Codice degli Incentivi: in Senato la valutazione delle modifiche proposte
Il Codice degli Incentivi è ormai una realtà operativa: con il D.Lgs. n. 184/2025 il legislatore ha definito il quadro generale di riferimento per la finanza agevolata destinata alle imprese italiane. Su questa cornice si innesta ora un ulteriore tassello: lo schema di decreto legislativo Atto n. 394, attualmente all’esame della 9^ Commissione Industria del Senato, che ha avviato l’analisi del provvedimento l’8 aprile 2026.
Si tratta di una proposta in valutazione, non di un provvedimento già definitivo, e come tale dovrà completare l’iter parlamentare prima di assumere efficacia normativa. Lo schema mira a una razionalizzazione del sistema delle agevolazioni e a una ridefinizione dell’architettura del Fondo per la crescita sostenibile, restando fuori dal proprio perimetro i settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura, esplicitamente esclusi. Per orientarsi tra novità in arrivo e strumenti vigenti può essere utile approfondire la guida alla finanza agevolata di Golden Group.
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I principi della delega e la cornice del Codice degli Incentivi
L’iniziativa normativa trae origine diretta dal DLGS 160/2023, che ha conferito al Governo la delega specifica per il riordino dell’intera materia degli incentivi alle imprese. La delega indica con chiarezza tre direttrici fondamentali: in primo luogo la ricognizione e la sistematizzazione delle misure di incentivazione esistenti; in secondo luogo la concentrazione dell’offerta di incentivi, finalizzata a evitare sovrapposizioni tra gli interventi e la frammentazione del sostegno pubblico; in terzo luogo la programmazione degli interventi di incentivazione da parte delle amministrazioni competenti, su un orizzonte temporale adeguato alle finalità del sostegno e sulla base di valutazioni preventive condotte ex ante.
Lo schema di decreto opera in coordinamento con il nuovo Codice degli Incentivi, già vigente, allo scopo di assicurare procedure uniformi e di evitare sovrapposizioni applicative. In questa logica acquista rilievo la nozione di “disciplina quadro”, definita come l’insieme delle disposizioni normative che individuano i tratti di riferimento per l’attuazione, mediante successivi bandi, di un incentivo: dagli obiettivi perseguiti alla tipologia dei soggetti destinatari, dalla forma e misura delle agevolazioni alle modalità di erogazione, rendicontazione, monitoraggio, controllo ed eventuale revoca. La disciplina quadro si configura quindi come una sorta di cornice operativa, sufficientemente ampia da garantire flessibilità gestionale e al tempo stesso circoscritta per assicurare l’attuazione degli obiettivi specifici di volta in volta perseguiti dal decisore pubblico.
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Il contesto quantitativo del sistema degli incentivi
Per cogliere la portata effettiva della razionalizzazione proposta dallo schema risulta utile considerare il dato quantitativo aggiornato. La “Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive”, elaborata dalla Direzione Generale per gli Incentivi alle Imprese del MIMIT e pubblicata nel settembre 2024, ha censito complessivamente 2.723 interventi agevolativi presenti nell’ordinamento italiano. Di questi, 348 risultano riconducibili alle Amministrazioni centrali, mentre i restanti 2.375 fanno capo alle amministrazioni regionali. La distribuzione mostra una prevalenza numerica netta degli interventi di matrice regionale, frutto della stratificazione di provvedimenti adottati nel tempo dai diversi territori.
Il dato muta sensibilmente se osservato dal punto di vista delle risorse impegnate. Le Amministrazioni centrali hanno infatti rappresentato circa l’82% del totale degli importi impegnati nel 2023, contro un peso decisamente più contenuto delle misure regionali. Questo squilibrio tra numerosità delle misure e concentrazione finanziaria rende particolarmente sentita l’esigenza di un riordino organico, capace di rendere più leggibile l’offerta complessiva alle imprese e di evitare duplicazioni tra strumenti analoghi. La proposta in esame, se confermata nella formulazione attuale, intende rispondere proprio a questa esigenza di chiarezza sistematica del quadro agevolativo.
Il ruolo centrale del Fondo per la crescita sostenibile (FCS)
Il fulcro del riordino delineato dallo schema di decreto risiede nella riorganizzazione del Fondo per la crescita sostenibile, gestito dal MIMIT e già oggi principale strumento operativo dell’incentivazione nazionale. La proposta in valutazione ridisegna il FCS articolandolo in quattro macro-sezioni strategiche, ciascuna dedicata a una finalità precisa: in questo modo il Fondo dovrebbe assumere una vocazione unitaria ma al tempo stesso modulare, capace di intercettare le diverse esigenze del tessuto produttivo italiano. Va ribadito che si tratta di un assetto previsto dalla proposta, non ancora consolidato in via definitiva.
Ricerca, sviluppo e innovazione
La prima macro-sezione è destinata ai progetti strategici in ambito di ricerca, sviluppo e innovazione. Tra le linee di intervento previste figurano i progetti realizzati anche tramite il Fondo IPCEI, oltre a bandi tematici specificamente dedicati alla trasformazione tecnologica delle imprese e alla tutela della proprietà industriale. La logica è quella di concentrare in un’unica architettura le misure che oggi presidiano la frontiera dell’innovazione, evitando dispersioni e favorendo una lettura organica delle opportunità disponibili per chi investe in conoscenza e sviluppo.
Start-up d’impresa
La seconda macro-sezione si rivolge al mondo delle start-up, con un’attenzione particolare all’imprenditoria giovanile e femminile e alle sinergie con il venture capital. La proposta in esame considera le nuove imprese come motore di rinnovamento del sistema produttivo, riconoscendo l’opportunità di affiancare alle agevolazioni dirette gli strumenti di investimento in equity capaci di sostenere percorsi di crescita più ambiziosi. Il filone segna una continuità con le politiche già avviate sul fronte dell’innovazione, ma punta a inquadrarle in una logica di sistema più coerente.
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Investimenti produttivi per la transizione verde e digitale
La terza macro-sezione presidia gli investimenti produttivi orientati alla doppia transizione: ecologica e digitale. Al suo interno trovano collocazione i Contratti di Sviluppo, strumento già oggi utilizzato per progetti di significativa dimensione, e i bandi specificamente dedicati alla riqualificazione delle aree di crisi e alla sostenibilità ambientale. La proposta delinea un perimetro che intercetta sia il rilancio di territori in difficoltà sia il cambio di paradigma produttivo verso modelli a minore impatto, rispondendo a istanze di politica industriale centrali nell’agenda europea.
Accesso al credito e al mercato dei capitali
La quarta macro-sezione riguarda l’accesso al credito e al mercato dei capitali, con la finalità di salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere le imprese che attraversano fasi di temporanea difficoltà economica. Si tratta di un ambito sensibile, in cui la continuità aziendale rappresenta spesso la condizione preliminare per qualunque progetto di rilancio. L’inclusione di questa area all’interno del FCS conferma una visione che integra strumenti di sviluppo e meccanismi di stabilizzazione finanziaria, evitando di trattarli come universi separati.
Le misure mantenute autonome dallo schema
Mentre circa trenta incentivi minori dovrebbero confluire nel Fondo per la crescita sostenibile, la proposta in valutazione conserva l’autonomia di tre strumenti ritenuti modelli di successo nel panorama agevolativo nazionale. Il primo è il Fondo di garanzia per le PMI, leva fondamentale per favorire l’accesso al credito bancario delle piccole e medie imprese. La preservazione di questo strumento testimonia il ruolo strutturale assunto dalla garanzia pubblica nel sostegno al sistema produttivo.
Il secondo strumento mantenuto è il Fondo di sostegno al venture capital, denominato anche Fondo Nazionale Innovazione, che opera con risorse dedicate al rafforzamento patrimoniale delle imprese innovative. Il terzo è la Nuova Sabatini, dedicata ai beni strumentali, considerata uno dei pilastri storici della politica industriale: per chi voglia approfondirne le declinazioni e l’integrazione con altre misure è disponibile l’analisi sulla cumulabilità della Nuova Sabatini con altre agevolazioni. La scelta di mantenere autonomi questi tre strumenti riflette la volontà di non disperdere il capitale di esperienza maturato nella loro gestione, consolidando la fiducia di imprese e intermediari finanziari verso meccanismi ormai collaudati nel tempo.
Le abrogazioni previste dal Capo III dello schema
Il Capo III della proposta in valutazione individua una serie di incentivi giudicati inefficienti, riconducibili ad amministrazioni diverse dal MIMIT, di cui prevede la soppressione. Sul fronte degli Affari Esteri è prevista l’abolizione del voucher per l’internazionalizzazione, riferito ai Temporary Export Manager con competenze digitali, misura considerata superata rispetto all’attuale assetto degli strumenti di promozione internazionale. La razionalizzazione, secondo quanto riferito dal Ministero competente, si inserisce in un contesto in cui la gran parte degli incentivi di propria pertinenza è già stata oggetto di revisione con la Legge di Bilancio 2025.
In ambito Ambiente e Sicurezza Energetica la proposta cancella due misure non più rifinanziate da tempo: il “Credito d’imposta in materiali di recupero” e il “Credito d’imposta sui prodotti da riciclo e riuso”. Per il resto, secondo il dossier, il Ministero non ha ravvisato la necessità di ulteriori interventi normativi. Il fronte del Lavoro vede invece la soppressione delle misure riconducibili al Fondo rotativo nazionale selfiemployment, di cui era già intervenuta l’avvenuta cessazione: la formalizzazione dell’abrogazione contribuisce a chiarire il quadro normativo vigente, eliminando riferimenti a strumenti non più operativi.
I riscontri delle altre amministrazioni interpellate
Lo schema si fonda anche su una serie di interlocuzioni istituzionali condotte con i diversi ministeri, le cui risultanze emergono dal dossier parlamentare. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha confermato l’utilità di mantenere gli interventi a valere sul Fondo rotativo 394/81 e nel capitale di rischio di imprese italiane in Paesi extra UE, già oggetto di razionalizzazione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito chiarimenti puntuali sugli incentivi riferibili a ciascun ambito di competenza, contribuendo a delineare meglio i contorni della riforma.
Il Ministero della Cultura ha segnalato che alcune misure potrebbero essere oggetto di un riordino specifico, tramite riconduzione a un quadro unitario dedicato alle Imprese Culturali e Creative. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha precisato quali interventi siano da ritenersi non più attuali, mentre il Ministero del Turismo ha proposto l’espunzione dalla ricognizione di un contributo destinato a guide turistiche e accompagnatori titolari di partita IVA, sottolineando però come non ritenga necessaria una formale abrogazione. Il Ministero del Lavoro ha confermato l’avvenuta cessazione del Fondo rotativo selfiemployment senza segnalare ulteriori esigenze; il Ministero dell’Università e della Ricerca non ha riscontrato necessità di razionalizzazione; la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Dipartimento per lo Sport, ha riferito di un separato processo normativo già in corso per accorpare in un unico Fondo due distinte misure preesistenti.
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I profili critici segnalati dal dossier parlamentare
Il dossier parlamentare elaborato a corredo dello schema mette in luce alcuni profili critici che meriteranno un’attenzione specifica nel corso dell’esame. Il primo riguarda gli aggiornamenti del FCS: il testo non specifica con sufficiente chiarezza le procedure attraverso le quali realizzare il monitoraggio e l’aggiornamento periodico degli obiettivi assegnati al Fondo per la crescita sostenibile. Si tratta di un aspetto non secondario, perché la dinamica evolutiva delle politiche industriali richiede meccanismi flessibili di revisione degli indirizzi.
Il secondo punto critico è l’assenza dell’Analisi di Impatto della Regolazione (AIR), una mancanza che il dossier registra senza riscontrare un’adeguata giustificazione nella relazione illustrativa. La presenza dell’AIR consente di fondare le scelte normative su evidenze quantitative e qualitative, e la sua omissione costituisce un elemento che potrebbe emergere ulteriormente nel dibattito parlamentare. Un terzo elemento riguarda l’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, non ancora perfezionata al momento della pubblicazione del dossier: trattandosi di una riforma che incide su materie a competenza concorrente, il completamento dell’intesa rappresenta un passaggio istituzionale rilevante.
Cosa potrebbe cambiare per le imprese
Le aziende italiane sono chiamate a seguire con attenzione costante l’evoluzione dell’iter parlamentare, ricordando che lo schema in esame non costituisce ancora diritto vigente. Se la proposta verrà confermata nei suoi tratti essenziali, il sistema delle agevolazioni risulterà più concentrato, con un Fondo per la crescita sostenibile riorganizzato in quattro aree tematiche e con tre strumenti storici preservati nella loro autonomia operativa. La razionalizzazione di circa trenta incentivi minori dovrebbe rendere più lineare l’individuazione delle misure utili e ridurre la frammentazione che oggi penalizza in particolare le PMI, spesso prive di strutture interne dedicate al monitoraggio della finanza agevolata.
Resta tuttavia indispensabile leggere ciascun passaggio normativo alla luce del suo stato di avanzamento. Le parole chiave che dovrebbero accompagnare la valutazione degli operatori sono “la proposta prevede”, “lo schema dispone”, “se confermata”, proprio per mantenere viva la consapevolezza che il provvedimento è ancora in fase istruttoria parlamentare. Le imprese che intendono pianificare investimenti potranno utilmente affiancare al monitoraggio della riforma una valutazione delle misure già attive, in modo da non perdere opportunità immediate. La proposta in esame promette di consolidare un assetto più razionale del sistema, ma la sua piena efficacia dipenderà dalle eventuali modifiche introdotte nel passaggio parlamentare e dagli atti attuativi che ne deriveranno
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
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