Guida completa alla rendicontazione di sostenibilità per PMI: bilancio di sostenibilità obbligatorio CSRD, ESRS e rating ESG

Tempo di lettura: 9 minuti

Per la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane il bilancio di sostenibilità non è oggi un obbligo di legge, e con la riforma “Omnibus I” varata dal Consiglio dell’Unione europea il 24 febbraio 2026 lo sarà ancora meno. Eppure le PMI lo stanno preparando in numero crescente, perché lo chiedono banche, clienti capofila e bandi pubblici. Questa guida spiega chi è davvero soggetto all’obbligo CSRD dopo l’Omnibus, come si redige una rendicontazione coerente con gli standard europei, cosa cambia con lo standard volontario VSME e come funziona il rating ESG.

Cos’è il bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è la rendicontazione con cui un’impresa misura e comunica le proprie performance in ambito ambientale, sociale e di governance (ESG). A livello europeo è disciplinato dalla Direttiva (UE) 2022/2464, nota come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che dal 2024 ha sostituito la precedente Non Financial Reporting Directive (NFRD).

In Italia la CSRD è stata recepita con il Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 settembre 2024 ed entrato in vigore il 25 settembre 2024. Il decreto ha contestualmente abrogato il D.Lgs. 254/2016, che aveva recepito la NFRD. Per una mappa delle differenze rimandiamo all’approfondimento sulle differenze tra bilancio, rendicontazione e reporting di sostenibilità.

Il principio della doppia materialità

Il cuore concettuale della CSRD è il principio di doppia materialità: l’impresa rendiconta sia gli impatti che la propria attività genera sull’ambiente e sulle persone (impact materiality), sia i rischi e le opportunità che i fattori ESG comportano sulla propria performance finanziaria (financial materiality). Le due prospettive devono coesistere nel report e guidare la selezione dei contenuti da rendicontare.

Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Bilancio di sostenibilità obbligatorio: chi è soggetto oggi (e cosa cambia)

Tre passaggi normativi successivi hanno ridisegnato la platea degli obbligati tra il 2024 e il 2026.

Il calendario originario del D.Lgs. 125/2024

L’articolo 17 del D.Lgs. 125/2024 stabilisce l’applicazione progressiva dell’obbligo nel testo originario:

  • Esercizi dal 1° gennaio 2024: grandi imprese enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti e relative società madri di grandi gruppi.
  • Esercizi dal 1° gennaio 2025: altre grandi imprese e altre società madri di grandi gruppi.
  • Esercizi dal 1° gennaio 2026: PMI quotate (escluse microimprese), enti piccoli e non complessi qualificati, imprese di assicurazione captive.
  • Esercizi dal 1° gennaio 2028: alcune imprese extra-UE con presenza rilevante nel mercato europeo.

Lo “stop-the-clock” e il recepimento italiano (2025)

Il 14 aprile 2025 il Consiglio UE ha adottato la Direttiva (UE) 2025/794, nota come stop-the-clock, che ha posticipato di due anni l’applicazione degli obblighi CSRD per la “wave two” (altre grandi imprese non già soggette a NFRD) e la “wave three” (PMI quotate). In Italia lo stop-the-clock è stato recepito con il DL 95/2025 (“Decreto Economia”), convertito nella Legge 8 agosto 2025, n. 118. L’analisi puntuale del nuovo calendario è disponibile nell’articolo Golden Group dedicato alle nuove scadenze del bilancio di sostenibilità.

Omnibus I: la riforma del 24 febbraio 2026

Il 24 febbraio 2026 il Consiglio dell’UE ha dato il via libera definitivo al pacchetto Omnibus I, formalizzato nella Direttiva (UE) 2026/470 del Parlamento europeo e del Consiglio. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 26 febbraio 2026 ed è entrato in vigore il ventesimo giorno successivo, ossia il 18 marzo 2026.

L’Omnibus I introduce quattro cambiamenti strutturali al perimetro CSRD:

  1. Innalzamento delle soglie dimensionali. L’obbligo si applica solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro.
  2. Esclusione delle PMI quotate dallo scope CSRD.
  3. Esenzione transitoria per la “wave one”: le imprese che dovevano cominciare a rendicontare dall’esercizio 2024 sono esonerate per gli esercizi 2025 e 2026.
  4. Esenzioni per alcune società finanziarie holding UE ed extra-UE dalla rendicontazione consolidata.

Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per recepire la nuova direttiva (con eccezione dell’articolo 4, da recepire entro il 26 luglio 2028). L’Italia dovrà quindi aggiornare il D.Lgs. 125/2024 e la disciplina collegata. Alla data di aggiornamento di questa guida la normativa italiana vigente è quella post-DL 95/2025: il recepimento dell’Omnibus I non è ancora intervenuto.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità in Italia

Ma quali sono quindi i soggetti effettivamente obbligati alla presentazione del bilancio di sostenibilità in Italia? Ecco un riepilogo di obblighi, esenzioni ed esclusioni.

Categoria Quadro pre-Omnibus (in vigore in Italia al 15/05/2026) Quadro post-Omnibus I (da recepire entro 19/03/2027)
Grandi imprese enti di interesse pubblico >500 dipendenti (“wave one”) Esercizio 2024, pubblicazione 2025 Esenzione 2025 e 2026; resta in scope se >1.000 dip. e >450 M€
Altre grandi imprese (non già NFRD) Esercizio 2027, pubblicazione 2028 (dopo stop-the-clock) In scope solo se >1.000 dip. e >450 M€
PMI quotate (non microimprese) Esercizio 2028, pubblicazione 2029 Escluse
PMI non quotate Nessun obbligo Nessun obbligo (VSME volontario)
Imprese extra-UE con filiale rilevante in UE Esercizio 2028, pubblicazione 2029 Fatturato netto madre >450 M€ e filiale o succursale >200 M€

E le PMI italiane? L’effetto di filiera e lo standard VSME

Per le piccole e medie imprese italiane non quotate non esiste alcun obbligo diretto di redigere il bilancio di sostenibilità, né prima né dopo l’Omnibus. La domanda da porsi è quindi diversa: perché molte PMI lo stanno preparando comunque?

La risposta sta nell’effetto a cascata della normativa. Le grandi imprese soggette a CSRD devono rendicontare anche dati relativi alla propria catena del valore, fornitori e partner commerciali compresi. Lo stesso vale per banche e investitori, che chiedono informazioni ESG ai propri affidati. Numerosi bandi regionali, nazionali e PNRR iniziano inoltre a premiare requisiti ESG verificabili.

Lo standard volontario VSME

Per offrire alle PMI uno strumento proporzionato, l’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) ha sviluppato il VSME (Voluntary Reporting Standard for non-listed SMEs), consegnato alla Commissione europea il 17 dicembre 2024. Il VSME è organizzato in due moduli:

  • Modulo Basic: disclosure essenziali su energia, emissioni di gas serra, inquinamento, biodiversità, acqua, uso delle risorse, forza lavoro, salute e sicurezza, retribuzioni, anti-corruzione.
  • Modulo Comprehensive: disclosure aggiuntive su obiettivi di riduzione GHG, rischi climatici, politiche sui diritti umani, parità di genere negli organi di governance.

Il 30 luglio 2025 la Commissione europea ha adottato una Raccomandazione che promuove l’utilizzo del VSME come standard di riferimento per le PMI non soggette a CSRD.

Il “value chain cap”: una protezione attiva dal maggio 2026

Il 6 maggio 2026 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su due atti delegati: la revisione degli ESRS (datapoint obbligatori ridotti di oltre il 60%, totali di oltre il 70%, costi di reporting attesi in calo di oltre il 30%) e l’adozione di uno standard volontario basato sul VSME. La novità più rilevante per le PMI è il “value chain cap”: le imprese soggette a CSRD non potranno richiedere ai partner della catena del valore con 1.000 dipendenti o meno informazioni che eccedano quanto previsto dallo standard volontario.

In pratica, adottando il VSME una PMI si dota di uno scudo standardizzato contro la proliferazione di questionari ESG da clienti e banche. La consultazione si chiude il 3 giugno 2026; la Commissione adotterà successivamente i due atti delegati.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Come si redige il bilancio di sostenibilità

La struttura tecnica del bilancio è governata dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), pubblicati come Regolamento delegato (UE) 2023/2772 della Commissione il 22 dicembre 2023. È sulla base di queste regole che le imprese redigono i propri bilanci di sostenibilità, sebbene non vi siano delle regole esatte e uguali per tutti.

Le quattro aree degli ESRS

Il framework è organizzato in quattro pilastri informativi:

  1. Governance: modello di governo della sostenibilità, ruoli, incentivi, controlli interni.
  2. Strategia: modello di business, piano di transizione climatica, integrazione ESG nella strategia.
  3. Gestione di impatti, rischi e opportunità (IRO): processo di doppia materialità, identificazione e gestione di IRO.
  4. Metriche e obiettivi: KPI quantitativi (emissioni Scope 1, 2 e 3, energia, acqua, rifiuti, dati su forza lavoro, anti-corruzione).

La revisione ESRS in corso

L’11 luglio 2025 la Commissione UE ha adottato un quick-fix delegated act che ha dato flessibilità alle wave one companies, evitando di chiedere dati aggiuntivi per il 2025 e il 2026 rispetto al 2024. La revisione strutturale degli ESRS è in consultazione pubblica dal 6 maggio 2026 e porterà a una versione semplificata, con riduzione di oltre il 60% dei datapoint obbligatori.

Attestazione di conformità: come viene rilasciata e da chi

L’attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità è disciplinata dall’articolo 8 del D.Lgs. 125/2024. È rilasciata da revisori legali iscritti nel Registro, previa abilitazione specifica ai sensi dell’articolo 6, comma 1-bis del D.Lgs. 39/2010. Per gli iscritti al Registro entro il 1° gennaio 2026, l’articolo 18, comma 4 del D.Lgs. 125/2024 prevede una via di abilitazione transitoria, condizionata all’acquisizione di almeno cinque crediti formativi annuali nelle materie caratterizzanti la rendicontazione e l’attestazione di sostenibilità. Lo standard tecnico applicabile è il Principio di Attestazione della Rendicontazione di Sostenibilità adottato dal MEF.

Rating ESG: cos’è e come si calcola

Il rating ESG è un giudizio sintetico assegnato a un’impresa da agenzie specializzate, sulla base di una valutazione delle sue performance ambientali, sociali e di governance. Non sostituisce il bilancio di sostenibilità: lo affianca, fornendo a investitori, banche e clienti uno score comparabile.

Non esiste uno standard internazionale unico per il calcolo del rating ESG. I principali modelli applicati a livello globale seguono però una metodologia comune in tre fasi:

  1. Raccolta dati: da fonti dirette (questionari all’impresa, bilancio di sostenibilità) e fonti pubbliche (filing, controversie, media monitoring).
  2. Scoring per area materiale: punteggi su singole aree tematiche pesate per rilevanza settoriale.
  3. Sintesi in un giudizio finale: espresso su scala alfabetica (per esempio da AAA a CCC) o numerica.

Perché rendicontare anche se non è obbligatorio

Per una PMI non soggetta a CSRD, redigere un bilancio VSME o ottenere un rating ESG produce quattro effetti misurabili:

  • Accesso al credito: gli istituti bancari dell’area UE sono tenuti a integrare i fattori ESG nelle policy di erogazione (cfr. EBA Guidelines on loan origination and monitoring, 2020); un’impresa rendicontata riduce l’asimmetria informativa e abbassa i tempi di istruttoria.
  • Partecipazione a bandi: molte misure regionali, nazionali e PNRR premiano requisiti ESG verificabili, inclusi i voucher per certificazioni delle Regioni.
  • Resilienza nella filiera: quando il cliente capofila è soggetto a CSRD o adotta policy ESG sui fornitori, il partner preparato è il partner confermato.
  • Reputazione e talenti: la rendicontazione di sostenibilità è un asset di employer branding e di relazione con gli stakeholder.

Vuoi capire se per la tua impresa il bilancio di sostenibilità rappresenta un obbligo? Contatta Golden Group per una consulenza personalizzata.

Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Domande frequenti (FAQ) sul bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio per le PMI nel 2026?

No. Per le PMI italiane non quotate non esiste alcun obbligo di legge di redigere il bilancio di sostenibilità, né nel 2026 né negli anni successivi. Per le PMI quotate (escluse le microimprese), il D.Lgs. 125/2024 prevedeva l’obbligo dall’esercizio 2026 (pubblicazione 2027); il termine è stato poi posticipato all’esercizio 2028 (pubblicazione 2029) con il recepimento dello stop-the-clock operato dal DL 95/2025.
L’Omnibus I, adottato dal Consiglio UE il 24 febbraio 2026 (Direttiva (UE) 2026/470), esclude le PMI quotate dallo scope CSRD; l’Italia dovrà recepire la direttiva entro il 19 marzo 2027.

Cosa cambia con la CSRD rispetto alla DNF?

La Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD) ha sostituito la NFRD estendendo il perimetro dei soggetti obbligati, introducendo standard tecnici unificati (ESRS), obbligando all’attestazione di conformità da parte di un revisore abilitato e adottando il principio di doppia materialità.

Cos’è lo standard VSME e quando conviene adottarlo?

Il Voluntary Reporting Standard for non-listed SMEs è uno standard sviluppato da EFRAG su mandato della Commissione UE e consegnato a Bruxelles il 17 dicembre 2024. È strutturato in due moduli (Basic e Comprehensive) e copre disclosure ambientali, sociali e di governance proporzionate alle PMI. Conviene adottarlo soprattutto a PMI non quotate che ricevono richieste ESG ricorrenti da banche, clienti grandi o bandi pubblici.

Come si calcola un rating ESG?

Non esiste un metodo univoco. Le agenzie di rating procedono tipicamente in tre passaggi: raccolta dati (da fonti aziendali e pubbliche), scoring su singole aree ESG ponderate per rilevanza settoriale, sintesi in un giudizio finale espresso su scala alfabetica o numerica. I principali modelli di mercato sono MSCI, FTSE Russell, LSEG (ex Refinitiv) ed EcoVadis.
Compila il modulo per ottenere nuovi finanziamenti

Il rating ESG e il bilancio di sostenibilità sono la stessa cosa?

No. Il bilancio di sostenibilità è un documento di disclosure redatto dall’impresa secondo uno standard (ESRS per le imprese CSRD, VSME per le PMI). Il rating ESG è un giudizio sintetico assegnato da un’agenzia terza che valuta l’impresa rispetto a parametri ESG. Sono strumenti complementari.

Chi può attestare il bilancio di sostenibilità in Italia?

L’articolo 8 del D.Lgs. 125/2024 affida l’attestazione di conformità ai revisori legali iscritti nel Registro tenuto dal MEF, previa abilitazione specifica ai sensi dell’articolo 6, comma 1-bis del D.Lgs. 39/2010. Una norma transitoria (art. 18, comma 4 del D.Lgs. 125/2024) consente l’abilitazione semplificata ai revisori iscritti entro il 1° gennaio 2026 che abbiano maturato almeno cinque crediti formativi annuali nelle materie caratterizzanti la rendicontazione e l’attestazione di sostenibilità.

Un buon rating ESG migliora l’accesso al credito?

. Le banche dell’area UE sono tenute a integrare i fattori ESG nei processi di valutazione del merito creditizio (cfr. EBA Guidelines on loan origination and monitoring, 2020). Un rating ESG positivo o una rendicontazione VSME abbreviano i tempi di istruttoria e possono incidere sulle condizioni economiche del finanziamento.

Esistono bandi di finanza agevolata che premiano la rendicontazione ESG?

. Diversi bandi regionali e nazionali finanziano spese per certificazioni ESG, parità di genere, rating di sostenibilità. Anche misure PNRR e bandi a fondo perduto prevedono criteri premiali ESG.

Una PMI che adotta il VSME può smettere di farlo l’anno successivo?

. Lo standard VSME è volontario e non comporta vincoli di continuità rispetto agli esercizi successivi. È buona pratica, tuttavia, mantenere la rendicontazione nel tempo per consolidare i benefici sulle relazioni bancarie, l’accesso a bandi e il posizionamento competitivo.

Quali sanzioni sono previste per le imprese soggette inadempienti?

Il decreto D.Lgs. 125/2024 rinvia alla disciplina sanzionatoria collegata al D.Lgs. 39/2010 e contempla sanzioni amministrative pecuniarie a carico degli amministratori e degli organi di controllo in caso di mancata o non conforme rendicontazione di sostenibilità.


Martina Moretti

Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
Il suo percorso nel digital marketing inizia nel 2015, quando si confronta per la prima volta con la scrittura e con i temi del mondo finance. Da allora è verticale sui testi SEO oriented.
Sempre in cerca di sfide, ha scritto per progetti di grandi e piccole dimensioni affrontando le molte declinazioni del mondo del credito e della finanza, tra cui prestiti personali, mutui, risparmio gestito, ETF, trading, fondi di investimento, contributi a fondo perduto, bandi europei.

Privacy Preference Center

Stai integrando la Finanza Agevolata nelle tue decisioni strategiche?

Stai integrando la Finanza Agevolata
nelle tue decisioni strategiche?

Il Master Executive in Finanza Agevolata ti aiuta a trasformare la complessità normativa in decisioni più solide e consapevoli.

Scarica la brochure

"*" indica i campi obbligatori

COME OTTENERE FINANZIAMENTI