Controversie ESG rischio finanziario

Controversie ESG: quando la sostenibilità diventa rischio finanziario

Per anni i criteri ambientali, sociali e di governance sono stati raccontati come una questione di reputazione o di etica d'impresa. Oggi la prospettiva si è ribaltata: l'ESG incide direttamente sui numeri di bilancio, sul costo del denaro e sulla capacità di un'azienda di restare appetibile per banche e investitori. Trattare la sostenibilità come un semplice adempimento significa ignorarne la portata economica, perché un fattore trascurato può tramutarsi in una perdita concreta di valore.
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Che cosa significa ESG per la solidità finanziaria dell'impresa

La sigla riunisce tre dimensioni: ambiente, società e governance. Parametri attraverso cui si misura la qualità gestionale di un'organizzazione al di là del puro dato contabile. Non è un esercizio astratto: la tenuta di questi presidi racconta quanto un'impresa sappia dominare rischi che il conto economico, da solo, non intercetta. Una sostenibilità costruita con metodo si comporta così da indicatore anticipato di affidabilità, mentre le sue lacune segnalano fragilità destinate prima o poi a gravare sui conti.

Il nesso tra scelte non finanziarie e performance economica trova una definizione rigorosa nel principio di doppia materialità, cardine della recente disciplina europea sulla rendicontazione. Da un lato l'impresa considera gli impatti che genera sull'ambiente e sulle persone; dall'altro misura i rischi e le opportunità che i fattori ESG proiettano sui propri risultati. È proprio questa seconda angolatura, la cosiddetta rilevanza finanziaria, a spostare la sostenibilità dal terreno dei valori a quello dei bilanci.

Le controversie ESG come segnale di rischio

Il punto in cui la sostenibilità mostra il suo volto più insidioso sono le controversie ESG: eventi, comportamenti o situazioni che rivelano una possibile violazione di principi ambientali, sociali o di buon governo. Non coincidono necessariamente con un illecito accertato, eppure bastano a incrinare la reputazione, a esporre l'azienda a contraccolpi economici e a mettere in dubbio la tenuta stessa del modello di business.

Le forme che assumono sono molteplici e spesso imprevedibili: un'indagine di un'autorità di vigilanza, una sanzione amministrativa, una causa legale, la campagna di un'organizzazione non governativa, uno sciopero, un'inchiesta giornalistica o una crisi reputazionale amplificata dai social. Sul versante ambientale si passa dagli sversamenti inquinanti alle emissioni fuori norma; su quello sociale affiorano sfruttamento del lavoro o abusi lungo la catena di fornitura; la governance, infine, chiama in causa corruzione, frodi contabili e conflitti d'interesse.
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Cosa dicono investitori e agenzie di rating

Per chi investe, una controversia conta meno per l'episodio in sé e più per ciò che anticipa: multe, contenziosi, fuga di clienti, rincaro del costo del capitale, erosione del valore di mercato. Le principali agenzie di rating setacciano di continuo migliaia di fonti (media, atti ufficiali, pronunce dei tribunali) per intercettare tempestivamente gli episodi critici e tradurli in punteggio. Lo strumento più diffuso resta lo screening negativo, ossia l'estromissione dai portafogli degli emittenti giudicati troppo esposti.

La misura del fenomeno la fornisce la Global Sustainable Investment Alliance: nel 2024 il 74% degli investitori ha adottato politiche di esclusione e il 63% ha applicato forme di screening ancorate alla conformità agli standard internazionali. Cifre che ritraggono un mercato in cui la valutazione extra-finanziaria è ormai parte integrante di ogni decisione di allocazione.

Quanto costa una controversia: valore di mercato e costo del capitale

Gli effetti non restano sulla carta. Secondo una ricerca di Moody's, le controversie di gravità moderata o elevata possono provocare perdite di valore comprese tra l'1,3% e il 7,5% nell'arco di dodici mesi, l'equivalente di circa 400 milioni di dollari per una società di medie dimensioni. La penalizzazione reputazionale, in altre parole, si converte con rapidità in una voce quantificabile.

La scala complessiva del fenomeno colpisce: tra il 2010 e il 2024, riferisce Violation Tracker Global, le imprese hanno collezionato oltre 6.300 sanzioni per un valore superiore ai 700 miliardi di dollari, con più di cento provvedimenti oltre il miliardo ciascuno. Il contraccolpo, tuttavia, non è uniforme: grava di più sulle società a piccola e media capitalizzazione, su quelle con valutazioni ESG meno robuste e su chi non ha mai gestito prima un episodio analogo.

Un ruolo decisivo lo esercita la fiducia. Il mercato tende a punirne la rottura persino più della controversia stessa: un'impresa con solide credenziali ESG e un azionariato orientato agli investimenti responsabili può subire una reazione più severa di una società i cui rischi erano già scontati nelle attese. Quando l'evento critico spezza un consenso consolidato, la caduta si fa più ripida e la percezione del pericolo si propaga con una dinamica quasi contagiosa verso gli stessi investitori.

Va inoltre ricordato che l'impatto economico non segue mai una traiettoria lineare. La sua evoluzione dipende dal susseguirsi delle indagini, dalle decisioni delle autorità, dalle comunicazioni del management e dalle reazioni dei consumatori: ogni nuovo sviluppo ridefinisce la percezione del rischio e può innescare ulteriori aggiustamenti nelle valutazioni. Per l'investitore con orizzonte lungo, la capacità di separare i rischi strutturali dalle difficoltà passeggere diventa allora la chiave per distinguere il pericolo reale dal rumore di mercato.

Dalla doppia materialità alla rendicontazione: governare il rischio

Se il rischio ESG è misurabile, allora può essere gestito. Lo strumento con cui l'impresa lo porta alla luce è la rendicontazione di sostenibilità, disciplinata a livello europeo dalla Corporate Sustainability Reporting Directive e recepita in Italia con il decreto legislativo 125/2024. È qui che la doppia materialità si fa concreta: accanto agli impatti generati, l'azienda mappa i rischi finanziari legati ai fattori ambientali, sociali e di governance, ottenendo una fotografia utilizzabile nelle decisioni strategiche.

Per la maggioranza delle PMI italiane non quotate il bilancio di sostenibilità non costituisce un obbligo di legge, ma la spinta arriva ugualmente dalla filiera: le grandi imprese soggette alla direttiva devono rendicontare anche la propria catena del valore, e banche, clienti capofila e bandi pubblici pretendono informazioni verificabili. Per rispondere in modo proporzionato, l'European Financial Reporting Advisory Group ha messo a punto il VSME, lo standard volontario ritagliato sulle realtà di dimensioni minori.

Il beneficio si fa tangibile soprattutto sul fronte del credito. Gli istituti dell'area europea sono tenuti a integrare i fattori ESG nelle politiche di erogazione, e un'impresa che rendiconta comprime l'asimmetria informativa, accorcia i tempi di istruttoria e può spuntare condizioni migliori. In questa luce la rendicontazione smette di essere un costo di conformità e si rivela una vera leva finanziaria, capace di agire direttamente sul merito creditizio.
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Il rating ESG e l'anticipazione come vantaggio competitivo

Accanto al bilancio si colloca il rating ESG, il giudizio sintetico con cui agenzie specializzate posizionano l'impresa rispetto ai parametri ambientali, sociali e di governance. La sua costruzione segue tre passaggi: la raccolta dati da fonti aziendali e pubbliche, lo scoring per area materiale e la sintesi in un punteggio comparabile. Poiché incorpora proprio gli episodi critici, il rating diventa il ponte che collega la gestione del rischio alla valutazione di mercato.

Tra i segnali deboli più eloquenti figura oggi il rapporto tra intelligenza artificiale ed ESG: la corsa a valorizzarne il potenziale economico convive con timori crescenti sulla governance degli algoritmi e sugli aspetti etici del loro impiego in contesti sensibili. Non sono ancora controversie di primo piano, ma vanno interpretati come indicatori anticipatori di futuri rischi reputazionali, regolamentari e finanziari.

La partita vera, del resto, si gioca sull'anticipazione. Individuare le vulnerabilità prima che degenerino richiede una conoscenza fine delle tematiche materiali di ciascun settore e della cultura interna, poiché ogni segnale muta di peso a seconda del modello di business. Le stesse analisi di Moody's evidenziano che le imprese capaci di rafforzare le proprie politiche ESG registrano in seguito una minore frequenza di episodi critici.

Ecco perché una controversia non segna sempre un punto di caduta. Quando le azioni correttive risultano credibili e il mercato recupera fiducia, l'impatto si attenua e possono persino dischiudersi opportunità d'investimento, se la reazione iniziale è stata eccessiva. In altri casi la crisi funziona da motore di trasformazione, spingendo l'azienda a irrobustire controlli interni, politiche sociali e meccanismi di governo. Gestita con lucidità, la sostenibilità cessa di essere un rischio subìto e torna a essere ciò che dovrebbe: una misura autentica della resilienza dell'organizzazione.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Sviluppo competenze secondo sportello MIMIT

Sviluppo competenze: il MIMIT apre il secondo sportello per le PMI

Con il decreto direttoriale n. 2095 del 13 luglio 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha aperto il secondo sportello della misura Sviluppo competenze, il regime di aiuto che sostiene le piccole e medie imprese nell'acquisizione di servizi per l'accrescimento delle competenze del personale dipendente. Le nuove domande potranno essere presentate dal 10 settembre 2026 al 21 dicembre 2026 tramite lo sportello online di Invitalia, con una dotazione dedicata di 12.449.676 euro.

La misura si inserisce nell'Azione 1.4.1 del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività (PN RIC) 2021-2027 ed è rivolta alle imprese del Mezzogiorno che intendono investire nella qualificazione della propria forza lavoro per affrontare le sfide della transizione tecnologica, digitale e verde.
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A chi si rivolge la misura Sviluppo competenze

Il secondo sportello è riservato alle micro, piccole e medie imprese (PMI) con unità locali nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La platea è la stessa del regime di aiuto da 50 milioni di euro istituito con il decreto ministeriale del 4 settembre 2025, di cui questa nuova finestra rappresenta la seconda occasione di accesso.

Alla data di presentazione della domanda, le imprese devono in particolare rispettare alcuni requisiti:

  • essere regolarmente costituite, iscritte e attive nel registro delle imprese;
  • trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria né sottoposte a procedure concorsuali;
  • disporre di almeno un bilancio approvato e depositato (per le ditte individuali e le società di persone è sufficiente almeno una dichiarazione dei redditi presentata);
  • essere in regola con gli aiuti di Stato eventualmente ricevuti e con le somme dovute a seguito di provvedimenti di revoca;
  • non operare nei settori esclusi dall'articolo 7 del Regolamento (UE) 2021/1058 ed essere in regola con gli obblighi in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.

Cosa finanzia la misura Sviluppo competenze

Sono agevolabili i percorsi di formazione diretti a sviluppare o consolidare le competenze del personale dipendente nelle tematiche strategiche per la transizione tecnologica, digitale e verde. Ogni percorso deve prevedere costi ammissibili compresi tra 10.000 e 60.000 euro ed essere realizzato in unità locali situate nelle sette regioni ammesse.

La formazione deve essere erogata da manager qualificati o da società di consulenza indipendenti rispetto all'impresa proponente, con esperienza comprovata nelle materie oggetto dell'intervento. I progetti vanno avviati entro 6 mesi dalla concessione e conclusi entro 12 mesi (con proroga massima di ulteriori 6 mesi) e possono riguardare le traiettorie della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, le tecnologie del regolamento STEP e i processi di transizione verde e digitale.

Spese ammissibili

Riconosciute sulla base di opzioni semplificate di costo, le voci di spesa ammesse comprendono:

  • le spese di personale dei formatori per le ore dedicate alla formazione;
  • i costi di esercizio di formatori e partecipanti (viaggio, alloggio, materiali, ammortamento di strumenti e attrezzature utilizzati per il progetto);
  • i costi dei servizi di consulenza strettamente connessi all'iniziativa formativa;
  • le spese di personale dei partecipanti relative alle ore di formazione seguite.

Condizioni del contributo Sviluppo competenze

L'agevolazione è concessa in regime de minimis nella forma del contributo diretto alla spesa, pari al 50% dei costi ammissibili. Si tratta a tutti gli effetti di un contributo a fondo perduto, che non deve essere restituito: nel caso dei progetti integrati sovraregionali l'intensità cresce di 20 punti percentuali per le micro e piccole imprese e di 10 punti percentuali per le medie imprese.
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Come presentare domanda per il secondo sportello

Per il secondo sportello sono stanziati 12.449.676 euro e le agevolazioni vengono assegnate tramite una procedura valutativa a graduatoria. Le domande si presentano dalle ore 12:00 del 10 settembre 2026 alle ore 12:00 del 21 dicembre 2026, esclusivamente attraverso la piattaforma informatica di Invitalia, soggetto gestore della misura per conto del Ministero. Ogni impresa può presentare una sola domanda.

Non possono accedere al nuovo sportello le imprese che hanno già presentato domanda sul primo sportello (disciplinato dal decreto direttoriale del 26 gennaio 2026 e modificato da quello del 10 febbraio 2026), anche se relativa a un diverso percorso formativo. Per tutto ciò che non è espressamente regolato dal decreto del 13 luglio 2026, la disciplina della misura Sviluppo competenze resta quella del decreto ministeriale 4 settembre 2025 e del decreto direttoriale 26 gennaio 2026, n. 177.

Per le PMI del Mezzogiorno si tratta di un'occasione concreta per finanziare la crescita delle competenze interne e accompagnare la doppia transizione digitale e verde, con un sostegno pubblico che copre metà dell'investimento in formazione.

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Fonte: www.mimit.gov.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando Lombardia fiere internazionali 2026

Regione Lombardia: al via il secondo sportello per le fiere internazionali

Con una dotazione complessiva di 4.668.350 euro, Regione Lombardia ha approvato il secondo sportello del bando Lombardia fiere internazionali, la misura dedicata a sostenere l'internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde. L'obiettivo è agevolare la partecipazione delle PMI agli eventi fieristici a qualifica internazionale che si svolgono sul territorio regionale.
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Chi può presentare domanda per il bando Lombardia

Possono accedere le micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle Imprese, attive e con almeno una sede operativa in Lombardia, oppure che si impegnino ad attivarla prima dell'erogazione. Sono ammessi quasi tutti i settori economici, con alcune esclusioni puntuali come l'agricoltura primaria e le attività finanziarie e assicurative. Per le aziende che puntano sui mercati esteri, la misura si colloca nel più ampio ventaglio di bandi per l'internazionalizzazione promossi a livello nazionale e regionale.

Le fiere e i progetti ammissibili

L'agevolazione sostiene la partecipazione, in qualità di espositore diretto, a una o al massimo due fiere con qualifica internazionale che si tengono in Lombardia tra il 1° settembre 2026 e il 31 dicembre 2027. Ciascun progetto deve prevedere un costo minimo ammissibile di 6.000 euro.

L'entità del contributo per le fiere internazionali

Il contributo è concesso a fondo perduto e copre il 50% dei costi ammissibili, con massimali differenziati per categoria di espositore:

  • Nuovi espositori, senza partecipazioni nelle ultime edizioni: fino a 15.000 euro;
  • Espositori abituali: fino a 8.000 euro;
  • Imprese già beneficiarie del primo sportello: fino a 8.000 euro.

Costi forfettari e rendicontazione

I costi fieristici sono calcolati in modo forfettario, sulla base di un Costo Unitario Standard di 440 euro per metro quadro di superficie espositiva affittata, a cui si sommano le maggiorazioni per le spese di personale (20%) e per i costi indiretti (7%). In fase di rendicontazione non sarà quindi necessario presentare le fatture delle spese effettive, con un evidente alleggerimento degli oneri amministrativi tipico di queste agevolazioni per la partecipazione alle fiere.
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Come fare domanda per il bando Lombardia fiere internazionali

Le domande per il bando Lombardia fiere internazionali potranno essere trasmesse dalle ore 10:00 del 30 luglio 2026 e fino a esaurimento delle risorse, secondo una procedura valutativa a sportello basata sull'ordine cronologico di invio, con una soglia minima di punteggio tecnico pari a 50 su 100.

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Fonte: Regione Lombardia – D.d.s. 7 luglio 2026, n. 9066 (BURL Serie Ordinaria n. 29 del 13 luglio 2026)


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Bando fotovoltaico Friuli Venezia Giulia 2026

Friuli Venezia Giulia: dal 20 luglio le domande per gli impianti fotovoltaici

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato le modifiche a un bando pensato per aiutare le imprese a ridurre i costi energetici e ad accelerare la transizione verde, con una dotazione iniziale di 10,5 milioni di euro. Il nuovo bando Friuli Venezia Giulia sostiene la fornitura e l'installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, con domande al via dal 20 luglio 2026.
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I beneficiari del bando impianti fotovoltaici

La platea dei destinatari è stata ampliata. Possono presentare domanda le micro, piccole, medie e grandi imprese attive non solo nel settore manifatturiero, ma anche nel terziario e nel comparto delle costruzioni.

Gli investimenti ammissibili al bando Friuli Venezia Giulia

L'agevolazione finanzia la fornitura e l'installazione di nuovi impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e i relativi servizi complementari. Rientrano ora anche gli impianti fotovoltaici a terra (a condizione che le coperture siano sature e l'area ricada nel comprensorio aziendale) e le tettoie per la copertura dei parcheggi, in una logica di efficienza energetica estesa all'intero sito produttivo.

Sul piano dei costi riconosciuti, il bando fissa soglie precise:

  • Fino a 1.400 €/kWp per gli impianti fotovoltaici;
  • Fino a 1.000 €/kWh per i sistemi di accumulo;
  • Investimento minimo richiesto pari a 2.000 euro.

L'entità del contributo

I contributi possono raggiungere un massimo di 500.000 euro per azienda. Per gli impianti con potenza nominale fino a 1.000 kWp, l'aiuto copre le spese secondo aliquote differenziate per dimensione:

  • Fino al 50% per le micro e piccole imprese.
  • Fino al 40% per le medie imprese.
  • Fino al 30% per le grandi imprese.

Per le potenze eccedenti, e fino a 5.000 kWp, scatta una riduzione progressiva della percentuale di aiuto. Trattandosi di un aiuto a fondo perduto, il beneficio non prevede restituzione e si affianca agli altri contributi accessibili alle imprese del territorio.
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Come fare domanda per il bando Friuli Venezia Giulia impianti fotovoltaici

Le domande per il bando Friuli Venezia Giulia potranno essere presentate dal 20 luglio e fino al 30 settembre 2026, secondo una procedura di valutazione a sportello.

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Fonte: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (comunicato del 10 luglio 2026) – Delibera n. 998/2026


Martina Moretti

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Iperammortamento 2026 chiarimenti MIMIT GSE

Iperammortamento 2026: i nuovi chiarimenti di MIMIT e GSE

Durante un webinar organizzato da Ucimu – Sistemi per Produrre, tenutosi il 9 luglio, i rappresentanti di MIMIT e GSE, Calabrò e Fallone, hanno risposto ai quesiti delle imprese sull'Iperammortamento 2026, l'agevolazione che consente di maggiorare il costo dei beni strumentali nuovi ai fini del calcolo delle quote di ammortamento. Dai loro interventi è emerso un quadro più nitido su piattaforma, comunicazioni, documentazione e coperture finanziarie della misura.
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La piattaforma GSE e le comunicazioni

La piattaforma del GSE completerà a breve, verosimilmente entro qualche settimana, anche la funzionalità per l'invio delle comunicazioni di conferma. Sul funzionamento delle comunicazioni successive alla preventiva, Fallone ha distinto due logiche differenti:

  • Comunicazione di conferma: se la preventiva elenca una pluralità di beni, la conferma deve riguardarli tutti in un'unica soluzione; i beni non confermati decadono.
  • Comunicazione di completamento: può essere inviata più volte, man mano che i singoli investimenti vengono completati.

Per le imprese che destinano i beni a cantieri temporanei o a siti esterni alla sede produttiva, in piattaforma sarà possibile indicare la sede legale dell'azienda al posto della struttura produttiva. È inoltre consentito modificare l'importo prenotato fra una comunicazione e l'altra, ma solo in diminuzione.

Questa possibilità risolve anche il nodo del cumulo con altre agevolazioni. Quando l'entità dell'altro incentivo, da sottrarre dal montante iper-ammortizzabile con la cosiddetta nettizzazione, non è ancora nota in sede di comunicazione preventiva, l'impresa può indicare l'importo pieno e ridurlo in un secondo momento, in fase di conferma o completamento, della quota corrispondente agli incentivi nel frattempo divenuti noti.

La circolare unica in arrivo ad agosto

Il MIMIT prevede di pubblicare, prima della pausa estiva e quindi verosimilmente a inizio agosto, una circolare unica che riunisce la prassi degli anni precedenti e i nuovi chiarimenti. Si tratterà di un testo dedicato agli aspetti tecnici e non fiscali della misura, concepito per aggiornamenti progressivi nel tempo.

Ordini precedenti, beni in economia e fatture

L'investimento resta ammissibile anche quando l'ordine di acquisto è stato effettuato prima del 1° gennaio 2026, purché la consegna del bene avvenga nella finestra 2026-2028. Anche le imprese che hanno già completato gli investimenti nei primi mesi dell'anno devono comunque seguire l'intero iter, a partire dalla comunicazione preventiva.

I beni costruiti in economia possono risultare in tutto o in parte privi di fatture di acquisto: il loro valore, ha chiarito Fallone, può essere riportato in piattaforma tramite un'autofattura o altra documentazione idonea a comprovarne l'entità.

Sul fronte della certificazione contabile, Calabrò ha precisato che l'effettivo sostenimento della spesa non coincide con il pagamento della fattura, bensì con la sua emissione, a prescindere dal saldo del corrispettivo. È stato inoltre confermato che non sarà necessario riportare in fattura il riferimento normativo alla misura.
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Revamping green, fruizione e perizia

Tra le novità di questa edizione spicca il revamping green: i macchinari rinnovati possono accedere all'incentivo anche quando l'intervento di upgrade riguarda unicamente il profilo energetico, senza coinvolgere necessariamente i requisiti 4.0.

Quanto alla fruizione, in caso di incapienza (cioè di utili insufficienti a compensare il credito) valgono le regole ordinarie di riporto in avanti, senza alcun limite temporale.

Due scelte sulla documentazione segnano la distanza dal passato: le spese di certificazione non rientrano nel montante agevolabile e, per gli investimenti sotto i 300.000 euro, non è più ammessa l'autodichiarazione del legale rappresentante in sostituzione della perizia asseverata.

Il leasing e il decreto per gli esodati

Sul leasing cade l'obbligo di versare una maxirata del 20% al momento della conferma: sarà sufficiente la sottoscrizione del contratto.

Resta invece da disciplinare il contributo con fruizione triennale riconosciuto al 100% per gli investimenti in fonti rinnovabili, mentre il credito d'imposta Transizione 5.0 è già stato definito all'89,77% del maturato. Il relativo decreto attuativo non è ancora stato adottato: l'obiettivo del MIMIT è vararlo dopo la pausa estiva, quindi indicativamente a settembre. L'intenzione del Ministero è non qualificare il contributo come aiuto di Stato, inquadrandolo come una coda della vecchia misura Transizione 5.0.
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Le domande presentate e le coperture disponibili

Nei giorni trascorsi dall'apertura della piattaforma per le comunicazioni preventive, avvenuta lo scorso 12 giugno, sono giunte al GSE circa 7.000 domande di accesso, per un valore di 2,5 miliardi di euro di investimenti e poco più di un miliardo di euro di crediti d'imposta richiesti.

Calabrò ha comunque rassicurato le imprese sulle coperture: gli stanziamenti complessivi ammontano a circa 9,8 miliardi di euro, con l'obiettivo di agevolare tra i 23 e i 25 miliardi di euro di investimenti nel triennio. Al momento non sussiste alcun rischio di chiusura anticipata della piattaforma, anche perché le risorse previste non rappresentano un rubinetto, ma una semplice previsione di spesa. In questa cornice, l'Iperammortamento 2026 si conferma uno degli strumenti centrali per il rinnovo tecnologico del tessuto produttivo.

Aggiornamento: dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2026 le imprese con esito positivo della conferma possono inviare al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti, entro il 15 novembre 2028. Chi può inviarla e quali documenti servono è spiegato nel nostro articolo sulle comunicazioni di completamento.

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Fonte: www.innovationpost.it


Martina Moretti

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