Scoperta imprenditoriale II: come funziona la nuova misura per ricerca e nel Mezzogiorno
Una misura operativa porta oltre 505 milioni di euro dentro i programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese del Mezzogiorno. Il decreto direttoriale del 6 agosto 2026 fissa il calendario: la piattaforma consentirà di predisporre la documentazione dal 24 settembre, mentre lo sportello per l’invio delle istanze aprirà alle ore 10:00 del 7 ottobre 2026.
Il passaggio decisivo consiste nel superamento della fase preliminare. Lo stanziamento per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, già delineato con il decreto ministeriale del 19 maggio, dispone ora di termini, modalità e accesso alla piattaforma del Fondo per la crescita sostenibile.
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Scoperta imprenditoriale II: progetti strutturati nel Mezzogiorno
La dotazione complessiva ammonta precisamente a 505.801.524,89 euro. Le risorse finanziano programmi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, territori qualificati dal provvedimento come regioni meno sviluppate e chiamati a ospitare attività progettuali con una dimensione economica compresa tra 1 e 5 milioni di euro.
L’ampiezza finanziaria disponibile non coincide con un sostegno indistinto. I programmi devono produrre un significativo avanzamento tecnologico e riguardare la realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure un notevole miglioramento di quelli esistenti. La misura colloca quindi l’innovazione dentro un itinerario verificabile, nel quale la ricerca industriale deve trovare continuità nello sviluppo sperimentale.
La Strategia nazionale come riferimento, non come confine
La cornice tecnologica è offerta dalle aree tematiche e dalle traiettorie della Strategia nazionale di specializzazione intelligente. I progetti devono sviluppare tecnologie abilitanti fondamentali coerenti con quella mappa oppure individuare percorsi tecnologici e applicativi capaci di alimentarne l’evoluzione.
Il tratto distintivo di Scoperta imprenditoriale II risiede proprio in questa apertura. La coerenza con la Strategia resta una via centrale, ma non esclude iniziative collocate in altre aree tematiche, quando siano in grado di contribuire al processo di scoperta imprenditoriale e al conseguente adattamento della stessa SNSI.
L’obiettivo industriale finale non è fermarsi alla produzione di conoscenza. Il progetto deve organizzare ricerca e sperimentazione intorno a un risultato nuovo o sostanzialmente migliorato, mantenendo il collegamento tra traiettoria tecnologica, attività previste e ricaduta sul prodotto, sul processo o sul servizio interessato.
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Chi può partecipare alla misura Scoperta imprenditoriale II
La platea comprende imprese di qualsiasi dimensione che, al momento della domanda, abbiano almeno due bilanci approvati e svolgano attività industriali, agroindustriali o artigiane. Possono presentare progetti anche i Centri di ricerca, secondo i requisiti e le configurazioni definite dal decreto.
Alcuni soggetti partecipano esclusivamente come co-proponenti di un progetto congiunto. In questa posizione rientrano gli Organismi di ricerca, le imprese agricole e le imprese di servizi all’industria, che devono affiancare i soggetti indicati dal provvedimento come beneficiari principali.
La riserva destinata alle PMI
Una quota rilevante pari al 60% delle risorse è riservata ai progetti proposti da PMI e reti di imprese. Nei programmi congiunti che intendono accedere alla riserva, tutti i proponenti devono appartenere alla categoria delle PMI, fatta eccezione per gli Organismi di ricerca, oppure il progetto deve essere realizzato mediante un contratto di rete.
Dentro questa riserva opera una sottoriserva pari al 25%, destinata alle micro e piccole imprese. La struttura del plafond riconosce così uno spazio specifico alle realtà di minori dimensioni, senza escludere programmi con una composizione più ampia quando rispettano le condizioni collaborative stabilite.
La collaborazione diventa parte del progetto
Il modello collaborativo è un requisito dell’intervento, non un elemento accessorio. La nuova edizione prosegue l’impostazione del precedente intervento Scoperta imprenditoriale, ma definisce due modalità alternative attraverso le quali costruire e documentare la cooperazione.
Il progetto realizzato congiuntamente
La prima configurazione ammette un massimo di tre soggetti proponenti, compresa l’impresa capofila. Nel gruppo deve essere presente almeno una micro, piccola o media impresa e ciascun partecipante deve sostenere almeno il 10% dei costi complessivamente ammissibili.
Il rapporto tra partner deve essere formalizzato attraverso un contratto di rete o un’altra forma contrattuale di collaborazione. Questa architettura rende riconoscibili ruoli, attività e quote di costo, evitando che la pluralità dei soggetti resti una semplice dichiarazione priva di un effettivo riparto progettuale.
La PMI con collaborazioni esterne
La seconda alternativa riguarda un progetto presentato da una micro, piccola o media impresa oppure da una piccola impresa a media capitalizzazione. Il programma deve prevedere la partecipazione di uno o più soggetti esterni e indipendenti dall’impresa proponente.
Il contributo dei soggetti esterni può assumere la forma di servizi di ricerca, consulenza alla ricerca e sviluppo oppure ricerca contrattuale. Il valore di queste attività deve essere almeno pari al 10% dei costi complessivi ammissibili del progetto, soglia che rende la collaborazione misurabile sul piano economico.
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Dimensione, durata e avvio delle attività
Ogni programma presentato deve collocarsi tra un minimo di 1 milione e un massimo di 5 milioni di euro di spese e costi ammissibili. La forchetta delimita progetti di dimensione significativa, ma conserva uno spazio operativo per aggregazioni e imprese con strutture diverse.
La durata progettuale non può essere inferiore a 18 mesi né superiore a 36 mesi. L’avvio delle attività deve essere successivo alla data di presentazione della domanda e deve comunque avvenire entro tre mesi dalla concessione delle agevolazioni.
Il vincolo temporale impone di coordinare la preparazione tecnica con quella finanziaria. Il progetto non può risultare già avviato al momento dell’istanza, mentre la concessione fa decorrere un termine preciso entro cui trasformare il piano approvato in attività operative.
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Incentivi Scoperta imprenditoriale II: i contributi concessi
Le agevolazioni combinano due componenti della finanza agevolata per gli investimenti aziendali: un finanziamento a condizioni favorevoli e un contributo diretto alla spesa a fondo perduto. Il loro concorso consente di sostenere sia la copertura finanziaria del programma sia una parte dei costi con una componente non rimborsabile.
Il finanziamento agevolato copre una percentuale nominale pari al 40% dei costi e delle spese ammissibili. Il tasso applicato è ridotto dell’80% e la durata può arrivare fino a otto anni, secondo le condizioni definite dai provvedimenti attuativi.
Le percentuali del contributo diretto a fondo perduto
La quota non rimborsabile varia in base alla dimensione aziendale. Il contributo a fondo perduto raggiunge il 40% per le piccole imprese, il 35% per le medie e il 30% per le grandi, nei limiti delle intensità massime e delle soglie di notifica previste dal regolamento GBER.
Gli Organismi di ricerca ricevono esclusivamente un contributo diretto alla spesa. La percentuale nominale è pari al 60% dei costi ammissibili riferiti alla ricerca industriale e al 40% di quelli sostenuti per lo sviluppo sperimentale.
La diversa articolazione riflette la natura dei partecipanti e delle attività svolte. Per le imprese opera la combinazione tra finanziamento e contributo; per gli Organismi di ricerca il sostegno assume soltanto la seconda forma e distingue le intensità tra ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Il principio DNSH entra nella progettazione
I costi sostenuti devono risultare coerenti con il principio DNSH. La conformità non può essere separata dalla costruzione del programma: attività, tecnologie e spese devono essere organizzate tenendo conto del vincolo secondo cui l’intervento non deve arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.
La qualità documentale diventa quindi parte della qualità progettuale. Il piano deve tenere insieme finalità di ricerca, avanzamento tecnologico, struttura collaborativa, sostenibilità dei costi e rispetto delle condizioni applicabili, senza scollamenti tra la descrizione tecnica e il quadro economico.
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Scoperta imprenditoriale II: come fare domanda
La precompilazione inizierà il 24 settembre 2026 sul sito del soggetto gestore, attraverso la procedura dedicata del Fondo per la crescita sostenibile. Questa fase consente di predisporre la domanda e la documentazione allegata prima dell’apertura formale dello sportello.
L’invio sarà possibile dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026. Le imprese potranno presentare le istanze anche in forma congiunta, utilizzando la piattaforma indicata dal Ministero per le proposte progettuali relative al decreto del 19 maggio 2026.
Le richieste generali di chiarimento possono essere orientate dalle FAQ pubblicate dal Ministero. Le fonti indicano inoltre indirizzi distinti per le informazioni sulla presentazione, sull’attuazione e rendicontazione e per i quesiti di natura normativa, mentre non sono previste risposte su casi specifici attraverso il canale FAQ.
Come preparare un progetto coerente prima dello sportello
La finestra disponibile prima del 7 ottobre deve essere utilizzata per verificare l’ammissibilità dei soggetti, la composizione del partenariato e la distribuzione dei costi. Nei programmi congiunti assumono rilievo il limite di tre proponenti, la presenza di almeno una PMI e la quota minima del 10% a carico di ciascun partecipante.
La traiettoria tecnologica deve essere descritta con la stessa precisione del piano finanziario. La coerenza con la SNSI, oppure la capacità di alimentarne l’evoluzione attraverso nuove direttrici, deve emergere dal rapporto tra obiettivi, tecnologie abilitanti, attività di ricerca e risultati attesi.
Il calendario impone infine una preparazione ordinata: documentazione disponibile dal 24 settembre, domanda trasmissibile dal 7 ottobre, attività avviabili soltanto dopo la presentazione e comunque entro tre mesi dalla concessione. Ogni passaggio deve trovare riscontro nel cronoprogramma del progetto.
Fonte: MIMIT
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
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