AI sovrana mercati capitali integrati

AI sovrana, la crescita europea dipende anche dai capitali

L’AI europea ha bisogno di finanziamenti che accompagnino la crescita. Un recente articolo di Corriere Comunicazioni collega le scelte industriali analizzate dal World Economic Forum al problema dei capitali richiamato dalla Bce.

Il collegamento riguarda due decisioni da valutare insieme: quali capacità sviluppare e come sostenerle economicamente. Un progetto può indicare con precisione la tecnologia da realizzare e lasciare ancora aperta la questione delle risorse necessarie per portarla sul mercato. Per leggere il dibattito sull’autonomia europea, conviene partire da questo rapporto tra progetto e finanziamento, che permette di capire perché la politica industriale incontra quella dei mercati finanziari.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

AI sovrana e scelte industriali

Il World Economic Forum invita a individuare capacità da sviluppare internamente e collaborazioni da costruire con partner esteri. La filiera comprende chip, energia, dati, modelli e applicazioni: replicarla tutta entro i confini nazionali richiede risorse che pochi Paesi possiedono.

Per un’impresa, valutare le infrastrutture per cloud e intelligenza artificiale significa anche chiedersi quale capacità debba restare sotto il proprio controllo. In un ipotetico progetto, mantenere internamente le competenze sul prodotto e acquistare un servizio tecnico esterno possono essere scelte coerenti. Il criterio è motivare ciascuna scelta industriale in rapporto all’obiettivo, senza considerare la proprietà di ogni componente come un risultato in sé.

Immaginiamo un’azienda che voglia sviluppare un’applicazione AI per una specifica esigenza dei suoi clienti. Prima di decidere che cosa costruire, potrebbe individuare le caratteristiche che renderebbero utile il prodotto. Su queste concentrerebbe la valutazione delle competenze da mantenere al proprio interno. Il resto del progetto andrebbe esaminato attraverso un confronto tra alternative realizzabili, considerando anche le collaborazioni possibili.

Anche la collaborazione va descritta con precisione. Quale attività svolgerebbe il partner e quale rimarrebbe a carico dell’azienda? Quali risultati sarebbero attesi da ciascuno? Chiarire la distribuzione delle attività previste permetterebbe di costruire un piano leggibile anche per chi deve valutarne il finanziamento. Dire che un progetto è europeo, da solo, non spiega come sarà realizzato né quali risorse richiederà per raggiungere il mercato.

Perché l’AI sovrana richiede capitali

Secondo la Bce citata da Corriere Comunicazioni, gli Stati Uniti trasformano più facilmente le opportunità dell’AI in investimenti. Fra le possibili spiegazioni figurano mercati finanziari più profondi, capaci di offrire maggiori risorse per gli investimenti, e un accesso più agevole al capitale di rischio. Il problema europeo riguarda quindi anche il finanziamento dell’espansione delle imprese innovative.

Le sfide della crescita delle imprese europee vanno lette anche dal punto di vista di chi sviluppa un prodotto. Un prototipo può rispondere a una domanda tecnica; un piano di crescita deve affrontarne altre. Quali attività occorre finanziare? Per quanto tempo? Con quali risultati attesi? Dare risposte separate aiuterebbe a rendere comprensibile il fabbisogno, senza trattare ricerca e commercializzazione come un unico passaggio.

Tornando all’azienda dell’esempio, una dimostrazione del funzionamento dell’applicazione sarebbe solo uno degli elementi da presentare. Il progetto dovrebbe spiegare anche come si intende passare dalla prova all’utilizzo da parte dei clienti. Si potrebbero distinguere le attività già completate da quelle ancora da finanziare, associando a ciascuna un risultato atteso. Questa lettura per fasi del progetto renderebbe più chiaro che cosa si sta chiedendo a un potenziale finanziatore.

Occorre poi esplicitare le ipotesi ancora da verificare. Per esempio, l’impresa potrebbe separare ciò che ha già dimostrato sul funzionamento del prodotto da ciò che deve ancora verificare sulla domanda dei clienti. Il piano permetterebbe così di discutere quali prove raccogliere prima di aumentare l’impegno economico. Una valutazione trasparente delle incertezze aiuterebbe a dare un contenuto preciso alla richiesta di capitali, senza presentare come acquisiti risultati ancora attesi.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Il ruolo dell’integrazione finanziaria

Completare l’Unione dei mercati dei capitali potrebbe, nella lettura della Bce, avvicinare risparmio europeo e innovazione, sostenendo le aziende nelle diverse fasi di sviluppo. È una prospettiva di riforma, non l’annuncio di un incentivo richiedibile.

Per chi investe nell’intelligenza artificiale in azienda, il criterio da portare nel dibattito è concreto: valutare una politica anche dalla sua capacità di accompagnare progetti validi oltre la sperimentazione. Per giudicarla, occorre distinguere risorse annunciate e capitali accessibili e osservare quali imprese riescono effettivamente a utilizzarli.

Occorre quindi individuare dove si interrompe il percorso di un progetto promettente. Se la difficoltà riguarda una capacità tecnica ancora mancante, la discussione dovrebbe concentrarsi su quel problema. Se riguarda il finanziamento di attività già definite, occorrerebbe esaminare le condizioni alle quali reperire le risorse. Identificare il passaggio critico permetterebbe di valutare con maggiore precisione quale intervento serve, evitando di attribuire ogni difficoltà alla stessa causa.

Per l’azienda, il dibattito europeo può diventare l’occasione per rileggere il proprio programma di investimento. È utile rendere esplicita la relazione tra risorse e risultati: quale fase si può avviare con i mezzi disponibili e quale dipende ancora da finanziamenti da ottenere. Un piano così costruito consentirebbe di valutare nuove opportunità quando diventano concrete, mantenendo riconoscibili gli obiettivi industriali che quelle risorse dovrebbero sostenere.

Hai un’impresa e cerchi contributi per il tuo business? Compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata con i nostri esperti!


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Sovranità digitale europea e AI

Sovranità digitale europea e AI: il punto è poter scegliere

Investire nell’intelligenza artificiale significa anche decidere chi controlla la tecnologia. Una recente analisi pubblicata sul Corriere della Sera lega la sovranità dell’Europa alla possibilità di governare infrastrutture dalle quali dipendono imprese e servizi pubblici. Per le imprese, una domanda da portare in questo dibattito riguarda la qualità delle scelte disponibili: come valutare una tecnologia prima di introdurla e come verificare che continui a rispondere alle proprie esigenze.

Per un imprenditore, il termine sovranità può sembrare lontano dalle decisioni quotidiane. Diventa più concreto se lo si traduce in una domanda: quanto spazio resta per scegliere quando una tecnologia entra nel lavoro aziendale? Valutare un investimento dovrebbe includere questa libertà di scelta nel tempo. La soluzione adatta oggi potrebbe dover essere sostituita domani, per esigenze diverse o perché il servizio non risponde più alle attese.

Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Gli investimenti per la sovranità digitale europea

Un modo per discutere gli investimenti europei nell’AI è partire dagli utilizzatori. Immaginiamo una piccola impresa che voglia provare un servizio per migliorare una specifica attività. Per scegliere, avrebbe bisogno di comprendere che cosa può ottenere e quali risorse deve impegnare. La valutazione dell’offerta dal lato dell’impresa parte da questo rapporto. Sarebbe un criterio utile anche per esaminare le iniziative rivolte a favorire l’accesso alla tecnologia.

Per chi programma un investimento aziendale, conta anche distinguere gli annunci dalle iniziative già accessibili. Un annuncio sulle infrastrutture europee per cloud e AI non può ancora diventare una voce del piano finanziario. Prima di considerare un sostegno pubblico occorre identificare condizioni e destinatari concreti. Confondere il dibattito politico con un’opportunità già accessibile significa costruire il progetto su risorse incerte.

Per valutare gli investimenti europei, occorre tenere separate due domande. La prima riguarda la quantità di risorse necessarie; la seconda, il risultato che quelle risorse dovrebbero produrre. Un investimento va discusso anche attraverso obiettivi comprensibili e verificabili: quale esigenza intende soddisfare, per quali utilizzatori e con quali criteri si potrà giudicare il suo esito. Una cifra, per quanto rilevante, lascia aperte queste domande.

Sovranità digitale europea e controllo delle risorse

Quando si tratta di discutere il controllo delle risorse, sarebbe utile considerare che cosa un’impresa sa della soluzione scelta. Riesce a spiegare quali attività vuole affidarle e quali risultati si aspetta? Ha individuato gli aspetti da verificare prima dell’acquisto? Questa chiarezza sulle condizioni d’impiego darebbe un contenuto preciso alla decisione, permettendo di confrontare le alternative sulla base delle stesse esigenze.

Tra le sfide delle imprese europee c’è la possibilità di cambiare soluzione. Si immagini un’azienda che riceve un’offerta migliore, ma non sa come trasferire il lavoro già svolto al nuovo fornitore. Il risparmio promesso diventa difficile da valutare. Per questo, la libertà di uscire da un servizio andrebbe considerata già quando si sceglie di acquistarlo.

Nel caso ipotetico, proponiamo una prova circoscritta. Prima di affidare al servizio una parte importante dell’attività, l’azienda potrebbe chiedere di verificare come recuperare il materiale utilizzato. Il confronto tra le offerte comprenderebbe così il costo dell’intero percorso, dall’avvio all’eventuale sostituzione. Sarebbe un modo per dare un significato operativo alla scelta del fornitore, invece di fermarsi alla presentazione delle sue funzionalità.

Questa prova andrebbe discussa con chi dovrà usare il servizio. Per esempio, si potrebbe chiedere al personale coinvolto quali attività sarebbero da ricostruire nel passaggio a una soluzione diversa. Le risposte aiuterebbero a distinguere gli aspetti già chiariti da quelli ancora incerti. Una decisione motivata e documentata sarebbe più utile di un giudizio generico sull’affidabilità della tecnologia, perché renderebbe visibili le condizioni alle quali l’impresa è disposta ad adottarla.

Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Che cosa dovrebbe cambiare per le PMI

Per favorire l’adozione dell’AI nelle PMI, sarebbe certamente utile valutare gli investimenti anche attraverso l’esperienza delle aziende piccole. Riescono a confrontare le offerte e a sperimentare il servizio? Sanno a chi rivolgersi quando qualcosa non funziona? Sono domande utili per discutere l’impiego delle risorse pubbliche dal punto di vista di chi dovrà usare la tecnologia.

Un criterio utile potrebbe essere seguire un progetto aziendale dall’esigenza iniziale alla prova del servizio. Occorre osservare quali informazioni servono per scegliere e quali passaggi richiedono assistenza. L’obiettivo è capire se un’impresa riesce a valutare un uso concreto dell’AI prima di impegnare risorse consistenti. Un percorso comprensibile permetterebbe anche di rinunciare a una soluzione inadatta: una scelta consapevole può essere un risultato utile quanto un acquisto.

La stessa chiarezza dovrebbe riguardare la comunicazione degli interventi pubblici. È utile presentare separatamente quanto è stato proposto, quanto è stato deciso e quanto è effettivamente utilizzabile. Per l’impresa, ciascuna fase richiede una valutazione diversa: seguire un orientamento politico, esaminare una decisione oppure verificare le condizioni di accesso. Distinguere le fasi dell’intervento aiuterebbe a programmare senza attribuire agli annunci effetti che devono ancora essere definiti e resi operativi.

Hai un’impresa e cerchi contributi per il tuo business? Compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata con i nostri esperti!


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Brevetti+ Marchi+ Disegni+ 2026

Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026: domande dal 25 novembre

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emanato i bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ per il 2026 e fissato le date per presentare le domande. Il decreto direttoriale del 28 settembre 2026 dà seguito alla programmazione delle risorse destinate alle piccole e medie imprese per la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale. La prima apertura è quella di Brevetti+, prevista per il 25 novembre 2026 alle ore 12:00.

Lo stanziamento per Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2026 ammonta complessivamente a 32 milioni di euro: 20 milioni per i brevetti, 10 milioni per disegni e modelli e 2 milioni per i marchi. Con i nuovi bandi sono ora definite le date di apertura delle tre misure, distribuite tra novembre e dicembre.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Quali spese sostengono i bandi Brevetti+

Brevetti+ dispone di 20 milioni di euro e sostiene la valorizzazione economica dei brevetti delle micro, piccole e medie imprese. L’agevolazione consiste in contributi a fondo perduto per l’acquisto di servizi specialistici collegati allo sviluppo e alla valorizzazione dei brevetti.

Le spese ammissibili comprendono servizi per:

  • progettazione, ingegnerizzazione e industrializzazione;
  • organizzazione e sviluppo;
  • attività di tutela dei brevetti;

Sostegno a disegni e modelli

Disegni+ mette a disposizione 10 milioni di euro per valorizzare disegni e modelli delle PMI con sede in Italia. Il sostegno è concesso nella forma di contributi in conto capitale per l’acquisto di servizi specialistici esterni destinati alla messa in produzione e alla commercializzazione.

Tra i servizi ammissibili rientrano:

  • realizzazione di prototipi e stampi;
  • consulenze tecniche;
  • certificazioni di prodotto o di sostenibilità ambientale;
  • business plan e piani di marketing;

Tutela dei marchi all’estero

Marchi+ ha una dotazione di 2 milioni di euro e supporta le micro, piccole e medie imprese nella tutela dei marchi all’estero, attraverso contributi in conto capitale. Sono previste due linee di intervento:

  • misura A, per la registrazione presso l’EUIPO;
  • misura B, per la registrazione internazionale presso l’OMPI;

Sono ammissibili le spese di progettazione e deposito, le ricerche di anteriorità, l’assistenza legale e le relative tasse di registrazione.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Quando presentare le domande

Le domande potranno essere inviate dalle date di apertura previste per ciascun bando:

  • Brevetti+: dalle ore 12:00 del 25 novembre 2026;
  • Marchi+: dalle ore 12:00 del 3 dicembre 2026;
  • Disegni+: dalle ore 12:00 del 17 dicembre 2026;

Hai un’impresa in Italia e cerchi contributi per il tuo business? Compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata con i nostri esperti.

Fonte: MIMIT


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Calcolo Iperammortamento S.a.s. esempio

Calcolo dell'Iperammortamento per una S.a.s.: esempio con due soci

In una società in accomandita semplice, il beneficio fiscale dell'Iperammortamento dipende dal reddito imponibile dei soci e dalla quota di reddito loro attribuita. Non si ottiene quindi applicando automaticamente l'aliquota IRES del 24% alla maggiorazione del costo. La nostra guida all'Iperammortamento 2026 illustra il meccanismo generale e presenta un esempio riferito a una società soggetta a IRES; per una S.a.s. occorre invece verificare l'effetto della deduzione sull'IRPEF di ciascun socio.

Nel nostro esempio consideriamo un macchinario dal costo di 100.000 euro, una maggiorazione del 180%, dieci anni di ammortamento e due soci con quote paritarie. I redditi ipotizzati servono a mostrare il calcolo: il risparmio effettivo cambia se cambiano quote, redditi o aliquote applicabili.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Calcolo Iperammortamento: dalla spesa alla deduzione

Sul costo di 100.000 euro, la maggiorazione del 180% produce una deduzione aggiuntiva complessiva di 180.000 euro. Il costo fiscalmente maggiorato del nostro esempio è quindi pari a 280.000 euro, ma la parte extra rispetto al costo ordinario è di 180.000 euro.

Distribuendo la maggiorazione su dieci anni di ammortamento, la società ottiene una deduzione extra di 18.000 euro all'anno. Con due soci che partecipano ciascuno per il 50%, la quota considerata sarebbe di 9.000 euro annui per socio. La deduzione ordinaria del costo del bene resta distinta da questa maggiorazione.

Perché conta il reddito dei soci

Per la S.a.s. il vantaggio fiscale va determinato socio per socio. Le aliquote IRPEF 2026 sono tre: 23% per il reddito fino a 28.000 euro, 33% per la fascia oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Una deduzione può ridurre reddito soggetto a più scaglioni, perciò l'aliquota marginale iniziale non si applica necessariamente a tutta la quota dedotta.

Nel caso da noi ipotizzato, il socio A ha un reddito imponibile di 60.000 euro prima dell'agevolazione. La deduzione extra di 9.000 euro lo porta a 51.000 euro: l'intero importo riduce reddito collocato nello scaglione del 43%. Il risparmio IRPEF annuo è quindi 3.870 euro, dato da 9.000 euro per il 43%.

Il socio B parte invece da un reddito imponibile di 35.000 euro. Dopo la deduzione di 9.000 euro, il reddito scende a 26.000 euro. Dei 9.000 euro dedotti, 7.000 euro riducono reddito tassato al 33% e 2.000 euro reddito tassato al 23%. Il risparmio annuo è quindi 2.770 euro: 2.310 euro più 460 euro.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Il risultato dell'esempio

Sommando i due risparmi annui, il beneficio fiscale aggiuntivo nell'ipotesi illustrata è di 6.640 euro all'anno. Se redditi, quote e aliquote rimanessero costanti per tutti i dieci anni, il totale sarebbe di 66.400 euro: 38.700 euro per il socio A e 27.700 euro per il socio B. Il totale decennale è una proiezione costruita sulle stesse condizioni dell'esempio, non una percentuale fissa garantita a ogni S.a.s.

La quota ordinaria di ammortamento, pari nell'esempio a 10.000 euro annui sul costo storico del bene, resta separata dalla deduzione extra. Il relativo effetto fiscale non è incluso nei 66.400 euro indicati per la sola maggiorazione. Per stimare il vantaggio di un'impresa concreta occorrono quindi almeno le quote di partecipazione dei soci e i loro redditi imponibili previsti negli anni interessati.

La differenza rispetto all'esempio IRES è sostanziale: un'aliquota unica consente di calcolare un risparmio teorico uniforme sulla quota dedotta, mentre l'IRPEF progressiva richiede di verificare quali fasce di reddito vengono effettivamente ridotte. Quando la deduzione attraversa più scaglioni, come per il socio B, il calcolo deve essere diviso tra le rispettive aliquote.

Hai un'impresa in Italia e cerchi contributi per il tuo business? Compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata con i nostri esperti.


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Fondo per la crescita sostenibile

Fondo per la crescita sostenibile: come sostiene gli investimenti delle imprese

Il Fondo per la crescita sostenibile è uno degli strumenti con cui il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sostiene la competitività del sistema produttivo. Finanzia programmi e progetti di rilievo strategico, dalla ricerca industriale al rafforzamento delle attività produttive, attraverso interventi con obiettivi e destinatari definiti.

L’interesse per il Fondo accompagna anche le nuove risorse destinate all’innovazione: i 631,02 milioni di euro per gli Accordi per l’innovazione automotive sostengono la ricerca nella filiera della mobilità. Nel Mezzogiorno, lo stanziamento per ricerca e sviluppo comprende 280 milioni di euro di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. Il sostegno alla ricerca si affianca, nelle finalità generali del Fondo, al rafforzamento delle attività produttive e alla promozione della presenza delle imprese sui mercati internazionali.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Cos’è il Fondo per la crescita sostenibile

Il Fondo per la crescita sostenibile, indicato anche con la sigla FCS, nasce dalla riforma degli incentivi del 2012 e sostituisce il precedente Fondo per l’innovazione tecnologica. Il decreto dell’8 marzo 2013 ne ha definito le priorità, le forme di intervento e le intensità massime di aiuto.

La sua finalità è sostenere programmi capaci di produrre un impatto significativo sulla competitività nazionale. Il rilievo del progetto dipende dai risultati che può generare per il sistema produttivo, anche quando l’investimento è localizzato in una sola regione. Crescita degli investimenti, avanzamento tecnologico e sviluppo dei territori sono quindi elementi centrali nella logica del Fondo.

Alla base del sostegno pubblico c’è il principio dell’effetto incentivante: favorire attività che le imprese, senza l’agevolazione, non realizzerebbero oppure svolgerebbero su scala inferiore o in tempi più lunghi. Le risorse servono così ad accelerare e ampliare programmi di interesse economico e produttivo, in raccordo con gli obiettivi di sviluppo europei.

Quali interventi sostiene

Un primo ambito riguarda la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. L’obiettivo è promuovere avanzamenti tecnologici che portino a nuovi prodotti, processi o servizi, oppure al miglioramento di quelli esistenti. Rientra in questa finalità anche il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca delle imprese. Le iniziative possono coinvolgere più soggetti, con collaborazioni organizzate intorno a un progetto comune.

La dimensione territoriale trova applicazione in interventi come Scoperta imprenditoriale II, dedicata alla ricerca e allo sviluppo nel Mezzogiorno. Il legame tra innovazione e crescita dei territori consente di orientare il sostegno verso esigenze produttive specifiche.

Un secondo ambito è il rafforzamento della struttura produttiva. Il Fondo interviene sulla capacità delle imprese di innovare e competere, sul riutilizzo degli impianti e sulla riqualificazione delle aree in crisi industriale. Tra gli obiettivi rientra anche il potenziamento della base produttiva nei territori in ritardo di sviluppo. Gli incentivi per le PMI della filiera moda rappresentano un’applicazione recente del sostegno a programmi di sviluppo settoriali.

Il quadro comprende inoltre l’internazionalizzazione delle imprese e l’attrazione di investimenti esteri. Le finalità individuate includono lo sviluppo di modelli distributivi sui mercati internazionali, piattaforme di commercio elettronico e franchising per le PMI, tutela del Made in Italy e partecipazione a fiere e gare internazionali. Queste azioni si raccordano con l’attività dell’Agenzia ICE.

Completano l’articolazione i progetti speciali per aree tecnologiche e produttive strategiche. Possono riunire più interventi, anche di natura amministrativa, come la semplificazione normativa, con l’obiettivo di riqualificare le attività economiche e creare o salvaguardare occupazione.

Come funziona il Fondo per la crescita sostenibile

Gli obiettivi generali vengono tradotti in bandi e direttive ministeriali. È attraverso questi provvedimenti che il Fondo assume una configurazione operativa: vengono assegnate le risorse, individuati i beneficiari e definiti i programmi finanziabili. Gli interventi possono quindi concentrarsi su una tecnologia, un settore produttivo o una determinata esigenza di sviluppo.

Il finanziamento agevolato è la forma di sostegno prevista nel quadro generale del Fondo. L’articolazione degli aiuti può comprendere anche contributi, secondo la disciplina e le fonti finanziarie del singolo intervento. Per l’impresa, la composizione dell’agevolazione determina sia le somme da rimborsare sia l’eventuale quota riconosciuta a copertura delle spese.

Ogni misura stabilisce la forma e l’intensità dell’aiuto, nel rispetto dei limiti europei applicabili. Anche le soglie di investimento e le categorie di spesa vengono definite dai provvedimenti attuativi. La dotazione disponibile è riferita all’intervento finanziato: la programmazione del Fondo si realizza attraverso queste destinazioni delle risorse.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Come si accede alle agevolazioni

Il percorso di accesso parte dall’intervento pertinente al progetto dell’impresa. Il relativo bando o provvedimento individua i requisiti dei beneficiari, le condizioni di ammissibilità, le spese riconoscibili e i termini per presentare la domanda. Stabilisce inoltre i criteri di valutazione e le modalità di concessione ed erogazione.

Per gli interventi che la utilizzano, la piattaforma del Fondo gestita da Mediocredito Centrale permette l’accesso all’area riservata. Il portale prevede la registrazione degli utenti e presenta anche l’accesso tramite SPID. Le operazioni da svolgere e la documentazione da trasmettere seguono le istruzioni della misura per cui viene richiesta l’agevolazione.

Le modalità di concessione ed erogazione definiscono anche le fasi successive all’approvazione del progetto. Il Ministero monitora gli interventi e ne valuta l’efficacia rispetto agli obiettivi fissati. Il sostegno alle singole imprese viene così esaminato anche per il suo contributo allo sviluppo del sistema produttivo.

Hai un'impresa e cerchi contributi per il tuo business? Compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata con i nostri esperti!

Fonti: MIMIT, scheda Fondo per la crescita sostenibile e decreto 8 marzo 2013.


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Privacy Preference Center

Scarica la brochure

"*" indica i campi obbligatori

COME OTTENERE FINANZIAMENTI