Come funziona il regime de minimis per i settori di pesca e acquacoltura
Il regime de minimis rappresenta uno strumento fondamentale per le imprese dei settori della pesca e dell’acquacoltura, consentendo l’accesso ad aiuti di Stato di modesta entità senza le complessità delle procedure di notifica ordinaria. È infatti una sorta di “soglia di tolleranza”, entro la quale gli aiuti finanziari concessi alle imprese sono considerati di importo così modesto da non falsare la concorrenza all’interno del mercato unico europeo.
In altre parole il regime de minimis per i settori di pesca e acquacoltura permette alle aziende di ricevere sovvenzioni e contributi senza dover sottostare alla complessa trafila delle notifiche preventive alla Commissione Europea, richieste invece per gli aiuti di Stato di maggiore entità. Queste imprese hanno quindi la possibilità di accedere a fondi con una burocrazia semplificata e tempi più rapidi. Un vantaggio non da poco, specialmente in un settore così dinamico e competitivo.
Il 4 ottobre 2023, la Commissione Europea ha apportato significative modifiche a questo regime, intervenendo su aspetti cruciali quali i massimali degli aiuti, l’ambito di applicazione e le deroghe per le regioni ultraperiferiche. Il regolamento, così come modificato, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2029. Questa estensione temporale offre un orizzonte di stabilità alle imprese del settore, consentendo loro di pianificare gli investimenti con maggiore certezza.
Regime de minimis per pesca e acquacoltura: cos’è cambiato con l’aggiornamento 2023
Fino ottobre 2023, il regime de minimis sulla pesca (Regolamento (UE) 2022/2514) stabiliva che un’impresa potesse ricevere aiuti fino a un massimo di 30.000 euro nell’arco di tre anni. Questo limite, tuttavia, si applicava indistintamente sia alla produzione primaria che alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici.
La Commissione Europea, dopo un’attenta revisione e consultazione con gli Stati membri e i portatori di interesse, ha deciso di apportare alcune modifiche sostanziali, entrate in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Vediamo nel dettaglio quali sono questi cambiamenti:
- Il tetto massimo degli aiuti de minimis per impresa è stato innalzato a 40.000 euro su tre anni. Attenzione, però: questo aumento è subordinato all’istituzione di un registro nazionale centrale, uno strumento che permette di monitorare gli aiuti concessi e garantire il rispetto dei limiti.
- Una delle novità più significative riguarda la delimitazione del campo di applicazione. Mentre prima il regolamento de minimis sulla pesca copriva l’intera filiera, ora si applica esclusivamente alla produzione primaria di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. In altre parole, le attività di trasformazione e commercializzazione di tali prodotti sono state spostate sotto l’ombrello del regolamento de minimis generale, che prevede un massimale ben più elevato.
- Ogni Stato membro ha un proprio “tetto” massimo di aiuti de minimis che può concedere complessivamente. A ottobre 2023 questi massimali nazionali sono stati rideterminati, tenendo conto dei dati più recenti relativi alla sola produzione primaria.
- Per tenere conto delle peculiarità delle aree geografiche ultraperiferiche dell’UE, sono state introdotte alcune eccezioni. In particolare, sono state autorizzate operazioni che, in altre zone, sarebbero escluse dal campo di applicazione del regolamento de minimis sulla pesca.
La ratio dietro a queste modifiche è duplice. Da un lato, si è voluto semplificare il quadro normativo, distinguendo nettamente tra produzione primaria e fasi successive della filiera. Dall’altro, si è cercato di venire incontro alle esigenze specifiche delle regioni ultraperiferiche, riconoscendone le difficoltà strutturali.
Massimali e calcolo: come funziona il regime de minimis per la pesca e l’acquacoltura
Come abbiamo visto, il massimale per impresa è di 40.000 euro nell’arco di tre anni. Ma come si calcola questo periodo? E cosa succede se un’impresa riceve più aiuti de minimis da diverse fonti?
Innanzitutto, è importante chiarire che il periodo di tre anni è “mobile”. Significa che, ogni volta che viene concesso un nuovo aiuto, si deve verificare se, nei tre anni precedenti, sono stati erogati altri aiuti de minimis e, in caso affermativo, sommarli per controllare di non aver superato il limite.
Il registro nazionale centrale gioca un ruolo cruciale in questo processo. Permette infatti di tenere traccia di tutti gli aiuti concessi, evitando il rischio di cumuli eccessivi e garantendo una maggiore trasparenza.
Per quanto riguarda i massimali nazionali, il loro calcolo è piuttosto complesso e si basa su dati statistici relativi al valore della produzione primaria di ciascun Stato membro.
Ambiti di applicazione del regime de minimis per la pesca e l’acquacoltura
La distinzione tra produzione primaria e fasi successive è un punto chiave del nuovo regolamento. Ma cosa si intende esattamente per produzione primaria? In linea di massima, si fa riferimento alle attività di pesca, allevamento e raccolta di prodotti ittici, prima di qualsiasi trasformazione.
Le imprese che si occupano di trasformazione (ad esempio, la lavorazione del pesce per la produzione di conserve) o di commercializzazione (la vendita all’ingrosso o al dettaglio) non rientrano più nel regolamento de minimis specifico per la pesca, ma in quello generale. Questo cambiamento ha implicazioni significative, in quanto il regolamento generale prevede un massimale di aiuto molto più alto (attualmente 300.000 euro su tre anni, come stabilito dal Regolamento (UE) 2023/2831 della Commissione del 13 dicembre 2023).
Le deroghe speciali per le regioni ultraperiferiche dell’UE
Le regioni ultraperiferiche dell’Unione Europea (ad esempio, le isole Canarie, Guadalupa, Martinica, ecc.) godono di un regime speciale, in virtù delle loro particolari condizioni geografiche, economiche e sociali. In base all’articolo 349 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), queste regioni possono beneficiare di deroghe alle norme comuni, al fine di favorire il loro sviluppo e l’integrazione nel mercato interno.
Nel contesto del regolamento de minimis sulla pesca, questo si traduce nella possibilità di concedere aiuti per operazioni che, altrove, sarebbero escluse. Ad esempio, possono essere ammessi aiuti per l’ammodernamento di piccole imbarcazioni locali, anche se superano determinate dimensioni o capacità di pesca.
In conclusione, il regime de minimis per la pesca e l’acquacoltura è uno strumento prezioso per sostenere le piccole e medie imprese del settore, semplificando l’accesso ai contributi e riducendo gli oneri burocratici.
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
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