Credito d’imposta gasolio agricolo decreto MASAF MEF

Credito d’imposta gasolio agricolo: firmato il decreto MASAF-MEF

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministero dell’economia e delle finanze hanno firmato il decreto interministeriale attuativo del contributo straordinario introdotto dal DL Carburanti bis per contenere l’aumento dei costi energetici sostenuti dalle imprese agricole.

Il beneficio trova origine nel decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, noto come Decreto Carburanti bis. La disciplina è stata successivamente ampliata: per questa misura valgono i costi sostenuti nel periodo da marzo a maggio 2026, la dotazione di 90 milioni di euro e l’estensione al riscaldamento delle serre orticole.

Nello stesso provvedimento era prevista anche una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, applicata dall’8 aprile al 1° maggio 2026. Si tratta di un intervento distinto dal credito destinato alle imprese agricole e riportato come elemento di contesto normativo.

La misura riconosce un credito d’imposta fino al 20% delle spese ammissibili sostenute nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 per l’acquisto di gasolio e benzina. Sono comprese anche le spese per il carburante utilizzato nel riscaldamento delle serre destinate alla coltivazione di piante orticole.
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A chi spetta il credito d’imposta gasolio agricolo

Il beneficio è rivolto alle imprese agricole che hanno sostenuto i costi dei carburanti nel periodo agevolato. Le condizioni soggettive e la documentazione richiesta dovranno essere verificate alla luce del decreto pubblicato e del successivo provvedimento operativo di AGEA.

L’intervento completa il quadro delineato dal Decreto Fiscale 2026, che aveva introdotto il nuovo credito per l’acquisto di gasolio e benzina nel comparto agricolo e successivamente esteso la copertura al riscaldamento delle serre orticole.

Spese e periodo agevolato

Sono agevolabili gli acquisti effettuati da marzo a maggio 2026, purché riferiti a carburante impiegato nello svolgimento dell’attività agricola o nel riscaldamento delle serre ammesse.

  • Gasolio agricolo: carburante destinato ai mezzi utilizzati nell’esercizio dell’attività.
  • Benzina: acquisti collegati all’alimentazione dei mezzi aziendali impiegati nelle attività agricole.
  • Serre orticole: carburante utilizzato per il riscaldamento delle strutture destinate alla coltivazione di piante orticole.

Le fatture e gli altri giustificativi devono consentire di ricostruire con precisione le spese sostenute nel trimestre, la data dell’acquisto e la destinazione del carburante. La base di calcolo è costituita dalla spesa documentata al netto dell’IVA. Le fatture devono quindi consentire di distinguere l’imponibile riferibile agli acquisti agevolati e di verificare la riconducibilità del carburante alle attività ammesse.

Aliquota, dotazione e limite per impresa

Il credito può raggiungere il 20% della spesa ammissibile, entro un plafond nazionale di 90 milioni di euro per il 2026. Per ciascuna impresa è previsto un tetto massimo pari a 50.000 euro.

L’aiuto viene concesso nel rispetto del Quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato collegati alla crisi in Medio Oriente. Se l’ammontare complessivo delle richieste resta entro la dotazione, l’aliquota effettiva sarà pari al 20%. In caso di superamento, AGEA procederà al riparto proporzionale delle risorse disponibili.

Il meccanismo di riparto rende l’importo definitivo dipendente dal volume delle domande. Il 20% rappresenta quindi il beneficio massimo teorico e non un valore necessariamente garantito a ogni richiedente.
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Utilizzo del credito d’imposta gasolio agricolo

Il credito riconosciuto potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026. Le imprese dovranno pertanto valutare anche la capacità di utilizzare integralmente il beneficio entro la scadenza prevista. La compensazione avviene ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997.

Il credito è cumulabile con altre agevolazioni riferite ai medesimi costi, a condizione che il cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza del beneficio alla formazione del reddito d’impresa e della base imponibile IRAP, non determini il superamento della spesa sostenuta.

La misura si inserisce nel pacchetto emergenziale dedicato ai rincari dei carburanti, insieme agli interventi già definiti dal Decreto Carburanti per autotrasporto e pesca, pur mantenendo regole, beneficiari e procedure differenti per il settore agricolo.
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Come fare domanda per il credito di imposta

Le istanze dovranno essere presentate ad AGEA secondo le modalità operative da emanare entro dieci giorni dalla pubblicazione del decreto MASAF-MEF. La finestra per l’invio non potrà avere una durata inferiore a 20 giorni e dovrà in ogni caso chiudersi entro il 30 settembre 2026. Per conoscere termini, modello di domanda, documenti richiesti e procedura di trasmissione sarà necessario fare riferimento alla pubblicazione ufficiale del provvedimento e alle successive istruzioni AGEA.

Aggiornamento: AGEA ha pubblicato le istruzioni operative n. 72/2026, le domande vanno inviate entro il 30 settembre 2026. Fatture, DDT e controlli nel nostro articolo sulle domande del credito d'imposta gasolio agricolo.

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Fonti: Il Sole 24 Ore


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Simest 200 milioni AI PMI

Simest: 200 milioni per gli investimenti delle PMI nell’intelligenza artificiale

Una nuova misura Simest da 200 milioni di euro sosterrà gli investimenti in intelligenza artificiale delle PMI italiane, con particolare attenzione alle imprese esportatrici e alle aziende inserite in filiere produttive a vocazione internazionale.

L’intervento sarà disponibile dal 21 settembre 2026 sul portale dedicato ai finanziamenti agevolati. Le risorse provengono dal Fondo rotativo 394/81 e vengono attivate nell’ambito dello strumento “Transizione digitale ed ecologica”.
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A chi si rivolge la nuova misura Simest

L’agevolazione è destinata alle PMI italiane con vocazione internazionale. Possono accedere sia le imprese che esportano direttamente sia quelle che operano come fornitrici di aziende esportatrici, purché siano rispettate le condizioni previste dalla misura.

  • Imprese esportatrici: PMI che realizzano all’estero almeno il 3% del proprio fatturato.
  • Imprese della filiera: PMI non necessariamente esportatrici in via diretta, ma fornitrici di imprese che operano sui mercati internazionali.
  • Sede e operatività: imprese italiane in possesso dei requisiti che saranno precisati nella circolare aggiornata relativa allo strumento.

Il collegamento con i mercati esteri resta quindi il criterio centrale di accesso, in continuità con le altre forme di sostegno alle aziende esportatrici finanziate attraverso il Fondo 394/81.

Quali investimenti sono finanziabili

Le risorse finanziano esclusivamente progetti destinati allo sviluppo, all’adozione e all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale. Il piano di spesa dovrà quindi dimostrare un collegamento diretto tra gli investimenti proposti e l’introduzione dell’AI nei processi aziendali.

  • Infrastrutture tecnologiche: servizi cloud, capacità di calcolo e sistemi necessari all’elaborazione e alla gestione dei dati.
  • Software e piattaforme: soluzioni applicative e piattaforme di intelligenza artificiale da sviluppare, acquistare o integrare nei processi.
  • Competenze: formazione del personale e inserimento di figure con specializzazioni funzionali alla realizzazione del progetto.
  • Servizi specialistici: consulenze, certificazioni e attività tecniche collegate all’implementazione delle soluzioni.
  • Cybersecurity: investimenti per proteggere sistemi, dati e infrastrutture coinvolti nell’adozione delle nuove tecnologie.

La qualità del progetto dipende anche dalla disponibilità di dati e competenze adeguate, come emerge dalla mappa sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane. La misura può quindi accompagnare non solo l’acquisto della tecnologia, ma anche la costruzione delle condizioni organizzative necessarie per utilizzarla.
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Finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto

L’intervento combina un finanziamento a tasso agevolato e una quota a fondo perduto, applicati nel rispetto della disciplina europea “de minimis”.

  • Contributo a fondo perduto: fino al 10% dell’intervento agevolativo, entro i limiti previsti dal regime “de minimis”.
  • Tasso agevolato: tasso minimo indicato nella fonte pari allo 0,37%, soggetto alle condizioni applicabili al momento della domanda.
  • Anticipo: possibilità di ricevere fino al 50% dell’importo finanziato in via anticipata.
  • Durata: fino a 8 anni, comprensivi di un periodo massimo di preammortamento pari a 2 anni.

La combinazione delle due componenti riduce il costo finanziario dell’investimento e consente alle imprese di programmare progetti tecnologici con un orizzonte temporale più ampio. L’effettiva convenienza dovrà essere verificata considerando importo richiesto, capacità di rimborso e disponibilità residua nel plafond “de minimis”.

Quando sarà possibile presentare la domanda a Simest

L’apertura del portale è prevista per il 21 settembre 2026. Le imprese interessate dovranno predisporre il progetto di investimento, verificare il requisito di internazionalizzazione e raccogliere la documentazione necessaria per dimostrare la propria posizione nella filiera. I dettagli operativi devono ancora essere confermati dalla circolare aggiornata relativa allo strumento “Transizione digitale ed ecologica”.

Aggiornamento: dal 21 settembre 2026 la sezione “Investimenti IA & Quantum Computing” è operativa sul portale Simest.

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Fonte: Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2026


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


CEO e intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale e leadership: il ruolo dei CEO davanti alla trasformazione organizzativa

Dopo anni spesi a sperimentare soluzioni innovative, molte organizzazioni stanno voltando pagina: l'intelligenza artificiale non è più un cantiere confinato al reparto tecnico, ma una questione di leadership che presidia stabilmente l'agenda dei vertici e incide sull'organizzazione del lavoro. Il report "2026 View from the C-Suite", realizzato da LHH (società del Gruppo Adecco specializzata in consulenza HR) su un campione di oltre 2.500 aziende nel mondo, restituisce la misura di questo spostamento.
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Quando l'AI diventa la prima priorità dei vertici

Il numero che sintetizza il fenomeno è netto: quasi un executive su due, il 49% per la precisione, indica l'intelligenza artificiale e gli strumenti generativi come la principale priorità di sviluppo professionale e, contemporaneamente, come il primo gap di competenze da colmare. Tra le urgenze manageriali dei prossimi anni figurano inoltre la definizione delle responsabilità sull'AI, l'efficacia decisionale e la chiarezza strategica.

Ne discende una sfida che travalica il piano tecnologico. Per i leader aziendali non si tratta soltanto di scegliere quali soluzioni introdurre, ma di convertire l'efficienza operativa prodotta dall'automazione in valore aggiunto per le persone e per il business. Un passaggio tutt'altro che scontato, come osserva Deborah Buttignol, Managing Partner di LHH Executive Search, secondo cui il tema autentico legato all'uso pervasivo dell'intelligenza artificiale ha natura organizzativa e chiama in causa la capacità delle imprese di ripensare le modalità di lavoro.

L’AI ci regala più tempo? Cosa dicono i dati

L'impatto degli algoritmi varia sensibilmente da funzione a funzione. Customer service, back office amministrativo, attività di reporting, sviluppo software e in generale i processi ripetitivi rappresentano gli ambiti in cui l'automazione alimentata dai modelli linguistici produce i risultati più tangibili. Diversi studi internazionali stimano che fino al 40% delle attività potrebbe essere automatizzato nei prossimi anni.

Qui si annida però l'equivoco più insidioso: liberare tempo non equivale automaticamente a generare valore. «Abbiamo più spazio di interazione sia con i candidati che con i clienti e aumenta il tempo dedicato alla relazione e al decision making, perché non è più necessario analizzare manualmente grandi quantità di dati», spiega Buttignol. «Il punto è però capire come questo tempo viene reinvestito all'interno dell'organizzazione: se non si ridisegnano i processi, il rischio è che il lavoro venga semplicemente intensificato». La differenza, in altri termini, la fa il ridisegno dei flussi, non lo strumento in sé.

Il carico cognitivo che cresce

Esiste poi un effetto meno visibile ma sostanziale. «L'intelligenza artificiale genera una mole enorme di dati e insight che devono essere rielaborati dalle persone», sottolinea la manager. «Occorre riflettere sul fatto che non solo si fa di più, aumentando la produttività, ma che si fa di più pensando di più, alimentando un carico cognitivo molto più elevato». L'automazione, insomma, sposta lo sforzo dall'esecuzione all'interpretazione, e questo trasferimento richiede attenzione progettuale quanto l'introduzione della tecnologia stessa.

La dimensione psicologica dell'adozione

C'è infine un versante spesso trascurato, legato all'accesso continuo a sistemi capaci di generare risposte immediate. «Si crea quasi una forma di competizione e di contesa con l'intelligenza artificiale, perché si ha la sensazione che sappia più di noi», spiega Buttignol, «e tale meccanismo può generare frustrazione, pressione e senso di inadeguatezza, soprattutto nelle persone maggiormente orientate alla performance».

Il disagio non nasce dalla tecnologia in quanto tale, ma dalla percezione di non essere all'altezza: una variabile che nessun piano di adozione può permettersi di ignorare. È il medesimo baricentro su cui insiste la transizione 5.0 con la sua centralità della persona, dove la collaborazione fra individuo e macchina prevale sulla sola resa produttiva.

Dal decisore all'architetto dei sistemi

La trasversalità dell'intelligenza artificiale rappresenta il secondo elemento dirimente. Non essendo più materia confinata ai dipartimenti IT, la responsabilità della trasformazione risale inevitabilmente ai vertici aziendali. Lo dimostra l'evoluzione degli organigrammi: il Chief Information Officer è entrato stabilmente nella C-Suite e nei processi decisionali strategici, riportando direttamente al Chief Executive Officer.

A mutare è la figura apicale stessa. «Il CEO è chiamato quotidianamente a prendere decisioni che riguardano il ridisegno dell'organizzazione e deve capire quali strumenti utilizzare e come integrarli», rimarca Buttignol. «Oggi si parla sempre più di leader come architetti dei sistemi, e quindi figure chiamate a progettare architetture ibride e a governare in modo equilibrato la trasformazione». La posta in gioco è evitare che l'innovazione partorisca nuove inefficienze: se una funzione accelera mentre il resto dell'organizzazione resta immobile, il collo di bottiglia si limita a traslocare altrove.
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Il flattening e lo schiacciamento del middle management

Il secondo fenomeno destinato a incidere in profondità riguarda la semplificazione delle strutture gerarchiche. La disponibilità di strumenti avanzati di analisi e supporto alle decisioni consente anche ai livelli intermedi e ai profili più giovani di assumere responsabilità che in passato presupponevano una lunga esperienza sul campo. Una dinamica che può tradursi in vantaggio competitivo, ma che pretende capacità di leadership inedite.

«Si parla di flattening perché i flussi decisionali sono più veloci e le organizzazioni diventano più piatte e snelle», spiega la Managing Partner di LHH. «C'è un grande tema di schiacciamento del middle management e chi saprà utilizzare i nuovi strumenti riuscirà a fare molta più strada, mentre chi resisterà al cambiamento rischia invece di essere tagliato fuori. E questo ragionamento vale a tutti i livelli, non solo per i giovani manager: anche i CEO devono evolvere, proprio perché il ridisegno del lavoro in azienda deve partire dai vertici».

Non è una questione di dimensioni, ma di maturità manageriale

Una delle convinzioni più radicate vuole che la trasformazione pilotata dagli algoritmi riguardi anzitutto le grandi multinazionali, dotate di risorse economiche ingenti. La realtà è assai più sfaccettata. «Non ne farei un discorso di dimensione aziendale, ne faccio un discorso di maturità manageriale», precisa Buttignol. «Le organizzazioni che hanno pensiero critico, capacità di decision making, buona governance e leadership diffusa possono affrontare questo percorso indipendentemente dalla loro dimensione».

Il riferimento chiama in causa le medie imprese italiane, che possono contare su un'agilità organizzativa capace di rendere il cambiamento persino più rapido. Il quadro complessivo resta però disomogeneo, con aziende anche piccole che hanno già compiuto passi da gigante e altre non ancora partite.

Un divario che ricorda quello registrato nel mercato digitale ridisegnato dall'intelligenza artificiale, dove la distanza fra grandi organizzazioni e realtà minori resta il nodo da sciogliere. La certezza è che questa trasformazione avrà impatti profondi e progressivi, le aziende che non si attiveranno per abbracciarla perderanno una componente di vantaggio competitivo insostituibile.
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Governance dei sistemi, performance aumentata e value density

Da dove muovere, allora, per avviare il ripensamento di modelli e processi? La ricetta di LHH non lascia margini di ambiguità: costruire la governance dei sistemi, comprendendo cosa integrare e dove investire, senza disperdere risorse in tecnologie che non generano ritorno. Un esercizio di selezione che presuppone visione d'insieme, esattamente ciò che il Cloud and AI Development Act sta portando al centro del dibattito europeo sulle infrastrutture digitali.

Il concetto di performance aumentata poggia non a caso sull'integrazione fra capacità umane, dati e automazione. Raramente si tratta di grandi progetti trasformativi: molto più spesso servono interventi mirati e progressivi, nei quali l'intelligenza artificiale diventa lo strumento per accrescere la cosiddetta value density, ossia la capacità di concentrare e valorizzare le informazioni già disponibili per migliorare le decisioni.

È qui che si gioca la partita decisiva. «Molto spesso le aziende possiedono già una grande quantità di informazioni su clienti e mercati ma non riescono a valorizzarle», conclude Buttignol. «L'obiettivo non è fare di più, ma estrarre più valore dalle informazioni che si hanno già». Una prospettiva che sposta l'asse dall'accumulo tecnologico alla qualità delle scelte, e che restituisce ai vertici aziendali il compito di trasformare la potenza di calcolo in decisioni migliori.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando Lombardia certificazioni industriali avanzate 2026

Regione Lombardia: aperto il bando per l'adozione di certificazioni industriali avanzate

La Regione Lombardia ha approvato il nuovo bando "Sostegno alla qualificazione delle imprese per l'accesso alle filiere produttive strategiche tramite certificazioni industriali avanzate", con una dotazione finanziaria di 11 milioni di euro a valere sul PR FESR 2021-2027.

La misura sostiene il rafforzamento delle filiere produttive e degli ecosistemi industriali regionali, favorendo sia l'integrazione delle PMI nelle catene globali del valore sia l'innovazione e il rilancio produttivo delle imprese, obiettivi già delineati al momento dell’annuncio dei contributi per le certificazioni industriali.
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I settori strategici e le certificazioni ammesse

L'intervento agevola le MPMI per il conseguimento di certificazioni industriali avanzate, approvazioni regolatorie e qualifiche tecniche di processo e di prodotto, che costituiscono un prerequisito essenziale per operare in determinati settori industriali strategici:

  • Aerospazio;
  • Dispositivi medici;
  • Automotive;
  • Industria chimica e di processo;
  • Energia e infrastrutture critiche;
  • Industria nucleare;
  • Oil & Gas;
  • Cybersecurity/ICT.

Ciascuna impresa può scegliere una sola certificazione, salvo la possibilità di abbinare a essa una tra quelle afferenti al settore Cybersecurity/ICT.

Le spese ammissibili dal bando per certificazioni industriali avanzate

Il bando per l'adozione di certificazioni industriali avanzate riconosce quattro categorie di costo, che coprono l'intero percorso di qualificazione dell'impresa:

  • Costi sostenuti verso gli enti certificatori.
  • Servizi di consulenza specialistica, anche finalizzata alla predisposizione della documentazione tecnica.
  • Costi sostenuti verso laboratori o analoghe strutture per test, validazioni e prove tecniche.
  • Servizi di formazione del personale coinvolto nei processi certificati.

Condizioni del contributo del bando Lombardia

È prevista la concessione di contributi a fondo perduto con un'intensità d'aiuto pari al 70% delle spese per i servizi di consulenza e di sostegno all'innovazione, entro un importo massimo di 220.000 euro e a fronte di una spesa minima ammissibile di 70.000 euro.

L'agevolazione è concessa in regime di esenzione, ai sensi del Regolamento UE n. 651/2014. Trattandosi di una misura a valere sul programma regionale, va considerato anche il divieto di cumulo tra PR FESR e PNRR fissato dalla Regione.
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Come fare domanda per il bando Lombardia certificazioni industriali avanzate

È possibile presentare domanda dalle ore 10:30 del 28 luglio 2026 alle ore 15:00 del 30 dicembre 2027, attraverso la piattaforma Bandi e Servizi di Regione Lombardia. La finestra di presentazione particolarmente ampia consente alle imprese di pianificare con calma il percorso di certificazione, individuando la qualifica tecnica più coerente con la filiera di riferimento.

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Fonte: www.finlombarda.it


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modello-ot23-2027-inail

Pubblicato il Modello OT23/2027 INAIL: come usare il modulo per la riduzione del premio

L'INAIL ha pubblicato il nuovo modello di domanda per la riduzione del tasso medio per prevenzione relativo all'anno 2027. L'agevolazione spetta ai datori di lavoro che nel corso del 2026 effettuano interventi per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli obbligatori previsti dalla normativa in materia.
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Come è strutturato il modello OT23/2027

Il modello OT23/2027 mantiene la sua articolazione su 65 voci, suddivise in sei sezioni:

  • A - prevenzione degli infortuni mortali non stradali.
  • B - prevenzione del rischio stradale.
  • C - prevenzione delle malattie professionali.
  • D - formazione, addestramento, informazione.
  • E - gestione della salute e sicurezza: misure organizzative.
  • F - gestione delle emergenze e DPI.

La procedura prevede due tipologie di interventi, distinti in ragione dell'efficacia della prevenzione e del costo di ciascuno: la riduzione del premio spetta per l'attuazione di un intervento di tipo A oppure di due interventi di tipo B. L'impostazione generale ricalca quella dell'edizione 2026 del modulo OT23, con una revisione mirata di alcune voci.

Le novità del modulo

Tra le principali novità figurano due nuovi interventi:

  • F-10, di tipo A, per l'installazione di elementi strutturali (serramenti) e sistemi di evacuazione fumi atti a garantire la tenuta anche dei fumi freddi in caso di incendio.
  • D-5, di tipo B, che riguarda la formazione di tutti i lavoratori come addetti al servizio di gestione delle emergenze e lotta antincendio oppure addetti al primo soccorso o alla rianimazione cardiopolmonare (CAR).

Rispetto al precedente modello è stato invece eliminato l'intervento relativo alla sostituzione di trattori agricoli e forestali, corrispondente alla voce A-3.6 del vecchio modulo. Per gli investimenti più consistenti in materia di sicurezza resta comunque disponibile il canale del bando ISI INAIL, che opera con contributi a fondo perduto.

Il focus sul rischio stradale

In considerazione dell'incremento degli infortuni su strada, soprattutto di quelli in itinere che avvengono nel tragitto casa-lavoro, il modello prevede diverse iniziative volte alla riduzione del rischio stradale:

  • La messa a disposizione di servizi collettivi di trasporto casa-lavoro.
  • La realizzazione di interventi di miglioramento delle infrastrutture stradali in prossimità del luogo di lavoro.
  • L'assegnazione di un peso maggiore ai corsi teorico-pratici di guida sicura.
  • L'installazione di dispositivi di sicurezza non obbligatori sui veicoli, come il blocco dell'accensione in caso di ebbrezza, i sistemi di avviso per la stanchezza del conducente e la frenata di emergenza.

Per il 2027 sono state inoltre rafforzate le voci che promuovono la salute globale dei lavoratori e la gestione integrata dei fattori di rischio professionali e dei fattori individuali legati a stili di vita non corretti e alle condizioni personali intercorrenti.
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Quando presentare la domanda per lo sconto del premio INAIL

Per poter beneficiare della riduzione del premio è necessario presentare il modulo, insieme alla documentazione probante, entro il termine del 1° marzo 2027: la scadenza ordinaria del 28 febbraio slitta infatti al giorno successivo perché cade di domenica.

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Fonte: www.inail.it

FAQ

Le linee vita installate con un impianto fotovoltaico possono beneficiare dell'OT23 se sono obbligatorie nella regione?

No, il modello OT23 indica chiaramente che l'intervento è selezionabile dalle aziende residenti nelle regioni in cui tali dispositivi non sono obbligatori.

L'intervento OT23 F-1 Tipo A può essere applicato a un lavoratore con mansioni impiegatizie?

La mansione impiegatizia non determina da sola l'esclusione. Occorre verificare che nel DVR dell'azienda sia presente, per il lavoratore interessato, il rischio di lavoro in solitario.


Martina Moretti

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