime,  non trova qui risposta definitiva.

Anche ipotizzando una consistente riduzione di quell'11% nelle analisi successive, resta la suggestione preliminare di investimenti capaci di ricostituire il capitale di crescita perduto dall'economia italiana negli ultimi trent'anni: una prospettiva che ricorda quanto la finanza agevolata pesi sulla crescita delle imprese quando accompagna investimenti tecnologici strutturati.
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Competenze e ricambio generazionale: le condizioni abilitanti

Il Rapporto Annuale 2026 dell'Istat, con cui le percentuali della nota risultano coerenti a meno di un paio di decimi di punto, mette a fuoco un aspetto decisivo: adozione e utilizzo pieno dipendono dalle competenze presenti in azienda. Il capitale umano diventa così il vero fattore limitante, e con esso il ruolo della formazione sulle tecnologie digitali come leva di sistema.

C'è poi un dato di rilievo per il mondo associativo: al crescere dell'età media dei lavoratori, superata la soglia dei quarant'anni, la propensione all'innovazione tende a ridursi. Incrociando questa evidenza con l'imminente stagione di trasmissione generazionale nelle imprese si intuisce quanto l'intelligenza artificiale possa incidere sul funzionamento del terziario di mercato, spingendolo verso una produttività del lavoro più elevata e verso forme inedite di innovazione organizzativa.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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Decreto Carburanti: definiti i criteri del credito d'imposta per l'autotrasporto merci e settore pesca

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026 è stato pubblicato il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 23 maggio 2026, che definisce i criteri di attuazione del credito d'imposta previsto dall'articolo 3 del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33 a favore delle imprese di autotrasporto di merci su strada, a fronte dell'aumento eccezionale del prezzo del gasolio.
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Le misure introdotte dal decreto-legge

Il Decreto Carburanti è un intervento di natura temporanea ed emergenziale, adottato per far fronte al caro carburanti conseguente alle tensioni internazionali connesse al conflitto in atto. Il provvedimento, rubricato "Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali" e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2026, è in vigore dal 19 marzo 2026 ed è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 2026, n. 79.

Le misure interessano due comparti. Per il settore dell'autotrasporto (articolo 3) alle imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia è riconosciuto un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta, commisurato alla maggior spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al mese di febbraio 2026, nel limite massimo di 100 milioni di euro per l'anno 2026. Per il settore della pesca (articolo 4) il credito d'imposta arriva fino al 20% della spesa sostenuta per l'acquisto di carburante negli stessi mesi, a parziale compensazione dei maggiori oneri per gasolio e benzina destinati all'alimentazione dei mezzi, nel limite di 10 milioni di euro. Si tratta di una logica di intervento già sperimentata con il credito d'imposta per il caro carburante riconosciuto negli anni scorsi.

I soggetti beneficiari del Decreto Carburanti

Il decreto attuativo individua come beneficiarie soltanto le imprese esercenti le attività di trasporto merci indicate all'articolo 24-ter, comma 2, lettera a), del Testo Unico delle Accise. Non risulta invece recepita l'estensione dell'agevolazione introdotta dall'articolo 1-ter del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, che riguarda le imprese esercenti le attività di trasporto di persone di cui alla lettera b) del medesimo comma e le imprese di noleggio di autobus con conducente ai sensi della legge 218/2003, esercitato con veicoli di classe ambientale euro V ed euro VI. Su questo punto si auspica un adeguamento della normativa nel decreto direttoriale di prossima pubblicazione.

Restano in ogni caso escluse le imprese che si trovavano già in difficoltà ai sensi del GBER nel periodo contabile precedente il 28 febbraio 2026, salvo le deroghe previste dal Regolamento stesso.

Come viene calcolato il credito d'imposta

Le risorse sono assegnate sotto forma di credito d'imposta fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l'acquisto del gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli aziendali. L'agevolazione è calcolata sui litri acquistati nei mesi indicati dalla norma, in rapporto al prezzo medio rilevato dal MASE per il mese di febbraio 2026. I contributi sono riconosciuti nel rispetto delle condizioni fissate dal Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato in risposta alla crisi in Medio Oriente, con una dotazione che conferma l'attenzione riservata al comparto già con i precedenti contributi per l'autotrasporto.
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Come presentare richiesta per ottenere il credito di imposta del Decreto Carburanti

Con un successivo decreto direttoriale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti determinerà termini e modalità di presentazione delle istanze. La domanda dovrà essere trasmessa attraverso un'apposita piattaforma informatica gestita dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che consentirà di inserire i dati necessari alla determinazione del credito concedibile:

  • Identificazione dell'impresa.
  • Indicazione delle fatture di acquisto del gasolio.
  • Litri di gasolio acquistati dall'impresa nei mesi indicati dall'articolo 3, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33.
  • Indicazione dei veicoli per i quali il gasolio è stato acquistato.

Le imprese interessate restano quindi in attesa del decreto direttoriale del MIT con i termini e le modalità di presentazione delle domande.

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Fonte: www.ipsoa.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Comunità energetiche rinnovabili guida

Comunità energetiche rinnovabili (CER) per le imprese: guida 2026

Le Comunità energetiche rinnovabili (CER) permettono a imprese, cittadini ed enti di produrre, condividere e consumare energia pulita all'interno dello stesso territorio, riducendo i costi e accedendo a incentivi ventennali. Per un'impresa rappresentano una leva concreta di competitività e sostenibilità, regolata dal D.Lgs. 199/2021 e dal Decreto CER del MASE (DM 7 dicembre 2023, n. 414).

Ma come aderire? Quali sono i vantaggi reali e le procedure? In questa guida spieghiamo cosa sono le CER, quali vantaggi offrono a chi fa impresa, come partecipare o costituirne una, quanto valgono la tariffa incentivante del GSE e il contributo a fondo perduto.
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Cos'è una CER (Comunità energetica rinnovabile)?

Una Comunità energetica rinnovabile è un soggetto giuridico autonomo che riunisce più utenti (imprese, cittadini, enti locali, enti del terzo settore) i quali producono e condividono energia da fonti rinnovabili in un'area delimitata. La cornice normativa è fissata dal D.Lgs. 199/2021, che ha recepito la direttiva europea RED II.

Mentre le regole tecniche e operative derivano dalla delibera ARERA 727/2022/R/eel e dal Decreto CER del MASE, nonché dalle modifiche alla disciplina incentivante apportate dal Decreto MASE n° 127 del 16 maggio 2025, che ha introdotto interessanti novità per tutti gli aderenti alle CER.

Come funziona l'energia condivisa

Il modello CER si basa sull'autoconsumo diffuso. I membri non si scambiano fisicamente l'energia attraverso una rete privata, ma la immettono e la prelevano dalla rete pubblica di distribuzione. Il GSE calcola ogni ora l'energia "condivisa", cioè la quota di produzione rinnovabile che coincide con i consumi dei membri nello stesso intervallo, e su quella riconosce l'incentivo.

Cosa significa "stessa cabina primaria"?

Per condividere energia e accedere agli incentivi, i punti di produzione e di prelievo devono ricadere nell'area sottesa alla medesima cabina primaria, la stazione elettrica di trasformazione da alta a media tensione definita da ARERA. Il GSE mette a disposizione una mappa interattiva per verificare l'appartenenza alla stessa area. È il vincolo tecnico che delimita il perimetro geografico di una CER.

I soggetti coinvolti

All'interno di una Comunità energetica rinnovabile un'impresa può assumere tre ruoli:

  • produttore, se installa l'impianto e immette energia rinnovabile;
  • consumatore, se preleva l'energia condivisa;
  • prosumer, se produce e consuma insieme.

La partecipazione è aperta alle imprese, ma con alcuni limiti. Il controllo della Comunità, infatti, non può essere esercitato da grandi imprese e l'adesione non deve costituire l'attività commerciale o industriale principale del socio.
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Perché conviene a un'impresa entrare in una CER?

Per un'impresa il vantaggio è triplice: economico, energetico e reputazionale. Sul piano economico si sommano la tariffa incentivante ventennale del GSE sull'energia condivisa, il risparmio in bolletta legato all'autoconsumo e l'eventuale contributo a fondo perduto sull'investimento.

Per quanto riguarda l’aspetto energetico, la CER stabilizza i costi e riduce la dipendenza dai prezzi di mercato. Sul piano reputazionale la partecipazione a una Comunità energetica rinnovabile dona maggiore valore alla rendicontazione di sostenibilità dell'impresa, un aspetto sempre più rilevante per l'accesso al credito, alle agevolazioni pubbliche e alle filiere.

Ruolo dell'impresa nella CER In cosa consiste Beneficio principale
Produttore Installa l'impianto rinnovabile e immette energia Tariffa incentivante e valorizzazione dell'energia immessa
Consumatore Preleva l'energia condivisa dalla Comunità Quota di incentivo e maggiore stabilità dei costi
Prosumer Produce e consuma nello stesso perimetro Autoconsumo, incentivo e risparmio in bolletta

 

Il beneficio non nasce dal solo taglio della bolletta, perché la tariffa premia l'energia condivisa a livello di Comunità e va ripartita tra i membri secondo lo statuto. Per questo la progettazione della configurazione e delle regole di riparto incide direttamente sul ritorno dell'investimento.

Come partecipare o costituire una CER: la procedura

Un'impresa ha due strade: aderire a una CER già esistente sul proprio territorio, come produttore o consumatore, oppure costituire una nuova Comunità insieme ad altri soggetti. La prima opzione è più rapida e non richiede di farsi carico della governance; la seconda offre maggiore controllo sulla configurazione e sul riparto dei benefici.

I requisiti tecnici principali sono tre: l'impianto deve essere alimentato da fonte rinnovabile (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse o biogas), la potenza del singolo impianto non può superare 1 MW, e i punti di produzione e consumo devono trovarsi nell'area della stessa cabina primaria.

I passaggi per costituire e avviare una CER sono i seguenti:

  1. Verificare, con la mappa del GSE, che i punti di produzione e di consumo appartengano alla stessa cabina primaria.
  2. Individuare i membri (imprese, cittadini, enti) e definire ruoli e configurazione della nuova Comunità energetica rinnovabile.
  3. Costituire il soggetto giuridico della CER, con uno statuto in cui la condivisione di energia non figuri come attività commerciale prevalente.
  4. Realizzare o individuare l'impianto rinnovabile, fino a 1 MW, e collegarlo alla rete.
  5. Presentare la domanda di accesso al GSE entro 120 giorni dalla data di entrata in esercizio, sul portale gse.it.
  6. Ricevere dal GSE la tariffa incentivante per 20 anni ed eventuali contributi a fondo perduto.

Quanto si guadagna: incentivi CER e tariffa incentivante GSE

L'incentivo principale di chi costituisce una CER è la tariffa incentivante riconosciuta dal GSE sull'energia condivisa, erogata per 20 anni dalla data di entrata in esercizio commerciale dell'impianto. La tariffa è composta da una parte fissa, che dipende dalla taglia dell'impianto, e da una parte variabile che aumenta quando il prezzo zonale orario dell'energia (PZ) scende sotto i 180 €/MWh, entro i tetti massimi indicati.

Potenza dell'impianto Tariffa base Tetto massimo
Fino a 200 kW 80 €/MWh più parte variabile 120 €/MWh
Da 200 a 600 kW 70 €/MWh più parte variabile 110 €/MWh
Oltre 600 kW 60 €/MWh più parte variabile 100 €/MWh

 

Per gli impianti fotovoltaici si aggiunge una maggiorazione geografica, a compensazione della minore radiazione solare: +4 €/MWh per il Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo) e +10 €/MWh per il Nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto). A questi importi si somma la restituzione, definita ogni anno da ARERA, delle componenti di rete evitate sull'energia condivisa.
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Il contributo a fondo perduto del 40%

Il Decreto CER prevede anche un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, riservato alle CER con impianti in Comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti, soglia elevata dai precedenti 5.000 abitanti con il DM MASE 127/2025. I costi ammissibili sono riconosciuti entro massimali per kilowatt: 1.500 €/kW fino a 20 kW, 1.200 €/kW da 20 a 200 kW, 1.100 €/kW da 200 a 600 kW e 1.050 €/kW da 600 a 1.000 kW.

Questo contributo è finanziato dal PNRR (Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2), con una dotazione iniziale di 2,2 miliardi di euro che, a seguito della riprogrammazione complessiva del PNRR approvata dal Governo e dal MASE, è stata rideterminata a 795,5 milioni di euro. Lo sportello per la presentazione della domande relative a tale contributo ha chiuso il 30 novembre 2025.

Il GSE ha stipulato gli accordi di concessione all’interno del primo semestre 2026. Gli impianti oggetto di tali accordi devono entrare in esercizio entro 24 mesi dalla comunicazione ed è prevista un'anticipazione fino al 30% del contributo indicato nell'atto di concessione.

Le regole di cumulo

Il contributo in conto capitale è cumulabile con la tariffa incentivante del GSE e con altri contributi pubblici non finanziati da fondi dell'Unione Europea, nel rispetto del divieto di doppio finanziamento e purché l'intensità complessiva dell'aiuto non superi il 40% dei costi ammissibili. Le condizioni puntuali sono fissate dalle Regole Operative del GSE.

I bandi regionali per le CER nel 2026

Il panorama dei bandi regionali dedicati alle CER cambia di continuo, perché si tratta quasi sempre di avvisi a sportello, con dotazioni limitate che si esauriscono in fretta e finestre che si aprono e chiudono nell'arco di poche settimane. Conviene quindi verificare lo stato aggiornato sui portali regionali prima di pianificare un progetto.

Tra le misure più interessanti che sono state attivate a livello regionale c’è il bando dell’Emilia-Romagna del 2024 che prevedeva un contributo a fondo perduto fino al 30%. E dato il successo riscosso dall’iniziativa, anche quest’anno la Regione Emilia-Romagna ha attivato un bando per le CER, che si è chiuso a maggio 2026.

Finanza agevolata per progetti CER: oltre gli incentivi

Un progetto di Comunità energetica può combinare più incentivi e strumenti di finanza agevolata. La tariffa incentivante del GSE remunera l'energia condivisa per vent'anni, i bandi regionali specifici per le CER coprono solitamente parte dell'investimento, e a questi si affiancano altri canali per la quota non coperta.

Tra gli strumenti utili ci sono il Conto Termico 3.0, che include le CER tra i beneficiari, ma anche diversi bandi regionali destinati agli investimenti in efficienza e rinnovabili. Per avere un quadro aggiornato è fondamentale avere sempre un quadro aggiornato, per farlo è possibile consultare il nostro articolo sui principali bandi regionali e nazionali per le imprese. La convenienza reale dipende dall'incastro corretto di questi strumenti, dal rispetto dei limiti di cumulo e da una progettazione coerente con il perimetro della cabina primaria.

Perché affidarsi a un esperto come Golden Group

La costituzione di una CER intreccia normativa energetica, diritto societario, progettazione tecnica e finanza agevolata. Un errore nella configurazione o nella domanda al GSE può ridurre o annullare l'incentivo. Golden Group, con oltre 150 consiglieri d'impresa su tutto il territorio nazionale e un’esperienza trentennale, affianca le aziende in ogni fase del progetto, dalla verifica di fattibilità alla presentazione della domanda, fino alla gestione degli obblighi successivi.

Vuoi capire se la tua impresa può entrare in una Comunità energetica rinnovabile o costituirne una? Contatta Golden Group per una valutazione dedicata al tuo progetto e al tuo territorio.
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Domande frequenti (FAQ) sulle CER per le imprese

Un'impresa può entrare in una CER o è riservata ai privati?

Sì, le imprese possono partecipare pienamente a una Comunità energetica, come produttori, consumatori o prosumer. Esistono però due limiti fissati dalla normativa: il controllo della Comunità non può essere in capo a grandi imprese e la partecipazione non deve rappresentare l'attività commerciale o industriale principale del socio. Le PMI, in particolare, trovano nelle CER uno strumento accessibile per ridurre i costi energetici e valorizzare gli investimenti in rinnovabili.

Quanto paga il GSE per l'energia condivisa nel 2026?

La tariffa incentivante sull'energia condivisa varia in funzione della taglia dell'impianto: fino a un tetto di 120 €/MWh per impianti fino a 200 kW, 110 €/MWh da 200 a 600 kW e 100 €/MWh oltre 600 kW. Agli impianti fotovoltaici del Centro e del Nord Italia si aggiunge una maggiorazione geografica di 4 o 10 €/MWh. A questi importi si somma la restituzione ARERA delle componenti di rete evitate.

Per quanti anni viene erogata la tariffa incentivante?

La tariffa incentivante è riconosciuta dal GSE per 20 anni, a partire dalla data di entrata in esercizio commerciale dell'impianto. È un orizzonte lungo, che rende prevedibile il ritorno dell'investimento e consente di pianificare i flussi di cassa della CER. La domanda di accesso va presentata al GSE entro 120 giorni dall'entrata in esercizio dell'impianto.

Il contributo a fondo perduto del 40% è ancora disponibile nel 2026?

Lo sportello PNRR per le domande di contributo in conto capitale si è chiuso il 30 novembre 2025. Per chi vuole un contributo a fondo perduto oggi, il canale più concreto sono i bandi regionali, la cui disponibilità va verificata Regione per Regione.
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Si possono cumulare tariffa incentivante e contributo a fondo perduto?

Sì, ma entro limiti precisi. Il contributo in conto capitale è cumulabile con la tariffa incentivante fino al 40% dei costi ammissibili. La combinazione ottimale dipende dal singolo progetto e va valutata prima di avviare l'investimento.

Quali impianti possono far parte di una CER? È aperta solo al fotovoltaico?

Non solo fotovoltaico. Possono accedere agli incentivi gli impianti alimentati da qualsiasi fonte rinnovabile, tra cui eolico, idroelettrico, biomasse e biogas, oltre al fotovoltaico che resta la tecnologia più diffusa. Il requisito comune è che la potenza del singolo impianto non superi 1 MW e che l'impianto sia nuovo o oggetto di potenziamento, inserito in una configurazione di autoconsumo per la condivisione.

Cosa significa "stessa cabina primaria" e perché conta?

La cabina primaria è la stazione elettrica di trasformazione da alta a media tensione che serve una porzione di territorio. Perché l'energia sia considerata condivisa e quindi incentivata, i punti di produzione e di consumo dei membri devono ricadere nell'area sottesa alla stessa cabina primaria. Il GSE fornisce una mappa per la verifica. È il vincolo che definisce chi può far parte della stessa Comunità.

Ci sono bandi regionali aperti per le CER nel 2026?

Sì, ma non sono sempre attivi, perché gli stanziamenti regionali e le finestre di presentazione delle domande cambiano da regione a regione. Poiché gli sportelli si aprono e chiudono in fretta, conviene verificare lo stato aggiornato sui portali regionali e muoversi con anticipo sulla documentazione.


Bando SI4.0 2026 MPMI lombarde

Bando SI4.0 2026: contributi alle MPMI lombarde per le soluzioni innovative

È in arrivo il Bando SI4.0 2026, la misura promossa da Unioncamere Lombardia insieme alle Camere di commercio del territorio per sostenere i progetti di sviluppo, sperimentazione, prototipazione e messa sul mercato di soluzioni e prodotti o servizi innovativi 4.0. L'agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, per un importo massimo di 30.000 euro.
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Chi può presentare domanda per il Bando SI4.0 2026

Il bando è rivolto alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) che abbiano una sede operativa attiva e iscritta presso una delle Camere di commercio lombarde aderenti all'iniziativa, ovvero Bergamo, Brescia e Milano Monza Brianza Lodi. È inoltre richiesta una sede legale in Lombardia, anche nel caso in cui questa non sia oggetto dell'intervento agevolato.

I progetti e le tecnologie finanziate

Una particolare attenzione viene riservata ai progetti che favoriscono l'eco-sostenibilità e a quelli focalizzati sulla robotica industriale e collaborativa, sulla human centric robotics e sull'intelligenza artificiale (AI). Rientrano tra gli ambiti finanziabili anche le altre tecnologie 4.0, tra cui Internet delle cose (IoT), cloud computing, blockchain, realtà aumentata e virtuale, cyber security, digital twin e big data: lo stesso perimetro tecnologico già valorizzato dal sistema camerale con i voucher digitali 4.0.

Caso reale

Azienda manifatturiera del settore plastico, provincia di Verona

€ 567.000
Contributo a fondo perduto ottenuto • 35% dell'investimento

Strumento: Investimenti Sostenibili 4.0 – Invitalia

Investimento ammesso: € 1.620.000

Il nostro intervento:
Individuazione del bando, predisposizione della domanda e rendicontazione completa fino all’erogazione del contributo.

La tua impresa potrebbe ottenere un contributo simile.

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Caso reale seguito da Golden Group. Dati dell'azienda anonimizzati per riservatezza.

Le spese ammissibili

Sono finanziabili esclusivamente le spese riferite a una o più delle tecnologie ammesse. Nel dettaglio rientrano tra i costi agevolabili:

  • Consulenza e formazione tecnica, purché erogate da fornitori qualificati come Digital Innovation Hub, centri di ricerca, università e start-up innovative.
  • Acquisto di attrezzature tecnologiche e programmi informatici.
  • Servizi per l'ingegnerizzazione di software e hardware.
  • Spese per la tutela della proprietà industriale.
  • Spese del personale interno dedicato al progetto, riconosciute fino a un massimo del 30% della somma delle altre voci di spesa.

Importo del contributo e investimento minimo

Il contributo a fondo perduto copre il 50% delle spese ammissibili e può arrivare fino a 30.000 euro, un massimale nettamente superiore a quello dei voucher per la doppia transizione, fermi a 10.000 euro. Per partecipare è necessario un investimento minimo di 25.000 euro, mentre non è previsto alcun tetto massimo di spesa per il progetto presentato.
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Come fare domanda  per il Bando SI4.0 2026

I progetti dovranno essere conclusi entro 12 mesi dalla data di concessione dell'agevolazione. Le risorse verranno assegnate attraverso una procedura valutativa a graduatoria, che premia la qualità tecnica delle proposte presentate. La misura è al momento in attesa della pubblicazione del bando attuativo, che definirà i termini di apertura dello sportello e le modalità operative di presentazione delle domande.

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Fonte: albocamerale.camcom.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando trasferimento tecnologico Emilia-Romagna 2026

Emilia-Romagna: in apertura il bando per i progetti di trasferimento tecnologico

La Regione Emilia-Romagna ha approvato il nuovo bando Emilia-Romagna per progetti di trasferimento tecnologico, nell'ambito del Programma Regionale FESR 2021-2027, la stessa cornice che finanzia numerosi bandi regionali per la competitività delle PMI. La misura punta a rafforzare la capacità delle imprese di introdurre innovazione, sostenendo la valorizzazione e l'applicazione industriale di risultati di ricerca già conseguiti.
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Chi può presentare domanda per il bando trasferimento tecnologico

Possono partecipare le Micro, Piccole e Medie Imprese (PMI), in forma singola o come consorzi con attività esterna. È richiesto che l'impresa disponga dell'unità locale in cui si realizza il progetto nel territorio dell'Emilia-Romagna; qualora non fosse ancora attiva al momento della domanda, dovrà essere aperta entro 60 giorni dall'approvazione della graduatoria.

Quali progetti sono ammessi

Il bando finanzia progetti articolati in due tipologie di attività:

  • Sviluppo sperimentale (SS): per la creazione di prodotti, processi o servizi nuovi o migliorati;
  • Trasferimento tecnologico (TT): per adattare e validare in contesti industriali reali le soluzioni sviluppate dalla ricerca.

Ogni progetto dovrà obbligatoriamente:

  • prevedere la realizzazione di un prototipo funzionante o di un dimostratore;
  • avere un costo totale ammissibile non inferiore a 200.000 euro;
  • avvalersi del supporto di strutture della Rete Alta Tecnologia dell'Emilia-Romagna, università o enti di ricerca pubblici per un importo minimo di 40.000 euro.

L'agevolazione e le intensità di aiuto

Il bando Emilia-Romagna per progetti di trasferimento tecnologico riconosce un contributo a fondo perduto fino a un massimo di 300.000 euro. Il sostegno, in linea con altre misure regionali per la ricerca e l'innovazione, copre le spese ammissibili nelle seguenti misure:

  • 25% per le attività di Sviluppo sperimentale;
  • 50% per le attività di Trasferimento tecnologico, in regime "de minimis".

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Come fare domanda per il bando trasferimento tecnologico

Le domande dovranno essere presentate a partire dalle ore 13.00 di giovedì 24 settembre 2026 e fino alle ore 13.00 di venerdì 30 ottobre 2026.

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Fonte: fesr.regione.emilia-romagna.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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