Resto al Sud 2.0: guida ai contributi per le imprese del Sud Italia
L’attesa per il nuovo bando Resto al Sud 2.0 è finalmente terminata. Introdotta ufficialmente dall’articolo 18 del Decreto-Legge n. 60 del 7 maggio 2024 (noto come Decreto Coesione), e successivamente convertita in legge (n. 95/2024), la misura è ora pienamente operativa.
Per chi si chiede quando esce Resto al Sud 2.0, iniziamo con il chiarire che il bando è già aperto. La data ufficiale per l’apertura dello sportello telematico è stata fissata per il 15 ottobre 2025, contestualmente alla chiusura della precedente misura Resto al Sud. Trattandosi di una procedura a sportello, le domande sono valutate in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse disponibili (356,4 milioni di euro). Non è prevista una data di chiusura prefissata: la tempestività e la completezza della domanda sono i fattori decisivi per accedere alle agevolazioni.
Cos’è Resto al Sud 2.0
Ma cos’è esattamente Resto al Sud 2.0? Resto al Sud 2.0 è il nuovo programma di incentivi, gestito da Invitalia, concepito per sostenere la creazione di nuove iniziative imprenditoriali, libero-professionali e di lavoro autonomo nei territori del Mezzogiorno. Stiamo parlando quindi dell’incentivo nazionale per l’autoimpiego giovanile nelle regioni del Sud, che dispone di una dotazione finanziaria di 356,4 milioni di euro destinata al sostegno di otto regioni. L’obiettivo principale del bando Resto al Sud 2.0 è stimolare l’economia locale e l’occupazione giovanile, offrendo un supporto concreto e tangibile per trasformare un’idea di business in un’attività strutturata e operativa. La misura eroga esclusivamente contributi a fondo perduto: un voucher di avvio fino a 50.000 € e un contributo fino al 75% per programmi di investimento fino a 200.000 €.
Il programma si distingue per un modello di intervento ibrido, basato esclusivamente su contributi a fondo perduto. La sua architettura finanziaria è stata disegnata per accompagnare le nuove imprese in due momenti distinti ma complementari:
- la fase di avvio, attraverso un voucher per le spese iniziali;
- la fase di consolidamento, con un contributo a fondo perduto per la realizzazione di programmi di investimento più strutturati.
Questo approccio è integrato da un percorso di affiancamento post-approvazione, che fornisce un supporto gestionale e tecnico.
Cosa cambia rispetto alla misura precedente (Resto al Sud)
Questa nuova edizione presenta differenze sostanziali rispetto alla precedente misura “Resto al Sud“:
- Struttura dell’agevolazione:la versione classica di Resto al Sud prevedeva un mix di contributo a fondo perduto (50%) e finanziamento a tasso zero (50%). Resto al Sud 2.0 elimina completamente la componente del prestito da rimborsare, offrendo un’agevolazione composta al 100% da contributi a fondo perduto (voucher e contributo sugli investimenti).
- Requisiti anagrafici:Mentre la misura precedente era stata progressivamente estesa a soggetti fino ai 55 anni di età, il nuovo bando Resto al Sud 2.0 si focalizza su una platea più specifica e giovane, rivolgendosi esclusivamente a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni non compiuti.
- Tipologia di supporto:la nuova versione rafforza e rende più centrale il percorso di affiancamento, strutturando un tutoring tecnico e gestionale obbligatorio che trasforma l’incentivo in un vero e proprio ecosistema di supporto integrato, e non solo in un’erogazione finanziaria.
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Resto al Sud 2.0: i requisiti per ottenere le agevolazioni
Ma quali sono i requisiti per partecipare alla misura Resto al Sud 2.0? L’incentivo è rivolto ai giovani tra i 18 anni già compiuti e i 35 anni non ancora compiuti in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
- Sono inoccupati, inattivi o disoccupati;
- Sono disoccupati iscritti al Programma GOL(Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori);
- Sono lavoratori “working poor”, con un reddito da lavoro dipendente o autonomo che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del TUIR.
Le iniziative economiche, per essere ammissibili, possono essere avviate nel mese di presentazione della domanda oppure in quello immediatamente precedente, a condizione che risultino inattive alla medesima data. Le forme giuridiche ammesse per le nuove attività sono: impresa individuale, società (in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, cooperativa), lavoro autonomo, libera professione e società tra professionisti.
In quali regioni si applica Resto al Sud 2.0?
Resto al Sud 2.0 è attivo in otto regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le iniziative economiche agevolabili devono avere sede operativa in uno di questi territori. Non sono ammissibili progetti localizzati nelle regioni del Centro-Nord, né nelle province autonome di Trento e Bolzano. Per bandi complementari dedicati al Sud, vedi la nostra guida agli incentivi per le imprese culturali del Mezzogiorno.
Come funziona Resto al Sud 2.0: i dettagli delle agevolazioni
Il pacchetto di aiuti Resto al Sud 2.0 è disegnato per sostenere le nuove imprese su due fronti, vi sono infatti voucher di avvio a fondo perduto e contributi a fondo perduto per investimenti.
- Voucher di avvio a fondo perduto fino a 40.000 euro. L’importo può essere elevato a 50.000 euro richiedendo una maggiorazione di 10.000 euro. Tale maggiorazione è concessa se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
- Almeno il 20% delle spese ammesseè destinato all’acquisto di beni strumentali (materiali o immateriali) o servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure finalizzati ad assicurare la sostenibilità ambientale o il risparmio energetico.
- Vengono acquisite consulenze tecnico-specialistiche da Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, per un importo non inferiore al 50% della maggiorazione stessa (quindi almeno 5.000 euro), finalizzate a progettazione di soluzioni innovative, sviluppo di prototipi o acquisizione di certificazioni ambientali/energetiche.
- Contributo a fondo perduto per investimenti:
- Fino al 75%per programmi di investimento fino a 120.000 euro.
- Fino al 70%per investimenti tra 120.000 e 200.000 euro.
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Spese ammissibili per gli incentivi Resto al Sud 2.0
La corretta pianificazione delle spese è un passaggio cruciale per una candidatura di successo. Le agevolazioni contemplate da Resto al Sud 2.0 possono coprire:
- Opere edili(ristrutturazione e manutenzione straordinaria), nel limite del 50% delle spese ammesse e solo per lo strumento “contributo per programmi di investimento”.
- Macchinari, impianti e attrezzaturenuovi di fabbrica.
- Programmi informatici, software, licenze d’usoe servizi ICT.
- Immobilizzazioni immateriali(brevetti, marchi, sviluppo di portali web).
- Consulenze tecnico-specialisticheprestate da ETS iscritti al RUNTS.
Spese escluse dal bando Resto al Sud 2.0
Non sono ammissibili i costi relativi a:
- Acquisto di terreni e immobili.
- Consulenze legali, fiscali, tributarie o per la preparazione della domanda.
- Materie prime, semilavorati, personale, utenze e locazioni.
- Beni acquisiti tramite leasing o da fornitori collegati all’impresa proponente.
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Come presentare domanda per Resto al Sud 2.0 tramite Invitalia
La presentazione della domanda per Resto al Sud 2.0 2026 è un processo interamente digitale gestito dalla piattaforma Invitalia Resto al Sud 2.0. La procedura è “a sportello”: le domande vengono esaminate entro 90 giorni in base all’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili. Per inviare la domanda sono necessari SPID/CNS/CIE, firma digitale e una PEC.
La modulistica per la domanda Resto al Sud 2.0 2026
La documentazione da preparare è dettagliata e si differenzia a seconda dello strumento richiesto (voucher o contributo). I documenti chiave includono:
- Fac-simile della Domandagenerato dalla piattaforma.
- Allegati specifici:
- Per il Voucher: la “Descrizione iniziativa economica”.
- Per il Contributo: il “Piano di Impresa”.
- DSAN (Dichiarazioni Sostitutive): una serie di moduli obbligatori per attestare il possesso dei requisiti soggettivi e dell’iniziativa, le dichiarazioni antiriciclaggio, quelle relative al casellario giudiziale e, per le cooperative, una DSAN specifica.
- Altri documenti: documento di riconoscimento, Atto costitutivo/statuto (per le società) o certificato di Partita IVA.
Il percorso di tutoring per i progetti ammessi
Le iniziative ammesse alle agevolazioni Resto al Sud 2.0 accedono a un tutoring di supporto tecnico obbligatorio, erogato da Invitalia e articolato in quattro incontri. Entro 30 giorni dal provvedimento di ammissione, è necessario inviare la documentazione propedeutica, che include: attestazione del versamento di almeno il 10% dell’importo concesso su un conto corrente dedicato, titolo di disponibilità della sede operativa (es. contratto di locazione) e attestati/qualifiche necessari per l’esercizio dell’attività.
Gli incontri sono così strutturati:
- Primo incontro (da remoto):ha l’obiettivo di approfondire il piano d’impresa, attestare la consapevolezza sugli aspetti dell’attività e illustrare gli adempimenti, gli obblighi contrattuali e le possibili cause di revoca.
- Secondo incontro (entro 6 mesi):finalizzato a verificare lo stato di realizzazione dell’attività e a individuare i fabbisogni di affiancamento gestionale.
- Terzo incontro (presso la sede):si tiene al completamento degli investimenti per assistere nella predisposizione della documentazione di rendicontazione e verificare l’installazione dei beni.
- Quarto incontro (dopo 12 mesi):serve ad accertare la continuità dell’iniziativa economica dopo il completamento delle erogazioni.
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Come sfruttare Resto al Sud 2.0 per la tua impresa
Resto al Sud 2.0 rappresenta un’opportunità unica per dare vita al tuo progetto imprenditoriale con un supporto finanziario solido. La natura competitiva della procedura a sportello richiede una preparazione impeccabile.
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Domande Frequenti (FAQ) su Resto al Sud 2.0 2026
Cos’è Resto al Sud 2.0?
Resto al Sud 2.0 è un incentivo del governo italiano che offre supporto finanziario, tramite contributi a fondo perduto, per la creazione di nuove attività imprenditoriali e professionali nel Sud Italia da parte di giovani tra i 18 e 35 anni.
Qual è la dotazione finanziaria di Resto al Sud 2.0?
La dotazione finanziaria stanziata per la misura è di 356,4 milioni di euro. Poiché le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di presentazione, l’accesso ai fondi è possibile fino al completo esaurimento delle risorse disponibili.
Quando apre Resto al Sud 2.0?
Lo sportello per la presentazione delle domande è aperto dal 15 ottobre 2025 e la procedura avviene esclusivamente online tramite la piattaforma di Invitalia.
Quali sono i requisiti principali per accedere?
Per accedere a Resto al Sud 2.0 è necessario avere un’età compresa tra 18 e 35 anni non compiuti e trovarsi in una condizione di inattività, inoccupazione, disoccupazione, oppure essere iscritti al programma GOL o rientrare nella categoria dei “working poor”.
I requisiti devono essere posseduti da tutti i soci o solo da alcuni?
Nel bando Resto al Sud 2.0 non è obbligatorio che tutti i soci abbiano i requisiti soggettivi. È invece necessario che l’amministrazione e il controllo della società siano in mano a soggetti con requisiti, sia al momento dell’avvio dell’iniziativa economica sia nei tre anni successivi alla conclusione del progetto. Nello specifico, i giovani in possesso dei requisiti devono detenere il 50% più un euro delle quote sociali e costituire la maggioranza dell’organo di governance. La compagine può comprendere anche soci senza requisiti o soggetti giuridici, che saranno però considerati “senza requisiti” ai fini della misura.
L’iniziativa economica deve essere già avviata al momento della domanda?
L’iniziativa economica deve essere avviata nel mese di presentazione della domanda oppure in quello immediatamente precedente e deve risultare inattiva alla data di presentazione. Per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali l’avvio coincide con l’apertura della partita IVA; per le imprese individuali o societarie coincide con l’iscrizione al Registro delle Imprese. “Inattiva” significa che la partita IVA non deve essere movimentata, salvo spese di modesta entità strettamente connesse alla costituzione dell’impresa o alla tempestiva realizzazione dell’iniziativa. Non sono dunque ammesse iniziative già operative da prima del mese precedente la domanda.
L’apertura del conto corrente vincolato o dedicato è obbligatoria per accedere alle agevolazioni?
No, l’apertura del conto non è un requisito obbligatorio per presentare la domanda per Resto al Sud 2.0. È possibile inviare la candidatura anche senza aver aperto un conto corrente. Tuttavia, la scelta di aprire un conto corrente vincolato presso una banca convenzionata è una delle condizioni che dà diritto a una premialità (punteggio aggiuntivo) in fase di valutazione. Dopo l’eventuale ammissione, sarà comunque necessario disporre di un conto dedicato al progetto per la gestione dei fondi.
Come si presenta la domanda di Resto al Sud 2.0?
La domanda si presenta esclusivamente online accedendo all’area personale sul sito di Invitalia. Dopo aver compilato i campi richiesti, la piattaforma genera un file che deve essere firmato digitalmente dal titolare o dal legale rappresentante e caricato nuovamente insieme alla documentazione richiesta, disponibile nella sezione Modulistica. Non è previsto l’invio di documenti cartacei né di raccomandate: la procedura è interamente digitale. La domanda e gli allegati devono essere compilati in ogni parte, pena la decadenza della domanda stessa. Resto al Sud 2.0 opera come procedura a sportello, senza scadenza prefissata.
Chi deve firmare digitalmente la domanda?
La firma digitale della domanda di accesso alle agevolazioni di Resto al Sud 2.0 deve essere apposta dal titolare o dal legale rappresentante dell’iniziativa economica. La compilazione dei campi può essere effettuata anche da delegati individuati in fase di registrazione della proposta, ma l’invio finale resta in capo al titolare o al rappresentante legale. Senza la firma digitale del soggetto corretto la domanda non è valida e viene respinta.
Quale indirizzo PEC devo utilizzare per la domanda?
È obbligatorio disporre di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) attivo, al quale Invitalia invierà tutte le comunicazioni relative alla domanda e al successivo iter. Per le iniziative di tipo imprenditoriale (ditta individuale, società) deve essere utilizzato l’indirizzo PEC comunicato alla Camera di Commercio, iscritto nel Registro delle Imprese. Per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali, occorre indicare un indirizzo PEC attivo personale.
Posso presentare più domande contemporaneamente?
No, lo stesso soggetto non può presentare più domande simultanee nell’ambito del Progetto Integrato Autoimpiego, a prescindere dal possesso o meno dei requisiti. Il divieto vale sia per il titolare sia per i soci delle iniziative economiche proposte: se una persona partecipa a una domanda, non può figurare contestualmente in un’altra domanda di Resto al Sud 2.0.
Se la mia domanda non viene approvata posso presentarne un’altra?
Sì, nel caso di rigetto della prima domanda è possibile presentarne una nuova. In questa seconda domanda, tutti i requisiti soggettivi e oggettivi vengono verificati alla data di presentazione della nuova istanza, con un’eccezione importante: il requisito relativo alla data di costituzione o formalizzazione dell’iniziativa economica viene valutato con riferimento alla data della prima domanda. È diverso il caso della rinuncia prima dell’esito della valutazione: la ripresentazione a seguito di rinuncia è trattata come “prima domanda” e tutti i requisiti sono verificati ex novo alla nuova data di invio.
Come si ottengono le “premialità” in fase di valutazione?
Si ottengono punteggi aggiuntivi partecipando ai corsi di formazione dell’ENM, utilizzando un conto corrente vincolato convenzionato, o avendo nella compagine soci di minoranza con almeno cinque anni di esperienza nel settore.
Per quanto tempo i beni finanziati sono vincolati all’attività?
I beni acquistati con il contributo di Resto al Sud 2.0 sono soggetti a un vincolo triennale: non possono essere trasferiti fuori dalla sede aziendale, alienati o destinati a usi diversi per i 3 anni successivi al completamento del programma di spesa. Il vincolo riguarda macchinari, attrezzature, impianti e qualsiasi altro bene agevolato. La violazione di questo obbligo può comportare la revoca parziale o totale delle agevolazioni.
Posso acquistare beni usati con il contributo di Resto al Sud 2.0?
No, tutti i beni acquistati con il contributo devono essere nuovi di fabbrica. Il divieto di acquisto di beni usati è assoluto e riguarda macchinari, impianti, attrezzature, arredi, hardware e qualunque altra voce di spesa agevolabile. Non sono ammessi né beni di seconda mano acquistati da privati, né da rivenditori specializzati, né ricondizionati. La ragione è legata alla finalità di sostegno all’avvio di nuove iniziative imprenditoriali: il contributo deve tradursi in investimenti produttivi freschi, tracciabili e documentabili con fatture di fornitori autorizzati alla commercializzazione di prodotti nuovi.
La partecipazione ai corsi ENM è obbligatoria?
No, non è un requisito obbligatorio per presentare la domanda di Resto al Sud 2.0, ma conferisce una premialità in fase di valutazione, aumentando le possibilità di successo.
Qual è la differenza tra conto corrente vincolato e dedicato?
Il conto vincolato, aperto presso banche convenzionate, dà diritto a premialità. Il conto dedicato è un qualsiasi conto corrente intestato all’impresa e destinato al progetto, ma non conferisce punteggi aggiuntivi. La scelta influisce anche sulle modalità di erogazione.
Come si ottiene la maggiorazione di 10.000 euro prevista per il voucher?
La maggiorazione va richiesta esplicitamente in domanda e viene concessa se almeno il 20% delle spese riguarda beni/servizi innovativi/green, oppure se si acquistano consulenze specialistiche da ETS per almeno 5.000 euro.
È possibile richiedere consulenze specialistiche non erogate da ETS?
Sì. Consulenze fornite da soggetti diversi dagli ETS, se capitalizzabili e funzionali a processi innovativi, possono essere inserite in altre categorie di spesa come “Programmi informatici” o “Immobilizzazioni immateriali”.
In caso di voucher, il totale delle spese previste può essere inferiore al contributo richiesto?
No. Nella misura Resto al Sud 2.0 il totale delle spese indicate nel piano non può mai essere inferiore all’importo del contributo richiesto, inclusa l’eventuale maggiorazione.
Come si richiede la maggiorazione di 10.000 euro sul voucher?
La maggiorazione fino a 10.000 euro deve essere richiesta espressamente in sede di presentazione della domanda, compilando i campi dedicati sulla piattaforma. In caso di beni o servizi innovativi o ecosostenibili, nella sezione “Spese per la maggiorazione” del menu a tendina associato alla specifica voce di spesa si deve cancellare “Non applicabile” e selezionare “Beni e servizi innovativi”. Per le consulenze erogate da ETS iscritti al RUNTS, occorre compilare la categoria di spesa dedicata e selezionare “Consulenze ETS” al posto di “Non applicabile”. Il dettaglio operativo è descritto nella Guida alla presentazione della domanda di Resto al Sud 2.0 pubblicata da Invitalia.
Il piano di spesa può superare l’importo del voucher richiesto?
Sì, le spese che eccedono il contributo richiesto possono essere valorizzate nell’apposita sezione della domanda, dimostrando la copertura finanziaria con mezzi propri.
Sono ammissibili le spese sostenute prima di presentare la domanda?
No. Il progetto deve essere avviato successivamente alla presentazione della domanda. Sono considerate ammissibili soltanto le spese documentate da titoli (fatture, contratti, ricevute) con data posteriore alla presentazione della domanda di agevolazione.
Sono finanziabili le opere edili e in che percentuale?
Sì, le opere edili sono ammissibili nell’ambito del contributo per programmi di investimento di Resto al Sud 2.0, entro il limite massimo del 50% del programma di spesa ammesso. Devono riguardare l’adeguamento della sede aziendale alle esigenze produttive o organizzative dell’attività proposta. Rientrano tra le opere edili ammissibili anche gli interventi di separazione degli spazi interni o la creazione di nuovi vani tramite pareti in cartongesso o pareti mobili ancorate al suolo. Le opere edili non sono invece finanziabili nell’ambito del voucher di avvio, che copre esclusivamente le spese iniziali per l’avvio dell’attività.
È consentito l’acquisto di prefabbricati?
Sì, con limitazioni. Sono ammissibili pagode, spazi prefabbricati e strutture modulari purché di dimensioni contenute, destinati ad attività stagionali (quindi smontabili con ripristino dei luoghi) oppure realizzati all’aperto (per esempio spogliatoi per centri sportivi). Queste spese rientrano nella macro-categoria di impianti, macchinari e attrezzature e non sono classificate come opere edili. L’ammissibilità resta subordinata alla coerenza con l’attività proposta e alla documentazione che ne attesti il carattere non permanente e la funzione strumentale al progetto imprenditoriale.
È consentito l’acquisto di automezzi o imbarcazioni con il contributo?
Sì, ma solo quando strettamente necessari alla produzione dei beni o all’erogazione dei servizi previsti dal progetto. Esempi ammissibili sono veicoli per imprese edili, attività di pulizia, ristorazione ambulante. Per le imbarcazioni sono ammesse derive, piccoli natanti, tavole windsurf e imbarcazioni utilizzate per noleggio, charter, scuole di vela o tour in barca. Non sono ammessi automezzi destinati ad attività consulenziali o libero-professionali, né mezzi utilizzabili in modo promiscuo per scopi diversi dall’attività agevolata. La necessità operativa deve essere documentata nel piano di spesa.
Posso acquistare un impianto fotovoltaico con il contributo?
Sì, ma a condizioni precise. L’impianto fotovoltaico è ammissibile tra le spese di impianti, macchinari e attrezzature se strettamente funzionale al miglioramento dell’efficienza energetica della sede aziendale e a uso esclusivo dell’iniziativa agevolata. È inoltre necessario che il piano di spesa preveda anche altre voci direttamente collegate al core business dell’attività: se il progetto consiste esclusivamente nell’acquisto dell’impianto, la domanda sarà rigettata. In altre parole, il fotovoltaico può accompagnare un investimento produttivo più ampio, ma non può esserne l’unico oggetto.
L’IVA è ammessa tra le spese agevolabili?
Sì, ma solo nei casi in cui non sia recuperabile ai sensi della normativa nazionale. Questo significa che l’IVA è ammissibile per quelle iniziative economiche o per quei soggetti che non hanno diritto alla detrazione dell’imposta (ad esempio, alcune attività in regime forfetario o esenti). Per le imprese in regime ordinario, che possono detrarre l’IVA in dichiarazione, l’imposta non è agevolabile e non può essere inclusa nel piano di spesa di Resto al Sud 2.0.
Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
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