Costruire il futuro delle imprese nell’era della 5.0: la finanza agevolata come architetto della crescita
In Europa da qualche anno sta fervendo il dibattito sul paradigma 5.0 e sulle sue implicazioni, con visioni molto diversificati. Semplificando il dibattito, due sono le principali. La prima vede il paradigma 5.0 come superamento del precedente della 4.0 perché non compiutamente recepito dall’industria europea nella sua radicalità; la seconda, condivisa anche dalla Commissione europea, come continuità fra i due paradigmi. In questa visione si integra ciò che è stato acquisito dalla 4.0 ovvero l’introduzione dell’ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), come “moltiplicatore di produttività”[1] nei processi produttivi, con l’elemento ambientale ed umano. Si parla di 4.0 allargata alla sostenibilità ed al benessere del lavoratore.
Come è stata prevista una misura in Italia per favorire l’adozione del paradigma della 4.0 cosi ne è stata pensata una specifica per la 5.0 la cui gestazione è stata non breve, l’iter di accesso è non banale ed è pensato per le aziende che operano già in logica 4.0. Tuttavia, consegnare a questa normativa il potere assoluto di ridurre gli ostacoli alla competitività per favorire lo sviluppo del tessuto imprenditoriale è alquanto azzardato. Ci sono diversi bandi che possono intervenire a potenziare o accelerare la crescita, intervenendo su aspetti che, ricerche sugli impatti della 4.0, hanno messo in luce. Essendo un paradigma di continuità è infatti fondamentale capitalizzare ciò che è merso dalla misura della 4.0.
Il paradigma 5.0 in continuità con l’Industria 4.0
L’individuazione di queste analisi, non è stato un compito semplice perché, pur trattandosi di finanza pubblicata, manca un osservatorio ministeriale di politica industriale che permetta di raccogliere facilmente studi sugli impatti previsionali che a consuntivo. È stata fatta una ricerca in rete utilizzando parole chiave e sono stati individuati circa una decina di studi/articoli.
In primo luogo sono dimostrabili gli impatti positivo della 4.0 come misura di politica industriale. Questa infatti ha permesso alle aziende di fare investimenti che diversamente non avrebbero fatto. Secondo i dati Osservatorio MceSpe: il 63% degli imprenditori, settore manifatturiero, non avrebbe investito – o lo avrebbe fatto in misura minore – senza gli incentivi. Grazie a questi investimenti, gli imprenditori hanno riscontrato un miglioramento della produttività (44%) della loro azienda, della strumentazione tecnologica (35%) e, più in generale, un miglioramento delle condizioni di lavoro (25%). L’effetto positivo degli incentivi 4.0 apre la strada al Piano Transizione 5.0. Un terzo degli imprenditori è intenzionato ad avvalersi della nuova misura: ad oggi, infatti, più dell’80% delle imprese è pronto ad innovarsi anche in tema transizione energetica.
Secondo Federmacchine, dal 2015 al 2019 l’acquisto di macchine è balzato a 98 miliardi, registrando una crescita del 59%. Questo stimolo della domanda, in un momento in cui la fase di globalizzazione conosciuta nel primo quindicennio del secolo sembra essersi arrestata[2] è stato probabilmente un effetto indiretto molto funzionale.
L’approccio delle imprese alla 5.0: cosa dicono le indagini di settore
Oltre a questi dati, dalle indagini analizzate sono emerse evidenze importanti che devono essere considerate dalle aziende che vogliono mantenersi competitive sul mercato affrontando questo nuovo paradigma. Quanto emerso può essere così sintetizzato:
- ruolo delle medie e grandi imprese, esportatrici (propensione all’export superiore al 30%) e connesse al mondo della ricerca che hanno fatto da apripista e influenzato la catena di fornitura;
- minor diffusione di pratiche di adozione di tecnologie da parte delle Pmi probabilmente per il fatto che “In Italia è meno diffuso tra le piccole imprese il ricorso a pratiche manageriali e organizzative ‘complesse’ (correlazione diretta fra dimensione e forme di organizzazione aziendale);
- inesistenza dell’effetto “proprietà familiare”, pur essendo rilevante il fenomeno, (i 2/3 delle imprese italiane hanno un management familiare) sull’adozione della 4.0 (Unioncamere 2018[3] e Istituto Tagliacarne 2021[4]);
- rilevanza dell’innovation manager per l’investimento nell’Industria 4.0[5]; le aziende, per ottenere un vantaggio competitivo, hanno bisogno di professionisti che combinino capacità organizzative e competenze digitali, diversamente permane una bassa consapevolezza di questo nuovo paradigma;
- grado di informatizzazione medio basso nelle Pmi (23% vs media 44%) soprattutto manifatturiere[6] (lo studio si è focalizzato sul comprendere quanto le aziende manifatturiere italiane fossero pronte per essere coinvolte concretamente nel percorso “Industria 4.0”. I due elementi che determinano il posizionamento sono la dimensione aziendale e il livello di informatizzazione) non uniforme nemmeno all’interno delle aziende (non tutte le funzioni aziendali sono adeguatamente coinvolte in questa trasformazione);
- correlazione fra l’adozione di tecnologie 4.0 e il livello di istruzione dei dipendenti e del management[7], aspetto già evidenziato nel 2018 dall’INAPP[8] (più un’azienda impiega dipendenti in possesso di laurea più intenso sarà l’uso di tecnologie 4.0)
Queste tematiche (dimensione aziendale, informatizzazione, qualità del management e formazione della manodopera) comuni all’Industria 4.0 rappresentano le sfide poste al sistema produttivo di cui Lelio De Michelis della LUISS[9] aveva accennato ancora prima dell’adozione del paradigma 5.0.
Le sfide del sistema produttivo nell’era 5.0
Ogni imprenditore dovrebbe fare una autoanalisi per capire rispetto alla propria traiettoria di sviluppo se e come intervenire per superare:
- la mancanza di alfabetizzazione digitale;
- le proprie “carenze organizzative e manageriali”;
- la “scarsa propensione all’innovazione”;
- la “scarsa propensione all’export.
Come accennato sopra, ci sono diversi bandi che possono essere presi in considerazione per affrontare le sfide.

Se le aziende hanno chiare le proprie traiettorie di sviluppo, le priorità e la loro situazione economico-finanziario, è più facile valutare su quale ambito (digitalizzazione/sicurezza/sostenibilità/innovazione) focalizzare l’attenzione e su che tipologia di contributo: fondo perduto, credito d’imposta, finanziamento agevolato o contributo in conto interesse. Lo scopo della finanza agevolata è principalmente quello di ridurre gli ostacoli alla competitività, permettendo alle aziende di fare investimenti che diversamente non farebbero o farebbero in un tempo più lungo, perdendo opportunità di sviluppo.
Se l’impresa ha una strategia combinata di sviluppo, la dimensione aziendale non gioca un ruolo decisivo. L’Istat, nell’ultimo rapporto sulla competitività del sistema produttivo, rileva che indipendentemente dalla dimensione aziendale se l’impresa agisce su più ambiti (formazione, sostenibilità, ricerca e sviluppo, ICT), la produttività aumenta. Questi sono anche gli ambiti sui quali il governo ha previsto importanti risorse. Si stima che saranno disponibili circa 40 miliardi all’anno. Non resta che utilizzare al meglio quanto la nuova programmazione e il Pnrr mettono a disposizione delle imprese. Sfruttandoli al meglio, l’Italia potrà migliorare il suo posizionamento in termini di innovazione. Nel periodo 2015-2022, la posizione del nostro paese nell’indice di innovazione all’Interno della UE-27 migliora (da sedicesimo a quindicesimo) anche se resta inferiore alla media.
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[1] “Les TIC et la croissance économique” -Panorama des Industries des entprises et des pays del’OCDE- 2003
[2] Interessante a questo proposito il saggio di Pensa, Romano e Traù: “Esaurimento di un paradigma produttivo: (neo) regionalismo, slowdown della domanda estera, rallentamento produttivo della manifattura mondiale apparso su Economia Italiana 2/2020.
[3] M.Pini: “Family management and Industry 4.0: Different effects in different geographical areas? An analysis of the less developed regions in Italy”-pubblicato su JEMI (Journal of Entrepreunership, Management and Innovation) n.3-2019
[4] M.Pini-F. Di Sebastiano: “Family Management, Digitalizzazione e Skill Manageriali”. Istituto Tagliacarne 15/10/2021.
[5] M.Pini-F. Di Sebastiano: “Family Management, Digitalizzazione e Skill Manageriali”. Istituto Tagliacarne 15/10/2021.
[6] Zheng, T., Ardolino, M., Bacchetti, A., Perona, M. and Zanardini, M. (2020), “The impacts of Industry 4.0: a descriptive survey in the Italian manufacturing sector”, Journal of Manufacturing Technology Management, Vol. 31 No. 5, pp. 1085-1115. https://doi.org/10.1108/JMTM-08-2018-0269
[7] A.Gasparre, L.Beltrametti, L.Persico (2020) “Industry 4.0 and Digital Innovation in Manufacturing: State of the Art Technology and Future Prospects in the Italian Mechanical Engineering Sector” PIJ/Volume 6 – Issue 2/2021
[8] Cirillo, V., Fanti, L., Mina, A., and Ricci, A. (2020), Digitizing firms: skills, work organization and the adoption of new enabling technologies, INAPP Working Paper n. 53, http://oa.inapp.org/xmlui/handle/123456789/730.
[9] L.Demichelis “Industria 5.0, come farla per bene: dieci casi aziendali per capire come funziona” su Industria Italiana del 27 Novembre 2022

Alessia Bernardi
Alessia Bernardi, business designer e consulente nell’ambito della finanza agevolata, è oggi a capo della Direzione Tecnica di Golden Group Spa. Assieme a più di 50 collaboratori, si occupa del reperimento di finanziamenti e contributi volti a favorire lo sviluppo di nuovi progetti di business.
Il suo obiettivo è quello di far comprendere a decision maker e aziende quanto sia fondamentale fare cultura della finanza agevolata come asset strategico e funzione aziendale in grado di incentivare gli investimenti e generare dunque differenziale competitivo.
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