Intelligenza artificiale nelle PMI: la tecnologia non basta senza competenze e dati
L’intelligenza artificiale è già entrata nel lessico delle imprese, ma tra curiosità e trasformazione organizzativa resta una distanza rilevante. Solo l’8% delle PMI italiane dichiara progetti attivi o in sperimentazione, mentre il confronto con le grandi imprese, oltre il 70%, mostra quanto incidano dimensione e struttura. Il vero tema non è più conoscere l’AI, bensì costruire le condizioni per usarla in modo continuativo, sicuro e collegato agli obiettivi aziendali.
Le PMI rappresentano una parte decisiva del sistema produttivo, con oltre 245 mila imprese che generano il 42% del fatturato privato totale, il 38% del valore aggiunto e il 35% dell’occupazione privata. La loro maturità digitale influenza quindi la competitività del Paese, non soltanto quella delle singole aziende. Dati, automazione e capacità decisionale stanno diventando fattori con cui proteggere margini, tempi e posizionamento in mercati sempre più incerti.
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AI acquisition: interesse e adozione nelle PMI
Nel 2025 una PMI su due ha aumentato la spesa digitale, segnalando che la trasformazione è ormai una priorità riconosciuta. Tuttavia, solo il 24% investe intensamente e in modo trasversale nelle diverse aree aziendali, mentre il 22% considera il digitale marginale nel proprio settore. Questa discontinuità limita l’effetto degli investimenti, perché strumenti isolati e sperimentazioni occasionali difficilmente modificano processi, responsabilità e modelli decisionali.
L’adozione cresce soprattutto nelle medie imprese, dove la quota di progetti attivi o sperimentali raggiunge il 15%. La maggiore articolazione organizzativa favorisce gli investimenti, ma non elimina la necessità di definire priorità chiare e competenze interne. Il punto di partenza resta il fabbisogno aziendale: un progetto utile nasce da un problema misurabile, non dalla semplice disponibilità di una nuova applicazione.
Il quadro conferma e aggiorna le criticità già emerse nell’analisi Golden Group sulla digitalizzazione delle PMI italiane. Il divario non riguarda soltanto la disponibilità di software: coinvolge qualità dei dati e competenze specialistiche, capacità di integrare le tecnologie nei flussi e continuità degli investimenti. La maturità digitale è quindi un sistema, non una collezione di strumenti.
I tool pronti all’uso abbassano la soglia d’ingresso
Le applicazioni generative e le piattaforme cloud semplificano l’accesso, consentendo anche a realtà piccole di sperimentare senza sviluppare modelli proprietari. Il 19% delle PMI ha già usato o sta provando soluzioni ready-to-use, comprese licenze a pagamento. L’approccio è spesso pragmatico: classificazione dei documenti, creazione di testi, automazione di attività ricorrenti e chatbot per assistere clienti e collaboratori.
Questa facilità produce risultati rapidi, ma può creare un’illusione: utilizzare un assistente generativo non equivale ad avere una strategia di intelligenza artificiale. Il valore arriva quando il caso d’uso entra nel processo, dispone di dati affidabili e ha un responsabile capace di misurare qualità e benefici. La sperimentazione deve diventare apprendimento organizzativo, altrimenti resta un insieme di prove scollegate e difficili da governare.
L’interesse complessivo è aumentato di undici punti percentuali, includendo progetti, valutazioni, analisi esplorative e scouting tecnologico. Manifattura e logistica mostrano una spinta più vivace, perché efficienza produttiva, manutenzione e pianificazione offrono indicatori immediati. Il passaggio successivo è selezionare pochi casi prioritari, definendo obiettivi, dati necessari, rischi, responsabilità e criteri con cui decidere se estendere la soluzione.
Dove l’AI crea benefici operativi
Le imprese che hanno avviato progetti segnalano vantaggi concreti in efficienza, produttività e qualità operativa. I modelli elaborano dati storici per supportare previsioni, dalla domanda commerciale alle scorte, dalla manutenzione alla pianificazione delle consegne. La rapidità decisionale è un beneficio centrale, perché permette di intervenire prima che un’anomalia si trasformi in fermo, spreco, ritardo o perdita di servizio.
Nella produzione l’analisi in tempo reale può ridurre gli scarti, come nel caso di una media impresa dei materiali impermeabilizzanti che mappa difetti e anomalie degli impianti. Sensori IoT e algoritmi possono migliorare l’uso delle risorse, come mostra l’impresa dell’irrigazione che ha ridotto acqua e fertilizzanti fino all’80% e al 40%. Efficienza economica e sostenibilità possono così convergere, quando tecnologia e processo sono progettati insieme.
Il riconoscimento visivo apre applicazioni nella qualità e nella sicurezza: nel farmaceutico può distinguere i prodotti da mantenere o rimuovere dai lotti, riducendo errori; nelle costruzioni può riconoscere situazioni di pericolo attraverso videosorveglianza o dispositivi indossabili. L’AI non sostituisce la responsabilità umana, ma amplia la capacità di rilevare segnali. Il risultato dipende da addestramento e supervisione, oltre che dalla qualità delle immagini e delle regole operative.
Marketing e customer care sono spesso il primo laboratorio, perché i modelli generativi aiutano a produrre contenuti, personalizzare messaggi e rispondere in linguaggio naturale. I chatbot possono recuperare informazioni dai database aziendali, rendendo la relazione più tempestiva e liberando tempo dalle richieste ripetitive. La qualità dell’esperienza resta legata alle fonti: dati incompleti o procedure non aggiornate generano risposte deboli, anche quando l’interfaccia appare convincente.
Competenze: la barriera più difficile da rimuovere
Meno del 10% delle PMI ha avviato formazione strutturata sull’AI, e solo una parte segue percorsi organici e continuativi. La tecnologia corre più velocemente della preparazione organizzativa, mentre molte imprese continuano a percepire la formazione come costo rinviabile. Il 46% non prevede impatti significativi nel breve periodo, una convinzione che amplia la distanza fra attenzione mediatica e capacità concreta di decidere.
La formazione deve coinvolgere vertici, responsabili e persone operative, con obiettivi diversi ma complementari. Non basta imparare a formulare istruzioni: occorre capire limiti, dati, controlli e impatti sul lavoro. La competenza è la prima misura di sicurezza per un’adozione responsabile.
L’85% delle PMI che utilizza o sperimenta l’AI riconosce la necessità di personale altamente qualificato, ma segnala difficoltà nel reperirlo. Le grandi imprese competono con risorse maggiori per attrarre i profili migliori, mentre poche realtà piccole dispongono di figure dedicate. La risposta non può essere solo assumere specialisti: serve diffondere una capacità minima nelle funzioni aziendali e costruire collaborazioni esterne senza perdere il presidio interno.
AI acquisition: dati, competenze e governance
Il 90% delle PMI analizza i propri dati, ma spesso lo fa in modo discontinuo, con fogli di calcolo e attività manuali. La frammentazione rallenta l’analisi e indebolisce l’affidabilità, perché definizioni diverse, duplicazioni e aggiornamenti irregolari impediscono ai modelli di lavorare su una base coerente. Prima dell’algoritmo viene la disciplina informativa: proprietà dei dati, qualità, accessi e aggiornamenti devono essere comprensibili e verificabili.
Solo il 26% dispone di una figura o di un team interno che gestisca progetti e linee guida. L’assenza di policy favorisce la shadow AI, ossia l’impiego non autorizzato di applicazioni da parte dei dipendenti, con rischi per riservatezza e proprietà delle informazioni. Governare significa stabilire ruoli e limiti, individuare strumenti ammessi, dati utilizzabili, controlli umani e procedure per segnalare errori o incidenti.
Privacy, sicurezza e reputazione non sono verifiche finali, ma requisiti da considerare già nella scelta del caso d’uso. La scarsa conoscenza delle implicazioni normative aumenta l’esposizione, soprattutto quando vengono trattati dati sensibili o informazioni riservate. Una cultura condivisa riduce i comportamenti impropri, protegge l’impresa e rende più credibile l’adozione verso clienti, partner e persone coinvolte.
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Dalla sperimentazione a una PMI orientata all’AI
Il percorso richiede una visione che unisca tecnologia e organizzazione, in continuità con le sfide strategiche della trasformazione digitale europea. Qualità dei dati, formazione continua e governance devono avanzare insieme, altrimenti il progetto resta fragile. La cultura dell’innovazione completa il quadro, perché rende possibile sperimentare, misurare e correggere senza affidarsi a mode o aspettative irrealistiche.
Una PMI può iniziare con un processo circoscritto, scegliendo un problema frequente, dati disponibili e un indicatore economico o operativo. Il progetto pilota deve avere un responsabile e una soglia di successo, oltre a regole sull’uso dei dati e sulla revisione umana. Solo dopo la verifica conviene scalare, collegando la soluzione agli altri sistemi e trasferendo competenze alle persone che la useranno ogni giorno.
La formazione è il ponte tra tecnologia e valore, perché permette alle persone di interpretare informazioni, governare processi e mantenere un ruolo centrale nelle decisioni. L’AI può aumentare efficienza e aprire nuovi mercati, ma il risultato non nasce dall’acquisto di una licenza. La svolta arriva quando l’impresa costruisce capacità: dati affidabili, responsabilità chiare, competenze diffuse e una strategia che trasforma ogni sperimentazione in conoscenza riutilizzabile.
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Fonte: Agenda Digitale

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Credito d'imposta gasolio agricolo: domande AGEA fino al 30 settembre
Con le istruzioni operative AGEA n. 72/2026 la misura diventa pienamente operativa. Il documento completa il decreto ministeriale 27 luglio 2026 n. 365846 e la circolare AGEA del 31 luglio 2026 n. 64702, definendo adempimenti e tempistiche per le imprese agricole.
La domanda deve essere inviata ad AGEA entro il 30 settembre 2026. Il beneficio riguarda gli acquisti di gasolio e benzina effettuati nel periodo dal 1° marzo al 31 maggio 2026, secondo le condizioni previste dal provvedimento.
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Credito d'imposta gasolio agricolo: beneficiari e aliquota
Possono accedere le imprese agricole qualificate come agricoltori in attività, indipendentemente dalla forma giuridica adottata e dal regime contabile. Il richiedente deve rispettare i requisiti previsti dalla disciplina e documentare correttamente gli acquisti agevolati.
L’aliquota può raggiungere il 20% della spesa ammissibile. Se il valore complessivo delle richieste rimane entro le risorse stanziate, viene applicata la percentuale piena; in caso contrario AGEA ridetermina l’aliquota in modo proporzionale al plafond disponibile.
L’agevolazione concessa non può superare 50.000 euro per impresa. Il quadro normativo era stato anticipato nell’analisi del Decreto Fiscale 2026, che ha introdotto il sostegno per gli acquisti di carburante del comparto agricolo.
Fatture da allegare alla domanda
Alla richiesta deve essere allegata copia delle fatture di acquisto relative al gasolio e alla benzina del periodo agevolato. Se una fattura comprende anche beni o importi estranei al beneficio, nell’apposito campo della domanda deve essere indicata soltanto la quota effettivamente ammissibile.
- Periodo di acquisto: sono rilevanti le consegne effettuate dal 1° marzo al 31 maggio 2026.
- Importi promiscui: quando la fattura contiene altre voci, il richiedente deve isolare l’importo riferibile ai carburanti agevolati.
- Documentazione: le copie delle fatture devono essere leggibili e coerenti con i dati riportati nell’istanza telematica.
Come funziona il credito per fatture successive al 31 maggio
Sono ammissibili anche fatture emesse dopo il 31 maggio 2026, purché si riferiscano a gasolio o benzina consegnati entro tale data. Il diritto al credito sorge infatti al momento della consegna del bene, nel rispetto delle regole di fatturazione richiamate dalle istruzioni.
Quando la fattura è successiva, nel quadro B devono essere indicati i riferimenti dei documenti di trasporto. I DDT consentono di dimostrare che la consegna è avvenuta entro il periodo ammesso, anche se la fattura riepilogativa è stata emessa entro il giorno 15 del mese successivo.
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Concessione e utilizzo del credito d'imposta gasolio agricolo
Entro il 20 ottobre 2026 AGEA determina l’aliquota effettiva e l’importo riconosciuto a ciascun richiedente ammesso, pubblicando il provvedimento di concessione. Soltanto a quel punto ogni impresa conoscerà il credito effettivamente utilizzabile.
Il credito può essere utilizzato dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento esclusivamente in compensazione tramite modello F24 ed entro il 31 dicembre 2026. Non è prevista la possibilità di ripartire l’importo negli anni successivi. Il calendario ristretto rende essenziale verificare per tempo documenti e capienza fiscale.
Controlli da completare prima dell’invio
Prima di trasmettere l’istanza è utile riconciliare fatture, date di consegna, importi e DDT. Ogni valore inserito deve trovare riscontro nei documenti allegati, soprattutto in presenza di fatture cumulative o emesse dopo il termine del periodo agevolato.
- Verificare il requisito: confermare la qualifica di agricoltore in attività e gli altri requisiti richiesti.
- Ricostruire gli acquisti: separare le sole spese per gasolio e benzina ammesse dal provvedimento.
- Programmare l’utilizzo: considerare che la compensazione deve avvenire entro il 31 dicembre 2026 e non può essere rinviata agli anni successivi.
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Fonti: Istruzioni operative AGEA n. 72/2026; approfondimento Eutekne

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Bando Lombardia per lo sviluppo tecnologico delle Startup innovative: contributi fino all’80%
La Regione Lombardia ha pubblicato l’avviso attuativo destinato alle startup innovative ad alto contenuto tecnologico, approvato con decreto n. 10622 del 4 agosto 2026. L’intervento accompagna i progetti early stage nelle attività di ricerca, sviluppo, prototipazione e test.
La dotazione finanziaria ammonta a 15.637.408,95 euro e punta ad aumentare la maturità tecnologica delle soluzioni, favorendo il passaggio dal prototipo alla validazione industriale e riducendo il rischio percepito dagli investitori. L’avviso attuativo aggiorna il quadro del precedente bando Lombardia per startup innovative, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.
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Obiettivi e progetti sostenuti
I progetti devono dimostrare un percorso concreto di avanzamento tecnologico misurato attraverso il Technology Readiness Level (TRL). Le attività possono comprendere ricerca applicata, sviluppo della soluzione, realizzazione di prototipi, prove tecniche e validazione in condizioni rilevanti per il mercato.
L’obiettivo è verificare efficacia, affidabilità e scalabilità del prodotto o servizio, creando le condizioni per un successivo ingresso sul mercato o per la raccolta di capitali privati. Il progetto deve essere svolto nella sede operativa lombarda indicata nella domanda.
Il nuovo intervento integra quel quadro con date, requisiti e massimali definitivi dell’avviso attuativo.
Misura per lo sviluppo tecnologico delle Startup innovative: beneficiari
Possono partecipare le startup innovative costituite come micro o piccole imprese, iscritte nella sezione dedicata del Registro delle Imprese italiano da non più di 36 mesi, attive alla data di presentazione e in possesso degli ulteriori requisiti previsti dall’avviso.
Sono ammesse anche micro e piccole imprese costituite da non oltre 60 mesi, a condizione che la specifica soluzione tecnologica, il prodotto o il servizio oggetto del progetto presenti un livello di maturità pari o inferiore a TRL 6.
- Sede del progetto: il beneficiario deve disporre in Lombardia di una sede operativa, rilevabile dalla visura camerale, presso la quale saranno realizzate le attività.
- Stato dell’impresa: l’impresa deve risultare regolarmente costituita, iscritta e attiva al momento della domanda.
- Maturità tecnologica: per le imprese iscritte da oltre 36 e fino a 60 mesi deve essere rispettata la soglia massima di TRL 6 prevista dall’avviso.
Contributo a fondo perduto e massimali
Il sostegno è concesso come contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili. La quota restante del progetto deve essere coperta dal beneficiario, secondo le condizioni economiche e finanziarie stabilite dalla misura.
- Massimale ordinario: fino a 1.000.000 di euro per le startup innovative ammesse.
- Massimale nelle zone assistite: fino a 1.500.000 euro quando la sede operativa di realizzazione del progetto ricade nelle aree dell’Allegato D.12.c, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE.
La combinazione tra intensità dell’aiuto e dimensione del progetto richiede una pianificazione finanziaria accurata. È utile verificare anticipatamente la localizzazione della sede, la coerenza delle attività e la disponibilità delle risorse necessarie a coprire la parte non agevolata.
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Domande misura per lo sviluppo tecnologico delle Startup innovative
Le domande potranno essere presentate dalle ore 10:00 del 28 settembre 2026 fino alle ore 15:00 del 25 novembre 2026. La selezione avverrà attraverso una procedura valutativa a graduatoria e non in base al solo ordine cronologico.
La qualità del progetto, il livello di innovazione e la credibilità del percorso di sviluppo assumono quindi un ruolo centrale. La documentazione dovrà rendere chiari il punto di partenza tecnologico, i risultati attesi, le attività, le risorse e le modalità di validazione.
Per costruire un progetto competitivo può essere utile confrontare la misura con altri strumenti regionali per ricerca e innovazione in Lombardia, verificando con attenzione finalità, beneficiari e regole di cumulabilità applicabili al caso concreto.
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Fonte: Regione Lombardia

Martina Moretti
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Bando MIMIT Voucher cloud computing e cybersecurity: domande dal 10 novembre 2026
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito termini e modalità operative per presentare le domande di accesso all’incentivo dedicato all’acquisto di soluzioni cloud e strumenti per la sicurezza informatica da parte di PMI e lavoratori autonomi. La dotazione complessiva ammonta a 150 milioni di euro, finanziati attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020. Di queste risorse, 71 milioni sono riservati ai piani realizzati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La struttura generale della misura era stata anticipata nel precedente approfondimento sui 150 milioni per cloud computing e cyber security, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.
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Voucher cloud computing e cybersecurity: beneficiari
Possono presentare domanda le PMI e i lavoratori autonomi attivi su tutto il territorio nazionale, purché dispongano di una connessione internet con velocità minima in download pari a 30 Mbps al momento della richiesta.
Il progetto deve introdurre soluzioni nuove, aggiuntive oppure più avanzate e sicure rispetto a quelle già disponibili presso il richiedente. Il contributo non è quindi destinato a una mera replica degli strumenti in uso, ma a un miglioramento effettivo dell’assetto digitale e di sicurezza. Il nuovo decreto completa il quadro con il calendario dello sportello, i requisiti e le modalità operative per presentare la domanda.
Importo del contributo a fondo perduto
L’agevolazione, concessa come contributo a fondo perduto, copre il 50% delle spese ammissibili e può raggiungere un massimo di 20.000 euro. Il piano di spesa deve avere un valore non inferiore a 4.000 euro per poter accedere alla misura.
Il contributo riduce il costo degli investimenti digitali, ma lascia a carico del beneficiario la quota non coperta dall’agevolazione. La scelta delle soluzioni deve quindi essere coerente con il fabbisogno aziendale e con la capacità di sostenere la parte restante della spesa.
Hardware e software per la cybersecurity
Sono finanziabili soluzioni finalizzate alla protezione delle reti, dei dispositivi e dei dati. Il piano può includere componenti hardware e software, purché acquistati da fornitori inseriti nell’elenco ministeriale.
- Protezione della rete: firewall, firewall di nuova generazione, router, switch e dispositivi di prevenzione o rilevazione delle intrusioni.
- Sicurezza dei sistemi: antivirus, antimalware, strumenti di crittografia e software per il monitoraggio delle reti.
- Gestione degli eventi: sistemi SIEM e soluzioni per individuare, analizzare e gestire le vulnerabilità informatiche.
Servizi cloud e applicazioni SaaS
La misura ammette servizi cloud infrastrutturali e di piattaforma, tra cui macchine virtuali, storage, backup, database e altri strumenti necessari a rendere l’infrastruttura digitale più affidabile e flessibile.
- Gestione aziendale in cloud: software di contabilità, applicazioni per le risorse umane e sistemi per la produttività.
- Contenuti e commercio elettronico: strumenti per la gestione dei contenuti digitali, piattaforme e-commerce e relativi servizi applicativi.
- Rapporti con i clienti: soluzioni CRM e strumenti digitali dedicati alla gestione delle interazioni con la clientela.
Possono rientrare anche configurazione, monitoraggio e supporto continuativo, quando tali servizi risultano collegati alle soluzioni tecnologiche incluse nel piano di spesa.
Gli investimenti si collocano nel più ampio percorso di digitalizzazione delle imprese, affiancandosi ad altri voucher per tecnologie digitali avanzate con regole, percentuali e procedure autonome.
Fornitori iscritti nell’elenco MIMIT
I prodotti e i servizi devono essere acquistati esclusivamente da fornitori abilitati. Prima di definire il piano di spesa, il richiedente deve quindi controllare sia la presenza del soggetto sia l’ammissibilità della soluzione proposta.
L’elenco ufficiale consente di verificare i soggetti accreditati e può essere consultato attraverso la piattaforma dedicata ai fornitori. L’acquisto presso un operatore non iscritto rende la spesa incompatibile con il perimetro dell’incentivo.
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Voucher cloud computing e cybersecurity: come fare domanda
La fase di precompilazione sarà disponibile dal 20 ottobre 2026 attraverso la procedura informatica resa disponibile sul portale ministeriale. Le imprese e i lavoratori autonomi potranno così predisporre anticipatamente i dati e la documentazione richiesta.
Lo sportello aprirà il 10 novembre 2026 e chiuderà il 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse. La procedura telematica sarà gestita da Invitalia per conto del Ministero.
Le richieste saranno ordinate cronologicamente in base alla presentazione. La preparazione anticipata assume quindi un ruolo concreto, soprattutto considerando la possibilità che lo sportello venga chiuso prima del 20 gennaio in caso di esaurimento del plafond.
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Fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Martina Moretti
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Comunicazioni credito d’imposta per beni strumentali 4.0: proroga al 15 settembre 2026
Il decreto direttoriale del 31 luglio 2026 proroga al 15 settembre 2026 il termine per trasmettere le comunicazioni di completamento relative agli investimenti in beni materiali Transizione 4.0 ultimati entro il 30 giugno 2026.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy modifica il calendario stabilito dal decreto del 15 maggio 2025, intervenendo sulle prenotazioni effettuate nel 2025 e sul recupero delle risorse che si rendono disponibili per rinunce, riduzioni degli importi o mancati completamenti.
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Il credito d’imposta per beni strumentali 4.0: gli investimenti interessati
Il nuovo termine riguarda gli investimenti completati entro il 30 giugno 2026 per i quali le imprese hanno ottenuto la prenotazione delle risorse secondo la procedura dedicata al credito Transizione 4.0 del 2025.
La comunicazione finale deve certificare il completamento dell’investimento e chiudere l’iter amministrativo avviato con la comunicazione preventiva. Le regole originarie sulle comunicazioni Transizione 4.0 restano il quadro di riferimento, aggiornato dalla nuova scadenza.
Va chiarito però che la proroga non riapre i termini già scaduti. Per gli investimenti ultimati entro il 31 dicembre 2025, la comunicazione di completamento doveva essere presentata entro il 31 marzo 2026.
Le posizioni decadute non beneficiano di una rimessione in termini. Le imprese che non hanno rispettato la scadenza del 31 marzo non possono quindi utilizzare il nuovo termine del 15 settembre per sanare l’omissione.
Il credito d’imposta per beni strumentali 4.0: imprese in lista d’attesa
La novità coinvolge anche le imprese rimaste senza copertura nel plafond da 2,2 miliardi. Si tratta dei soggetti che avevano trasmesso una comunicazione preventiva valida, ma avevano ricevuto dal GSE l’avviso di indisponibilità delle risorse previsto dall’articolo 2, comma 9, del decreto del 15 maggio 2025.
Le somme liberate vengono riassegnate secondo l’ordine cronologico delle prenotazioni. Il recupero può derivare da investimenti non completati, rinunce presentate dalle imprese oppure importi finali inferiori rispetto a quelli comunicati in fase preventiva.
Il GSE comunicherà la nuova disponibilità dei fondi alle imprese interessate. Una volta ricevuta la comunicazione, anche questi soggetti potranno completare la procedura entro il 15 settembre 2026, nel rispetto delle indicazioni applicabili alla propria posizione.
Le tre casistiche da distinguere
- Investimenti conclusi entro giugno: le imprese con risorse prenotate e interventi ultimati entro il 30 giugno 2026 possono inviare la comunicazione di completamento entro il 15 settembre 2026.
- Investimenti conclusi nel 2025: resta fermo il termine del 31 marzo 2026 per gli interventi ultimati entro il 31 dicembre 2025; la proroga non recupera le posizioni decadute.
- Prenotazioni in lista d’attesa: le imprese devono attendere l’avviso del GSE sulla nuova disponibilità delle risorse e potranno concludere l’iter entro il 15 settembre 2026.
La corretta individuazione della propria casistica è essenziale, per questo consigliamo di consultare la nostra guida alle procedure e alle scadenze Transizione 4.0.
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Come preparare la comunicazione di completamento
Le imprese interessate devono verificare la corrispondenza tra investimento prenotato e investimento effettivamente concluso, aggiornando gli importi qualora il costo finale risulti inferiore a quello indicato nella comunicazione preventiva.
È necessario controllare la documentazione relativa all’ultimazione e alla prenotazione, nonché gli avvisi ricevuti dal GSE. Per le imprese inizialmente escluse per indisponibilità delle risorse, la comunicazione di nuova capienza costituisce il presupposto per procedere.
Il termine del 15 settembre richiede un presidio immediato della procedura. Errori nella classificazione dell’investimento o ritardi nell’invio possono compromettere la conclusione dell’iter e l’accesso alle risorse prenotate o successivamente riassegnate.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

Martina Moretti
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