Innovazione nelle PMI

Innovazione nelle PMI: le opportunità dell’Open Innovation per le imprese italiane

Il terzo Workshop dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, tenutosi il 5 marzo 2026, ha restituito una fotografia articolata del rapporto tra piccole e medie imprese italiane e innovazione aperta. I dati presentati confermano un paradosso: mentre la pressione competitiva impone di innovare, la maggior parte delle PMI non ha ancora adottato strumenti strutturati per farlo. Eppure le opportunità esistono, a patto di conoscere le dinamiche che governano le collaborazioni efficaci.
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Lo scenario dell’innovazione in Europa e in Italia

Secondo l’Innovation Index della Commissione Europea (2025), il continente fatica a tenere il passo dei leader globali dell’innovazione. L’Europa ha registrato un miglioramento inferiore rispetto ai grandi competitor internazionali, e l’Italia si colloca al quattordicesimo posto nella classifica continentale, rientrando nel gruppo degli “Innovatori moderati”. Non una bocciatura, ma nemmeno un risultato che possa rassicurare il tessuto produttivo nazionale.

I punti di forza del sistema italiano risiedono nella produttività delle risorse, nei depositi di domande per disegni industriali e nelle co-pubblicazioni scientifiche pubblico-private. Sul versante opposto, pesano la bassa quota di popolazione con istruzione terziaria, la spesa contenuta in ricerca e sviluppo da parte delle imprese e la scarsa mobilità lavorativa delle risorse umane.

Dal 2018 si registrano miglioramenti significativi nell’adozione del cloud computing, nella collaborazione tra PMI per finalità innovative e nell’accesso a Internet ad alta velocità. I progressi più recenti, dal 2024, riguardano le PMI che introducono innovazioni di processo e di prodotto, oltre all’aumento degli occupati in imprese che innovano. Tuttavia, persistono peggioramenti nelle spese per innovazione non legate alla ricerca e sviluppo, nella formazione continua e nelle spese in innovazione per persona occupata.

La crisi dei modelli tradizionali di innovazione

Le cifre illustrate durante il Workshop tratteggiano uno scenario in cui l’immobilismo equivale a un rischio esistenziale. La vita media di un’azienda presente nell’indice S&P è scesa da sessantasette anni nel 1920 a quindici-sedici anni oggi. Le proiezioni indicano che nei prossimi dieci anni il 40% delle società attualmente nello S&P scomparirà dalla lista. Il dato storico è altrettanto eloquente: delle cinquecento maggiori aziende al mondo nel 1955 (tra cui nomi come Kodak, Polaroid, Lehman Brothers, Nokia) l’88% non figurava più nella classifica Fortune 500 nelle rilevazioni successive.

Questi numeri segnalano che nessuna impresa, indipendentemente dalla dimensione, può considerarsi al riparo dal cambiamento. Per le PMI italiane, che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale, la sfida è duplice: innovare con risorse limitate e individuare modelli sostenibili per farlo. La risposta, secondo i ricercatori del Politecnico di Milano, passa dall’Open Innovation.

Che cos’è l’Open Innovation e perché interessa le PMI

Il concetto di Open Innovation, formulato da Henry Chesbrough nel 2003, definisce l’uso intenzionale di flussi di conoscenza in entrata e in uscita per accelerare l’innovazione interna e ampliare i mercati per l’utilizzo esterno dell’innovazione stessa. In termini pratici, significa che un’impresa non deve necessariamente sviluppare tutto al proprio interno, ma può attingere a competenze esterne (startup, università, centri di ricerca) e, al contempo, valorizzare le proprie idee rendendole disponibili ad altri attori. Per chi desidera approfondire il quadro degli strumenti a disposizione delle imprese che investono in tecnologia, il tema dei beni strumentali 4.0 e dei relativi vantaggi fiscali rappresenta un tassello complementare rilevante.
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I tre approcci all’innovazione aperta

L’Osservatorio distingue tre modalità operative. L’approccio Outside-in (o Inbound) prevede di incorporare idee e tecnologie provenienti dall’esterno per ridurre costi e tempi di sviluppo. L’approccio Inside-out (o Outbound) consiste nel rendere accessibili ad attori esterni le proprie innovazioni, affinché possano svilupparne di nuove. Il terzo modello, denominato Coupled, combina i due approcci precedenti per generare congiuntamente innovazioni commercializzabili con partner selezionati.

Gli strumenti operativi per le PMI

Sul fronte Inbound, le azioni concrete includono attività di Startup Intelligence, hackathon, Call4Ideas, collaborazioni con università e centri di ricerca, crowdsourcing, partner scouting, operazioni di merger & acquisition, corporate venture capital e programmi di incubazione e accelerazione aziendale. Per quanto riguarda l’Outbound, gli strumenti spaziano dalle joint venture ai modelli di business basati su piattaforma, dal licensing alla cessione di brevetti, fino allo spin-off e al corporate venture building. Ciascuno di questi strumenti richiede un diverso livello di investimento, impegno del team e genera impatti potenziali differenti.

L’adozione dell’Open Innovation: grandi imprese e PMI a confronto

Il divario tra grandi aziende e PMI nell’adozione dell’innovazione aperta resta marcato. Tra le grandi imprese, la quota di adozione è cresciuta dal 57% nel 2018 all’86% nel 2025, su campioni superiori a centotrenta realtà. Tra le PMI, il percorso è più lento: si è passati dal 28% nel 2019 al 37% nel 2025.

Il dato più significativo riguarda la consapevolezza. Il 46% delle PMI non conosce affatto l’Open Innovation; il 25% la conosce ma non ne ha mai valutato l’adozione. Solo il 6% dichiara di conoscerla e di stare effettivamente implementando pratiche strutturate.

La collaborazione diretta con startup resta un fenomeno marginale: il 68% delle PMI non ha mai avviato progetti congiunti con realtà innovative, e appena il 4% lo ha fatto nel corso del 2025. Il quadro evolutivo della trasformazione digitale legata al paradigma Impresa 4.0 conferma come le imprese di dimensioni più contenute fatichino ancora ad abbracciare modelli innovativi consolidati.
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I benefici ricercati dalle PMI che scelgono l’innovazione aperta

Le PMI che hanno intrapreso percorsi di Open Innovation cercano risultati tangibili. Il 54% punta ad avviare cambiamenti di processo e organizzativi, il 43% mira a garantire ritorni economici diretti.

Il 41% intende aumentare conoscenze e competenze interne, e un’analoga percentuale vuole diminuire i costi e i rischi legati alle attività di innovazione. Il 27% inserisce tra le priorità il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, mentre il 18% aspira a una trasformazione culturale interna all’organizzazione.

Collaborazioni PMI-Startup: i fattori che determinano il successo

L’Osservatorio ha analizzato le cosiddette microfoundation, le attività di base, le esperienze pregresse, gli atteggiamenti e le routine, che influenzano e modellano l’esito dei progetti di Open Innovation tra PMI e startup. Ogni fattore è stato classificato come antecedente (elemento strutturale) o comportamento (linea di condotta osservabile), e successivamente riclassificato come abilitatore o freno alla collaborazione.

Fattori abilitanti e freni alla collaborazione

Dal lato delle PMI, gli abilitatori principali sono la ricerca attiva di collaborazioni per l’innovazione, le competenze manageriali consolidate e il coinvolgimento diretto delle risorse del CEO. Il principale freno è rappresentato dai vincoli di capacità operativa. Per le startup, risultano determinanti la validazione e credibilità esterna ottenuta (ad esempio tramite finanziamenti pubblici), l’esplorazione strategica di tecnologie emergenti, l’apertura verso collaborazioni orientate all’innovazione, nonché il commitment e la flessibilità del fondatore. I freni includono risorse limitate e una limitata esperienza gestionale.

A livello congiunto, le relazioni personali preesistenti, la compatibilità personale e la condivisione di visione e valori costituiscono i principali catalizzatori. La divergenza nelle priorità rappresenta invece la barriera più rilevante. L’analisi evidenzia un risultato contro-intuitivo: anche l’interazione di due fattori apparentemente abilitanti può generare esiti negativi, a conferma che il successo dipende dalla combinazione complessiva degli elementi in gioco.

I casi studio analizzati dall’Osservatorio

Sette progetti di collaborazione tra PMI e startup sono stati esaminati in profondità. Spaziano dalla campagna di marketing omnicanale nel settore agricolo (2016) alla realizzazione di un filato inorganico ecologico per la moda (2021), dallo sviluppo di soluzioni digitali basate su intelligenza artificiale per il riconoscimento tessuti (2016) alla costruzione di pannelli antivibrazione per la protezione di monumenti storici (2018). Altri casi riguardano esoscheletri ergonomici combinando ingegneria e biomeccanica (2021), maschere respiratorie con filtrazione intelligente (2018) e l’integrazione di sensori IoT nell’edilizia (2022). In tutti i casi, il ruolo delle relazioni personali e dei contatti comuni (università, associazioni di categoria) si è rivelato cruciale nell’avvio della collaborazione.

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Le raccomandazioni per favorire l’Open Innovation nelle PMI

I ricercatori del Politecnico hanno sintetizzato alcune direttrici operative. La prima riguarda la necessità di coltivare un network orientato all’innovazione, promuovendo internamente un approccio di apertura verso nuove collaborazioni. La seconda insiste sull’importanza di instaurare una comunicazione efficace con i partner di progetto, stabilendo obiettivi chiari e riducendo eventuali disallineamenti per creare un rapporto di fiducia.

Prima di intraprendere progetti di Open Innovation, è fondamentale individuare e rafforzare i fattori organizzativi abilitanti. Per i fondatori di startup, la leva risiede nell’apertura alla collaborazione, nell’impegno costante e nella flessibilità. Occorre inoltre affrontare in modo strutturato la scarsità di risorse e la limitata esperienza nella gestione aziendale, ad esempio introducendo nuove competenze o ricercando supporto esterno.

L’approccio suggerito è umano-centrico: gli incentivi economici sono necessari, ma non sufficienti. L’azione di soggetti intermedi tra PMI e startup, i cosiddetti “honest broker”, può facilitare il contatto iniziale e aumentare la probabilità di successo. Le imprese interessate a percorsi di innovazione tecnologica supportati da agevolazioni pubbliche possono valutare le opportunità offerte dal piano Transizione 5.0.

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Diego Vanni Macaluso

Laureato in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) nel 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze, consegue successivamente una laurea specialistica in Analisi e Politiche dello Sviluppo Locale e Regionale. Lavora da più di 20 anni nel campo dei fondi strutturali e dal 2023 è parte dell'Ufficio Tecnico di Golden Group, divisione Sviluppo. Si occupa dell'analisi delle normative, del calcolo delle dimensioni aziendali e dello studio dei rapporti e delle relazioni delle istituzioni pubbliche e private scrivendo relazioni sui temi della finanza agevolata e delle politiche pubbliche e industriali.


Start up innovative scenario Italia e competitività

Start up innovative in Italia: scenario, competitività e incentivi pubblici

Nell'attuale panorama economico, dominato dalla trasformazione digitale e dalla competizione globale, le start up innovative non sono più una semplice nicchia, ma un pilastro strategico per la crescita e la competitività di un Paese. L'Italia, consapevole di questa importanza, ha costruito negli anni un quadro normativo e un sistema di incentivi specifici per promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove imprese ad alto potenziale tecnologico. L'analisi che segue approfondisce lo stato dell'arte dell'ecosistema italiano, mettendo a fuoco i dati più recenti del settore, l'impatto reale delle politiche pubbliche e il posizionamento del Paese nel competitivo scenario europeo, per far emergere le sfide e le opportunità che ne definiranno il futuro.

Cosa sono le startup innovative

Le start up innovative rappresentano una categoria di imprese introdotta nell'ordinamento italiano con lo Start-up Act del 2012, pensate per stimolare l'innovazione tecnologica e la competitività del sistema economico nazionale. Si tratta di società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, che operano nello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico.

Per ottenere la qualifica di start up innovativa, un'impresa deve rispettare precisi requisiti normativi: non può avere più di cinque anni di vita, deve avere sede principale in Italia (o nell'Unione Europea con filiale produttiva nel Paese), non può superare i 5 milioni di euro di valore annuo della produzione e non deve aver mai distribuito utili. L'oggetto sociale deve essere esclusivamente o prevalentemente orientato all'innovazione tecnologica.

Oltre a questi requisiti base, la normativa italiana richiede il possesso di almeno uno tra tre criteri qualificanti: destinare almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui ad attività di ricerca e sviluppo; impiegare per almeno un terzo personale con dottorato di ricerca o per almeno due terzi laureati magistrali; oppure essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto registrato o programma software.
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Il quadro delle start up innovative in Italia

Al termine del 2024, il panorama delle start up innovative italiane conta circa 11.090 imprese iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese, con una leggera contrazione numerica del 4,2% rispetto all'anno precedente. Nonostante questa riduzione quantitativa, il valore complessivo della produzione ha raggiunto i 2,17 miliardi di euro, segnalando un miglioramento qualitativo delle imprese rimaste attive.

La dimensione rimane una caratteristica distintiva dell'ecosistema italiano: oltre il 96% delle start up innovative sono microimprese con meno di nove addetti. Questa frammentazione dimensionale, pur rappresentando un limite alla crescita rapida, riflette la natura giovane e sperimentale del settore. Tuttavia, si registra una progressiva evoluzione verso forme più strutturate, con un numero crescente di scale-up che superano il milione di euro di fatturato.

Dal punto di vista settoriale, emerge una marcata concentrazione nei servizi ICT e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, che assorbono circa il 75% del totale. La presenza nel manifatturiero ad alta tecnologia rimane contenuta, evidenziando una debolezza nell'innovazione di prodotto industriale rispetto ad altri paesi europei.

Distribuzione geografica e dinamiche territoriali

La geografia dell'innovazione italiana mostra una netta predominanza della Lombardia, che concentra la quota maggiore di startup innovative, seguita da Lazio, Campania ed Emilia-Romagna. Particolarmente significativa risulta la crescita nel Mezzogiorno, con la Campania che emerge come polo dinamico grazie alla presenza di ecosistemi universitari e di ricerca.

L'analisi territoriale rivela una correlazione più forte tra presenza di start up e densità imprenditoriale che con il PIL pro-capite regionale, suggerendo l'importanza della cultura d'impresa locale e degli ecosistemi di conoscenza piuttosto che della semplice ricchezza economica. Le aree metropolitane e i distretti tecnologici universitari rappresentano i principali catalizzatori di nuova imprenditorialità innovativa.
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L'impatto degli incentivi pubblici sulla crescita delle start up innovative

Gli investimenti in start up innovative attraverso strumenti pubblici hanno dimostrato un effetto positivo misurabile sulla sopravvivenza, l'occupazione e lo sviluppo delle imprese beneficiarie. Lo Start-up Act italiano, integrato successivamente con il PNRR, ha introdotto un sistema articolato di agevolazioni fiscali, finanziamenti a tasso agevolato, garanzie pubbliche sul credito e strumenti di equity crowdfunding.

Di questo tema si occupato, in maniera approfondita, il documento di analisi n.33 dell’Ufficio Valutazione Impatti del Senato della Repubblica: “Le start-up innovative in Italia Agevolazioni e incentivi pubblici: qual è l’impatto sullo sviluppo di nuove aziende ad alta tecnologia?”, a cura del Prof. Giuseppe Capuano, Università di Salerno.

In particolare, secondo lo studio di Biancalani del 2021, citato proprio nel dossier del Senato, i contributi pubblici hanno generato oltre 900 posti di lavoro, con un costo per occupato sostenibile intorno ai 32.000 euro. La ricerca evidenzia un incremento occupazionale del 15% nelle start up innovative beneficiarie rispetto al gruppo di controllo, accompagnato da un rafforzamento del capitale fisso aziendale.

Le analisi econometriche condotte su circa 5.500 imprese nel periodo 2016-2022 mostrano che le start up innovative agevolate risultano sovraperformanti in termini di fatturato, ricavi e investimenti rispetto alle non beneficiarie. Il sostegno pubblico ha contribuito a ridurre il fallimento del mercato dei capitali, particolarmente critico nelle fasi iniziali del ciclo di vita imprenditoriale, quando l'asimmetria informativa tra fondatori e investitori raggiunge il picco massimo.
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Efficacia degli strumenti agevolativi per le start up innovative

L'effetto positivo degli incentivi pubblici si manifesta principalmente attraverso tre canali: miglioramento dei ratio finanziari delle imprese, facilitazione dell'accesso al credito bancario e attrazione di investitori privati tramite venture capital. Le garanzie pubbliche hanno permesso di sbloccare finanziamenti che altrimenti non sarebbero stati concessi, mentre gli incentivi fiscali hanno stimolato investimenti privati con un effetto moltiplicatore.

Tuttavia, il dossier evidenzia anche limiti strutturali: la dipendenza dal sostegno pubblico nelle fasi iniziali rischia di creare un sistema fragile se non accompagnato da un parallelo rafforzamento della finanza privata. Il mercato italiano del venture capital, con appena 6,9 miliardi di euro raccolti nel quinquennio 2018-2022, risulta nettamente inferiore rispetto ai competitor europei come Gran Bretagna (114,2 miliardi), Francia (50,6 miliardi) e Germania (48,8 miliardi).

La competitività delle start up innovative italiane nel contesto europeo

L'European Innovation Scoreboard 2025 classifica l'Italia come "Moderate Innovator", con un indice di performance pari al 93% della media UE, posizionandola al quattordicesimo posto tra gli Stati membri. Rispetto al 2018, il paese ha registrato un miglioramento di 15,4 punti percentuali, superiore alla crescita media europea (+12,6 punti), segnalando una progressiva convergenza.

Le principali forze competitive italiane risiedono nella produttività delle risorse (primo posto assoluto nell'UE), nelle domande di design (primo posto) e nelle pubblicazioni scientifiche congiunte pubblico-private. Al contrario, le maggiori debolezze si concentrano nella popolazione con istruzione terziaria (26° posto su 27), negli investimenti in ricerca e sviluppo del settore privato (17° posto) e nella mobilità professionale dei ricercatori (21° posto).

Gap strutturali rispetto ai leader europei

Il confronto con i principali ecosistemi europei evidenzia divari significativi negli investimenti in start up innovative. Nel 2025, l'Italia ha raccolto circa 1,7 miliardi di euro in venture capital, cresciuti del 32% rispetto al 2024, ma ancora distanti dai volumi di Francia, Germania e soprattutto Regno Unito. La frammentazione del mercato italiano e i ticket medi più bassi rappresentano ostacoli alla crescita dimensionale rapida.

La spesa privata in ricerca e sviluppo si attesta allo 0,78% del PIL, il valore più basso nell'area euro, mentre quella pubblica raggiunge lo 0,55%, sotto la media UE e circa metà di quella tedesca. Secondo le analisi della Banca d'Italia, portare il credito d'imposta per R&S dal 10% attuale al 20% della media OCSE costerebbe meno di un miliardo annuo ma potrebbe stimolare oltre 2 miliardi di investimenti privati aggiuntivi.

Il nanismo dimensionale costituisce una caratteristica persistente: oltre il 96% delle startup innovative rimane nella categoria delle microimprese, con difficoltà strutturali a trasformarsi in scale-up competitive a livello globale. La presenza di "unicorni" italiani risulta limitata rispetto ai paesi leader, riflettendo una capacità ancora insufficiente di competere nei settori tecnologici più avanzati.
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Le sfide future per il comparto delle start up innovative

Il 2025 segna per l'Italia il quinto anno consecutivo con investimenti in start up innovative superiori al miliardo di euro, confermando la maturazione dell'ecosistema. I settori emergenti includono fintech, lifescience, cleantech, deep tech e aerospace, con segnali di diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione nei servizi ICT.

Tuttavia, la sfida principale non risiede più nel far nascere nuove start up, bensì nell'accompagnarle verso la crescita dimensionale e l'internazionalizzazione. Il passaggio critico dalla fase di avvio a quella di scale-up richiede interventi mirati su tre fronti: potenziamento del venture capital privato, rafforzamento delle competenze manageriali e facilitazione dell'accesso ai mercati internazionali.

Le analisi sulla resilienza delle start up innovative durante il periodo post-Covid evidenziano una capacità di adattamento superiore rispetto alle imprese tradizionali, grazie a modelli di business flessibili e forte componente digitale. I fattori determinanti per la resilienza includono la dimensione aziendale, il settore di appartenenza (particolarmente software e ricerca), la governance giovanile e il possesso di proprietà industriale.

I possibili scenari e le raccomandazioni del Senato

Il dossier del Senato individua tre direttrici strategiche per rafforzare l'ecosistema: ridurre gli squilibri del mercato finanziario potenziando il venture capital, aumentare la spesa pubblica in ricerca e sviluppo, e rafforzare gli incentivi fiscali. Il divario negli investimenti privati in R&S rispetto ai competitor europei rappresenta il vincolo più stringente alla crescita di lungo periodo.

La stabilizzazione degli strumenti agevolativi oltre l'orizzonte temporale del PNRR emerge come priorità, insieme a una maggiore selettività qualitativa nella concessione dei benefici. Le evidenze empiriche suggeriscono che non tutte le startup innovative sono uguali: la sopravvivenza dipende principalmente dal capitale umano qualificato, mentre la resilienza è maggiormente legata alla capacità tecnologica e agli investimenti in ricerca.

L'integrazione tra politiche nazionali e regionali, attualmente frammentate in circa 70 misure diverse, potrebbe generare sinergie significative. Gli ecosistemi locali, basati su università, centri di ricerca e distretti tecnologici, rappresentano leve fondamentali da valorizzare attraverso governance coordinate e massa critica di risorse.

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Diego Vanni Macaluso

Laureato in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) nel 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze, consegue successivamente una laurea specialistica in Analisi e Politiche dello Sviluppo Locale e Regionale. Lavora da più di 20 anni nel campo dei fondi strutturali e dal 2023 è parte dell'Ufficio Tecnico di Golden Group, divisione Sviluppo. Si occupa dell'analisi delle normative, del calcolo delle dimensioni aziendali e dello studio dei rapporti e delle relazioni delle istituzioni pubbliche e private scrivendo relazioni sui temi della finanza agevolata e delle politiche pubbliche e industriali.


Bandi imprese produzione 2025

Bandi imprese produzione: tendenze e opportunità di investimento nel 2025

Il settore della produzione rappresenta il 31% delle aziende che esprimono una propensione all’investimento. I dati Eurostat-FMI per il periodo 2019-2023 confermano la resilienza del tessuto produttivo nazionale, registrando un aumento del 16% degli investimenti in macchinari e beni intangibili da parte delle imprese italiane, un dato superiore a quello francese e in controtendenza rispetto a quelli dell’area euro, di Spagna e Germania che hanno addirittura visto un decremento.

A questa analisi si aggiunge un dato interessante sulla sostenibilità. Dall’analisi 2023 del MIMIT relativa al biennio 2021-2022 emerge che le azioni di sostenibilità sono state intraprese dal 59,5% delle imprese manifatturiere. Analizzando il dato nel dettaglio, emerge che la maggior parte delle imprese produttive si dedica a pratiche di tutela ambientale (50,3%), il 44,6% a iniziative di sostenibilità sociale ed il 38,6% ad azioni di sostenibilità economica.

Infine, i dati ISTAT (relativi al 2020 ma pubblicati nel 2022, ultimi disponibili) mostrano che circa il 70% delle aziende industriali aveva realizzato attività formative.

Imprese produttive: dove investono e perché

Ma dove investono le imprese produttive italiane? La formazione su tematiche ICT ha riguardato il 22% delle aziende produttive, una percentuale superiore a quella del settore della UE 27. Questa iniezione di nuove competenze ha sicuramente un effetto positivo sul posizionamento nella maturità digitale. Infatti, avanza la digitalizzazione delle imprese del settore produzione (DATI ISTAT 2021-2022). È da rilevare che la crescita avviene comunque con maggior lentezza rispetto ai servizi.

Ai dati pubblicati da enti nazionali si aggiungono quelli di Golden Group, che ogni anno osserva oltre 2500 bandi tra nazionali, regionali e camerali, i beni strumentali tradizionali. Rispetto a questo campione, i beni strumentali tradizionali sono l’area di maggior interesse delle aziende del settore delle produzioni, con una quota pari al 75% della domanda di investimenti (+5% in un anno).

La seconda voce, con l’8%, riguarda la sostenibilità. La formazione e l’assunzione vedono una domanda di investimenti al 4%. Rilevanti sebbene in calo rispetto all’anno precedente, anche per via della forte connessione del settore con le catene di valore UE ed Extra UE, la domanda per l’Internazionalizzazione e per la Ricerca e Sviluppo, che si attestano rispettivamente al 5% e 4%. La digitalizzazione infine vede una domanda pari al 3%, e lo sviluppo aziendale chiude la serie con il 2%.

I migliori bandi per le imprese del settore produzioni

Abbiamo visto quali sono le voci di investimento che maggiormente interessano le imprese del settore produzioni, ma come tradurre in realtà l’intenzione all’investimento? Lo stanziamento di un budget importante è generalmente appannaggio esclusivo delle imprese di grandi dimensioni e delle industrie, mentre le piccole e medie imprese tendono a riscontrare maggiori difficoltà.

È per questo che la maggior parte dei bandi di finanza agevolata si rivolge proprio a queste categorie, sebbene vi siano anche bandi per imprese produttive destinati alle aziende di grandi dimensioni. Vediamo quindi quali sono i bandi per imprese produzioni più interessanti del momento.

Piano Transizione 5.0 Credito d’imposta

Per le imprese produttive che effettuano nuovi investimenti in strutture produttive ubicate in Italia, nell'ambito di progetti di innovazione da cui consegua una riduzione dei consumi energetici, ottengono un credito di imposta fino al 45%.

Fondo SIMEST 394/81 Temporary Manager (TEM)

Il fondo SIMEST 394/81 Temporary Manager promuove l’inserimento temporaneo nell’impresa di temporary manager per la realizzazione di progetti di internazionalizzazione o comunque di progetti di trasformazione tecnologica, digitale o ecologica, a sostegno dell’internazionalizzazione dell’Impresa sui mercati internazionali.

Fondo SIMEST 394/81 Certificazioni e Consulenze

Nell’ambito dei progetti di internazionalizzazione avanzati dalle imprese del settore produzioni, l’intervento agevolativo del Fondo SIMEST 394/81 è finalizzato al finanziamento di consulenze specialistiche e studi di fattibilità per l’internazionalizzazione dell’impresa (inclusa la formazione relativa a tematiche di export e internazionalizzazione) e/o per l’innovazione digitale, tecnologica, di prodotto nell’ottica dell’internazionalizzazione dell’attività d’impresa. Ma anche certificazioni di prodotto, per la tutela di diritti di proprietà intellettuale, di certificazioni ambientali o di sostenibilità, e innovazione tecnologica. Possono ottenere i contributi le imprese produttive con sede in Italia che hanno interessi strategici nell’area dei Balcani Occidentali e in Africa.

Contratti di Sviluppo Net Zero, Rinnovabili e Batterie

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato una nuova finestra per le richieste di partecipazione ai contratti di sviluppo Net Zero, Rinnovabili e Batterie. L’obiettivo è incentivare gli investimenti privati e migliorare l’accesso ai finanziamenti nei settori dell’efficienza energetica, della produzione rinnovabile per l’autoconsumo e della trasformazione sostenibile del processo produttivo.

Contratti di Sviluppo per la sostenibilità processi produttivi

È aperto il nuovo sportello “Sottoinvestimento 7.1 PNRR” dedicato ai Contratti di Sviluppo, con una dotazione di 350 milioni di euro. L’iniziativa sostiene progetti per l’efficienza energetica e la sostenibilità dei processi produttivi, nell’ambito della Misura M1C2-I7 del PNRR. I progetti delle imprese del settore produzioni finanziabili dai Contratti di Sviluppo per la sostenibilità devono riguardare la tutela ambientale, l’efficienza energetica, l’utilizzo di energie rinnovabili e l’economia circolare.

MIMIT: Contratti di sviluppo per tecnologie green e digitali

Il MIMIT promuove la crescita sostenibile, la competitività e lo sviluppo di tecnologie critiche attraverso i Contratti di Sviluppo, con una dotazione finanziaria di 497,8 milioni di euro. L’iniziativa mira a sostenere lo sviluppo e la fabbricazione di tecnologie critiche per le transizioni verde e digitale, rafforzando le relative catene del valore.

Bando Regione Lombardia “Competenze&Innovazione”

La Regione Lombardia ha lanciato il bando “Competenze&Innovazione”, con una dotazione di 7 milioni di euro, destinato alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) con sede operativa in Lombardia. Finalizzato a sostenere lo sviluppo delle competenze per la transizione industriale e la sostenibilità, eroga contributi a fondo perduto coprendo copre l’80% delle spese ammissibili. Una misura estremamente coerente con gli investimenti delle imprese del settore produzioni.

Nuovo bando Fondo Nuove Competenze 2025

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato l’Avviso pubblico “Fondo Nuove Competenze 3 – Competenze per le Innovazioni”, stanziando 731 milioni di euro. La misura mira a sostenere le imprese nella formazione dei dipendenti, per affrontare le sfide della digitalizzazione, sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e innovazione in generale. Il contributo è estremamente interessante per le imprese del settore produzioni che desiderano investire in formazione. È infatti erogato in misura commisurata al costo del lavoro del personale coinvolto nei percorsi formativi.

Bando Regione Lazio Circular Economy

Il bando Circular Economy della Regione Lazio supporta gli investimenti delle PMI in processi produttivi più sostenibili e circolari. Il contributo è a fondo perduto e copre le spese sostenute per gli investimenti, con una copertura fino al 90% per le attività di supporto.

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Diego Vanni Macaluso

Laureato in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) nel 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze, consegue successivamente una laurea specialistica in Analisi e Politiche dello Sviluppo Locale e Regionale. Lavora da più di 20 anni nel campo dei fondi strutturali e dal 2023 è parte dell'Ufficio Tecnico di Golden Group, divisione Sviluppo. Si occupa dell'analisi delle normative, del calcolo delle dimensioni aziendali e dello studio dei rapporti e delle relazioni delle istituzioni pubbliche e private scrivendo relazioni sui temi della finanza agevolata e delle politiche pubbliche e industriali.


bandi imprese servizi 2025

Bandi imprese servizi: opportunità di investimento e tendenze 2025

I dati ISTAT 2023 mostrano che il settore dei servizi è centrale nell’economia Italiana. Le aziende del settore producono il 72% del PIL italiano, con una percentuale pressoché identica di occupati sul totale nazionale. Il valore del comparto, anno 2023, è di circa 1500 miliardi di euro. L’aumento rispetto al 2022 era dell’1,5%. È quindi la componente più importante dell’economia nazionale per creazione di reddito, contributo all’ occupazione e valore aggiunto.

A questa analisi si aggiunge un dato interessante sulla sostenibilità. Nella pubblicazione ISTAT dell’aprile 2023 “Pratiche sostenibili delle imprese nel 2022 e le prospettive 2023-2025” si legge che il 50,4% delle imprese dei servizi aveva intrapreso, nel corso del 2022, azioni di sostenibilità. Tra queste, il 42,1% aveva svolto iniziative di tutela ambientale, il 40,3% pratiche di sostenibilità sociale e il 35,2% azioni di sostenibilità economica.

Il comparto dei servizi sconta, sebbene in misura minore di altri, un minor tasso di digitalizzazione rispetto alla media UE, con riflessi anche sulla differenza di produttività e quindi sulla competitività. Il settore, tuttavia, dimostra un maggior utilizzo delle tecnologie digitali rispetto alla manifattura.

Inoltre il 51,6 % delle imprese del settore servizi (dati ISTAT, rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2024) ha difficoltà nel reperimento di manodopera, con un picco del 60% nel turismo.

I dati ISTAT (relativi al 2020 ma pubblicati nel 2022, ultimi disponibili) mostrano che il 94% delle aziende dei servizi finanziari aveva svolto formazione. Così come l’82% di quelle dei servizi ICT, il 72% degli “altri servizi”, il 65% del trasporto e magazzinaggio e il 48% delle imprese dei servizi di alloggio e ristorazione.

La formazione su tematiche ICT conferma un quadro diversificato del settore, con una percentuale superiore, per gran parte delle attività che lo compongono, a quella del settore della UE 27 come emerge dal grafico sottostante. Questa iniezione di nuove competenze ha sicuramente un effetto positivo sul posizionamento nella maturità digitale. Infatti la digitalizzazione delle imprese è in crescita(dati ISTAT 2021-2022).

I dati di Golden Group sulle aziende del settore servizi

Secondo il campione di Golden Group, che ogni anno osserva oltre 2500 bandi tra nazionali, regionali e camerali, i beni strumentali tradizionali (con una quota pari al 52% della domanda di investimenti) sono l’area di maggior interesse delle aziende del settore.

La seconda voce fra le domande di investimento è, con il 25%, la digitalizzazione (+22% rispetto al 2023) un aumento rilevante e in linea con il dato BEI 2023 che pone al 35% gli investimenti delle imprese italiane per questa area. Seguono gli investimenti in sviluppo aziendale (11%) e sostenibilità (4%). Chiudono con il (3%) gli investimenti in internazionalizzazione, assunzioni e formazione, ricerca e sviluppo.

I bandi servizi più interessanti del 2025

Il 2025 si prospetta come un anno ricco di opportunità per le imprese del settore servizi che intendono investire e crescere. I bandi servizi rappresentano uno strumento fondamentale per accedere a finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto, supportando progetti di innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Esploriamo quindi alcune delle principali opportunità offerte dai bandi servizi 2025.

Piano Transizione 5.0

A livello nazionale, il Piano Transizione 5.0 introduce un credito d'imposta per le imprese che, nel biennio 2024-2025, realizzano nuovi investimenti in strutture produttive in Italia. Condizione essenziale è che tali investimenti siano legati a progetti innovativi e comportino una riduzione dei consumi energetici. Questo piano rappresenta una delle principali opportunità nell'ambito dei finanziamenti per il settore dei servizi.

Fondo SIMEST 394/81 Fiere ed eventi

Questa misura agevola la partecipazione a eventi internazionali (fiere, mostre, incontri B2B), anche in Italia, per promuovere beni e servizi "Made in Italy". Si tratta di un'opportunità concreta per le aziende che cercano bandi servizi per l'internazionalizzazione.

Fondo SIMEST 394/81 Certificazioni e Consulenze

Questa linea finanzia progetti di sviluppo internazionale, coprendo spese per consulenze, studi di fattibilità, formazione sull'export, certificazioni di prodotto e tutela della proprietà intellettuale. Un'opportunità per le imprese dei servizi che mirano a espandersi all'estero nel 2025.

Fondo Nuove Competenze - III Edizione

Il Fondo Nuove Competenze supporta la transizione digitale ed ecologica delle aziende. Si rivolge ai datori di lavoro (privati e pubblici) che stipulano accordi per la riorganizzazione dell'orario di lavoro, con percorsi formativi per i dipendenti. Il Fondo rimborsa parte del costo delle ore di formazione. Rappresenta quindi un'importante iniziativa tra i programmi di finanziamento per la formazione del personale.

Regione Calabria bando per l’internazionalizzazione delle PMI

Il bando internazionalizzazione Regione Calabria offre alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) un programma di incentivi con tre linee di intervento. I contributi, variabili per tipologia di progetto, sostengono l'internazionalizzazione delle aziende calabresi. Questo programma rientra tra i bandi servizi regionali più significativi del momento.

Bando Regione Friuli Venezia Giulia per le imprese ricettive turistiche

La Regione Friuli Venezia Giulia ha stanziato 15 milioni di euro per il bando rivolto alle imprese ricettive turistiche nel territorio. Finanzia interventi di efficientamento energetico, fonti rinnovabili e risparmio idrico.

Bando Impresa Digitale Regione Toscana per innovazione e tecnologia

La Regione Toscana riattiva (dal 13 gennaio 2025) il Bando Impresa Digitale con oltre 19 milioni di euro. Sostiene progetti aziendali di innovazione e adozione di tecnologie digitali. Uno dei bandi servizi più rilevanti per la trasformazione digitale.

Contributi Fondo Energia Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna ripropone il Fondo Energia per la transizione ecologica delle imprese. Questo offre finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per efficienza energetica e fonti rinnovabili. Rivolto a imprese di ogni dimensione e alle ESCo. Un'iniziativa chiave tra i finanziamenti per il settore dei servizi con focus sulla sostenibilità.

Bando Regione Lombardia per la partecipazione alle fiere internazionali

Il bando “Contributi per la partecipazione delle MPMI alle Fiere internazionali in Lombardia“ offre contributi (fino al 50%, incrementabili al 60%) per la partecipazione a fiere internazionali che si tengono in Lombardia. Un'opportunità per le MPMI lombarde che cercano bandi servizi per l'internazionalizzazione.

Bando Regione Lombardia “Investimenti – Linea Microimprese”

Il bando “Investimenti – Linea Microimprese” della Regione Lombardia stanzia 25 milioni di euro a fondo perduto per la competitività delle microimprese lombarde. Il contributo (fino al 50%, max 50.000 euro) rappresenta una delle principali agevolazioni per il 2025 per le piccole realtà imprenditoriali.

Bando Regione Lombardia "Competenze&Innovazione"

Il bando “Competenze&Innovazione”, con una dotazione di 7 milioni di euro, supporta lo sviluppo delle competenze per la transizione industriale e la sostenibilità, con contributi fino a 50.000 euro (80% delle spese).

In conclusione il panorama dei bandi servizi 2025 è ricco e articolato, con numerose opportunità per le imprese del settore. Per sfruttare al meglio queste risorse, è fondamentale monitorare le iniziative, valutare i requisiti, preparare progetti solidi e, se necessario, avvalersi di consulenti.

Una strategia ben definita e una pianificazione accurata sono essenziali per cogliere queste occasioni di crescita offerte dai programmi di finanziamento per il 2025. La consulenza di esperti preparati come quelli di Golden Group può essere preziosa per identificare i bandi servizi più adatti e supportare l'intero processo di candidatura.

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Diego Vanni Macaluso

Laureato in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) nel 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze, consegue successivamente una laurea specialistica in Analisi e Politiche dello Sviluppo Locale e Regionale. Lavora da più di 20 anni nel campo dei fondi strutturali e dal 2023 è parte dell'Ufficio Tecnico di Golden Group, divisione Sviluppo. Si occupa dell'analisi delle normative, del calcolo delle dimensioni aziendali e dello studio dei rapporti e delle relazioni delle istituzioni pubbliche e private scrivendo relazioni sui temi della finanza agevolata e delle politiche pubbliche e industriali.


bandi edilizia 2025

Bandi edilizia 2025: le opportunità di investimento e i trend del settore

Il settore delle costruzioni rappresenta il 10% delle aziende che dimostrano una propensione all’investimento, confermandosi un pilastro fondamentale per l’economia italiana. A livello europeo, la ripresa economica post-pandemica è stata trainata proprio dal dinamismo del comparto edilizio italiano, che oggi può contare su numerosi bandi edilizia 2025 per sostenere la crescita e l’innovazione.

Ma per rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente, è indispensabile cogliere le opportunità offerte dai bandi edilizia e investire in modo strategico. Secondo il rapporto ISTAT 2024 sulla competitività, le imprese che adottano approcci integrati registrano i risultati migliori in termini di produttività. In particolare, le PMI definite “dinamiche”, ovvero quelle che puntano su tecnologie avanzate, formazione del personale e progetti sostenibili, evidenziano livelli di produttività superiori alla media, indipendentemente dalla loro dimensione.

La dimensione aziendale non è un ostacolo: ciò che conta è saper cogliere le opportunità dei bandi edilizia per innovare e crescere. Golden Group è al vostro fianco per supportarvi in questo percorso, aiutandovi a identificare e accedere ai finanziamenti più adatti alle vostre esigenze. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i trend e le opportunità per le imprese del settore costruzioni.

Dove investono le imprese edili: i dati Istat e Eurostat

L’analisi dei dati di Eurostat del periodo 2019-2022, resi noti nel 2023, evidenzia come l’impulso del comparto italiano sia stato decisivo per determinare l’aumento del 4,2% nell’Eurozona: la quasi totalità (96,3%) dei 48,0 miliardi di crescita nei 20 paesi dell’Eurozona, arriva dai 46,2 miliardi di maggiori investimenti in costruzioni in Italia.

Nel 2023, il settore delle costruzioni, dopo aver scontato una flessione per la riduzione degli incentivi, ha tuttavia continuato a registrare un indice della produzione positivo. Superiore a quello di Francia, Spagna e Germania.

La disponibilità dei fondi del PNRR, che per il 59% (pari a 45 miliardi di euro) nel 2023 hanno beneficiato proprio questo comparto in forma di bandi edilizia, dovrebbe aiutare il settore da qui al 2026. La settima missione “Repower Europe” aggiuntasi nel 2023, con i suoi 9,3 miliardi di euro a favore dell’efficientamento degli edifici è un ulteriore contributo alla sua stabilizzazione.

Tuttavia, come sottolinea ISTAT nel suo rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2024, il settore delle costruzioni è centrale nelle filiere “sistemiche” dell’economia italiana. E gli investimenti effettuati dagli altri settori incidono quindi anche su quelli delle costruzioni.

Saranno fondamentali gli investimenti in formazione, in un settore che è comunque il secondo in Italia dopo quello finanziario per le spese per questa voce, e per le assunzioni: l’osservatorio congiunturale ANCE afferma infatti che il 70% delle imprese del settore ha difficoltà a reperire manodopera adeguatamente formata per un gap stimato per i prossimi anni di oltre 250mila addetti.

Entrando nel merito, nel 2021 solo il 4,5% degli apprendisti era attivo nelle aziende di costruzioni, mentre i tirocini attivati dalle aziende del settore erano il 3,8% del totale (DATI ANPAL).

I dati ISTAT del 2020 pubblicati il 30 dicembre 2022 sulla formazione nelle imprese italiane mostrano come l’82% delle imprese del settore delle costruzioni abbiano realizzato attività formativa. Formazione distribuita in modo equilibrato fra quella dedicata alle attività tecnico operative, il team working e il problem solving.

Centrale anche il tema della transizione ecologica: i dati del rapporto CERVED 2023 infatti stimano in 135 miliardi di euro dal 2023 al 2030 gli investimenti nella macroarea per le PMI italiane. Di questi circa 6 miliardi (pari al 4,3% del totale) saranno per le PMI delle costruzioni, che risulta essere il terzo macrosettore per entità dopo l’industria e i servizi.

Il settore delle costruzioni sconta, dati Eurostat 2022-23 elaborati dal centro studi Cresme deve accelerare anche il processo di digitalizzazione. L’85% delle aziende attive nel settore delle costruzioni rientra nella categoria “bassissimo” per ciò che riguarda il grado di digitalizzazione nonostante vi siano diversi bandi edilizia a supporto di questo genere di interventi.

Questo dato ha un impatto sull’insieme dell’economia italiana data la già ricordata integrazione della filiera delle costruzioni con tutti gli altri settori produttivi ed economici. Pur in questo contesto non facile, la formazione nelle tematiche ICT coinvolge però il 13,5% delle imprese (dati ISTAT 2022) una percentuale di un punto superiore alla media UE-27.

Nell’aprile 2024 Klecha, banca di investimenti leader nel settore IT, osservava come, del totale degli investimenti, dell’intero comparto europeo dell’edilizia, pari a circa 30 miliardi di dollari, solo l’1,5% fosse destinato in investimenti IT .

Quali sono i bandi edilizia più richiesti dalle imprese: i dati Golden Group

Osservando i dati raccolti dall’Ufficio Tecnico di Golden Group nel suo osservatorio (che conta oltre 2500 bandi) appare evidente che la domanda di investimenti beni strumentali tradizionali è quella di maggior interesse delle aziende del settore delle costruzioni, con una quota pari al 76% (+25% in un anno). Un aumento fortissimo che trova conferma nei dati ISTAT del settore.

La seconda voce, con il 7%, riguarda assunzioni e formazione. Un dato che rispecchia la centralità dei temi per questo comparto: l’82% delle aziende del settore ha intrapreso attività di formazione per i propri dipendenti o ha necessità di reperire manodopera e formarla.

Appaiata alle assunzioni e alla formazione la domanda per la sostenibilità (7%) terzo nel totale di tutti i comparti del campione. La filiera delle costruzioni, infatti, soprattutto per i subappalti per le aziende pubbliche rende obbligatori certi tipi di certificazione anche per piccole e microimprese.

I dati del campione Golden Group sulla sostenibilità confermano queste propensioni da parte delle aziende del settore e le pongono in linea con quanto stimato da CERVED. Lo sviluppo aziendale vede una domanda pari al 5%, stabile rispetto al 2023. Ricerca e sviluppo e sviluppo al 2%, chiudono digitalizzazione e internazionalizzazione appaiate con l’1%. Tutte voci in leggero calo rispetto all’anno precedente.

I migliori bandi edilizia del 2025

Nel panorama delle opportunità finanziarie per il settore delle costruzioni, i bandi edilizia rappresentano una risorsa strategica per le imprese che intendono investire in innovazione, sostenibilità e modernizzazione delle strutture.

Nel 2025, numerosi programmi nazionali e regionali offrono incentivi significativi per progetti di efficienza energetica, digitalizzazione e riduzione dell'impatto ambientale. Ma quali sono i bandi più interessanti del momento? Vediamoli insieme, analizzandone le caratteristiche, i benefici e i requisiti essenziali per partecipare. Dai contributi a fondo perduto alle agevolazioni fiscali, scopri come sfruttare al meglio queste opportunità per il tuo business.

Credito d’imposta del Piano Transizione 5.0

Tra i bandi edilizia più interessanti del 2025 c’è il credito d’imposta contemplato dal Piano Transizione 5.0 per le imprese che, dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, effettuano nuovi investimenti in strutture produttive ubicate in Italia, nell'ambito di progetti di innovazione da cui consegua una riduzione dei consumi energetici. Gli incentivi del Piano Transizione 5.0 sono già attivi e accessibili a tutte le imprese residenti nel territorio italiano, indipendentemente dalla forma giuridica, settore economico o dimensione.

Contratti di Sviluppo per la sostenibilità processi produttivi

È aperto il nuovo sportello “Sottoinvestimento 7.1 PNRR” dedicato ai Contratti di Sviluppo, con una dotazione di 350 milioni di euro. L’iniziativa sostiene progetti legati all’efficienza energetica e alla sostenibilità dei processi produttivi, uno dei temi centrali dei bandi edilizia 2025, nell’ambito della Misura M1C2-I7 del PNRR.

I progetti finanziabili devono riguardare tematiche come la tutela ambientale, l’efficienza energetica, l’utilizzo di energie rinnovabili e l’economia circolare. Le domande sono già aperte.

Fondo per il sostegno alla transizione industriale

Il MIMIT ha attivato un nuovo sportello dedicato al Fondo per il sostegno alla transizione industriale, con uno stanziamento di 400 milioni di euro. Questa misura è rivolta alle imprese manifatturiere di qualsiasi dimensione, operanti su tutto il territorio nazionale.

Sono ammissibili programmi di investimento finalizzati a migliorare la tutela ambientale attraverso interventi sul processo produttivo esistente. Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributo a fondo perduto, con importi variabili in base al tipo di programma e alle caratteristiche dell’impresa. Le domande possono essere presentate dal 5 febbraio 2025 all’8 aprile 2025.

Nuovo bando Fondo Nuove Competenze 2025

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato l’Avviso pubblico “Fondo Nuove Competenze 3 – Competenze per le Innovazioni”, con uno stanziamento di 731 milioni di euro. La misura, uno dei bandi edilizia 2025 più attesi, sostiene le imprese nella formazione dei dipendenti, affrontando le sfide della digitalizzazione, della sostenibilità ambientale, dell’efficientamento energetico e dell’innovazione in generale.

Il contributo erogato è proporzionale al costo del lavoro del personale coinvolto nei percorsi formativi. Le imprese interessate possono presentare le domande di contributo a partire dal 10 febbraio 2025 e fino al 10 aprile 2025.

Nuova Sabatini Capitalizzazione

La Nuova Sabatini Capitalizzazione prevede uno stanziamento di 80 milioni di euro per sostenere i processi di capitalizzazione delle PMI. L’incentivo incrementa l’ammontare del contributo Nuova Sabatini per investimenti in:

  • Beni strumentali 4.0;
  • Investimenti green o localizzati al Sud.

Il contributo è corrisposto in conto impianti. Queste nuove condizioni, introdotte dalla circolare 1115/2024 del MIMIT, si applicano alle domande presentate a partire dal 1° ottobre 2024.

Bando Regione Lombardia "Competenze&Innovazione"

La Regione Lombardia ha lanciato uno dei bandi edilizia 2025 più interessanti: il bando “Competenze&Innovazione” con una dotazione di 7 milioni di euro, destinato alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) con sede operativa in Lombardia.

L’iniziativa mira a sostenere lo sviluppo delle competenze necessarie per la transizione industriale e la sostenibilità, offrendo contributi a fondo perduto fino a 50.000 euro per domanda, coprendo l’80% delle spese ammissibili. Le domande possono essere presentate dal 15 gennaio 2025 al 22 dicembre 2026.

Bando Regione Lazio Circular Economy

Il bando Circular Economy della Regione Lazio supporta gli investimenti delle PMI in processi produttivi più sostenibili e circolari. Offre contributi a fondo perduto, che arrivano fino al 90% delle spese ammissibili per le attività di supporto, con un contributo massimo erogabile di 2 milioni di euro. Le domande possono essere presentate fino al 31 ottobre 2025.

Bando Regione Campania Fondo Rotativo PMI

La Regione Campania ha lanciato il Fondo Rotativo PMI per favorire gli investimenti strategici e innovativi sul territorio regionale. Il bando, uno dei migliori bandi edilizia del 2025, prevede finanziamenti a condizioni agevolate, con importi compresi tra 500.000 euro e 1,5 milioni di euro, di cui il 30% è erogato a tasso zero. Le domande possono essere inviate fino al 10 marzo 2025.

Bando Rinnova Veicoli 2024-2025 Regione Lombardia

Il Bando Rinnova Veicoli 2024-2025 sostiene le micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia nel loro percorso di innovazione ambientale. L’iniziativa incentiva la rottamazione di veicoli inquinanti e l’acquisto di nuovi veicoli a zero o bassissime emissioni.

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto, con importi variabili in base alla categoria e alla classe emissiva dei veicoli acquistati. Le domande possono essere inviate dal 2 dicembre 2024 al 30 settembre 2025.

Bando Efficienza Energetica Regione Piemonte

Il Bando Efficienza Energetica della Regione Piemonte supporta le imprese di qualsiasi dimensione nella realizzazione di progetti volti all’efficienza energetica e all’introduzione di energie rinnovabili. Questo bando, che rientra a pieno titolo tra i migliori bandi edilizia 2025, promuove un uso più razionale dell’energia e riduce le emissioni di gas serra.

Gli incentivi prevedono un’agevolazione mista, con finanziamenti agevolati e a fondo perduto. Le domande possono essere presentate esclusivamente via telematica attraverso il portale dedicato, fino alle 12:00 del 28 febbraio 2025.

Bando Regione Calabria Fondo Competitività Imprese

Il Fondo Competitività Imprese della Regione Calabria ha una dotazione complessiva di 30 milioni di euro, destinati a due linee di intervento per micro-iniziative e piccole/medie iniziative.

Il fondo offre due tipologie di agevolazioni:

  • Finanziamenti a tasso di interesse agevolato;
  • Contributi a fondo perduto.

Le domande possono essere inviate dal 16 settembre 2024 al 30 dicembre 2025.

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Diego Vanni Macaluso

Laureato in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) nel 2001 presso l'Università degli Studi di Firenze, consegue successivamente una laurea specialistica in Analisi e Politiche dello Sviluppo Locale e Regionale. Lavora da più di 20 anni nel campo dei fondi strutturali e dal 2023 è parte dell'Ufficio Tecnico di Golden Group, divisione Sviluppo. Si occupa dell'analisi delle normative, del calcolo delle dimensioni aziendali e dello studio dei rapporti e delle relazioni delle istituzioni pubbliche e private scrivendo relazioni sui temi della finanza agevolata e delle politiche pubbliche e industriali.


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