Cambiamento climatico e imprese: rischi e implicazioni della transizione ecologica

L’attenzione sulle politiche di sostenibilità da parte delle aziende è sempre più alta anche per la cogenza di  nuovi obblighi normativi, come quello del bilancio di sostenibilità, che a brevissimo sarà richiesto alla maggior parte delle grandi imprese e successivamente alle PMI. A questo si aggiunge la pressione fattuale dei possibili scenari a cui si andrebbe altrimenti incontro ad attivare processi di transizione ecologica. Le imprese si stanno rendendo conto che ci sono fattori che rappresentano un reale rischio di subire danni economici.

Cambiamenti climatici e transizione green: i fattori di rischio per le imprese

Quando si parla di cambiamento climatico, il primo fattore di rischio per le imprese è rappresentato dai cosiddetti rischi fisici, ossia quelli che sono legati all’intensificarsi di fenomeni naturali estremi cronici (pensiamo al progressivo aumento delle temperature e scioglimento dei ghiacciai) o acuti (alluvioni e uragani).

Se un’impresa è danneggiata direttamente da un evento climatico acuto incorre, nel migliore dei casi, in un temporaneo rallentamento della produzione o dei servizi. Questo, nella maggior parte dei casi, si traduce nella necessità di nuovi investimenti difficilmente sostenuta dai tradizionali canali bancari.

Situazioni di questo genere si possono verificare, seppur in tempi diversi, anche per le aziende che sono colpite in maniera particolare da fenomeni climatici cronici (esempio il settore abbigliamento). Le condizioni ambientali possono infatti generare problemi in ambito produttivo incidendo quindi in maniera negativa sui bilanci.

Ma le ricadute in ambito finanziario sono solo uno degli aspetti da tenere in considerazione quando si parla di rischi per le imprese che intraprendono un percorso di transizione ecologica. In questo complesso quadro si inseriscono anche i rischi di transizione, ossia quelli determinati dal passaggio a sistemi di produzione che riducano l’emissione di gas serra.

Pensiamo ad esempio alle aziende energivore, all’industria e al settore automobilistico. Il passaggio a nuovi macchinari e processi di produzione potrebbe essere un costo enorme, e mettere in grave difficoltà i bilanci e l’occupazione.

Transizione ecologica in Italia: un lavoro di concerto ancora lontano dal decollo

Alla luce di quanto detto fino ad ora, è chiaro che i rischi fisici e i rischi di transizione espongono le aziende ad una forte vulnerabilità. Non c’è dunque da stupirsi che molti imprenditori vedano la transizione ecologica come una variabile potenzialmente pericolosa mancando un obbligo cogente per tutti. Un processo di transizione green può nascondere rischi e criticità per il business, soprattutto in alcuni settori.

Affinché vi sia una transizione green in grado di fare la differenza per l’ambiente e sostenibile per le imprese, è necessario che tutte le imprese siano obbligate alla transizione ecologica e che ci sia una programmazione e pianificazione di sovvenzioni pubbliche a sostegno di questo cambiamento.

Le imprese dovrebbero essere obbligate a programmare interventi finalizzati alla green transition e all’incremento della sostenibilità ambientale. Le istituzioni dovrebbero partire dalla comprensione dello statu quo analizzando nel dettaglio la vulnerabilità di alcuni settori per non penalizzarli.

Il sistema Italia oggi presenta lacune notevoli su queste analisi. Mancano dati completi, aggiornati ed esaustivi. Sul tema si sono recentemente espressi gli esperti Luciano Lavecchia e Ivan Faiella, del Nucleo Cambiamenti Climatici e Sostenibilità della Banca d’Italia, in un approfondimento pubblicato sul numero di settembre 2023 di Le Scienze.

Guardando il quadro nel suo complesso è chiaro che non c’è più tempo da perdere. È necessaria una politica industriale per orientare in modo più efficiente possibile i piani di sostenibilità aziendale.

La finanza agevolata a supporto delle imprese nella green transition

Oggi, anche se manca un quadro chiaro ed ordinato, sono comunque presenti agevolazioni pubbliche (contributi) per sostenere il passaggio alla green economy. Mentre le istituzioni cercano di recuperare il loro ritardo, le aziende dovrebbero:

  • analizzare la sostenibilità aziendale (attraverso il rating di sostenibilità);
  • identificare le azioni da intraprendere in tema di transizione ecologica;
  • pianificare gli investimenti in green, definendo le priorità;
  • aggiornarsi in materia di sovvenzioni pubbliche, anche attraverso professionisti/società dedicate (vista la complessità delle misure);
  • individuare le misure che possono essere utilizzate a sostegno della ristrutturazione aziendale in ottica di transizione green;
  • presentare la domanda di sovvenzione (direttamente o tramite professionisti).

Poiché l’attenzione sul tema della transizione ecologica resta molto alta, è possibile che nei prossimi anni la situazione subisca una svolta e le aziende possano contare su nuovi strumenti e agevolazioni per semplificare il passaggio alla green economy. Per il momento, gli strumenti di finanza agevolata (come contributi a fondo perduto e incentivi) e un’attenta pianificazione degli investimenti sono i migliori alleati delle imprese italiane.

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Alessia Bernardi

Alessia Bernardi, business designer e consulente nell’ambito della finanza agevolata, è oggi a capo della Direzione Tecnica di Golden Group Spa. Assieme a più di 50 collaboratori, si occupa del reperimento di finanziamenti e contributi volti a favorire lo sviluppo di nuovi progetti di business.
Il suo obiettivo è quello di far comprendere a decision maker e aziende quanto sia fondamentale fare cultura della finanza agevolata come asset strategico e funzione aziendale in grado di incentivare gli investimenti e generare dunque differenziale competitivo.


Investimenti mezzogiorno

Mimit investimenti Mezzogiorno a supporto delle imprese: 300 milioni per le tecnologie abilitanti fondamentali

Il ministro Adolfo Urso ha firmato nei primi giorni di agosto un decreto per l’assegnazione di nuove risorse agli investimenti per il Mezzogiorno. Lo stanziamento stabilito dal responsabile del Mimit prevede una dotazione finanziaria di 300 milioni di euro.

Tali risorse saranno impiegate a supporto di progetti innovativi di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, volti ad aumentare la competitività delle piccole e medie imprese del Sud Italia.

Chi può richiedere le nuove agevolazioni credito Mezzogiorno

Saranno beneficiarie delle nuove misure le imprese di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. A condizione chiaramente che investano in progetti innovativi di ricerca industriale e sviluppo, e che facciano uso di tecnologie abilitanti fondamentali (KETs). Per quest’ultimo aspetto il decreto fa particolare riferimento a:

  • materiali avanzati;
  • nanotecnologia;
  • fotonica;
  • micro/nano elettronica;
  • sistemi avanzati di produzione;
  • tecnologie delle scienze della vita;
  • intelligenza artificiale;
  • connessione;
  • sicurezza digitale.

Possono beneficiare delle agevolazioni investimenti Mezzogiorno le imprese, gli organismi di ricerca e i centri di ricerca.

Caratteristiche del nuovo bonus investimenti Mezzogiorno

Gli interventi di supporto ai progetti delle imprese saranno attivati nell’ambito del Fondo crescita sostenibile. La gestione delle risorse sarà affidata a Mediocredito Centrale. La misura prevede la concessione di finanziamenti agevolati e contributi diretti alle spese sostenute.

L’entità del contributo varia in funzione delle caratteristiche del beneficiario:

  • alle imprese di piccole dimensioni è riconosciuto un contributo pari al 35% delle spese ammissibili;
  • alle imprese di medie dimensioni si applica un contributo del 30% delle spese ammissibili;
  • per le imprese di grandi dimensioni, invece, il contributo è corrisposto nella misura del 25% delle spese ammissibili.

Non perdere l’occasione di sfruttare le nuove agevolazioni investimenti nel Mezzogiorno: compila il modulo sottostante per una consulenza personalizzata! I nostri esperti di finanza agevolata analizzeranno la tua azienda e troveranno i bandi europei e nazionali adatti al tuo business.


Alessia Bernardi

Alessia Bernardi, business designer e consulente nell’ambito della finanza agevolata, è oggi a capo della Direzione Tecnica di Golden Group Spa. Assieme a più di 50 collaboratori, si occupa del reperimento di finanziamenti e contributi volti a favorire lo sviluppo di nuovi progetti di business.
Il suo obiettivo è quello di far comprendere a decision maker e aziende quanto sia fondamentale fare cultura della finanza agevolata come asset strategico e funzione aziendale in grado di incentivare gli investimenti e generare dunque differenziale competitivo.


sostenibilità aziendale

Perché investire nella sostenibilità aziendale e come ridurre i costi con la finanza agevolata

La sostenibilità aziendale porta ad un miglioramento delle performance che si attesta intorno al 10%. A dirlo sono diverse ricerche che hanno messo in relazione gli investimenti sostenuti dalle aziende e le variazioni dei risultati ottenuti dalle stesse.

Dalle analisi di mercato, in particolare da quelle elaborate da Deloitte e di Greenitaly, emergono anche dati interessanti su come le aziende percepiscono la sostenibilità. In particolare, risulta evidente che gli investimenti in sostenibilità stanno diventando sempre più una priorità per le imprese italiane. La sostenibilità si posiziona infatti terza nella classifica delle ragioni per cui le imprese sono disposte ad investire tempo e risorse.

I vantaggi di investire nella sostenibilità in azienda

La ragione per cui un numero crescente di imprenditori guarda con interesse alla sostenibilità sono i benefici che questa porta alla gestione aziendale e alla reputazione. Essere un’azienda sostenibile significa infatti attrarre capitali più facilmente, perché ormai da qualche anno investitori e consumatori prestano maggiore attenzione alle scelte in ambito ESG. Inoltre, come confermano gli studi, la sostenibilità aziendale porta migliori performance, che spesso coincidono con una riduzione dei consumi e degli scarti delle lavorazioni.

È chiaro quindi che la sostenibilità in azienda è una scelta strategica, da valutare sia in termini di performance che di corporate reputation. I costi da sostenere affinché gli investimenti portino effettivi cambiamenti in azienda sono, nella maggior parte dei casi, importanti rispetto al flusso di cassa dell’impresa. C’è però la possibilità di ridurne l’incidenza sfruttando la finanza agevolata, che permette di ottenere contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, eccetera.

In particolare, gli strumenti di finanza agevolata che consentono di investire in ottica sostenibile, riducendo i costi a carico dell’azienda sono riconducibili soprattutto a:

  • fondi legati alla politica di coesione europea;
  • progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Nel primo caso si tratta di fondi connessi a programmi strutturali all’interno della politica europea, e che quindi sono destinati a rimanere nel tempo. Nel secondo caso, invece, gli stanziamenti sono temporanei, perché connessi ad un piano sviluppato per rilanciare l’economia italiana in seguito alla pandemia, per agevolare lo sviluppo del Paese in ottica green e digitale.

Sostenibilità azienda: come tagliare i costi grazie a PNRR e politiche di coesione

A seconda delle necessità dell’azienda e delle caratteristiche dei progetti che si intendono portare avanti, ci sono strumenti più o meno indicati per investire in sostenibilità aziendale. La politica di coesione è il principale strumento europeo per la promozione di investimenti e sviluppo. Essendo strutturale, mira a raggiungere gli obiettivi della Comunità in tutti i territori che ne fanno parte, riducendo il più possibile le disparità tra gli Stati.

Tutti gli interventi proposti dai fondi riconducibili alla politica di coesione europea sono quindi orientati alla coesione economica, sociale e territoriale tra i vari Stati dell’Unione e nei territori. La sostenibilità è trasversale in questo programma, essendoci obiettivi sfidanti da raggiungere ancora lontani.

Il PNRR è invece uno strumento che mira all’aggiornamento del panorama imprenditoriale italiano rispetto a specifiche tematiche, come la transizione ecologica a cui è destinato il 37% delle risorse stanziate. Ma ci sono anche incentivi e progetti per incentivare la mobilità sostenibile, l’inclusione, la digitalizzazione, l’innovazione e la rivoluzione verde.

Tutte tematiche che si intersecano con la sostenibilità aziendale e che, in base a quanto stabilito dalla normativa di riferimento per il PNRR, devono tradursi in interventi che non arrecano danno all’ambiente nel rispetto del principio Do No Significant Harm (DNSH). Quest’ultimo aspetto serve ad aumentare l’efficacia e l’efficienza degli investimenti, e prevede regole ferree da rispettare per non perdere i contributi.

Le opportunità sono quindi numerose e le risorse non mancano. La coesistenza dei fondi per la coesione europea e del PNRR fa sì che l’Italia abbia a disposizione circa 300 miliardi di euro per la sostenibilità, di cui la metà servirà a supportare le iniziative imprenditoriali. Si stima che il 74% dei fondi arriverà dai progetti attivati nell’ambito del PNRR e che, considerando entrambi gli strumenti di finanza agevolata, circa un terzo dei contributi sarà destinato a sostenere la transizione verde.

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Alessia Bernardi

Alessia Bernardi, business designer e consulente nell’ambito della finanza agevolata, è oggi a capo della Direzione Tecnica di Golden Group Spa. Assieme a più di 50 collaboratori, si occupa del reperimento di finanziamenti e contributi volti a favorire lo sviluppo di nuovi progetti di business.
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