Bando internazionalizzazione PMI Umbria 2026: contributi a fondo perduto per le fiere internazionali
La Regione Umbria ha pubblicato il Bando PR FESR – Azione 1.3.2, con una dotazione complessiva di 288.981,12 euro, per sostenere l'internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese umbre attraverso la partecipazione a fiere internazionali nel periodo 1 aprile 2026 – 31 dicembre 2026. Questo bando per l'internazionalizzazione delle PMI mette a disposizione contributi a fondo perduto in regime de minimis rivolti alle MPMI con sede operativa in Umbria che intendono presidiare nuovi mercati e ampliare la propria rete commerciale all'estero.
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Progetti ammissibili
Sono finanziabili i progetti di partecipazione a un minimo di 1 e un massimo di 5 fiere internazionali, in Italia o all'estero, sia in presenza sia in formato digitale. Ogni impresa può presentare una sola domanda, all'interno della quale concentrare l'intero programma fieristico per l'anno 2026. La logica del bando per l'internazionalizzazione delle PMI premia quindi una pianificazione organica delle presenze fieristiche, evitando candidature frammentate e privilegiando un disegno strategico di espansione commerciale coerente con gli obiettivi aziendali.
Beneficiari e requisiti
Possono accedere all'agevolazione le micro, piccole e medie imprese (MPMI) con sede operativa in Umbria che, alla data di presentazione della domanda, rispettano alcuni requisiti fondamentali. I principali sono:
- iscrizione alla CCIAA da almeno 1 anno
- attività attiva e non sospesa
- presenza di almeno 1 dipendente a tempo indeterminato
- DURC regolare in materia di contributi previdenziali e assistenziali
Il rispetto di queste condizioni è essenziale: come accade in altre misure illustrate nel panorama dei bandi per l'internazionalizzazione, l'assenza anche di uno solo dei requisiti comporta l'esclusione automatica della candidatura.
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Misura e intensità del contributo
L'agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto con intensità differenziata in base alla tipologia di impresa. È riconosciuto fino al 70% delle spese ammissibili per le neo-esportatrici, le startup innovative, le PMI innovative e le microimprese, mentre per tutte le altre imprese la percentuale si attesta al 50%. Per le fiere che si svolgono in Italia il contributo varia dal 50% al 60% ed è ridotto per le imprese che hanno già ricevuto contributi nelle due edizioni precedenti della medesima manifestazione, così da favorire un'ampia rotazione dei beneficiari.
Spese ammissibili e massimali
Sono ammesse le spese direttamente collegate alla partecipazione fieristica. In particolare rientrano tra i costi finanziabili:
- affitto dell'area espositiva e iscrizione alla fiera
- allestimento dello stand e utenze
- realizzazione del catalogo e del materiale promozionale
- servizi di hostess e interpreti
- trasporto dei prodotti
I massimali di spesa sono fissati in 25.000 euro per ciascuna fiera in Italia, 30.000 euro per ciascuna fiera all'estero e 10.000 euro per le fiere digitali. È previsto il divieto di cumulo con altri contributi pubblici riferiti alle stesse spese: il sostegno offerto dal bonus per le fiere internazionali non può quindi sommarsi ad altre agevolazioni sui medesimi costi, principio che richiede un'attenta pianificazione finanziaria del progetto.
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Presentazione delle domande
Le candidature vanno trasmesse dal 18 giugno 2026 alle ore 10:00 al 31 luglio 2026 alle ore 12:00, esclusivamente tramite il portale https://bandi.sviluppumbria.it. Sono obbligatorie la firma digitale, la PEC, l'identità SPID o CIE e una marca da bollo da 16 euro. La valutazione avviene a sportello, secondo l'ordine cronologico di arrivo delle domande fino a esaurimento delle risorse: per questo motivo è opportuno predisporre per tempo la documentazione e completare l'invio già nelle prime fasi della finestra di apertura.
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Fonte: www.sviluppumbria.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Iperammortamento 2026: come funziona, calcolo ed esempio
| Stato | Aperto. La proroga e il rafforzamento annunciati sono ancora allo studio. |
| Ente | Ministero delle Imprese e del Made in Italy; comunicazioni tramite il GSE. |
| Cosa finanzia | Agevolazione fiscale per beni strumentali nuovi degli allegati IV e V, interconnessi, e beni materiali nuovi per l’autoproduzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo, alle condizioni previste dalla misura. |
| Chi può accedere | Imprese residenti e stabili organizzazioni con sede in Italia, nel rispetto dei requisiti e delle esclusioni della misura. |
| Quanto | Maggiorazione fiscale del costo, non contributo monetario. Per beni materiali dell’allegato IV e impianti di autoproduzione: 180% fino a 2,5 milioni di euro; 100% sulla quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni; 50% sulla quota oltre 10 e fino a 20 milioni. Il risparmio effettivo dipende dall’imposta sul reddito applicabile. |
| Entro quando | Prenotazioni dal 12 giugno 2026. Investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028; comunicazione di completamento entro il 15 novembre 2028. Nessuna nuova scadenza è definita dagli annunci di proroga. |
Il ritorno dell'Iperammortamento è una delle principali novità della Legge di Bilancio 2026 in materia di finanza agevolata per le imprese. La misura, prevista dall'articolo 1, commi 427 e seguenti, ridisegna il sostegno agli investimenti industria 4.0 sostituendosi al credito d'imposta beni strumentali per il triennio 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2028, con una dotazione complessiva di 9,8 miliardi di euro e una maggiorazione del costo deducibile che può arrivare fino al 180%.
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Cos’è l’Iperammortamento: definizione e reintroduzione della misura nel 2026
L'Iperammortamento è un'agevolazione fiscale che consente alle imprese di dedurre dal reddito imponibile un importo superiore al costo effettivamente sostenuto per l'acquisto di un bene strumentale. Il costo del bene viene "maggiorato" di una percentuale stabilita dalla legge ai soli fini del calcolo delle quote di ammortamento, riducendo così la base imponibile IRES o IRPEF e, di conseguenza, le imposte da versare lungo l'intera vita utile del bene.
La misura non è una novità assoluta. Era stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 (L. 232/2016) per accompagnare il piano "Industria 4.0", con maggiorazioni che nelle prime versioni arrivarono al 270%. Dal 2020 al 2025 il meccanismo era stato sostituito dal credito d'imposta beni strumentali 4.0 e Piano Transizione 5.0, strumenti alternativi basati non sulla deduzione ma su un credito utilizzabile in compensazione tramite F24.
Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore torna alla logica della maggiorazione fiscale. Considerata più semplice da gestire dal punto di vista contabile e meno esposta alle dinamiche di esaurimento delle risorse che hanno caratterizzato l'ultima fase della Transizione 5.0.
Come funziona l'Iperammortamento 2026
A differenza del credito d'imposta 4.0, che è un beneficio a importo certo e immediato, la deduzione dell’iper ammortamento si distribuisce sull'arco temporale dell'ammortamento del bene, in funzione dei coefficienti previsti dal D.M. 31/12/1988. Il vantaggio fiscale effettivo dipende dunque dall'aliquota IRES dell'impresa (24% per le società di capitali) e dalla durata dell'ammortamento.
Per accedere alla maggiorazione il bene deve essere nuovo, interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, ed essere ricompreso negli elenchi degli allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026, che sostituiscono e aggiornano i contenuti dei previgenti allegati A e B della L. 232/2016 (rispettivamente beni materiali e beni immateriali). L'agevolazione si applica anche ai beni acquisiti in leasing finanziario, sui canoni di competenza.
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Aliquote Iperammortamento 2026
Le aliquote di maggiorazione si articolano su tre scaglioni di investimento, con un beneficio determinato sulla base delle spese agevolabili per gli investimenti completati in ciascuna annualità e non dell'intero triennio.
| Scaglione di investimento | Aliquota Iperammortamento beni 4.0 |
| Fino a 2,5 milioni € | 180% |
| Da 2,5 a 10 milioni € | 100% |
| Da 10 a 20 milioni € | 50% |
| Oltre 20 milioni € | Non agevolato |
A chi si rivolge: i beneficiari ammissibili
L'Iperammortamento 4.0 è accessibile a tutte le imprese residenti in Italia, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente da forma giuridica, settore economico, dimensione e regime contabile.
Sono escluse:
- imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, concordato preventivo senza continuità aziendale o altre procedure concorsuali;
- imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/2001;
- imprese non in regola con obblighi previdenziali, contributivi e di sicurezza sul lavoro.
Verifica se la tua impresa può accedere
Beni agevolabili: cosa rientra nell'Iperammortamento industria 4.0
Il beneficio viene riconosciuto a tutte le imprese residenti in Italia (che rispettano i requisiti sopra citati) a fronte di spese per:
- Beni materiali strumentali (Allegato IV): macchinari, impianti, attrezzature di produzione gestiti da sistemi computerizzati, robot collaborativi, sistemi per l'assicurazione della qualità e sostenibilità, dispositivi per l'interazione uomo-macchina, magazzini automatizzati. L'interconnessione è condizione essenziale: deve essere certificata e mantenuta nel tempo.
- Beni immateriali e software (Allegato V): ERP, MES, sistemi di gestione della supply chain, software di simulazione, piattaforme di cybersecurity industriale, soluzioni IoT, sistemi di gestione documentale e di tracciabilità di filiera.
- Investimenti in autoproduzione e autoconsumo da rinnovabili: novità del 2026, rientrano tra i beni agevolabili anche gli investimenti finalizzati all'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, in continuità logica con l'esperienza del Piano Transizione 5.0.
Sono esclusi veicoli, fabbricati e costruzioni, beni con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%, beni gratuitamente devolvibili in concessione. Il decreto attuativo firmato dal MIMIT il 4 maggio 2026 e dal MEF il 7 maggio esclude inoltre dall'agevolazione i software in modalità SaaS (Software-as-a-Service) con canone in abbonamento: i moduli software in cloud restano deducibili come costi ordinari, ma non beneficiano della maggiorazione Iperammortamento. Sono invece agevolabili i software con licenza tradizionale e i sistemi installati on-premise inclusi nell'Allegato V. Per quanto riguarda i software in modalità SaaS (Software-as-a-Service), è in fase di valutazione una possibile futura inclusione al beneficio.
Con il DL 27 marzo 2026, n. 38 (art. 7) è stato eliminato il vincolo originario che subordinava l'agevolazione alla produzione dei beni all'interno dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo: oggi rientrano anche beni di produzione extra-UE.
Calcolo Iperammortamento: un esempio pratico
Ma come si calcola il beneficio dell’Iperammortamento? La deduzione viene calcolata con aliquote diverse a seconda dell'importo dell'investimento, vediamo quindi un caso reale.
Un'impresa acquista nel 2026 una linea di produzione automatizzata del valore di 1.000.000 €, interconnessa, con coefficiente di ammortamento ordinario del 10%.
| Voce | Importo |
| Costo storico del bene | 1.000.000 € |
| Maggiorazione Iperammortamento (180%) | 1.800.000 € |
| Quota di ammortamento ordinaria annua (10%) | 100.000 € |
| Quota maggiorazione deducibile annua (10% di 1.800.000) | 180.000 € |
| Risparmio fiscale annuo (IRES 24% × 180.000) | 43.200 € |
| Risparmio fiscale totale (10 anni) | 432.000 € |
A parità di esborso, l'impresa recupera in dieci anni un beneficio fiscale netto pari al 43,2% del costo del bene.
Calcolo Iperammortamento per una S.a.s.: esempio con due soci
Vediamo ora un secondo esempio, dedicato al calcolo dell’Iperammortamento per una S.a.s. In questo caso, il beneficio fiscale dipende dall’IRPEF dei singoli soci e dalle rispettive quote di partecipazione.
Ipotizziamo un macchinario da 100.000 euro, con maggiorazione del 180% e ammortamento distribuito su dieci anni. La deduzione aggiuntiva è di 180.000 euro complessivi, pari a 18.000 euro annui. Con due soci al 50%, la quota annua è di 9.000 euro ciascuno.
Il risparmio fiscale dipende dalle aliquote IRPEF applicabili al reddito di ciascun socio e, quando la deduzione interessa più scaglioni, si calcola applicando aliquote diverse alle rispettive quote di reddito, come nel caso del socio B.
| Voce | Socio A | Socio B |
| Quota di partecipazione | 50% | 50% |
| Reddito imponibile prima della deduzione extra | 60.000 € | 35.000 € |
| Deduzione extra annua | 9.000 € | 9.000 € |
| Reddito imponibile dopo la deduzione extra | 51.000 € | 26.000 € |
| Calcolo del risparmio IRPEF annuo | 9.000 € × 43% | 7.000 € × 33% + 2.000 € × 23% |
| Risparmio IRPEF annuo | 3.870 € | 2.770 € |
Il risparmio complessivo dell’esempio è di 6.640 euro annui. Su dieci anni arriverebbe a 66.400 euro, soltanto se redditi, quote e aliquote restassero invariati. L’importo riguarda esclusivamente la maggiorazione, senza includere il beneficio dell’ammortamento ordinario.
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Procedura GSE: come fare domanda per l’Iperammortamento 2026
Le imprese accedono all'agevolazione attraverso la piattaforma telematica gestita dal GSE, secondo una procedura strutturata in cinque comunicazioni obbligatorie:
- Comunicazione ex ante/preventiva, da inviare prima dell'avvio dell'investimento, con prenotazione delle risorse disponibili nello stanziamento triennale;
- Comunicazione di conferma: da inviare entro 60 giorni dalla ricezione della notifica di esito positivo del GSE, questa comunicazione serve a confermare l'investimento con indicazione della data e dei pagamenti di acconto effettuati per il raggiungimento della soglia del 20% del costo di acquisizione dei beni agevolabili;
- Comunicazione di completamento: da inviare al completamento degli investimenti e ad avvenuta interconnessione dei beni, ed in ogni caso entro il 15 novembre 2028 corredata da perizia tecnica asseverata rilasciata da ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, attestante le caratteristiche 4.0 del bene e l'avvenuta interconnessione, e da certificazione contabile rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti;
- Prima comunicazione di monitoraggio, da inviare entro il 20 gennaio di ciascun anno, con il dettaglio degli investimenti effettuati, dei costi sostenuti e della previsione di utilizzo del beneficio fiscale;
- Seconda comunicazione di monitoraggio, da inviare entro il 30 giugno successivo, con la definizione del piano di ammortamento e l'aggiornamento dei dati di rendicontazione.
Aperte da giugno 2026 le "comunicazione ex ante” sulla piattaforma GSE
A metà giugno 2026, l'Iperammortamento è entrato nella sua fase pienamente operativa con la pubblicazione del Decreto direttoriale 10 giugno 2026, che ha definito i termini e i modelli per le comunicazioni. La piattaforma del GSE è stata attivata a partire dal 12 giugno, ma in modo parziale: le imprese possono ora inviare la "comunicazione ex ante" per prenotare le risorse, mentre la sezione per la "comunicazione di conferma" (relativa all'acconto del 20%) è stata aperta dal 21 luglio. È attesa una circolare operativa del Ministero che fornirà ulteriori chiarimenti e FAQ per guidare le imprese nell'applicazione della misura.
Fatti seguire nelle comunicazioni al GSE
Obblighi documentali, vincolo di mantenimento e controlli
Il bene agevolato deve restare destinato a strutture produttive ubicate nel territorio italiano per l'intero periodo di ammortamento fiscale (corrispondente, in linea di massima, ai sei anni della durata di vita utile fiscale tipica dei beni strumentali interessati). Le imprese devono conservare fatture e documenti di trasporto relativi all'acquisto, contabilità analitica del progetto, perizia asseverata e certificazione contabile, oltre alla documentazione tecnica sull'interconnessione e (per la maggiorazione green) sul risparmio energetico conseguito.
La cessione, la dismissione o la destinazione a finalità estranee del bene prima del termine determina la decadenza parziale o totale dal beneficio, con recupero delle quote di maggiorazione già dedotte e applicazione di interessi e sanzioni. È prevista una clausola di salvaguardia: se nello stesso periodo d'imposta della cessione l'impresa sostituisce il bene con un altro nuovo di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori, anch'esso interconnesso e ricompreso negli allegati IV o V, il beneficio residuo prosegue sul bene sostitutivo (proporzionato al costo del nuovo bene se inferiore). Il GSE può condurre verifiche documentali e ispezioni in loco lungo tutto il periodo di vigenza del vincolo.
Cumulabilità con Transizione 5.0 e altri incentivi
L'Iperammortamento non è cumulabile con il credito d'imposta beni strumentali 4.0/5.0 (art. 1, comma 446, L. 207/2024) sul medesimo costo agevolato. È compatibile, in linea generale, con altri strumenti come la Nuova Sabatini e con i fondi regionali, purché non si determini una duplicazione del beneficio sulle stesse spese. La compatibilità con i fondi PNRR e con i regimi di aiuto in esenzione (GBER) richiede valutazione caso per caso secondo le regole che stabiliscono la cumulabilità tra gli aiuti di stato.
Aggiornamenti e chiarimenti operativi di MIMIT e GSE (Luglio 2026)
Nel corso di un webinar che si è tenuto a luglio 2026, dei rappresentanti di MIMIT e GSE hanno fornito importanti chiarimenti operativi, chiarendo alcuni dubbi comuni delle imprese. I punti salienti includono:
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Perizia sempre obbligatoria: È stata eliminata la possibilità di autodichiarazione per investimenti sotto i 300.000 euro.
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Documentazione semplificata: Non è più necessario indicare il riferimento normativo in fattura.
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Piattaforma GSE: Sono state fornite precisazioni sulle scadenze e le modalità di invio delle diverse comunicazioni (conferma e completamento).
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Coperture finanziarie: È stata confermata la piena disponibilità dei fondi per il triennio, scongiurando il rischio di chiusure anticipate.
Al via le "comunicazioni di conferma" sulla piattaforma GSE
Con la firma del decreto direttoriale da parte del MIMIT, è stata resa operativa sulla piattaforma del GSE la funzionalità per l'invio della “comunicazione di conferma” degli investimenti. A partire dal 21 luglio 2026, le imprese che hanno già inviato la comunicazione preventiva con esito positivo possono ora procedere con questo adempimento, da completare entro 60 giorni dalla notifica del GSE.
In questa fase, l'azienda deve attestare l'avvenuto pagamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo del bene, fornendo gli estremi delle relative fatture. Un punto cruciale è il vincolo di coerenza: i beni e gli importi indicati nella conferma non possono essere diversi o superiori a quelli dichiarati nella comunicazione preventiva.
Al via le comunicazioni di completamento sulla piattaforma GSE
Dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2026 è possibile inviare al GSE le comunicazioni di completamento degli investimenti per l’Iperammortamento. La nuova funzionalità, attivata con il decreto direttoriale MIMIT del 14 ottobre, è riservata alle imprese che hanno ricevuto esito positivo della comunicazione di conferma e concluso gli investimenti. L’invio avviene tramite l’Area Clienti del GSE, accessibile con SPID, entro il 15 novembre 2028.
La comunicazione deve riportare gli estremi delle fatture relative ai costi agevolabili e le attestazioni sul possesso della perizia tecnica asseverata e della certificazione contabile. Non è possibile indicare beni diversi né importi superiori rispetto a quelli già riportati nella comunicazione di conferma.
Proroga e rafforzamento allo studio per la prossima manovra
Nell’audizione del 12 ottobre 2026 sul Documento programmatico di finanza pubblica, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato l’intenzione di prorogare e rafforzare l’iperammortamento. La prospettiva è estendere il sostegno agli investimenti anche oltre il 2028. Le dichiarazioni non definiscono nuove scadenze o nuove percentuali di maggiorazione: la proroga resta un obiettivo della prossima manovra.
All’assemblea di Assolombarda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inoltre annunciato che il Governo sta lavorando a una misura fiscale per software e cloud, da inserire nella Legge di Bilancio. Si tratta di un’ipotesi ancora da definire, che non consente di considerare già agevolati con l’iperammortamento i software utilizzati tramite contratti cloud.
Nello stesso intervento è stata anticipata una circolare semplificativa del MIMIT per il Nuovo Piano Transizione 5.0. Beneficiari, condizioni e decorrenza delle novità annunciate dovranno risultare dai provvedimenti approvati; restano distinti dagli adempimenti già operativi per l’accesso all’agevolazione.
Perché affidarsi a un esperto come Golden Group
L'Iperammortamento è uno strumento potente ma tecnicamente complesso: la corretta classificazione dei beni, la perizia di interconnessione, la stima del risparmio energetico per il bonus green e la tempistica delle comunicazioni GSE incidono direttamente sull'entità del beneficio. Un errore in fase di certificazione può determinare il recupero del vantaggio fiscale anni dopo l'investimento.
Golden Group, leader nella consulenza in finanza agevolata dal 1996, accompagna le imprese in tutte le fasi del processo: analisi di pre-fattibilità, classificazione tecnico-fiscale, gestione delle comunicazioni GSE, assistenza alla perizia asseverata e supporto in caso di controlli. Oltre 150 consulenti sul territorio nazionale traducono la complessità della normativa in piani d'investimento concreti, ottimizzando il ritorno fiscale per ciascuna impresa cliente.
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Domande frequenti (FAQ) sull'Iperammortamento 2026
Cos'è l'Iperammortamento 2026 e quando si applica?
È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile dei beni strumentali 4.0, prevista dalla Legge di Bilancio 2026. Si applica agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 in beni nuovi e interconnessi.
Qual è la differenza tra Iperammortamento e credito d'imposta 4.0?
L'Iperammortamento riduce il reddito imponibile attraverso quote di ammortamento maggiorate; il credito d'imposta era invece un beneficio compensabile in F24. Il primo si distribuisce sulla vita utile del bene, il secondo era immediato.
Come si calcola in pratica la maggiorazione?
Si applica la percentuale di legge (180%, 100% o 50% a seconda dello scaglione) al costo del bene; l'importo risultante si aggiunge al costo storico per il calcolo delle quote annue di ammortamento. Il beneficio fiscale annuo è pari alla quota maggiorata moltiplicata per l'aliquota IRES.
Quali imprese possono accedere all'Iperammortamento?
Tutte le imprese residenti in Italia e le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, in regola con obblighi contributivi e di sicurezza sul lavoro. Sono escluse le imprese in liquidazione, fallimento o procedura concorsuale senza continuità.
Quali beni rientrano nell'industria 4.0?
Beni materiali nuovi dell'Allegato IV e beni immateriali dell'Allegato V della Legge di Bilancio 2026: macchinari interconnessi, software ERP/MES, sistemi di cybersecurity industriale, robot collaborativi e investimenti in autoproduzione da rinnovabili per l'autoconsumo.
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Il software cloud computing è agevolabile?
No. Il decreto attuativo firmato il 4 maggio 2026 esclude i software in modalità SaaS con canone in abbonamento. I moduli cloud restano deducibili come costi ordinari, ma senza la maggiorazione Iperammortamento. Restano agevolabili i software con licenza tradizionale e on-premise dell'Allegato V.
L'Iperammortamento è cumulabile con il Piano Transizione 5.0?
No, non sul medesimo bene: la legge esclude il cumulo con il credito d'imposta beni strumentali 4.0 e 5.0 (art. 1, comma 446, L. 207/2024) sui medesimi costi. È compatibile con altri incentivi se non vi è duplicazione del beneficio.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima del termine?
Il bene deve restare in Italia per tutto il periodo di ammortamento fiscale. La cessione anticipata o il trasferimento all'estero determina la decadenza con recupero delle quote dedotte. Il beneficio si conserva se il bene viene sostituito nello stesso periodo d'imposta con un altro di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori.
Quante comunicazioni servono e quando apre la piattaforma GSE?
Le comunicazioni obbligatorie sono cinque: ex ante, di conferma, di completamento (con perizia e certificazione contabile) e due annuali di monitoraggio al 20 gennaio e 30 giugno. La piattaforma GSE è aperta dal 12 giugno 2026 per le preventive, dal 21 luglio 2026 per le conferme e dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2026 per le comunicazioni di completamento. Queste ultime sono riservate alle imprese che hanno ricevuto esito positivo della conferma e concluso gli investimenti, con interconnessione dei beni degli allegati IV e V; richiedono le attestazioni sul possesso della perizia tecnica asseverata e della certificazione contabile.
Un macchinario 4.0 a chilometri zero, immatricolato ma mai utilizzato, mantiene il requisito della novità per l'iperammortamento?
Sì. Il requisito della novità resta soddisfatto quando il bene non è mai stato utilizzato in un ciclo produttivo, come nel caso di beni esposti in showroom o fiere ma mai usati.
Un'impresa che aderisce al concordato preventivo biennale può beneficiare dell'iperammortamento anche nelle annualità concordate?
Sì. Secondo la conversione del DL 38/2026 ha modificato l'articolo 16 del D.Lgs. 13/2024 includendo tra le variazioni in diminuzione del reddito concordato la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria prevista dall'articolo 1, commi da 427 a 436, della legge 199/2025. È possibile la deduzione delle quote di iperammortamento ai fini IRES/IRAP anche per le imprese aderenti al concordato preventivo biennale.
Il nuovo iperammortamento è cumulabile con il contributo PNRR del Decreto CER e con la tariffa incentivante?
No, il nuovo iperammortamento non è cumulabile con il contributo PNRR, mentre è cumulabile con la tariffa incentivante. La distinzione risponde al quesito sul contributo PNRR del 40% e non riguarda il diverso caso CER e MCC.
Per una SAS il beneficio dell'iperammortamento è una percentuale fissa?
No. Il beneficio per le SAS dipende dall'IRPEF dei soci. Per valutarlo servono le quote societarie e il reddito imponibile previsto dei singoli soci; il risparmio si calcola per ciascuno in base alla posizione fiscale e alle aliquote effettivamente interessate dalla deduzione.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno: in arrivo 505,8 milioni dal MIMIT
Sono stati destinati 505,8 milioni di euro alle imprese del Mezzogiorno per sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto contenuto innovativo. La misura, promossa dal MIMIT, è in attesa del decreto attuativo e interesserà le imprese di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Si tratta di incentivi per ricerca e sviluppo che combinano due strumenti complementari, pensati per accompagnare le aziende nei loro percorsi di innovazione tecnologica.
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Le risorse stanziate per ricerca e sviluppo nelle imprese del Mezzogiorno
La dotazione complessiva sarà ripartita tra due forme di sostegno distinte. Le agevolazioni MIMIT per la ricerca e lo sviluppo poggiano in particolare su 280 milioni di euro di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo per la crescita sostenibile, ai quali si aggiungono 225,8 milioni di euro di contributi a fondo perduto provenienti da economie di precedenti programmazioni. Una quota pari al 60% delle risorse sarà riservata alle PMI e alle reti d'impresa e, all'interno di questa quota, il 25% andrà a micro e piccole imprese, a garanzia di una distribuzione equilibrata dei fondi.
I beneficiari ammessi dal MIMIT
Potranno accedere alla misura le imprese che presenteranno i progetti in forma collaborativa, attraverso partenariati composti da un massimo di tre soggetti di cui almeno una PMI. In alternativa, una singola PMI potrà candidarsi autonomamente, purché supportata da università, organismi di ricerca o consulenti qualificati. Questa impostazione valorizza la collaborazione tra mondo produttivo e ricerca, riconosciuta come leva decisiva per accrescere la competitività delle realtà del territorio.
I progetti e le spese ammissibili
L'iniziativa finanzierà progetti orientati alla realizzazione o al significativo miglioramento di prodotti, processi o servizi, con un focus marcato sulle tecnologie abilitanti fondamentali. Tra queste rientrano:
- intelligenza artificiale, big data e cloud computing;
- cybersicurezza, blockchain e supercalcolo;
- tecnologie quantistiche, tecnologie digitali avanzate e deep tech.
I costi ammissibili dovranno essere compresi tra 1 e 5 milioni di euro, mentre la durata dei progetti potrà variare da 18 a 36 mesi, con possibilità di proroga fino a sei mesi. Questa cornice consente di sostenere iniziative di ampio respiro, in linea con i percorsi di trasformazione che già caratterizzano le imprese del Mezzogiorno più orientate all'innovazione.
Le agevolazioni previste dal MIMIT
Il sostegno si articolerà su un doppio binario. Il finanziamento agevolato coprirà il 40% dei costi ammissibili, con una durata compresa tra uno e otto anni, un eventuale preammortamento fino a tre anni e senza obbligo di garanzie. Ai contributi diretti alla spesa si applicheranno invece intensità differenziate: fino al 40% per le piccole imprese, fino al 35% per le medie e fino al 30% per le grandi. Gli organismi di ricerca potranno contare su un contributo diretto fino al 60% per la ricerca industriale e fino al 40% per lo sviluppo sperimentale. Questa flessibilità rende i nuovi incentivi per ricerca e sviluppo adattabili a profili aziendali molto diversi tra loro.
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Come funzionerà l'assegnazione
Le domande saranno valutate attraverso una procedura valutativa con graduatoria, basata su criteri precisi e trasparenti. La selezione terrà conto della qualità progettuale, della capacità tecnico-organizzativa dei proponenti, della sostenibilità economico-finanziaria e dell'impatto dell'investimento sul sistema produttivo. Le imprese interessate potranno così prepararsi per tempo, definendo proposte solide e coerenti con gli obiettivi della misura.
In attesa della pubblicazione del decreto del MIMIT.
Aggiornamento: il decreto direttoriale del 6 agosto 2026 ha fissato il calendario, precompilazione dal 24 settembre e invio delle domande dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026. Requisiti e contributi nel nostro articolo su Scoperta imprenditoriale II.
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Fonte: www.mimit.gov.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Beni strumentali 4.0: quali sono e agevolazioni 2026
I beni strumentali 4.0 sono i macchinari, gli impianti e i software ad alto contenuto tecnologico e digitale che le imprese utilizzano per la produzione, caratterizzati dalla capacità di interconnettersi ai sistemi aziendali. Investire in questi beni dà accesso a importanti agevolazioni fiscali, profondamente ridisegnate nel 2026.
Dal 1° gennaio 2026, infatti, il credito d'imposta è stato sostituito dal nuovo Iperammortamento, mentre restano attive misure come la Nuova Sabatini e il credito d'imposta ZES Unica per il Mezzogiorno. Questa guida spiega cosa sono i beni 4.0, quali requisiti devono rispettare e quali incentivi è possibile sfruttare nel 2026, con esempi concreti di risparmio.
Scopri quali agevolazioni puoi usare sul tuo investimento
Cosa sono i beni strumentali 4.0?
Con la definizione di beni strumentali si indica l'insieme dei beni materiali e immateriali utilizzati da imprese e lavoratori autonomi per l'esercizio dell'attività produttiva. Quando questi strumenti presentano particolari caratteristiche tecnologiche e digitali, in primo luogo la capacità di scambiare informazioni con i sistemi aziendali, si parla di beni strumentali 4.0, uno dei cardini del modello Industria 4.0 pensato per sostenere la trasformazione digitale del sistema produttivo italiano.
L'inquadramento normativo di riferimento è costituito dagli elenchi dei beni agevolabili, oggi confluiti negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026 (in continuità con i previgenti allegati A e B della L. 232/2016).
Il requisito chiave: l'interconnessione
Il requisito fondamentale perché un bene acquisisca la qualifica 4.0 agli occhi della normativa italiana è l'interconnessione, cioè la capacità di scambiare informazioni con sistemi interni e/o esterni all'azienda attraverso un collegamento basato su specifiche documentate, riconosciute a livello internazionale e disponibili pubblicamente.
Lo scambio con i sistemi interni riguarda la comunicazione con gestionali e software di pianificazione delle attività; lo scambio con i sistemi esterni si traduce nelle comunicazioni con clienti, fornitori, supply chain e processi produttivi. Senza interconnessione certificata e mantenuta nel tempo l'impresa non può ottenere alcuna agevolazione dedicata ai beni 4.0, ed è il primo aspetto da verificare prima di investire.
Esempi di beni 4.0: materiali e immateriali
Rientrano nella categoria dei beni strumentali 4.0 gli investimenti in:
- Beni materiali (Allegato IV): macchinari e impianti gestiti da sistemi computerizzati, robot e robot collaborativi, sistemi per l'assicurazione della qualità, magazzini automatizzati, dispositivi per l'interazione uomo-macchina.
- Beni immateriali e software (Allegato V): sistemi ERP e MES, software di gestione della supply chain, soluzioni di simulazione, piattaforme di cybersecurity industriale, sistemi IoT e di tracciabilità di filiera.
- Autoproduzione da rinnovabili: dal 2026 rientrano anche gli investimenti per l'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, con un vincolo specifico per i moduli fotovoltaici.
Scopri se i tuoi beni sono 4.0
Dal credito d'imposta all'Iperammortamento: cosa cambia nel 2026
La principale novità del 2026 riguarda lo strumento con cui lo Stato sostiene gli investimenti in beni strumentali Industria 4.0. Per il periodo 2020-2025 il meccanismo è stato il credito d'imposta beni strumentali 4.0 (Piani Transizione 4.0 e 5.0), un credito utilizzabile in compensazione tramite modello F24. Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio 2026 torna alla logica della maggiorazione fiscale, reintroducendo l'Iperammortamento in sostituzione del credito d'imposta.
| Aspetto | Fino al 2025 (credito d'imposta) | Dal 2026 (Iperammortamento) |
| Tipo di beneficio | Credito compensabile in F24 | Maggiorazione del costo deducibile |
| Misura (beni materiali 4.0) | 20% / 10% / 5% per scaglione | 180% / 100% / 50% per scaglione |
| Investimenti per l'energia | Credito Transizione 5.0 (aliquote dedicate) | Inclusi tra i beni agevolabili all'aliquota ordinaria |
| Software/beni immateriali | Inclusi (Allegato B), con limiti | Inclusi (Allegato V), esclusi i SaaS in abbonamento |
| Gestione | Agenzia delle Entrate / GSE | GSE (comunicazioni telematiche) |
| Periodo | Fino al 31/12/2025 | Dal 1/1/2026 al 30/9/2028 |
Calcola il beneficio con l'iperammortamento
Le agevolazioni per beni strumentali 4.0 attive nel 2026
Per chi investe in beni strumentali 4.0 nel 2026 il quadro degli incentivi è il seguente.
Iperammortamento 2026
L'Iperammortamento 2026 consente di dedurre dal reddito imponibile un importo superiore al costo effettivamente sostenuto. Il valore del bene viene "maggiorato" di una percentuale di legge ai soli fini del calcolo delle quote di ammortamento, riducendo la base imponibile IRES/IRPEF lungo l'intera vita utile del bene. La misura è prevista dall'art. 1, commi 427 e seguenti della Legge di Bilancio 2026 per gli investimenti in beni Industria 4.0 effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
| Scaglione di investimento | Maggiorazione del costo (beni 4.0) |
| Fino a 2,5 milioni € | 180% |
| Da 2,5 a 10 milioni € | 100% |
| Da 10 a 20 milioni € | 50% |
| Oltre 20 milioni € | Non agevolato |
Tra i beni agevolabili rientrano anche gli impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, che beneficiano delle stesse aliquote ordinarie. Il decreto attuativo subordina però l'agevolazione ad alcune condizioni: la producibilità dell'impianto non può eccedere il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva e per il fotovoltaico valgono massimali di costo ammissibile per kW.
Per il fotovoltaico resta inoltre in vigore un vincolo di origine europea. Sono agevolabili solo i moduli conformi ai requisiti dell'art. 12, comma 1, lettere b) e c), del D.L. 181/2023, cioè moduli con celle prodotte nell'Unione europea con efficienza almeno del 23,5%, oppure moduli prodotti nell'UE con celle bifacciali ad eterogiunzione o tandem ad almeno il 24%, iscritti nell'apposito registro. Il D.L. 38/2026, che ha eliminato il vincolo di provenienza UE per gli altri beni 4.0, non ha modificato questo requisito. Per il funzionamento di dettaglio, gli esempi di calcolo e la procedura completa si rimanda alla guida all'Iperammortamento 2026.
Credito d'imposta 4.0
Il credito d'imposta beni strumentali 4.0 non è più attivo: dal 2026 non accetta nuove prenotazioni e la fase transitoria si è chiusa il 30 giugno 2026. Valeva solo per gli investimenti completati entro quella data, con l'ordine accettato dal venditore e un acconto di almeno il 20% del costo versato entro il 31 dicembre 2025. Per i nuovi investimenti lo strumento di riferimento è l'Iperammortamento.
Transizione 5.0
Il Piano Transizione 5.0 ha esaurito le risorse. Con decreto MIMIT del 6 novembre 2025 ne è stato comunicato l'esaurimento; fino al 31 dicembre 2025 era ancora possibile inviare nuove prenotazioni, gestite in ordine cronologico in caso di disponibilità di nuove risorse, mentre i crediti già maturati restano utilizzabili in compensazione secondo le scadenze previste. Per i nuovi investimenti, anche quelli legati all'energia, lo strumento di riferimento nel 2026 è l'Iperammortamento, che include tra i beni agevolabili gli impianti di autoproduzione da rinnovabili.
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Nuova Sabatini
La Nuova Sabatini resta operativa nel 2026 e finanzia l'acquisto di beni strumentali, anche 4.0, tramite un contributo in conto interessi sui finanziamenti bancari o in leasing. Le domande si presentano alla banca o all'intermediario finanziario aderente, fino a esaurimento delle risorse. La Nuova Sabatini beni strumentali 4.0 è compatibile con l'Iperammortamento (per la quota di contributo sugli interessi), purché non si determini una duplicazione del beneficio sulle stesse spese.
Credito d'imposta ZES Unica
Le imprese che investono in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite del Mezzogiorno e di alcune regioni del Centro possono accedere al credito d'imposta ZES Unica, la misura che ha assorbito i precedenti incentivi per gli investimenti nel Mezzogiorno. Per il 2026 il credito è stato prorogato dall'art. 1, commi 438-443, della Legge di Bilancio 2026, che estende l'agevolazione dell'art. 16 del D.L. 124/2023 agli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, con una dotazione di 2,3 miliardi di euro per il 2026.
Sono ammissibili le zone assistite di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e di Marche, Umbria e Abruzzo, come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027. L'agevolazione vale quindi solo nelle zone assistite di queste regioni, non sull'intero territorio regionale, con aliquote variabili in funzione della regione e della dimensione d'impresa.
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Come accedere: requisiti e procedura
L'accesso alle agevolazioni per i beni 4.0 è subordinato alla verifica di alcuni requisiti tecnici e documentali. Saltarne anche uno solo può comportare la perdita del beneficio, anche dopo che l'investimento è stato realizzato.
Interconnessione, perizia e dichiarazione di conformità
Oltre all'interconnessione, il bene deve essere nuovo e ricompreso negli Allegati IV o V. Il fornitore è tenuto a rilasciare una dichiarazione di conformità che attesti le caratteristiche tecniche e il carattere innovativo del bene. Tale dichiarazione, tuttavia, non basta da sola, perché non tiene conto dell'effettiva integrazione del bene nei processi aziendali. Per investimenti rilevanti è quindi necessaria una perizia tecnica asseverata, rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, che certifichi le caratteristiche 4.0 e l'avvenuta interconnessione.
La comunicazione al GSE
Per l'Iperammortamento 2026 l'agevolazione si attiva attraverso una procedura di comunicazioni telematiche al GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che comprende la comunicazione preventiva di prenotazione, quella di completamento e la comunicazione finale corredata di perizia e certificazione contabile. La piattaforma GSE per le prenotazioni è operativa dal 12 giugno 2026.
Errori da evitare
L'approvazione è subordinata alla verifica degli enti preposti. Se l'interconnessione non risulta rispettata, l'agevolazione non viene concessa, nonostante l'investimento sia già stato effettuato. Anche la cessione del bene prima del termine del periodo di mantenimento determina la decadenza, con recupero del beneficio e applicazione di interessi e sanzioni. Prima di investire è quindi consigliabile una consulenza specializzata in finanza agevolata.
Casi studio: i risparmi ottenuti con Golden Group
I seguenti casi si riferiscono a investimenti realizzati sotto il precedente regime del credito d'imposta e derivano dal cumulo di più misure agevolative; gli importi effettivamente ottenibili variano in base alla normativa vigente e alla situazione specifica dell'impresa.
Un'azienda manifatturiera dell'Emilia-Romagna ha acquistato una pressa 4.0 con un investimento complessivo di 487.000 euro. Combinando la Nuova Sabatini e il credito d'imposta beni strumentali 4.0, ha ottenuto contributi per 292.053,90 euro (48.553,90 euro dalla prima misura e 243.500 euro dalla seconda), pari a un risparmio complessivo del 59,9%.
Un'azienda di carpenteria industriale della Campania ha acquistato un macchinario 4.0 per il taglio delle lamiere del valore di 598.000 euro, recuperando l'85,5% del costo. Il risultato è derivato dalla combinazione del credito d'imposta beni strumentali 4.0 (299.000 euro) e del credito d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, oggi confluito nella ZES Unica, pari a 212.349 euro.
Un'azienda manifatturiera lombarda ha investito complessivamente 5.707.050 euro in un nuovo magazzino automatico verticale 4.0 (5.450.000 euro) e in un impianto fotovoltaico per l'autoconsumo (257.050 euro). Attraverso il Piano Transizione 5.0 ha ottenuto un credito d'imposta di 2.293.666 euro, pari al 40% del valore dell'investimento.
Perché affidarsi a un esperto come Golden Group
La normativa sui beni strumentali 4.0 è potenzialmente molto vantaggiosa, ma tecnicamente complessa, perché la corretta classificazione dei beni, la perizia di interconnessione e la tempistica delle comunicazioni GSE incidono direttamente sull'entità del beneficio. Un errore in fase di certificazione può comportare il recupero del vantaggio fiscale anni dopo l'investimento.
Golden Group, attiva nella consulenza in finanza agevolata dal 1996, affianca le imprese in tutte le fasi del processo: analisi di pre-fattibilità, classificazione tecnico-fiscale, gestione delle comunicazioni, assistenza alla perizia asseverata e supporto in caso di controlli. Oltre 150 consulenti sul territorio nazionale supportano le imprese nella definizione dei piani d'investimento.
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Domande frequenti (FAQ) sui beni strumentali 4.0
Quali sono i beni strumentali 4.0?
Sono i beni materiali e immateriali ad alto contenuto tecnologico e digitale utilizzati nei processi produttivi, capaci di interconnettersi ai sistemi aziendali. Comprendono macchinari e impianti automatizzati, robot, sistemi per la qualità e magazzini automatizzati (Allegato IV), oltre a software ERP/MES, soluzioni di cybersecurity industriale e sistemi IoT (Allegato V). Dal 2026 rientrano anche gli impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l'autoconsumo.
Cos'è il requisito di interconnessione e perché è decisivo?
L'interconnessione è la capacità del bene di scambiare informazioni con sistemi interni (gestionali, software di pianificazione) o esterni (clienti, fornitori, supply chain) tramite protocolli documentati e riconosciuti. È il requisito senza il quale nessuna agevolazione 4.0 può essere concessa: deve essere certificata e mantenuta nel tempo, perché la sua perdita può determinare la decadenza dal beneficio.
Il credito d'imposta beni strumentali 4.0 è ancora attivo nel 2026?
No. Dal 1° gennaio 2026 è stato sostituito dall'Iperammortamento e la fase transitoria si è chiusa il 30 giugno 2026: valeva solo per gli investimenti completati entro quella data, con l'ordine accettato dal venditore e un acconto di almeno il 20% del costo versato entro il 31 dicembre 2025. Per i nuovi investimenti lo strumento di riferimento è l'Iperammortamento.
Cos'è l'Iperammortamento 2026 e come funziona?
È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile dei beni strumentali 4.0, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il costo del bene viene aumentato del 180%, 100% o 50% a seconda dello scaglione di investimento, e la maggiorazione si deduce attraverso le quote di ammortamento, riducendo le imposte lungo la vita utile del bene.
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La Transizione 5.0 si può ancora richiedere nel 2026?
In pratica no. Le risorse del Piano Transizione 5.0 risultano esaurite (decreto MIMIT del 6 novembre 2025). Fino al 31 dicembre 2025 era possibile inviare nuove prenotazioni, gestite in ordine cronologico in caso di nuove disponibilità; chi ha una domanda ammessa può completare l'iter e utilizzare il credito maturato in compensazione, secondo le scadenze previste. Per i nuovi investimenti del 2026, compresi quelli legati all'energia, lo strumento di riferimento è l'Iperammortamento, che include anche gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili per l'autoconsumo, alle aliquote ordinarie del 180/100/50%.
La Nuova Sabatini è cumulabile con l'Iperammortamento?
Sì, in linea generale. La Nuova Sabatini interviene con un contributo in conto interessi sul finanziamento, mentre l'Iperammortamento agisce sulla deduzione fiscale del costo del bene: trattandosi di benefici di natura diversa, possono coesistere sullo stesso investimento, purché non si determini una duplicazione dell'agevolazione sulle medesime spese. La cumulabilità va comunque verificata caso per caso in base ai limiti di intensità di aiuto applicabili.
Servono la perizia tecnica e la dichiarazione di conformità?
Sì. La dichiarazione di conformità del fornitore attesta le caratteristiche del bene, ma da sola non basta, perché non considera l'effettiva integrazione nei processi aziendali. Per gli investimenti di importo rilevante serve una perizia tecnica asseverata, rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, che certifichi le caratteristiche 4.0 e l'avvenuta interconnessione del bene.
Cosa succede se il bene non risulta interconnesso?
Se l'interconnessione non è dimostrata e mantenuta, il bene non è qualificabile come 4.0 e l'agevolazione non viene concessa: l'impresa rischia di aver investito senza ottenere il beneficio atteso. Se l'interconnessione viene meno dopo la fruizione, o se il bene è ceduto prima del termine del periodo di mantenimento, scatta la decadenza, con recupero delle quote già dedotte e sanzioni.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Piemonte, in arrivo la terza edizione del Voucher Digitalizzazione PMI
La Giunta regionale ha approvato la terza edizione del Voucher Digitalizzazione PMI, con una dotazione finanziaria di 18 milioni di euro nell'ambito del FESR 2021-2027. La misura conferma l'impegno del Piemonte a favore della trasformazione digitale del proprio tessuto produttivo, dopo il forte riscontro delle edizioni precedenti.
Le prime due edizioni del bando hanno registrato complessivamente 3.336 domande, un risultato che testimonia la forte attenzione delle imprese piemontesi verso gli strumenti di innovazione e trasformazione digitale. Un dato che ha pesato nella decisione di rifinanziare la misura, inserendola nella più ampia programmazione regionale per la transizione digitale e green delle imprese.
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A chi si rivolge il bando Voucher Digitalizzazione PMI
L'intervento sostiene i progetti di digitalizzazione delle micro e piccole imprese piemontesi iscritte nel Registro Imprese delle Camere di commercio, oltre che dei professionisti. La platea dei destinatari è quindi ampia e comprende le realtà di dimensioni più contenute, spesso quelle che incontrano maggiori ostacoli nell'avvio di percorsi di innovazione tecnologica.
Cosa finanzia il Voucher Digitalizzazione PMI Regione Piemonte
Il Voucher Digitalizzazione PMI favorisce l'adozione di tecnologie innovative, l'acquisto di beni e servizi digitali, le attività di consulenza specializzata e i percorsi di formazione. Si tratta di un sostegno a tutto tondo, che accompagna l'impresa non solo nell'acquisizione degli strumenti, ma anche nello sviluppo delle competenze necessarie a utilizzarli in modo efficace, due aspetti spesso inscindibili nei progetti di trasformazione digitale.
L'entità del Voucher Digitalizzazione PMI Regione Piemonte
Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributi a fondo perduto, con intensità variabile tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili. La percentuale effettiva dipenderà dalla dimensione aziendale e dalle caratteristiche dei progetti presentati. Una modulazione che premia le realtà più piccole e i progetti più strutturati, rendendo l'aiuto proporzionato alle reali esigenze del beneficiario.
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Come fare domanda per il Voucher Digitalizzazione PMI
Secondo quanto comunicato, il bando aprirà ad ottobre. C'è quindi il tempo necessario per preparare con cura il progetto di digitalizzazione, individuare le tecnologie da adottare e definire le spese da sostenere, così da presentare una domanda completa e competitiva fin dalle prime fasi.
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Fonte: www.regione.piemonte.it
FAQ
Una precedente concessione senza erogazione impedisce di partecipare al Voucher Digitalizzazione PMI 2026?
No. Se non è stato erogato alcun contributo per mancata rendicontazione, l'impresa può presentare domanda sul bando 2026.
Un software finanziario acquistato in cloud è ammissibile al Voucher digitalizzazione PMI Piemonte 2026?
Sì. Unioncamere Piemonte, nella risposta del 21 settembre 2026 inoltrata dall'UT, conferma l'ammissibilità del software finanziario in cloud oggetto del quesito. L'articolo 5 del bando comprende espressamente i sistemi fintech, cioè le tecnologie finanziarie e bancarie. Resta necessario che l'impresa richiedente non abbia un codice ATECO escluso.
L'ammissibilità dei sistemi fintech consente anche alle imprese finanziarie e assicurative di partecipare al Voucher Piemonte 2026?
No. Unioncamere si è espressa in merito e distingue la tecnologia acquistata dall'attività del richiedente. L'impresa deve avere un codice ATECO ammesso per accedere ai contributi e tra le esclusioni richiamate nell'Allegato 1 figurano proprio le attività finanziarie e assicurative.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.





