Guida completa alla rendicontazione di sostenibilità per PMI: bilancio di sostenibilità obbligatorio CSRD, ESRS e rating ESG
Per la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane il bilancio di sostenibilità non è oggi un obbligo di legge, e con la riforma "Omnibus I" varata dal Consiglio dell'Unione europea il 24 febbraio 2026 lo sarà ancora meno. Eppure le PMI lo stanno preparando in numero crescente, perché lo chiedono banche, clienti capofila e bandi pubblici. Questa guida spiega chi è davvero soggetto all'obbligo CSRD dopo l'Omnibus, come si redige una rendicontazione coerente con gli standard europei, cosa cambia con lo standard volontario VSME e come funziona il rating ESG.
Cos'è il bilancio di sostenibilità
Il bilancio di sostenibilità è la rendicontazione con cui un'impresa misura e comunica le proprie performance in ambito ambientale, sociale e di governance (ESG). A livello europeo è disciplinato dalla Direttiva (UE) 2022/2464, nota come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che dal 2024 ha sostituito la precedente Non Financial Reporting Directive (NFRD).
In Italia la CSRD è stata recepita con il Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 settembre 2024 ed entrato in vigore il 25 settembre 2024. Il decreto ha contestualmente abrogato il D.Lgs. 254/2016, che aveva recepito la NFRD. Per una mappa delle differenze rimandiamo all'approfondimento sulle differenze tra bilancio, rendicontazione e reporting di sostenibilità.
Il principio della doppia materialità
Il cuore concettuale della CSRD è il principio di doppia materialità: l'impresa rendiconta sia gli impatti che la propria attività genera sull'ambiente e sulle persone (impact materiality), sia i rischi e le opportunità che i fattori ESG comportano sulla propria performance finanziaria (financial materiality). Le due prospettive devono coesistere nel report e guidare la selezione dei contenuti da rendicontare.
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Bilancio di sostenibilità obbligatorio: chi è soggetto oggi (e cosa cambia)
Tre passaggi normativi successivi hanno ridisegnato la platea degli obbligati tra il 2024 e il 2026.
Il calendario originario del D.Lgs. 125/2024
L'articolo 17 del D.Lgs. 125/2024 stabilisce l'applicazione progressiva dell'obbligo nel testo originario:
- Esercizi dal 1° gennaio 2024: grandi imprese enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti e relative società madri di grandi gruppi.
- Esercizi dal 1° gennaio 2025: altre grandi imprese e altre società madri di grandi gruppi.
- Esercizi dal 1° gennaio 2026: PMI quotate (escluse microimprese), enti piccoli e non complessi qualificati, imprese di assicurazione captive.
- Esercizi dal 1° gennaio 2028: alcune imprese extra-UE con presenza rilevante nel mercato europeo.
Lo "stop-the-clock" e il recepimento italiano (2025)
Il 14 aprile 2025 il Consiglio UE ha adottato la Direttiva (UE) 2025/794, nota come stop-the-clock, che ha posticipato di due anni l'applicazione degli obblighi CSRD per la "wave two" (altre grandi imprese non già soggette a NFRD) e la "wave three" (PMI quotate). In Italia lo stop-the-clock è stato recepito con il DL 95/2025 ("Decreto Economia"), convertito nella Legge 8 agosto 2025, n. 118. L'analisi puntuale del nuovo calendario è disponibile nell'articolo Golden Group dedicato alle nuove scadenze del bilancio di sostenibilità.
Omnibus I: la riforma del 24 febbraio 2026
Il 24 febbraio 2026 il Consiglio dell'UE ha dato il via libera definitivo al pacchetto Omnibus I, formalizzato nella Direttiva (UE) 2026/470 del Parlamento europeo e del Consiglio. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 26 febbraio 2026 ed è entrato in vigore il ventesimo giorno successivo, ossia il 18 marzo 2026.
L'Omnibus I introduce quattro cambiamenti strutturali al perimetro CSRD:
- Innalzamento delle soglie dimensionali. L'obbligo si applica solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro.
- Esclusione delle PMI quotate dallo scope CSRD.
- Esenzione transitoria per la "wave one": le imprese che dovevano cominciare a rendicontare dall'esercizio 2024 sono esonerate per gli esercizi 2025 e 2026.
- Esenzioni per alcune società finanziarie holding UE ed extra-UE dalla rendicontazione consolidata.
Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per recepire la nuova direttiva (con eccezione dell'articolo 4, da recepire entro il 26 luglio 2028). L'Italia dovrà quindi aggiornare il D.Lgs. 125/2024 e la disciplina collegata. Alla data di aggiornamento di questa guida la normativa italiana vigente è quella post-DL 95/2025: il recepimento dell'Omnibus I non è ancora intervenuto.
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Chi è obbligato al bilancio di sostenibilità in Italia
Ma quali sono quindi i soggetti effettivamente obbligati alla presentazione del bilancio di sostenibilità in Italia? Ecco un riepilogo di obblighi, esenzioni ed esclusioni.
| Categoria | Quadro pre-Omnibus (in vigore in Italia al 15/05/2026) | Quadro post-Omnibus I (da recepire entro 19/03/2027) |
| Grandi imprese enti di interesse pubblico >500 dipendenti ("wave one") | Esercizio 2024, pubblicazione 2025 | Esenzione 2025 e 2026; resta in scope se >1.000 dip. e >450 M€ |
| Altre grandi imprese (non già NFRD) | Esercizio 2027, pubblicazione 2028 (dopo stop-the-clock) | In scope solo se >1.000 dip. e >450 M€ |
| PMI quotate (non microimprese) | Esercizio 2028, pubblicazione 2029 | Escluse |
| PMI non quotate | Nessun obbligo | Nessun obbligo (VSME volontario) |
| Imprese extra-UE con filiale rilevante in UE | Esercizio 2028, pubblicazione 2029 | Fatturato netto madre >450 M€ e filiale o succursale >200 M€ |
E le PMI italiane? L'effetto di filiera e lo standard VSME
Per le piccole e medie imprese italiane non quotate non esiste alcun obbligo diretto di redigere il bilancio di sostenibilità, né prima né dopo l'Omnibus. La domanda da porsi è quindi diversa: perché molte PMI lo stanno preparando comunque?
La risposta sta nell'effetto a cascata della normativa. Le grandi imprese soggette a CSRD devono rendicontare anche dati relativi alla propria catena del valore, fornitori e partner commerciali compresi. Lo stesso vale per banche e investitori, che chiedono informazioni ESG ai propri affidati. Numerosi bandi regionali, nazionali e PNRR iniziano inoltre a premiare requisiti ESG verificabili.
Lo standard volontario VSME
Per offrire alle PMI uno strumento proporzionato, l'European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) ha sviluppato il VSME (Voluntary Reporting Standard for non-listed SMEs), consegnato alla Commissione europea il 17 dicembre 2024. Il VSME è organizzato in due moduli:
- Modulo Basic: disclosure essenziali su energia, emissioni di gas serra, inquinamento, biodiversità, acqua, uso delle risorse, forza lavoro, salute e sicurezza, retribuzioni, anti-corruzione.
- Modulo Comprehensive: disclosure aggiuntive su obiettivi di riduzione GHG, rischi climatici, politiche sui diritti umani, parità di genere negli organi di governance.
Il 30 luglio 2025 la Commissione europea ha adottato una Raccomandazione che promuove l'utilizzo del VSME come standard di riferimento per le PMI non soggette a CSRD.
Il "value chain cap": una protezione attiva dal maggio 2026
Il 6 maggio 2026 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su due atti delegati: la revisione degli ESRS (datapoint obbligatori ridotti di oltre il 60%, totali di oltre il 70%, costi di reporting attesi in calo di oltre il 30%) e l'adozione di uno standard volontario basato sul VSME. La novità più rilevante per le PMI è il "value chain cap": le imprese soggette a CSRD non potranno richiedere ai partner della catena del valore con 1.000 dipendenti o meno informazioni che eccedano quanto previsto dallo standard volontario.
In pratica, adottando il VSME una PMI si dota di uno scudo standardizzato contro la proliferazione di questionari ESG da clienti e banche. La consultazione si chiude il 3 giugno 2026; la Commissione adotterà successivamente i due atti delegati.
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Come si redige il bilancio di sostenibilità
La struttura tecnica del bilancio è governata dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), pubblicati come Regolamento delegato (UE) 2023/2772 della Commissione il 22 dicembre 2023. È sulla base di queste regole che le imprese redigono i propri bilanci di sostenibilità, sebbene non vi siano delle regole esatte e uguali per tutti.
Le quattro aree degli ESRS
Il framework è organizzato in quattro pilastri informativi:
- Governance: modello di governo della sostenibilità, ruoli, incentivi, controlli interni.
- Strategia: modello di business, piano di transizione climatica, integrazione ESG nella strategia.
- Gestione di impatti, rischi e opportunità (IRO): processo di doppia materialità, identificazione e gestione di IRO.
- Metriche e obiettivi: KPI quantitativi (emissioni Scope 1, 2 e 3, energia, acqua, rifiuti, dati su forza lavoro, anti-corruzione).
La revisione ESRS in corso
L'11 luglio 2025 la Commissione UE ha adottato un quick-fix delegated act che ha dato flessibilità alle wave one companies, evitando di chiedere dati aggiuntivi per il 2025 e il 2026 rispetto al 2024. La revisione strutturale degli ESRS è in consultazione pubblica dal 6 maggio 2026 e porterà a una versione semplificata, con riduzione di oltre il 60% dei datapoint obbligatori.
Attestazione di conformità: come viene rilasciata e da chi
L'attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità è disciplinata dall'articolo 8 del D.Lgs. 125/2024. È rilasciata da revisori legali iscritti nel Registro, previa abilitazione specifica ai sensi dell'articolo 6, comma 1-bis del D.Lgs. 39/2010. Per gli iscritti al Registro entro il 1° gennaio 2026, l'articolo 18, comma 4 del D.Lgs. 125/2024 prevede una via di abilitazione transitoria, condizionata all'acquisizione di almeno cinque crediti formativi annuali nelle materie caratterizzanti la rendicontazione e l'attestazione di sostenibilità. Lo standard tecnico applicabile è il Principio di Attestazione della Rendicontazione di Sostenibilità adottato dal MEF.
Rating ESG: cos'è e come si calcola
Il rating ESG è un giudizio sintetico assegnato a un'impresa da agenzie specializzate, sulla base di una valutazione delle sue performance ambientali, sociali e di governance. Non sostituisce il bilancio di sostenibilità: lo affianca, fornendo a investitori, banche e clienti uno score comparabile.
Non esiste uno standard internazionale unico per il calcolo del rating ESG. I principali modelli applicati a livello globale seguono però una metodologia comune in tre fasi:
- Raccolta dati: da fonti dirette (questionari all'impresa, bilancio di sostenibilità) e fonti pubbliche (filing, controversie, media monitoring).
- Scoring per area materiale: punteggi su singole aree tematiche pesate per rilevanza settoriale.
- Sintesi in un giudizio finale: espresso su scala alfabetica (per esempio da AAA a CCC) o numerica.
Perché rendicontare anche se non è obbligatorio
Per una PMI non soggetta a CSRD, redigere un bilancio VSME o ottenere un rating ESG produce quattro effetti misurabili:
- Accesso al credito: gli istituti bancari dell'area UE sono tenuti a integrare i fattori ESG nelle policy di erogazione (cfr. EBA Guidelines on loan origination and monitoring, 2020); un'impresa rendicontata riduce l'asimmetria informativa e abbassa i tempi di istruttoria.
- Partecipazione a bandi: molte misure regionali, nazionali e PNRR premiano requisiti ESG verificabili, inclusi i voucher per certificazioni delle Regioni.
- Resilienza nella filiera: quando il cliente capofila è soggetto a CSRD o adotta policy ESG sui fornitori, il partner preparato è il partner confermato.
- Reputazione e talenti: la rendicontazione di sostenibilità è un asset di employer branding e di relazione con gli stakeholder.
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Domande frequenti (FAQ) sul bilancio di sostenibilità
Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio per le PMI nel 2026?
No. Per le PMI italiane non quotate non esiste alcun obbligo di legge di redigere il bilancio di sostenibilità, né nel 2026 né negli anni successivi. Per le PMI quotate (escluse le microimprese), il D.Lgs. 125/2024 prevedeva l'obbligo dall'esercizio 2026 (pubblicazione 2027); il termine è stato poi posticipato all'esercizio 2028 (pubblicazione 2029) con il recepimento dello stop-the-clock operato dal DL 95/2025.
L'Omnibus I, adottato dal Consiglio UE il 24 febbraio 2026 (Direttiva (UE) 2026/470), esclude le PMI quotate dallo scope CSRD; l'Italia dovrà recepire la direttiva entro il 19 marzo 2027.
Cosa cambia con la CSRD rispetto alla DNF?
La Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD) ha sostituito la NFRD estendendo il perimetro dei soggetti obbligati, introducendo standard tecnici unificati (ESRS), obbligando all'attestazione di conformità da parte di un revisore abilitato e adottando il principio di doppia materialità.
Cos'è lo standard VSME e quando conviene adottarlo?
Il Voluntary Reporting Standard for non-listed SMEs è uno standard sviluppato da EFRAG su mandato della Commissione UE e consegnato a Bruxelles il 17 dicembre 2024. È strutturato in due moduli (Basic e Comprehensive) e copre disclosure ambientali, sociali e di governance proporzionate alle PMI. Conviene adottarlo soprattutto a PMI non quotate che ricevono richieste ESG ricorrenti da banche, clienti grandi o bandi pubblici.
Come si calcola un rating ESG?
Non esiste un metodo univoco. Le agenzie di rating procedono tipicamente in tre passaggi: raccolta dati (da fonti aziendali e pubbliche), scoring su singole aree ESG ponderate per rilevanza settoriale, sintesi in un giudizio finale espresso su scala alfabetica o numerica. I principali modelli di mercato sono MSCI, FTSE Russell, LSEG (ex Refinitiv) ed EcoVadis.
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Il rating ESG e il bilancio di sostenibilità sono la stessa cosa?
No. Il bilancio di sostenibilità è un documento di disclosure redatto dall'impresa secondo uno standard (ESRS per le imprese CSRD, VSME per le PMI). Il rating ESG è un giudizio sintetico assegnato da un'agenzia terza che valuta l'impresa rispetto a parametri ESG. Sono strumenti complementari.
Chi può attestare il bilancio di sostenibilità in Italia?
L'articolo 8 del D.Lgs. 125/2024 affida l'attestazione di conformità ai revisori legali iscritti nel Registro tenuto dal MEF, previa abilitazione specifica ai sensi dell'articolo 6, comma 1-bis del D.Lgs. 39/2010. Una norma transitoria (art. 18, comma 4 del D.Lgs. 125/2024) consente l'abilitazione semplificata ai revisori iscritti entro il 1° gennaio 2026 che abbiano maturato almeno cinque crediti formativi annuali nelle materie caratterizzanti la rendicontazione e l'attestazione di sostenibilità.
Un buon rating ESG migliora l'accesso al credito?
Sì. Le banche dell'area UE sono tenute a integrare i fattori ESG nei processi di valutazione del merito creditizio (cfr. EBA Guidelines on loan origination and monitoring, 2020). Un rating ESG positivo o una rendicontazione VSME abbreviano i tempi di istruttoria e possono incidere sulle condizioni economiche del finanziamento.
Esistono bandi di finanza agevolata che premiano la rendicontazione ESG?
Sì. Diversi bandi regionali e nazionali finanziano spese per certificazioni ESG, parità di genere, rating di sostenibilità. Anche misure PNRR e bandi a fondo perduto prevedono criteri premiali ESG.
Una PMI che adotta il VSME può smettere di farlo l'anno successivo?
Sì. Lo standard VSME è volontario e non comporta vincoli di continuità rispetto agli esercizi successivi. È buona pratica, tuttavia, mantenere la rendicontazione nel tempo per consolidare i benefici sulle relazioni bancarie, l'accesso a bandi e il posizionamento competitivo.
Quali sanzioni sono previste per le imprese soggette inadempienti?
Il decreto D.Lgs. 125/2024 rinvia alla disciplina sanzionatoria collegata al D.Lgs. 39/2010 e contempla sanzioni amministrative pecuniarie a carico degli amministratori e degli organi di controllo in caso di mancata o non conforme rendicontazione di sostenibilità.

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Intelligenza artificiale in azienda: responsabilità, costi e come finanziarla
L'ingresso strutturale dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi italiani non è più un esercizio prospettico. Le imprese che oggi adottano modelli predittivi, sistemi generativi o piattaforme di automazione decisionale si trovano davanti a un'equazione complessa: governare un rischio nuovo, sostenere costi che pesano sempre di più sul conto economico e individuare le risorse pubbliche che possono finanziare l'investimento. Mai come ora, la valutazione strategica dell'AI passa dall'allineamento contemporaneo di tre piani: giuridico, economico, finanziario.
Quando l'algoritmo entra nel perimetro della responsabilità gestoria
L'adozione di sistemi automatizzati amplia in modo silenzioso il raggio di responsabilità degli amministratori. Il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, ha innalzato l'asticella della accountability organizzativa, intesa come responsabilizzazione dimostrabile e non come mera dichiarazione di principio. Non basta che l'algoritmo funzioni: occorre poter ricostruire chi lo ha scelto, chi lo controlla, quali presidi sono stati attivati e con quali esiti documentati. L'articolo 2392 del codice civile, già architrave della disciplina sull'agire degli amministratori, richiede una diligenza calibrata sulla natura dell'incarico e sulle competenze specifiche di chi siede negli organi sociali.
Il quadro normativo italiano ed europeo converge su cinque presidi minimi che diventano oggi indispensabili per chi delibera sull'adozione di sistemi intelligenti:
- Inventario dei sistemi in uso, con finalità, fornitori e responsabili;
- Classificazione del rischio secondo la tassonomia dell'AI Act;
- Politiche di acquisizione, controllo e dismissione;
- Deleghe formalizzate, con poteri tracciabili;
- Rendicontazione consiliare periodica con indicatori di rischio e prestazione.
L'assenza di evidenze documentali ha un peso giuridico autonomo. La vigilanza che non lascia traccia tende a equivalere a vigilanza fragile, perché impedisce di distinguere un evento fortuito da una disfunzione prevenibile. Le sanzioni previste dall'AI Act arrivano fino a trenta milioni di euro, ma la dimensione reputazionale è altrettanto delicata: un consiglio di amministrazione che non sa spiegare il proprio governo dell'algoritmo perde credibilità verso clienti, finanziatori e regolatori.
Il peso reale dell'IA sul conto economico
L'accelerazione tecnologica non è gratuita. Il dibattito uscito a maggio 2026 sulle riviste specializzate ha messo a fuoco un dato che gli executive avevano sottovalutato: l'AI non è più un capitolo isolato di sperimentazione, bensì un insieme di servizi, infrastrutture e competenze che incide in modo diretto e crescente sui costi aziendali. Il pricing per token, l'infrastruttura cloud o on-premise, gli strati di sicurezza necessari per integrare i modelli con i sistemi gestionali e la supervisione continua del ciclo di vita diventano voci di costo strutturali, non più occasionali.
La frammentazione delle spese è il primo nemico del controllo. Le risorse defluiscono attraverso canali separati (licenze software, budget IT, contratti di consulenza, progetti pilota di unità di business) e questo impedisce di leggere in modo unitario quanto l'organizzazione stia effettivamente impegnando. Il mercato, intanto, si sta muovendo verso un modello premium ad alta intensità di capitale, analogo all'evoluzione storica del cloud computing: i grandi provider sostengono investimenti miliardari e tendono a trasferire questi oneri attraverso listini meno elastici.
A complicare il quadro interviene la scarsità di profili ibridi. Contrariamente alla narrazione ottimistica che vedeva nell'AI un sostituto del fattore umano, le aziende stanno scoprendo che servono competenze elevate capaci di coniugare tecnologia, finanza, gestione del rischio e conoscenza dei processi. Senza una responsabilità chiara a livello apicale, l'IA rischia di rimanere fuori dal perimetro di governance pur incidendo direttamente su redditività, rischio operativo e fiducia degli stakeholder.
Le risorse europee per finanziare l'intelligenza artificiale in azienda
L'Unione Europea ha anticipato il movimento con una pluralità di strumenti dedicati. Il Digital Europe Programme è il veicolo più diretto: 8,2 miliardi di euro complessivi finanziano supercalcolo, cybersicurezza, intelligenza artificiale, competenze digitali e adozione tecnologica nei settori strategici. Le imprese accedono prevalentemente tramite grants, con tassi di costi indiretti al 7% e procedure di valutazione fondate su rilevanza, attuazione e impatto del progetto proposto.
Accanto a Digital Europe operano altri canali. L'EIC Accelerator sostiene startup e PMI innovative con sovvenzioni fino a 2,5 milioni di euro, accompagnate da investimenti in equity tra uno e dieci milioni. Horizon Europe finanzia ricerca e sviluppo, mentre LIFE, Creative Europe ed Erasmus+ coprono progetti integrati con dimensioni tecnologiche.
L'accesso ai programmi a gestione diretta richiede un'organizzazione preparata: registrazione al Funding & Tenders Portal, credenziali EU Login, Codice PIC del partecipante. La complessità procedurale è il motivo per cui molte aziende italiane non sfruttano queste leve, pur in presenza di intensità di aiuto storicamente più elevate rispetto agli strumenti nazionali equivalenti.
Nell'ecosistema di questi bandi quelli più apprezzati sono certamente i contributi a fondo perduto: categoria in cui rientrano misure di matrice regionale, nazionale ed europea il cui denominatore comune è l'erogazione di risorse che non prevedono rimborso da parte del beneficiario.
Legge di Bilancio 2026: nuove leve fiscali per il digitale
Sul versante nazionale, il pacchetto di finanza pubblica approvato per il 2026 ha messo sul tavolo 3,5 miliardi di euro dedicati alle imprese, con una quota significativa destinata al finanziamento della lista d'attesa del piano Transizione 5.0, ormai chiuso per esaurimento dei fondi. Il provvedimento ha riallineato il perimetro degli investimenti agevolabili, aggiornando gli allegati per includere espressamente intelligenza artificiale e cybersecurity tra le tecnologie che danno diritto al beneficio.
La logica è quella di offrire alle aziende una cornice più stabile e accessibile: la piattaforma GSE entrerà a regime a gennaio 2026, la finestra di consegna dei beni si estende fino a settembre 2027 e si profila una possibile estensione pluriennale della misura. Le novità della Legge di Bilancio 2026 chiariscono anche i nuovi limiti alla compensazione dei crediti d'imposta in F24 e il riorientamento delle risorse verso Competence Center e rete del trasferimento tecnologico.
Iperammortamento e intelligenza artificiale
Il pilastro più rilevante per chi investe in intelligenza artificiale è il nuovo iperammortamento 2026, dotato di 9,8 miliardi di euro complessivi. Lo strumento permette alle imprese di dedurre dal reddito imponibile un importo superiore al costo effettivamente sostenuto. Sono ammissibili macchinari interconnessi, robot collaborativi, software ERP/MES, sistemi di cybersecurity e soluzioni IoT, con esclusione di software SaaS in abbonamento, veicoli e fabbricati.
Governare con cognizione l'intelligenza artificiale in azienda significa oggi gestire simultaneamente la triade responsabilità-costi-finanziamento. Le imprese italiane che entreranno per prime in questa logica integrata trasformeranno l'AI da centro di costo opaco a leva di vantaggio competitivo verificabile, con piena tracciabilità giuridica e una struttura economica sostenuta da risorse pubbliche concrete.
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Contributi per certificazioni industriali in Lombardia: in arrivo 11 milioni a fondo perduto per le PMI
La Regione Lombardia si prepara a pubblicare un nuovo bando da 11.000.000 di euro dedicato ai contributi per certificazioni industriali avanzate. La misura punta a sostenere le PMI lombarde che intendono qualificarsi come fornitori delle grandi filiere produttive, finanziando fino al 70% delle spese ammissibili con un massimale di 220.000 euro per impresa.
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Beneficiari dei contributi per certificazioni industriali
Possono accedere alla misura le PMI con una o più sedi operative in Lombardia, oggetto dell'intervento, oppure le imprese che intendono costituire una sede operativa nel territorio lombardo. Il bando si configura come un sostegno strategico per la competitività delle filiere regionali, in linea con la logica del bando Lombardia Ricerca e Innova rivolto alle PMI, che premia gli investimenti in innovazione qualificata.
Cosa si finanzia il bando per i contributi per certificazioni industriali
Gli interventi finanziabili si configurano come investimenti abilitanti, in quanto non direttamente produttivi ma necessari per consentire alle imprese di qualificarsi come fornitori presso grandi imprese capofiliera o operatori industriali. Sono ammessi i servizi di consulenza in materia di innovazione e i servizi di sostegno all'innovazione finalizzati all'ottenimento di certificazioni, approvazioni e qualifiche tecniche richieste per l'accesso alle filiere produttive.
La matrice delle certificazioni ammissibili
Sono ammissibili esclusivamente le certificazioni/approvazioni riportate nella seguente matrice, requisito di accesso a filiere strategiche:
- Aerospazio: AS/EN 9100, NADCAP, EASA Part 21 e relative subpart applicabili (es. Part 21G, Part 21J), compliance DO178C / DO-254 – qualificazione fornitori e processi aeronautici, certificazione produzione e manutenzione, sviluppo sistemi avionici certificati.
- Dispositivi medici: ISO 13485, MDR 2017/745, FDA 21 CFR 820 – accesso ai mercati regolati UE/USA.
- Automotive: IATF 16949, ISO 26262 – qualificazione fornitori automotive e sicurezza funzionale.
- Industria chimica / processi: ATEX, IEC 61511, Responsible Care – sicurezza impianti e gestione rischi di processo.
- Energia e infrastrutture critiche: IEC 61508, IEC 62443 – sicurezza funzionale e cybersecurity industriale.
- Industria nucleare: ASME Section III, RCC-M, ISO 19443 – qualifica componenti e fornitori per impianti nucleari.
- Oil & Gas: API Q1, API Q2, ISO 27001, ISO 29001 – qualificazione fornitori per industria petrolifera.
- Cybersecurity / ICT: Common Criteria (ISO 15408), EUCC, ISO 27017, ISO 27018 – certificazione sicurezza prodotti digitali e sistemi ICT critici.
Ciascun soggetto richiedente può scegliere una sola certificazione tra quelle riportate in matrice, salvo eventualmente abbinare a tale certificazione anche una tra quelle afferenti al settore Cybersecurity/ICT.
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Spese ammissibili per i contributi per certificazioni industriali
Sono finanziabili le seguenti spese per servizi di consulenza e sostegno all'innovazione, direttamente connesse al percorso di certificazione e sostenute successivamente alla presentazione della domanda:
- Costi sostenuti verso enti certificatori.
- Costi per servizi di consulenza specialistica, anche finalizzata alla predisposizione della documentazione tecnica.
- Costi sostenuti verso laboratori o analoghe strutture per test, validazioni e prove tecniche.
- Costi per servizi di formazione del personale coinvolto nei processi certificati.
Importi e intensità del contributo
I contributi per certificazioni industriali previsti dalla Regione Lombardia presentano una struttura economica particolarmente vantaggiosa:
- Dotazione complessiva: 11.000.000 di euro.
- Forma: contributo a fondo perduto.
- Intensità: 70% delle spese ammissibili.
- Massimale: 220.000 euro per impresa.
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Tempistiche di presentazione delle domande
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate nei tempi e secondo le modalità indicate nel bando attuativo di prossima pubblicazione. Le PMI interessate possono fin da ora mappare le certificazioni di filiera necessarie per il proprio posizionamento competitivo e individuare consulenti specializzati ed enti certificatori accreditati nei settori strategici interessati.
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Fonte: www.regione.lombardia.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
CCIAA Emilia: contributi internazionalizzazione PMI 2026 per fiere ed export manager
La Camera di commercio dell'Emilia apre dal 28 maggio 2026 lo sportello per i contributi internazionalizzazione PMI Emilia 2026, una misura da 1 milione di euro dedicata alle micro, piccole e medie imprese che vogliono crescere sui mercati esteri. Il bando finanzia fino al 50% delle spese ammissibili (al netto IVA), con un tetto di 12.000 euro per impresa e un investimento minimo di 3.000 euro.
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Beneficiari del bando CCIAA Emilia
Possono presentare domanda le MPMI che rispettano i seguenti requisiti:
- Sede legale e/o unità operativa iscritta e attiva presso il Registro Imprese della Camera di commercio dell'Emilia.
- Rientrare nella definizione di micro, piccola o media impresa secondo i parametri europei.
- Rispettare le condizioni di ammissibilità previste dal bando.
Si tratta di una misura analoga, sul piano logico, ad altre iniziative regionali e nazionali a sostegno dell'export: ne è un esempio il pacchetto di contributi per le aziende esportatrici SIMEST, che dal 25 maggio 2026 mette a disposizione strumenti agevolati per le imprese che operano sui mercati internazionali.
Spese ammissibili e ambiti di intervento
Il bando individua due ambiti di attività distinti, alternativi o cumulabili nel rispetto del massimale complessivo:
- Ambito A – Partecipazione a manifestazioni fieristiche: contributo massimo di 000 euro per fiere in Italia e fino a 6.000 euro per fiere all'estero. È ammissibile la partecipazione a una sola manifestazione fieristica il cui periodo di svolgimento ricade tra il 01/01/2026 e il 31/12/2027.
- Ambito B – Sviluppo competenze interne: contributo massimo di 000 euro per l'utilizzo in impresa di figure manageriali specializzate quali TEM (Temporary Export Manager), DEM (Digital Export Manager) ed EXIM Manager. Il periodo di svolgimento deve ricadere tra il 01/01/2026 e il 28/02/2027.
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Periodo di sostenimento delle spese
Le spese dovranno essere interamente sostenute a partire dal 01/01/2026 al 27/02/2027. È prevista un'eccezione importante per le sole fiere: sono ammissibili anche le spese sostenute prima del 01/01/2026, purché relative all'affitto dell'area espositiva, alla quota di iscrizione e ad altri oneri richiesti dall'ente fieristico organizzatore.
Questa apertura risulta particolarmente utile per le imprese che hanno già bloccato lo spazio espositivo in vista di eventi internazionali del 2026, allineando il bando alla logica tipica delle agevolazioni MIMIT per la partecipazione a fiere e mercati rionali, che riconoscono la lunga tempistica di prenotazione tipica del comparto fieristico.
Importi e intensità del contributo internazionalizzazione CCIAA Emilia
La struttura economica del bando è chiara e definita:
- Dotazione complessiva: 1.000.000 di euro.
- Forma del contributo: fondo perduto a copertura del 50% delle spese ammissibili al netto IVA.
- Investimento minimo: 3.000,00 euro.
- Contributo massimo per impresa: 12.000 euro.
- Tetti per ambito: 4.000 euro fiere Italia, 6.000 euro fiere estero, 10.000 euro TEM/DEM/EXIM Manager.
Come e quando presentare domanda alla CCIAA Emilia
La finestra temporale per la presentazione delle domande alla CCIAA Emilia è ristretta: si parte alle ore 10:00 del 28 maggio 2026 e si chiude alle ore 16:00 dell'11 giugno 2026. Sarà fondamentale preparare per tempo la documentazione relativa a fiera scelta o contratto con TEM/DEM/EXIM Manager, per evitare ritardi nella protocollazione.
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Fonte: www.emilia.camcom.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Contributi aziende esportatrici SIMEST: dal 25 maggio 2026 le domande con le nuove condizioni
Sono in arrivo nuovi contributi aziende esportatrici attraverso il rafforzamento dello strumento "Transizione ecologica o digitale" gestito da SIMEST. A seguito del DL 3 aprile 2026 n. 42 (cosiddetto Decreto "Carburanti bis"), è stata attivata la misura "Energia per la competitività internazionale", con uno stanziamento complessivo di 800 milioni di euro destinato alle imprese italiane che hanno subito un impatto negativo a causa del rincaro dei costi energetici o di una diminuzione del fatturato in relazione al conflitto nell'area del Golfo Persico.
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La cornice normativa: il DL Carburanti bis
Il DL 3 aprile 2026 n. 42 interviene per mitigare le ricadute economiche della crisi nel Golfo Persico sul sistema produttivo nazionale. Il provvedimento estende la misura, originariamente dedicata alle sole imprese energivore, a tutte le aziende esportatrici e alla loro filiera, ampliando in modo significativo la platea dei potenziali beneficiari nel quadro dello strumento "Transizione ecologica o digitale" del Fondo 394/81.
La logica del decreto è quella di sostenere la competitività internazionale delle imprese italiane in un contesto reso più difficile dall'aumento dei costi dell'energia e dalla volatilità della domanda sui mercati esteri, in linea con altri strumenti regionali di sostegno all'export, come il bando internazionalizzazione Emilia-Romagna 2026-2027 rivolto alle PMI.
Cosa prevede la misura SIMEST per aziende esportatrici SIMEST
Lo strumento esistente offre finanziamenti agevolati a condizioni particolarmente vantaggiose per le imprese italiane esportatrici. In particolare:
- finanziamenti fino a 5 milioni di euro per impresa richiedente
- tasso minimo dello 0,3%
- quota fino al 90% del finanziamento destinato al rafforzamento patrimoniale
Le condizioni potenziate dal decreto
Le nuove disposizioni rafforzano in modo sensibile le condizioni di accesso alla misura, rendendo lo strumento ancora più attrattivo per le aziende che operano sui mercati internazionali. Tra le novità principali:
- contributo a fondo perduto al 20% del finanziamento, con possibilità di aumento fino al 30% per le PMI
- estensione della durata dei finanziamenti da 6 a 8 anni
- aumento della quota erogabile in via anticipata dal 25% al 50%, per garantire maggiore liquidità
- innalzamento del limite per incrementi di capitale o finanziamenti soci, da 800.000 euro a 1,5 milioni di euro
Le ulteriori agevolazioni saranno approvate dal Comitato Agevolazioni, l'organo interministeriale che amministra il Fondo 394/81.
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Beneficiari: chi può accedere ai contributi aziende esportatrici SIMEST
Possono presentare domanda le aziende italiane esportatrici e l'intera filiera che abbiano subito un impatto negativo riconducibile alla crisi nel Golfo Persico. Nello specifico, devono dimostrare:
- un rincaro dei costi energetici sostenuto dall'impresa
- oppure una diminuzione del fatturato o dei flussi di cassa in relazione al conflitto nell'area del Golfo Persico
L'apertura della platea anche alle PMI della filiera dell'export rappresenta una novità rilevante, in continuità con altre iniziative volte a sostenere la digitalizzazione e l'apertura ai mercati esteri, come il bando CONneSSi 2026 per l'internazionalizzazione digitale.
Quando e come presentare la domanda
SIMEST ha pubblicato l'aggiornamento della circolare relativa allo strumento "Transizione ecologica o digitale", attivando ufficialmente la misura "Energia per la competitività internazionale". L'accesso ai contributi aziende esportatrici sarà operativo a partire da una data precisa.
- apertura del Portale SIMEST: dalle ore 09:00 del 25 maggio 2026
- modalità: compilazione e presentazione telematica delle richieste di finanziamento
- dotazione finanziaria complessiva: 800 milioni di euro
Le imprese interessate dovranno predisporre per tempo la documentazione necessaria, verificare i requisiti di accesso e definire un piano di investimenti coerente con le finalità della misura, così da farsi trovare pronte all'apertura del portale.
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Fonte: www.simest.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.




