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Regione Sardegna: nuovo bando per la transizione digitale delle MPMI

La Regione Sardegna ha pubblicato un importante bando per sostenere la trasformazione digitale delle Micro, Piccole e Medie Imprese del territorio. Nell'ambito del Programma Regionale FESR Sardegna 2021-2027, sono disponibili oltre 22 milioni di euro per aiutare le aziende sarde ad adottare tecnologie avanzate e innovare i propri processi produttivi.

Obiettivi del bando Sardegna per la transizione digitale

Il bando "Aiuti alle PMI sarde per la transizione digitale" si propone di rafforzare la competitività delle imprese attraverso l'introduzione di tecnologie ad alto contenuto innovativo. L'iniziativa mira a supportare le aziende nell'adozione di modelli di business digitali e nel superamento delle criticità identificate nella Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) regionale.

Gli investimenti finanziabili riguardano l'intero ciclo produttivo aziendale, dalle fasi di progettazione e produzione alla logistica, dalla commercializzazione (B2B e B2C) ai servizi post-vendita gestiti tramite CRM. Il sostegno si estende anche alle funzioni trasversali come i sistemi gestionali (ERP), la sicurezza informatica, l'integrazione applicativa, la gestione dei dati e l'impiego dell'intelligenza artificiale.
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Chi può partecipare al bando Sardegna

I beneficiari del bando sono le Micro, Piccole e Medie Imprese con sede operativa in Sardegna. Ogni proposta di investimento deve avere una dimensione compresa tra 50.000 euro e 200.000 euro, con una durata massima di realizzazione di 18 mesi.

La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 22.002.856,00 euro e la selezione dei progetti avverrà tramite procedura valutativa a sportello. Gli interventi devono essere coerenti con l'ambito tecnologico definito dalla S3 regionale e localizzati sul territorio sardo.

Spese ammissibili al bando transizione digitale

Il bando finanzia l'acquisizione di investimenti produttivi materiali e immateriali finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali. Sono ammissibili le spese per tecnologie avanzate e sostenibili, nonché i servizi di consulenza a supporto della trasformazione digitale dell'impresa.

Le tecnologie finanziate possono riguardare sistemi di produzione innovativi, piattaforme di e-commerce, sistemi di gestione integrata, soluzioni di cybersecurity e strumenti per l'analisi dei dati e l'intelligenza artificiale.
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Come fare domanda per il bando Sardegna

La presentazione delle domande segue una procedura in due fasi. A partire dalle ore 12:00 del 23 febbraio 2026 sarà possibile precompilare la domanda sulla piattaforma dedicata, allegare la documentazione richiesta e firmare digitalmente il file generato. Dopo averlo ricaricato nel sistema e completata la convalida, il proponente riceverà via PEC un codice da conservare.

Dalle ore 12:00 del 2 marzo 2026, il proponente dovrà inserire il codice ricevuto nella pagina dedicata: solo in quel momento la domanda risulterà presentata. Ai fini dell'ammissibilità farà fede la data e l'ora di invio telematico del codice di convalida. Le domande potranno essere trasmesse esclusivamente entro le ore 12:00 del 31 marzo 2027.

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Fonte: www.sardegnaricerche.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando internazionalizzazione Emilia-Romagna 2026-2027

Approvato bando internazionalizzazione Emilia-Romagna 2026-2027: 5 milioni per le PMI

La Regione Emilia-Romagna ha approvato con Delibera N. 2106 del 15/12/2025 un nuovo bando per l'internazionalizzazione destinato alle piccole e medie imprese del territorio. L'iniziativa mette a disposizione 5 milioni di euro a fondo perduto per sostenere progetti di espansione commerciale e promozione nei mercati esteri, realizzabili sia da imprese singole che da aggregazioni di PMI.

Progetti ammissibili e caratteristiche degli interventi

Il bando internazionalizzazione Emilia-Romagna finanzia percorsi strutturati di espansione internazionale che devono essere orientati verso un massimo di due paesi esteri. I progetti ammissibili devono obbligatoriamente includere attività di consulenza specialistica coerenti con gli obiettivi di internazionalizzazione dichiarati e possono prevedere la partecipazione a massimo 4 fiere nei paesi target.

Le attività progettuali dovranno avere inizio il 24 febbraio 2026 e concludersi entro il 31 dicembre 2027. La dimensione minima del progetto è stabilita in 25.000 euro per le imprese singole e 75.000 euro per le aggregazioni, garantendo così interventi di sostanza e impatto significativo.

Contributi e agevolazioni previste dal bando internazionalizzazione Emilia-Romagna

Il sostegno regionale sarà erogato nella forma di contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ritenute ammissibili. L'importo massimo del contributo varia in base alla tipologia di beneficiario:

  • 30.000 euro per le imprese che partecipano in forma singola
  • 140.000 euro per le aggregazioni di PMI

Questa struttura incentiva la collaborazione tra imprese, favorendo la creazione di reti e consorzi che possono beneficiare di contributi più consistenti e sviluppare progetti di maggiore portata.

Come fare domanda per il bando internazionalizzazione

Il bando internazionalizzazione Emilia-Romagna seguirà una procedura valutativa a graduatoria e sarà aperto dalle ore 11.00 del 24 febbraio 2026 fino alle ore 16.00 del 13 marzo 2026. Le imprese interessate potranno compilare e validare le domande attraverso l'applicativo web SFINGE 2020, che sarà disponibile a partire dalle ore 13.00 del 16 febbraio 2026.

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Fonte: Delibera Num. 2106 del 15/12/2025


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando Emilia-Romagna CER

Bando Emilia-Romagna: contributi per le Comunità Energetiche Rinnovabili

La Regione Emilia-Romagna ha pubblicato un nuovo bando dedicato al sostegno degli investimenti delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), nell'ambito del Programma Regionale FESR 2021-2027. L'iniziativa mette a disposizione contributi a fondo perduto per favorire la transizione energetica e lo sviluppo di impianti di produzione e accumulo di energia da fonti rinnovabili sul territorio regionale.

Finalità del bando e interventi ammissibili

Il bando ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, sostenendo economicamente i costi necessari per l'installazione di impianti di produzione e accumulo dell'energia, oltre alle relative spese tecniche. Possono essere finanziati interventi di nuova costruzione o potenziamento di uno o più impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, conformi alla Direttiva 2018/2001/UE e alle normative nazionali di recepimento.

Per essere ammessi a contributo, gli impianti devono rispettare requisiti specifici: essere ubicati sul territorio dell'Emilia-Romagna, avere il punto di connessione attivo all'interno dell'areale della cabina primaria di riferimento di almeno un membro della CER e disporre di una potenza massima di 1 MW.
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Chi può presentare domanda per il bando CER Emilia-Romagna

I beneficiari del bando Emilia-Romagna sono le Comunità Energetiche Rinnovabili costituite in conformità con la Direttiva 2018/2001/UE e le successive disposizioni nazionali (D.Lgs. 199/2021, DM 414/2023 e DD 22/2024), oppure i singoli membri di CER già costituite al momento della presentazione della domanda. Ogni soggetto richiedente può presentare una sola domanda di contributo per un solo impianto, garantendo così un'equa distribuzione delle risorse disponibili.

Condizioni del contributo CER Emilia-Romagna

Il contributo riconosciuto è pari al 35% delle spese ammissibili effettivamente sostenute, con un importo massimo di 150.000 euro per ogni progetto. L'agevolazione viene concessa in regime di esenzione, secondo quanto previsto dall'articolo 41 del GBER (General Block Exemption Regulation). È importante sottolineare che l'avvio dei lavori per la realizzazione degli interventi deve avere data successiva alla presentazione della domanda di contributo.
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Come fare domanda per il bando CER della Regione Emilia-Romagna

Le domande per il bando Emilia-Romagna destinato alle CER potranno essere trasmesse dalle ore 10.00 del 17 marzo 2026 fino alle ore 13.00 del 7 maggio 2026, secondo la modalità di valutazione a sportello. Questo significa che le richieste saranno esaminate nell'ordine cronologico di arrivo, fino ad esaurimento delle risorse disponibili. I soggetti interessati dovranno quindi prestare particolare attenzione alle tempistiche per non perdere questa importante opportunità di finanziamento.

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Fonte: fesr.regione.emilia-romagna.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Codice incentivi 2026 gazzetta ufficiale

Codice degli incentivi 2026: in Gazzetta Ufficiale la riforma delle agevolazioni alle imprese

Il sistema italiano delle agevolazioni alle imprese è oggetto di una riforma strutturale con il nuovo Codice degli incentivi 2026, approvato con decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 286 del 10 dicembre 2025. Il provvedimento, emanato in attuazione della legge delega n. 160/2023, ridisegna l'intero ecosistema delle agevolazioni pubbliche, introducendo principi di digitalizzazione, semplificazione e trasparenza che modificheranno profondamente le modalità di accesso ai contributi da parte delle imprese italiane.

La portata del decreto è considerevole: 28 articoli organizzati in cinque Capi che disciplinano tutte le fasi del ciclo di vita degli incentivi, dalla programmazione alla valutazione dei risultati. L'obiettivo dichiarato è superare anni di frammentazione normativa, rendendo il quadro regolatorio più prevedibile per imprese, professionisti e consulenti. Il Codice è in vigore dal 1° gennaio 2026, avviando una fase di transizione che richiederà l'adozione di numerosi decreti attuativi nei mesi successivi.
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Struttura normativa e contenuti innovativi del Codice

Il decreto legislativo 184/2025 si articola in una struttura complessa che affronta organicamente tutti gli aspetti della gestione degli incentivi. L'articolo 6 introduce il bando-tipo, strumento destinato a uniformare requisiti, criteri, modalità di accesso, istruttoria, cumulo, controlli, rendicontazione e revoca. Questa standardizzazione rappresenta un cambio di paradigma significativo: fino ad oggi, ogni amministrazione erogante adottava formati e criteri propri, generando variabilità interpretativa e incertezza applicativa.

Gli articoli 16, 17 e 18 introducono un sistema rafforzato di controlli e una disciplina rigorosa sul contrasto alla delocalizzazione. Le imprese che trasferiscono attività produttive entro cinque anni dall'erogazione dell'incentivo (dieci per le grandi imprese) dovranno restituire le somme percepite, maggiorate di interessi e sanzioni pecuniarie. Il meccanismo di comunicazione preventiva al Ministero del Lavoro e al MIMIT costituisce un ulteriore presidio contro comportamenti opportunistici.

Gli articoli 20 e 21 stabiliscono un sistema strutturato di monitoraggio basato sul CUP (Codice Unico di Progetto) e una valutazione continua articolata in tre fasi: ex ante, in itinere ed ex post. Questo approccio evidence-based consente di misurare l'efficacia delle misure di sostegno e orientare eventuali revisioni della politica industriale.

Per rendere operativo il Codice, sono espressamente previsti decreti attuativi, direttoriali e linee guida. Un decreto del MIMIT, di concerto con il MEF e previa intesa in Conferenza Stato-Regioni, dovrà indicare il modello di Programma degli incentivi, le tempistiche per l'adozione, le modalità di aggiornamento e il format per la ricognizione degli incentivi regionali. Il termine per l'adozione è fissato a 120 giorni dall'entrata in vigore del Codice, quindi indicativamente entro fine aprile 2026.

Digitalizzazione delle procedure e piattaforme integrate

La riforma rende obbligatori processi digitali affidati a piattaforme interoperabili. Il sistema "Incentivi Italia", composto da Incentivi.gov.it e dal Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), diventerà il punto di accesso unico per consultare gli incentivi, verificare requisiti, presentare istanze, monitorare l'avanzamento e consultare valutazioni e risultati.
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La digitalizzazione non rappresenta solo un obiettivo dichiarativo, ma implica conseguenze operative concrete. I processi istruttori saranno progressivamente automatizzati, limitando la documentazione richiesta e riducendo i margini di discrezionalità. I controlli verranno modulati in base al rischio, accedendo direttamente alle banche dati pubbliche per verifiche incrociate su regolarità contributiva, antimafia e posizione nel Registro nazionale aiuti.

La semplificazione delle procedure si traduce nell'introduzione del bando-tipo per tutte le agevolazioni e nell'automatizzazione dei controlli. Gli obblighi di pubblicazione, l'attribuzione di CUP univoci e il tracciamento completo degli incentivi garantiranno trasparenza in ogni fase del processo. Le imprese potranno così programmare gli investimenti con maggiore certezza, disponendo di informazioni strutturate e confrontabili tra diverse misure.

Premialità e riserve per le piccole e medie imprese

Il Codice introduce un sistema articolato di premialità e riserve specifiche. Le PMI beneficeranno di una riserva minima pari al 60% delle risorse disponibili, con un'ulteriore quota del 25% destinata a microimprese e lavoratori autonomi. Questa scelta risponde all'esigenza di tutelare i soggetti economici meno strutturati, che tradizionalmente incontrano maggiori difficoltà nell'accesso agli incentivi.

Gli elementi premianti includono il rating di legalità, con punteggio aggiuntivo o maggiorazione dell'agevolazione, e la certificazione della parità di genere. Sono previste premialità dedicate per l'occupazione di giovani, donne e persone con disabilità, nonché per misure a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro. Il sistema di premialità mira a orientare gli incentivi verso obiettivi di politica industriale e sociale, superando una logica puramente economicistica.

Tuttavia, le Commissioni parlamentari hanno sollevato l'esigenza di introdurre una clausola di salvaguardia per evitare che i criteri premianti penalizzino imprese con peculiari caratteristiche produttive. Settori manifatturieri specifici, ad esempio, potrebbero risultare strutturalmente svantaggiati nell'applicazione di criteri standardizzati sulla parità di genere o sull'occupazione giovanile. La richiesta di una clausola di salvaguardia per incentivi intersettoriali costituisce una delle condizioni vincolanti emerse nel dibattito parlamentare.

Equiparazione dei lavoratori autonomi alle PMI

L'articolo 10 rappresenta una delle novità più rilevanti del Codice. I lavoratori autonomi, compresi i professionisti, vengono equiparati alle PMI per l'accesso agli incentivi. Questa scelta supera una discriminazione storica che escludeva di fatto i professionisti da numerose misure di sostegno, pur svolgendo essi attività economiche assimilabili a quelle delle micro-imprese.

La normativa stabilisce che gli autonomi potranno partecipare alle stesse condizioni delle PMI, con l'esclusione dei soli requisiti non pertinenti alla loro attività. I bandi dovranno prevedere disposizioni specifiche per garantire un accesso effettivo e non discriminatorio. Si completa così un percorso iniziato con la legge 81/2017, più volte rilanciato nei tavoli ministeriali con le categorie professionali.
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L'equiparazione non si traduce automaticamente in accesso indiscriminato a tutte le misure. I bandi potranno escludere i lavoratori autonomi ove i requisiti (ad esempio, dotazione di macchinari industriali o numero di dipendenti) risultino strutturalmente incompatibili con la natura professionale dell'attività. Tuttavia, il principio generale di parità di accesso costituisce un presidio normativo che limita interpretazioni restrittive.

Polizze catastrofali e condizioni di accesso

L'articolo 9 chiarisce l'impatto dell'obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali sull'accesso alle agevolazioni pubbliche. La distinzione fondamentale riguarda la natura dell'incentivo: automatico o valutativo. Gli incentivi fiscali automatici, soggetti a semplici verifiche formali e di capienza delle risorse, restano accessibili anche in assenza di polizza catastrofale.

Al contrario, la mancata stipula della copertura assicurativa comporta l'esclusione dagli incentivi che prevedono una valutazione tecnico-discrezionale dei progetti, fondati su istruttoria valutativa, bandi, graduatorie o selezioni. Gli incentivi contributivi, invece, rimangono fruibili anche in assenza di polizza, preservando la distinzione tra misure di sostegno alle imprese e tutele previdenziali.

Questa scelta normativa riflette un bilanciamento tra esigenza di tutela contro eventi catastrofali e necessità di non penalizzare eccessivamente le imprese. Le Commissioni parlamentari hanno però sollevato perplessità sull'opportunità di circoscrivere meglio l'ambito della esclusione, evitando che settori produttivi specifici risultino strutturalmente esclusi per caratteristiche oggettive del territorio o dell'attività svolta.

Cause di esclusione e meccanismi di regolarizzazione

L'articolo 9 definisce le cause ostative all'accesso agli incentivi, distinguendo tra situazioni irrimediabili ed elementi sanabili. Le imprese risultanti da informazioni antimafia interdittive, destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi del decreto legislativo 231/2001, o condannate per gravi illeciti vengono escluse in via definitiva.

Per quanto riguarda l'irregolarità contributiva, il Codice introduce una distinzione fondamentale. Per gli incentivi agli investimenti, la mancanza del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) costituisce causa di esclusione. Tuttavia, le Commissioni parlamentari hanno sollecitato l'introduzione di meccanismi di regolarizzazione, sul modello del Codice dei contratti pubblici, consentendo alle imprese di sanare posizioni debitorie non intenzionali mediante pagamento vincolante.

Le delocalizzazioni e cessazioni vietate costituiscono causa di esclusione permanente per periodi determinati. L'impresa che ha trasferito attività produttive violando vincoli temporali previsti da precedenti incentivi non può accedere a nuove misure agevolative fino al decorso del periodo vincolato. Anche in questo caso, però, emergono richieste di modulazione proporzionale delle sanzioni, evitando esclusioni automatiche per ristrutturazioni industriali non speculative.

Superamento del click-day e procedure selettive

Una delle criticità più evidenti del sistema previgente riguarda l'utilizzo dell'ordine cronologico di presentazione delle domande, comunemente noto come "click-day". Questa modalità di selezione genera distorsioni evidenti: premia la velocità di invio telematico piuttosto che la qualità progettuale, favorisce comportamenti opportunistici e penalizza imprese meno strutturate tecnologicamente.

Le Commissioni parlamentari hanno sollecitato l'eliminazione o limitazione drastica del click-day, in favore di procedure che valorizzino graduatorie con punteggio o valutazioni negoziali per progetti complessi. La richiesta di sviluppo di servizi digitali per la verifica preventiva telematica dei requisiti consente di superare il problema della tempestività senza sacrificare la selezione meritocratica.
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Il bando-tipo dovrà prevedere procedure a sportello cronologico solo per misure di importo limitato o con requisiti oggettivi di immediata verificabilità. Per progetti di investimento strategici, la selezione dovrà avvenire mediante istruttoria valutativa basata su criteri predefiniti, trasparenti e misurabili. L'introduzione di questa modalità richiederà però adeguate risorse amministrative e competenze tecniche nelle amministrazioni competenti.

Controlli modulati e responsabilità amministrativa

L'articolo 18 introduce un sistema di controlli proporzionati all'entità dell'incentivo e al profilo di rischio del beneficiario. I controlli documentali e in loco verranno effettuati utilizzando banche dati e sistemi informativi, riducendo la necessità di richieste documentali ripetitive. La verifica di regolarità contributiva, antimafia e posizione nel Registro nazionale aiuti avverrà prima della concessione ed erogazione.

La modulazione dei controlli risponde all'esigenza di ridurre oneri burocratici per beneficiari virtuosi, concentrando le verifiche più stringenti sui profili di rischio elevato. Questo approccio richiede però sistemi informativi integrati e capacità di analisi del rischio che non tutte le amministrazioni possiedono attualmente. Il rischio è una discrepanza attuativa tra enti centrali e territoriali.

Le sanzioni per irregolarità prevedono la revoca totale o parziale dell'agevolazione, con obbligo di restituzione maggiorata di interessi (tasso BCE + 5 punti in alcuni casi). Le somme restituite vengono destinate all'amministrazione erogante, consentendo il rifinanziamento delle misure. Il credito di restituzione gode di privilegio preferenziale, rafforzando la capacità di recupero.

Monitoraggio territoriale e valutazione ex post

Gli articoli 20 e 21 introducono obblighi strutturati di monitoraggio e valutazione. Ogni incentivo dovrà essere associato a un CUP univoco, consentendo il tracciamento finanziario, fisico e procedurale lungo l'intero ciclo di vita. I sistemi informativi raccoglieranno dati su avanzamento fisico, spese sostenute, tempistiche e risultati, alimentando banche dati utilizzabili per valutazioni comparative.

La valutazione ex ante misura la coerenza dell'incentivo con obiettivi di politica industriale e la stima dell'impatto atteso. La valutazione in itinere consente aggiustamenti durante l'attuazione, mentre la valutazione ex post misura i risultati effettivamente conseguiti. Questo approccio evidence-based dovrebbe orientare la ri-programmazione delle risorse verso misure più efficaci, riducendo dispersione e sovrapposizioni.

Le Commissioni parlamentari hanno sollecitato l'introduzione di indicatori territoriali (efficacia, equità, coesione territoriale) con pubblicazione annuale e trasmissione al Parlamento. Questa richiesta risponde all'esigenza di monitorare le divergenze regionali nell'accesso e nell'efficacia degli incentivi, garantendo maggiore trasparenza e responsabilità politica.

Criticità applicative e nodi da sciogliere

Nonostante l'impianto complessivamente positivo, il Codice presenta alcune criticità che emergeranno nella fase attuativa. La principale riguarda i tempi di adozione dei decreti attuativi. Molte misure efficaci (bando-tipo, protocolli, classificazione spese, tassi di attualizzazione) sono rinviate a decreti ministeriali: senza scadenze precise, l'effetto pratico rischia di rimanere limitato.

La clausola di invarianza finanziaria, prevista dall'articolo 27, vieta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Tuttavia, il dispiegamento dei servizi digitali, le valutazioni e le linee guida per affidamenti richiedono risorse certe. Emerge così una contraddizione: il Codice prevede servizi IT avanzati e valutazioni continue, ma non stanzia risorse specifiche, demandando la copertura al PNRR o a risorse esistenti.

L'equilibrio tra centralizzazione e autonomia regionale rappresenta un ulteriore nodo critico. Il Tavolo permanente degli incentivi, previsto dall'articolo 5, dovrà coordinare politiche statali e regionali senza comprimere competenze costituzionalmente garantite. Il rischio di conflitti Stato-Regioni è concreto se i decreti attuativi non rispettano le autonomie territoriali e le peculiarità produttive locali.

L'applicazione delle cause di esclusione e sanzioni richiede bilanciamento. Formulazioni eccessivamente rigide possono generare contenzioso e ingiuste esclusioni; serve un equilibrio tra deterrenza e possibilità di regolarizzazione per casi di buona fede. Le richieste parlamentari di introdurre meccanismi di sanatoria per irregolarità contributive non intenzionali vanno in questa direzione.
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Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il Codice degli incentivi 2026 rappresenta un tentativo ambizioso di razionalizzare un sistema frammentato e spesso inefficiente. L'introduzione di piattaforme digitali integrate, bandi-tipo standardizzati, premialità per PMI e lavoratori autonomi, nonché sistemi strutturati di monitoraggio e valutazione costituisce un avanzamento significativo rispetto al quadro normativo previgente.

La reale efficacia del Codice dipende però dalla rapidità e dalla qualità dell'attuazione. I decreti ministeriali dovranno essere adottati tempestivamente, le piattaforme IT dovranno funzionare senza ritardi e le amministrazioni dovranno acquisire competenze tecniche adeguate. Senza queste condizioni, il rischio è che il Codice rimanga un'architettura formale priva di impatto concreto sulle modalità di accesso agli incentivi.

Le Commissioni parlamentari hanno svolto un ruolo prezioso di affinamento tecnico, segnalando criticità e proponendo correttivi. Il recepimento delle osservazioni principali garantirà maggiore certezza giuridica, equilibrio territoriale e semplificazione effettiva. Il Codice potrà così tradursi in uno strumento di politica industriale condivisa, capace di orientare investimenti privati verso obiettivi di sostenibilità, innovazione e coesione territoriale.

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Martina Moretti

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Bando Sardegna imprese innovative

Regione Sardegna: aperto il bando per lo sviluppo di nuove imprese innovative

Con una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro, la Regione Sardegna ha lanciato il bando "Sostegno allo sviluppo delle nuove imprese innovative", un'importante opportunità per le micro e piccole imprese del territorio che vogliono consolidare la propria presenza sul mercato attraverso progetti di innovazione tecnologica.

L'iniziativa cofinanzia Piani di Sviluppo Aziendale (PSA) organici e funzionali alla strategia di crescita delle nuove imprese, supportando interventi tecnologici innovativi, spese per il personale e servizi di consulenza avanzati finalizzati a favorire la crescita sostenibile e la competitività.

Chi può partecipare al bando Sardegna

Possono accedere alle agevolazioni le micro e piccole imprese costituite nella forma di società di persone e di capitali, con un'età compresa tra 1 anno e un massimo di 5 anni dalla data di iscrizione al Registro delle imprese. È richiesto il possesso di almeno un bilancio di esercizio concluso, approvato e depositato.

Le attività ammissibili rientrano nella classificazione ISTAT ATECO 2025 e includono:

  • Sezione C – Attività Manifatturiere
  • Sezione I – Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (con esclusione di case religiose, servizi di intermediazione e ristorazione)
  • Sezione J – Attività editoriali, trasmissioni radiofoniche e produzione di contenuti (escluse alcune sottocategorie)
  • Sezione K – Telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica
  • Sezione M – Attività immobiliari (limitatamente alla gestione immobiliare turistica con CIN)
  • Sezione N – Ricerca scientifica e sviluppo

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Caratteristiche del Piano di Sviluppo Aziendale

Il Piano di Sviluppo Aziendale deve avere una dimensione finanziaria compresa tra 350.000 euro e 1.000.000 di euro. L'impresa proponente deve disporre o aver individuato le risorse necessarie, i fornitori e la sede operativa in Sardegna dove sarà realizzato il progetto.

Il termine massimo per la realizzazione degli interventi è di 18 mesi dalla data di avvio del progetto, che deve essere successiva alla presentazione della domanda. L'intervento mira a supportare la fase evoluta del percorso di sviluppo delle nuove imprese per completare la loro crescita e consolidarsi sul mercato.

Condizioni del contributo per il bando Sardegna

L'intensità dell'aiuto è determinata in funzione del punteggio ottenuto in sede di valutazione tecnica, con un'intensità variabile dal 60% all'80% della spesa ammissibile. Maggiore sarà la qualità della proposta progettuale, più elevata sarà la percentuale di contributo concesso.

Il bando Regione Sardegna prevede un meccanismo di valutazione che premia l'innovatività, la sostenibilità e l'impatto competitivo del piano di sviluppo presentato.
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Come fare domanda per il bando Sardegna sviluppo nuove imprese innovative

È possibile presentare domanda dalle ore 10:00 del 27 gennaio 2026 fino alle ore 12:00 del 31 marzo 2027, secondo una procedura valutativa a sportello. Questo significa che le domande verranno valutate seguendo l'ordine cronologico di presentazione fino all'esaurimento delle risorse disponibili.

Le imprese interessate dovranno quindi preparare accuratamente la documentazione richiesta e presentare la domanda tempestivamente per aumentare le probabilità di accesso ai finanziamenti del bando Sardegna.

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Fonte: www.sardegnaricerche.it


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