Pacchetto Omnibus UE: novità e impatti sulle regole di sostenibilità per le aziende
Il panorama imprenditoriale odierno è sempre più permeato dalle dinamiche della sostenibilità. Le normative ambientali, sociali e di governance (ESG) non rappresentano più un contorno facoltativo, ma un elemento nevralgico che incide profondamente sulle strategie aziendali, sull’accesso al credito e sulla competitività nel mercato globale. Le imprese, dalle più strutturate alle PMI, si confrontano con un quadro regolatorio in costante aggiornamento, chiamato a guidare la transizione verso un’economia più verde e responsabile.
In questo contesto in rapida evoluzione, l’Unione Europea ha recentemente presentato una proposta legislativa di rilievo: il cosiddetto Pacchetto Omnibus. Non si tratta di una nuova direttiva isolata, bensì di un intervento organico volto a modificare e, nelle intenzioni dichiarate, a semplificare alcuni degli obblighi normativi più significativi introdotti negli ultimi anni in materia di sostenibilità.
L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è trovare un punto di equilibrio più sostenibile – questa volta in senso economico – tra gli ambiziosi traguardi del Green Deal europeo e la necessità di preservare la vitalità e la competitività delle imprese comunitarie. Questo pacchetto interviene su normative cardine che le aziende hanno iniziato a conoscere e ad affrontare: la Direttiva sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle Imprese (CSRD), la Direttiva sulla Due Diligence di Sostenibilità delle Imprese (CSDDD), la Tassonomia UE per le attività sostenibili e il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM).
Per le realtà imprenditoriali, specialmente per quelle attente alle opportunità offerte dalla finanza agevolata e dai contributi europei, regionali e statali – terreno d’elezione per Golden Group – comprendere la portata di queste modifiche è essenziale. Si tratta di cambiamenti che potrebbero influenzare direttamente le soglie di applicazione degli obblighi, le tempistiche di adeguamento e la natura stessa degli adempimenti richiesti, con impatti tangibili sulla pianificazione strategica e operativa.
Perché la Commissione Europea propone il Pacchetto Omnibus
Il Pacchetto Omnibus non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un quadro normativo europeo sulla sostenibilità che ha visto una notevole accelerazione negli ultimi anni. Pilastri come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), volta a standardizzare e ampliare la rendicontazione non finanziaria, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), focalizzata sulla responsabilità lungo la catena del valore, e la Tassonomia UE, intesa a classificare le attività economiche sostenibili, hanno delineato un percorso chiaro verso una maggiore trasparenza e integrazione dei fattori ESG nelle pratiche aziendali.
Queste regolamentazioni mirano a trasformare il mercato, incentivando le imprese a integrare la sostenibilità nel proprio DNA operativo e strategico, aprendo al contempo nuove opportunità per chi abbraccia questi principi. Tuttavia, l’implementazione di un corpus normativo così ambizioso ha sollevato interrogativi e preoccupazioni riguardo alla sua applicabilità, specialmente per le piccole e medie imprese, e al potenziale impatto sulla competitività generale dell’economia europea.
È in risposta a queste esigenze che interviene il Pacchetto Omnibus. La Commissione Europea, con questa iniziativa, persegue l’obiettivo di ottimizzare e rendere più lineare l’applicazione delle normative esistenti. Si tratta di un tentativo di calibrare gli oneri amministrativi per le imprese, cercando di alleggerire alcuni adempimenti senza, almeno nelle intenzioni, compromettere gli elevati standard di sostenibilità prefissati.
La finalità è quella di creare un ambiente normativo che favorisca gli investimenti e l’innovazione sostenibile, trovando un delicato bilanciamento tra gli obiettivi ambientali del Green Deal e la salvaguardia della competitività del tessuto produttivo europeo. In sostanza, si cerca di rendere la sostenibilità non solo un obbligo, ma un vantaggio strategico accessibile e gestibile per un numero più ampio di aziende.
CSRD ricalibrata: meno obblighi di rendicontazione? Analisi delle modifiche
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è forse l’ambito in cui le modifiche proposte dal Pacchetto Omnibus appaiono più incisive. L’intenzione è quella di ridefinire il perimetro di applicazione e semplificare gli oneri di rendicontazione.
La novità più eclatante riguarda l’innalzamento delle soglie dimensionali che determinano l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità secondo gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). La proposta Omnibus prevede che tale obbligo si applichi unicamente alle imprese che superano la soglia dei 1.000 dipendenti e soddisfano almeno uno degli altri due criteri preesistenti. Questa revisione comporterebbe una riduzione drastica della platea di aziende direttamente obbligate, stimata in un passaggio da oltre 50.000 a meno di 7.000 nell’intera Unione Europea.
Di conseguenza, le imprese con un numero di dipendenti compreso tra 250 (soglia precedente per alcune categorie) e 999, che si stavano preparando a rendicontare a partire dal 2026 sui dati del 2025, vedrebbero posticipato e potenzialmente annullato l’obbligo diretto. Secondo la proposta, anche le aziende con più di 1.000 dipendenti beneficerebbero di un rinvio di due anni: il primo bilancio di sostenibilità secondo la CSRD modificata sarebbe richiesto nel 2028, basandosi sui dati dell’esercizio 2027.
Per le aziende al di sotto della nuova soglia dei 1.000 dipendenti, l’obbligo di rendicontazione verrebbe meno. Tuttavia, viene introdotta e valorizzata l’adesione su base volontaria agli standard VSME (Voluntary SME Standards), una versione semplificata e allineata agli ESRS, pensata specificamente per le PMI.
Un aspetto cruciale è che il Pacchetto Omnibus uniforma le informazioni ESG che banche, grandi imprese soggette a CSRD e aziende vincolate dalla CSDDD possono richiedere alle realtà con meno di 500 dipendenti: tali richieste dovranno limitarsi ai dati previsti dagli standard VSME.
Questo rende la redazione volontaria di un bilancio VSME uno strumento potenzialmente strategico per le PMI per rispondere in modo standardizzato alle richieste della filiera e del sistema finanziario. Per le imprese con più di 500 dipendenti, invece, non sono previsti limiti alle informazioni aggiuntive richiedibili.
Un’altra modifica significativa riguarda il livello di revisione (assurance) dei bilanci di sostenibilità. Viene accantonata la transizione graduale verso la “reasonable assurance” (un livello di verifica più approfondito, simile a quello dei bilanci finanziari), mantenendo invece la “limited assurance” (un livello meno stringente) come standard. Infine, si prevede una semplificazione degli stessi ESRS, attraverso una riduzione dei cosiddetti “datapoint”, ossia degli specifici indicatori e KPI richiesti, con l’obiettivo di snellire il processo di reporting.
Questi cambiamenti rappresentano un indubbio alleggerimento per molte imprese, ma sollevano questioni sulla coerenza e l’efficacia complessiva del quadro di reporting. La riduzione della platea obbligata e l’abbassamento del livello di assurance potrebbero impattare negativamente sulla trasparenza e comparabilità delle informazioni ESG, dati fondamentali per investitori, finanziatori e altri stakeholder.
Modifiche alla due diligence di sostenibilità
Anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), mirata a promuovere la responsabilità delle imprese per gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo le catene del valore, è oggetto di un significativo ridimensionamento da parte del Pacchetto Omnibus.
Sebbene la fonte non dettagli precisamente come cambi il perimetro di applicazione iniziale, menziona una sua riduzione. Modifiche sostanziali intervengono sulla gestione della catena di fornitura. La valutazione del rischio, ad esempio, non includerà più automaticamente i fornitori indiretti, a meno che non emergano informazioni plausibili che indichino un rischio concreto specifico. Inoltre, la frequenza degli assessment sulla catena del valore viene diradata, passando da una cadenza annuale a una quinquennale, riducendo notevolmente la pressione gestionale sulla supply chain.
Come per la CSRD, si introduce una differenziazione nelle informazioni richiedibili ai fornitori: per quelli con un massimo di 500 dipendenti, le richieste dovranno limitarsi ai dati previsti dagli standard volontari VSME; per quelli più grandi, non vi sono limiti normativi specifici.
Aspetti particolarmente controversi della proposta riguardano l’eliminazione di elementi chiave della direttiva originaria. Viene prevista la rimozione della responsabilità civile per le aziende inadempienti agli obblighi di due diligence, indebolendo significativamente il meccanismo sanzionatorio e di deterrenza. Analogamente, per quanto riguarda i piani di transizione climatica, le aziende sarebbero tenute ad adottarli, ma non più obbligate a implementarli, svuotando di fatto l’impegno richiesto sulla decarbonizzazione.
Ulteriori alleggerimenti includono la rimozione degli obblighi di due diligence per il settore finanziario e l’eliminazione della previsione di una sanzione pecuniaria minima pari al 5% del fatturato globale per le aziende non conformi.
Il Pacchetto Omnibus mira anche a una maggiore armonizzazione tra gli Stati membri, limitando la loro facoltà di introdurre normative nazionali più stringenti su aspetti cruciali come la valutazione del rischio, la due diligence sulla catena del valore e le sanzioni. Infine, si propone un ritardo di un anno nell’applicazione della direttiva, con l’entrata in vigore ora prevista per luglio 2027.
Queste modifiche delineano una CSDDD profondamente rivista, con obblighi notevolmente attenuati per le imprese. Se da un lato questo risponde alle richieste di semplificazione, dall’altro solleva seri dubbi sulla capacità della direttiva, così emendata, di promuovere efficacemente filiere produttive realmente sostenibili e responsabili.
Tassonomia UE e Principio DNSH, verso una maggiore flessibilità applicativa
La Tassonomia UE, il sistema di classificazione volto a identificare e promuovere gli investimenti in attività economiche eco-compatibili, subisce anch’essa delle modifiche orientate a una maggiore flessibilità.
Una delle novità principali è l’introduzione della volontarietà della rendicontazione sull’allineamento alla Tassonomia per una specifica categoria di imprese. Secondo la proposta Omnibus, le aziende soggette alla CSRD (con le nuove soglie sopra i 1.000 dipendenti) ma con un fatturato fino a 450 milioni di euro, non sarebbero più obbligate a comunicare la percentuale delle loro attività (fatturato, Capex, Opex) allineate ai criteri della Tassonomia, potendo scegliere se farlo o meno.
Un altro cambiamento rilevante riguarda il principio del “Do No Significant Harm” (DNSH). Questo criterio fondamentale impone che un’attività economica, per essere considerata sostenibile secondo la Tassonomia, non debba arrecare danni significativi ad altri obiettivi ambientali (es. economia circolare, biodiversità, acque). Il Pacchetto Omnibus propone un indebolimento di questo principio, rendendo potenzialmente meno stringenti i criteri di valutazione degli impatti negativi collaterali.
Queste modifiche sono presentate come un modo per rendere la Tassonomia più accessibile e meno onerosa per le aziende, riducendo la complessità della rendicontazione e dell’analisi DNSH. Tuttavia, la trasformazione in requisito volontario per una fascia significativa di grandi imprese e l’allentamento del principio DNSH potrebbero compromettere l’obiettivo originario della Tassonomia: fornire al mercato finanziario e agli stakeholder informazioni chiare, affidabili e comparabili per orientare i capitali verso la sostenibilità. Si rischia una maggiore frammentazione informativa e una minore trasparenza complessiva.
CBAM aggiornato: nuova soglia per il meccanismo di adeguamento del carbonio
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), introdotto per tassare le emissioni di CO₂ incorporate nei beni importati da Paesi extra-UE e prevenire la “fuga di carbonio”, è operativo nella sua fase transitoria di sola rendicontazione dal 1° ottobre 2023. A partire dal 2026, le imprese importatrici dovranno acquistare certificati CBAM il cui costo sarà legato al prezzo delle quote nel mercato ETS europeo.
Il Pacchetto Omnibus interviene anche su questo strumento, recependo alcune difficoltà operative emerse nella fase iniziale. La modifica principale consiste in una restrizione dell’ambito di applicazione: l’obbligo si applicherà soltanto alle aziende che importano almeno 50 tonnellate all’anno di uno specifico bene regolamentato dal CBAM (es. cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità, idrogeno).
Questa nuova soglia esclude automaticamente le imprese che importano volumi inferiori, limitando di fatto il numero di soggetti tenuti a conformarsi agli obblighi di rendicontazione e, dal 2026, di acquisto dei certificati. La motivazione addotta è la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in particolare per le PMI importatrici che hanno riscontrato difficoltà nell’adeguarsi ai complessi requisiti di calcolo e comunicazione delle emissioni incorporate.
Se da un lato questa misura va incontro alle esigenze di alleggerimento espresse da una parte del mondo imprenditoriale, dall’altro la sua applicazione più circoscritta solleva interrogativi sull’efficacia complessiva del CBAM nel raggiungere i suoi obiettivi. Ridurre la platea di aziende soggette potrebbe lasciare scoperta una porzione non trascurabile di importazioni, potenzialmente indebolendo l’incentivo alla decarbonizzazione per i produttori extra-UE e la protezione per le imprese europee soggette ai costi del carbonio.
Implicazioni per le imprese e prossimi passi normativi
Il Pacchetto Omnibus, così come proposto dalla Commissione Europea, segna un momento di riflessione e potenziale ricalibratura nel percorso dell’Unione Europea verso la sostenibilità aziendale. Il filo conduttore delle modifiche proposte per CSRD, CSDDD, Tassonomia UE e CBAM è chiaramente orientato verso un alleggerimento degli oneri e una maggiore flessibilità per le imprese, in risposta alle preoccupazioni sulla competitività e sulla complessità amministrativa.
L’innalzamento delle soglie per la CSRD, il rinvio delle scadenze, la semplificazione degli standard, la riduzione degli obblighi di due diligence nella CSDDD, la volontarietà parziale della Tassonomia e la nuova soglia per il CBAM rappresentano cambiamenti significativi che le aziende dovranno attentamente valutare. Se da un lato queste misure possono offrire un respiro operativo ed economico, specialmente alle PMI e ad alcune grandi imprese, dall’altro lato è innegabile che sollevino interrogativi sulla trasparenza del mercato, sulla comparabilità dei dati ESG e sull’efficacia stessa degli strumenti normativi nel guidare una transizione ecologica ambiziosa e socialmente giusta.
È fondamentale sottolineare che le proposte contenute nel Pacchetto Omnibus non sono ancora legge. Dovranno ora essere esaminate, discusse ed eventualmente modificate dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’UE prima di poter essere adottate e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. La Commissione ha invitato i co-legislatori a trattare il pacchetto con priorità, specialmente per quanto riguarda i rinvii proposti per CSRD e CSDDD. Le modifiche alla Tassonomia seguiranno un percorso leggermente diverso, con adozione dopo consultazione pubblica e scrutinio parlamentare.
Per le imprese questo è un momento cruciale per monitorare attentamente l’evoluzione del quadro normativo. Comprendere in anticipo la direzione verso cui si sta muovendo la legislazione europea sulla sostenibilità è vitale per adattare le proprie strategie, pianificare gli investimenti necessari (anche sfruttando le opportunità di finanza agevolata) e posizionarsi al meglio in un mercato che, nonostante queste possibili semplificazioni, continuerà a premiare la trasparenza e l’impegno concreto verso la sostenibilità. Rimanere informati e preparati sarà la chiave per trasformare questi cambiamenti normativi in opportunità di crescita e consolidamento.
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Martina Moretti
Martina è la copywriter e content writer specializzata nel settore finance che cura il blog di Golden Group.
Il suo percorso nel digital marketing inizia nel 2015, quando si confronta per la prima volta con la scrittura e con i temi del mondo finance. Da allora è verticale sui testi SEO oriented.
Sempre in cerca di sfide, ha scritto per progetti di grandi e piccole dimensioni affrontando le molte declinazioni del mondo del credito e della finanza, tra cui prestiti personali, mutui, risparmio gestito, ETF, trading, fondi di investimento, contributi a fondo perduto, bandi europei.
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