Transizione 5.0 utilizzare credito residuo

Transizione 5.0: come utilizzare il credito d'imposta residuo al 31 dicembre 2025

L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 1 del 12 gennaio 2026, ha fornito chiarimenti importanti sulla fruizione del credito d'imposta Transizione 5.0 residuo al 31 dicembre 2025. Le nuove disposizioni riguardano le modalità di utilizzo del credito non ancora compensato entro tale data, che dovrà essere ripartito in cinque quote annuali di pari importo dal 2026 al 2030.

La disciplina del credito d'imposta Transizione 5.0

Il comma 13 dell'articolo 38 del DL 19/2024 aveva stabilito che il credito d'imposta Transizione 5.0 è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. L'utilizzo era consentito decorsi cinque giorni dalla regolare trasmissione, da parte del GSE all'Agenzia delle Entrate, dell'elenco dei beneficiari, entro la data del 31 dicembre 2025.

La presentazione del modello F24 doveva avvenire unicamente tramite i servizi telematici offerti dall'Agenzia delle Entrate, a pena di rifiuto dell'operazione di versamento. Per l'ammontare non ancora utilizzato alla predetta data, la normativa prevede il riporto in avanti e l'utilizzo in cinque quote annuali di pari importo.

Utilizzo del credito residuo: la ripartizione in cinque anni

Il credito d'imposta Transizione 5.0 poteva essere utilizzato anche in un'unica soluzione entro il 31 dicembre 2025. Tuttavia, per l'ammontare non ancora compensato a tale data, è previsto il riporto in avanti secondo una modalità vincolante: la suddivisione in cinque quote annuali di uguale importo.

In particolare, il credito di imposta residuo al 31 dicembre 2025 è automaticamente suddiviso in cinque quote annuali di pari importo riferite agli anni dal 2026 al 2030. Questa ripartizione è già predisposta dall'Agenzia delle Entrate e risulta visibile nel cassetto fiscale di ciascun beneficiario, accessibile dall'area riservata del sito internet dell'Agenzia.
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Come verificare l'importo disponibile nel cassetto fiscale

Le imprese che hanno maturato il credito d'imposta Transizione 5.0 possono verificare l'ammontare residuo e la relativa ripartizione accedendo al proprio cassetto fiscale nell'area riservata del portale dell'Agenzia delle Entrate. In questa sezione vengono indicate le cinque quote annuali disponibili, con l'esatta indicazione dell'importo utilizzabile per ciascun anno dal 2026 al 2030.

Questa trasparenza consente ai contribuenti di pianificare con precisione l'utilizzo del credito nei prossimi anni, evitando errori nella compilazione dei modelli F24 e garantendo la corretta compensazione fiscale.

Modalità operative: codice tributo e anno di riferimento

L'importo annuo del credito d'imposta Transizione 5.0 è utilizzabile esclusivamente in compensazione, tramite modello F24 telematico. Per effettuare correttamente la compensazione, è necessario indicare il codice tributo "7072", istituito con risoluzione n. 63/E del 18 dicembre 2024.

Inoltre, è fondamentale indicare quale anno di riferimento, nonché l'anno dal quale è utilizzabile in compensazione la quota del credito derivante dalla ripartizione. L'anno deve essere inserito nel formato "AAAA", esattamente come indicato nel cassetto fiscale del contribuente.

Il rispetto di queste indicazioni è essenziale per evitare lo scarto del modello F24 da parte del sistema telematico dell'Agenzia delle Entrate.

Controlli automatizzati dell'Agenzia delle Entrate

In fase di elaborazione dei modelli F24, l'Agenzia delle Entrate effettua controlli automatizzati per verificare che l'ammontare dei crediti utilizzati in compensazione da ciascun soggetto non ecceda l'importo della quota disponibile per ciascuna annualità. Questo sistema di verifica preventiva garantisce che non vengano utilizzati importi superiori a quelli effettivamente spettanti.

Nel caso in cui il controllo rilevi un'incongruenza, il modello F24 viene automaticamente scartato. Questo meccanismo di controllo impedisce utilizzi impropri del credito e protegge i contribuenti da potenziali errori che potrebbero generare contenziosi con l'amministrazione finanziaria.
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Implicazioni pratiche per le imprese beneficiarie

Le imprese che hanno maturato il credito d'imposta Transizione 5.0 e non lo hanno utilizzato integralmente entro il 31 dicembre 2025 devono ora adeguare la propria pianificazione fiscale alla nuova disciplina della ripartizione quinquennale. È importante verificare periodicamente il cassetto fiscale per controllare l'esatto ammontare disponibile per ciascuna annualità.

Inoltre, è consigliabile prestare massima attenzione nella compilazione del modello F24, assicurandosi di utilizzare il codice tributo corretto e di indicare precisamente l'anno di riferimento. Un errore in queste fasi potrebbe comportare lo scarto del modello e ritardi nella compensazione del credito.

Le imprese possono anche valutare l'opportunità di pianificare strategicamente l'utilizzo del credito negli anni dal 2026 al 2030, considerando le proprie esigenze di liquidità e la previsione del carico fiscale futuro.

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Fonte: Risoluzione AdE n. 1 del 12 gennaio 2026


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Iperammortamento esempi di calcolo

Come si calcola il nuovo Iperammortamento per investimenti in beni strumentali 4.0

L'Iperammortamento rappresenta uno strumento fiscale particolarmente vantaggioso per le imprese che investono in beni strumentali tecnologicamente avanzati. A differenza dei tradizionali crediti d'imposta, questa misura agisce sulla base imponibile attraverso un meccanismo progressivo, offrendo benefici economici sostanziali distribuiti nel tempo. La comprensione precisa del funzionamento e delle percentuali applicabili risulta fondamentale per pianificare investimenti strategici e ottimizzare il carico fiscale aziendale.

Come funziona l'Iperammortamento

L'Iperammortamento non genera un beneficio immediato, ma incide progressivamente sulla base imponibile tramite variazioni in diminuzione in dichiarazione dei redditi. Questo meccanismo opera esclusivamente ai fini IRPEF/IRES, senza produrre effetti ai fini IRAP. La contabilità civilistica dell'impresa resta invariata: la maggiorazione si applica unicamente in sede fiscale, permettendo di dedurre un valore superiore rispetto al costo effettivamente sostenuto per l'acquisizione del bene.

Il vantaggio sostanziale consiste nella possibilità di ridurre l'imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi, attraverso l'applicazione di una percentuale maggiorata al costo del bene strumentale. Questa differenza tra il valore fiscalmente riconosciuto e quello realmente pagato genera un risparmio fiscale quantificabile applicando l'aliquota IRES al 24% sulla quota maggiorata.

La natura progressiva del beneficio si manifesta attraverso gli ammortamenti annuali: anziché dedurre soltanto il costo effettivo ripartito negli anni, l'impresa può dedurre quote calcolate sul valore maggiorato, riducendo così l'imponibile e conseguentemente le imposte dovute in ciascun esercizio.
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Le percentuali di maggiorazione e i relativi benefici fiscali

Il meccanismo dell'Iperammortamento prevede tre scaglioni di investimento, ciascuno caratterizzato da una percentuale di maggiorazione specifica. Questa struttura a fasce consente di modulare l'incentivo in funzione dell'entità dell'investimento effettuato, concentrando i benefici maggiori sulle quote iniziali.

Per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, la maggiorazione applicabile ammonta al +180% del costo sostenuto. Questo significa che un'impresa che acquista un bene strumentale 4.0 del valore di un milione di euro può dedurre fiscalmente 2,8 milioni di euro. Applicando l'aliquota IRES del 24% alla differenza di 1,8 milioni di euro, emerge un beneficio fiscale stimato del 43,2% rispetto al costo iniziale del bene.

Quando l'investimento supera i 2,5 milioni di euro e raggiunge i 10 milioni, la quota eccedente beneficia di una maggiorazione ridotta al +100%. Per questa porzione di spesa, il vantaggio fiscale si attesta al 24% del costo sostenuto. Questa riduzione rispetto allo scaglione precedente riflette una progressività che privilegia gli investimenti di entità inferiore.

Per investimenti compresi tra 10 e 20 milioni di euro, la maggiorazione scende ulteriormente al +50%, generando un beneficio fiscale del 12% sulla quota di spesa ricadente in questo scaglione. Anche in questo caso, la percentuale inferiore rispetto agli scaglioni precedenti conferma l'impostazione progressiva della misura.
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Investimenti fino a 2,5 milioni di euro

Consideriamo un'impresa che investe un milione di euro nell'acquisto di un bene strumentale 4.0. Grazie alla maggiorazione del 180%, il costo fiscalmente riconosciuto sale a 2,8 milioni di euro. La differenza tra il valore maggiorato e quello effettivo ammonta a 1,8 milioni di euro, sui quali l'azienda applica l'aliquota IRES del 24%, ottenendo un risparmio fiscale di 432.000 euro.

Questo importo rappresenta il 43,2% del costo iniziale del bene, configurandosi come un vantaggio economico significativo che alleggerisce sostanzialmente l'onere fiscale complessivo dell'investimento. L'impresa beneficia progressivamente di questa riduzione attraverso le quote di ammortamento annuali maggiorate, distribuendo il vantaggio negli esercizi futuri in funzione del piano di ammortamento civilistico.

La percentuale del 43,2% costituisce il beneficio massimo ottenibile con l'Iperammortamento, riservato agli investimenti di importo contenuto entro la soglia di 2,5 milioni. Questa fascia rappresenta l'incentivo più generoso previsto dalla normativa, progettato per stimolare l'innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese.

Investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro

Quando un'impresa effettua un investimento superiore ai 2,5 milioni di euro, occorre suddividere l'importo complessivo tra i diversi scaglioni. Ipotizziamo un acquisto di 6 milioni di euro: i primi 2,5 milioni rientrano nello scaglione iniziale con maggiorazione del 180%, mentre i restanti 3,5 milioni ricadono nel secondo scaglione con maggiorazione del 100%.

Sulla prima quota di 2,5 milioni di euro, il costo maggiorato raggiunge 7 milioni. La differenza di 4,5 milioni, moltiplicata per l'aliquota IRES del 24%, genera un risparmio fiscale di 1.080.000 euro, pari al 43,2% della quota investita nel primo scaglione.

Per la seconda quota di 3,5 milioni di euro, la maggiorazione del 100% porta il valore fiscale a 7 milioni. La differenza rispetto al costo effettivo è di 3,5 milioni, che moltiplicata per il 24% produce un risparmio di 840.000 euro. Questa cifra corrisponde al 24% della quota di investimento ricadente nel secondo scaglione.

Complessivamente, l'impresa ottiene un beneficio fiscale totale di 1.920.000 euro su un investimento di 6 milioni, risultante dalla somma dei risparmi conseguiti nei due scaglioni. Questo esempio evidenzia come la struttura progressiva influenzi l'entità complessiva del vantaggio fiscale.
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Investimenti tra 10 e 20 milioni di euro

Per investimenti di entità ancora maggiore, entra in gioco il terzo scaglione. Consideriamo un'impresa che acquista beni strumentali 4.0 per 12 milioni di euro. L'importo si ripartisce su tre fasce: 2,5 milioni nel primo scaglione, 7,5 milioni nel secondo e 2 milioni nel terzo.

Nel primo scaglione, con maggiorazione del 180%, il costo maggiorato diventa 7 milioni di euro. La differenza di 4,5 milioni, tassata al 24%, genera un risparmio fiscale di 1.080.000 euro, pari al 43,2% della quota iniziale.

Il secondo scaglione accoglie 7,5 milioni di euro, maggiorati del 100% fino a 15 milioni. La differenza di 7,5 milioni, moltiplicata per l'aliquota del 24%, produce un beneficio di 1.800.000 euro, equivalente al 24% della quota investita in questa fascia.

Nel terzo scaglione, i 2 milioni di euro residui beneficiano di una maggiorazione del 50%, portando il valore fiscale a 3 milioni. La differenza di un milione, tassata al 24%, genera un risparmio di 240.000 euro, corrispondente al 12% della quota di investimento in questo scaglione.

Sommando i benefici dei tre scaglioni, l'impresa ottiene un risparmio fiscale complessivo di 3.120.000 euro su un investimento totale di 12 milioni. Questo esempio mostra come l'applicazione progressiva delle percentuali consenta comunque di conseguire vantaggi economici rilevanti anche per investimenti di grande portata.

Pianificazione fiscale e valutazioni strategiche

L'Iperammortamento richiede una pianificazione attenta, poiché il beneficio non si materializza immediatamente ma si distribuisce nel tempo secondo il piano di ammortamento del bene. Le imprese devono considerare il flusso temporale dei risparmi fiscali, coordinandolo con le previsioni di reddito imponibile degli esercizi futuri.

La differenza rispetto ai crediti d'imposta risulta sostanziale: mentre questi ultimi possono essere utilizzati in compensazione o ceduti generando liquidità immediata, l'Iperammortamento agisce riducendo l'imponibile anno dopo anno. Questa caratteristica implica che l'impresa deve avere redditi imponibili sufficienti per assorbire le maggiorazioni, altrimenti il vantaggio risulterebbe diluito o inefficace.

La scelta di investire in beni 4.0 usufruendo dell'Iperammortamento va valutata anche in relazione alla capacità aziendale di generare utili tassabili. Un'impresa in perdita fiscale o con margini ridotti potrebbe non beneficiare pienamente della misura, rendendo preferibile valutare altri strumenti di sostegno agli investimenti.

Inoltre, la contabilità civilistica rimane invariata: il bene viene iscritto al costo effettivo e ammortizzato secondo i coefficienti ordinari. La maggiorazione opera soltanto in sede di dichiarazione dei redditi, attraverso apposite variazioni in diminuzione. Questo aspetto richiede un coordinamento efficace tra la gestione contabile e quella fiscale, garantendo la corretta applicazione delle norme.
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Perché scegliere l'Iperammortamento per gli investimenti in beni 4.0

Il vantaggio economico offerto dall'Iperammortamento può raggiungere percentuali notevoli, fino al 43,2% per gli investimenti iniziali. Questa percentuale rappresenta un incentivo concreto che riduce significativamente il costo effettivo dell'innovazione tecnologica, favorendo la competitività aziendale e l'adozione di soluzioni avanzate.

La struttura progressiva dell'agevolazione consente di modulare gli investimenti in funzione delle soglie più vantaggiose. Le imprese che pianificano acquisti di beni strumentali possono ottimizzare la spesa distribuendola su più esercizi oppure concentrandola strategicamente per massimizzare il beneficio fiscale negli scaglioni più favorevoli.

L'Iperammortamento non sostituisce altre forme di incentivo, ma può integrarsi con ulteriori agevolazioni previste per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. La combinazione di diverse misure richiede competenze specifiche per evitare sovrapposizioni e garantire il rispetto dei limiti normativi.

La misura si rivolge principalmente alle imprese che effettuano investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi, conformi ai requisiti tecnici previsti dal Piano Nazionale Transizione 4.0. La verifica dei requisiti tecnici e l'ottenimento delle certificazioni necessarie costituiscono passaggi fondamentali per accedere al beneficio.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando Facility Parco Agrisolare

MASAF: annunciato il bando Facility Parco Agrisolare con 789 milioni per il fotovoltaico in agricoltura

Il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha pubblicato il Decreto ministeriale N.681806 del 17 dicembre 2025, che istituisce la nuova misura "Facility Parco Agrisolare" nell'ambito della Missione 2 del PNRR. L'iniziativa stanzia 789 milioni di euro per supportare l'installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici agricoli e agroindustriali, promuovendo la transizione energetica del settore senza consumo di suolo.

Obiettivi del bando Facility Parco Agrisolare

Il bando intende incentivare l'installazione di impianti fotovoltaici su tetti e coperture di edifici produttivi utilizzati dalle imprese agricole, zootecniche e agroindustriali. L'obiettivo principale è favorire la produzione di energia rinnovabile nel settore primario, riducendo i costi energetici delle aziende e contribuendo agli obiettivi di sostenibilità ambientale previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La particolarità di questa misura risiede nell'obbligo di non consumare nuovo suolo: gli impianti dovranno essere installati esclusivamente su strutture esistenti, valorizzando le superfici già edificate delle aziende agricole.
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Chi può accedere al Facility Parco Agrisolare

Possono presentare domanda per il Facility Parco Agrisolare diverse categorie di soggetti operanti nel settore agricolo e agroindustriale:

  • Imprenditori agricoli singoli
  • Imprese agroindustriali che operano nella trasformazione dei prodotti agricoli
  • Cooperative agricole e consorzi
  • Forme aggregate come reti d'impresa, ATI/RTI (Associazioni Temporanee di Imprese/Raggruppamenti Temporanei di Imprese)
  • Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) costituite da soggetti del settore agricolo

Questa ampia platea di beneficiari consente di raggiungere sia le piccole aziende familiari che le realtà più strutturate del settore agroindustriale.

Dotazione finanziaria e ripartizione delle risorse

Le risorse totali ammontano a 789 milioni di euro e sono ripartite in base al settore di attività del richiedente:

  • 473 milioni di euro: destinati alle imprese che svolgono produzione agricola primaria
  • 150 milioni di euro: riservati alle imprese di trasformazione di prodotti agricoli in prodotti agricoli
  • 10 milioni di euro: per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli
  • 140 milioni di euro: dedicati alla produzione agricola primaria, senza i vincoli di autoconsumo previsti per le altre categorie

Questa articolazione permette di sostenere l'intera filiera, dalla produzione primaria alla trasformazione industriale, garantendo una distribuzione equilibrata delle risorse.
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Condizioni dei contributi per il bando Facility Parco Agrisolare

Le agevolazioni previste dal Facility Parco Agrisolare sono concesse sotto forma di contributo a fondo perduto, secondo modalità che saranno definite nei prossimi avvisi attuativi pubblicati dal MASAF. Un aspetto importante riguarda la cumulabilità con altri incentivi pubblici, nel rispetto della normativa europea e nazionale in materia di aiuti di Stato e del principio del divieto di doppio finanziamento.

Questo significa che le imprese potranno potenzialmente combinare il contributo del Parco Agrisolare con altre forme di sostegno, massimizzando la convenienza economica dell'investimento in energia rinnovabile.

Tempistiche di realizzazione dei progetti

I progetti ammessi alle agevolazioni dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla data dell'atto di concessione del finanziamento. Questa tempistica relativamente stretta è coerente con gli obiettivi del PNRR, che prevede scadenze definite per il raggiungimento dei target previsti dalla Commissione Europea.

Le imprese interessate dovranno quindi essere in grado di pianificare e realizzare gli interventi in tempi rapidi, dalla progettazione all'installazione degli impianti fotovoltaici.

Criteri di priorità nella selezione dei progetti

In fase di valutazione delle domande, sarà riconosciuta priorità a specifiche categorie di progetti. In particolare, saranno favoriti:

  • Progetti presentati da soggetti che non hanno già beneficiato di finanziamenti a valere sulla precedente Misura M2C1-2.2 "Parco Agrisolare"
  • Progetti il cui soggetto proponente è iscritto alla "rete agricola di qualità" di cui alla legge n. 116 dell'11 agosto 2014 e successive modifiche e integrazioni

Questi criteri mirano a garantire un'equa distribuzione delle risorse e a premiare le aziende che hanno già dimostrato un impegno verso standard qualitativi elevati nella produzione agricola.

Come presentare domanda per il bando Facility Parco Agrisolare

Le modalità operative per presentare le domande, incluse le date di apertura e chiusura, i moduli da compilare e il portale attraverso cui effettuare la presentazione, saranno definite nei prossimi avvisi pubblici che verranno emanati dal MASAF. La gestione operativa della misura è affidata al GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che sarà responsabile dell'istruttoria delle domande e dell'erogazione dei contributi.

Le imprese interessate dovranno quindi monitorare attentamente la pubblicazione degli avvisi attuativi per non perdere l'opportunità di accedere a questi importanti finanziamenti.

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Fonte: www.masaf.gov.it


Martina Moretti

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Bando Innovazione STEP Toscana 2026

Regione Toscana: con il bando innovazione STEP 9,9 milioni per tecnologie strategiche

La Regione Toscana ha lanciato il bando innovazione STEP (Strategic Technologies for Europe Platform) con una dotazione finanziaria di 9 milioni 956 mila 410,67 euro. L'iniziativa mira a sostenere la competitività del sistema produttivo regionale attraverso investimenti ad alto contenuto innovativo in ambiti tecnologici strategici.

Obiettivi del bando innovazione STEP Toscana

Il bando innovazione STEP Toscana si propone di rafforzare l'autonomia strategica delle imprese in quattro ambiti tecnologici chiave:

  • tecnologie digitali;
  • innovazione deep tech;
  • tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse;
  • biotecnologie.

Gli investimenti supportati devono contribuire a ridurre le dipendenze strategiche esterne all'Unione Europea e favorire i processi di trasformazione verde e digitale.
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Tipologie di innovazione ammissibili

I progetti finanziabili possono riguardare due tipologie di innovazione:

  • l'innovazione di processo, che prevede l'adozione di nuovi metodi di produzione o distribuzione con cambiamenti significativi nelle tecniche operative e nelle attrezzature utilizzate;
  • l'innovazione organizzativa, che contempla l'implementazione di nuove modalità di gestione attraverso l'utilizzo di tecnologie digitali innovative.

Requisiti dei progetti per il bando innovazione STEP Toscana

Per accedere ai contributi del Bando Innovazione STEP Toscana, i progetti devono realizzare soluzioni tecnologiche emergenti e all'avanguardia capaci di apportare un significativo valore aggiunto al mercato interno con elevato potenziale economico. È inoltre obbligatorio che il progetto sia asseverato da un esperto in innovazione (Innovation Manager) iscritto negli elenchi o albi nazionali o regionali, come l'elenco dei manager dell'innovazione delle Camere di commercio o l'albo esperti innovazione tecnologica del Mimit.

Beneficiari del bando innovazione STEP Toscana

Possono presentare domanda le Piccole e Medie imprese (PMI), in forma singola o aggregata con personalità giuridica, inclusi i professionisti. Sono ammesse anche le grandi imprese alle condizioni e nei limiti previsti dagli articoli 142 e 293 del Regolamento (UE) N. 651/2014.
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Caratteristiche del contributo

Il progetto di innovazione deve prevedere un investimento compreso tra 300 mila euro e 3 milioni di euro. L'agevolazione è concessa nella forma di contributo in conto capitale ai sensi degli articoli 28 e 29 del GBER per gli investimenti in innovazione, oppure ai sensi del regime "de minimis" o articoli 17 e 14 del GBER per gli investimenti produttivi. L'intensità d'aiuto complessiva non potrà superare l'80% del costo totale ammesso.

Quando fare domanda per il bando innovazione STEP Toscana

Il bando innovazione STEP Toscana sarà attivo dalle ore 10 del 16 febbraio 2026 fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

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Fonte: www.regione.toscana.it


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Bando Internazionalizzazione FVG

Regione Friuli-Venezia Giulia: nuovo bando internazionalizzazione, 4 milioni per le imprese

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha stanziato 4 milioni di euro a fondo perduto per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese con sede operativa attiva nel territorio regionale. Il bando, con una dotazione complessiva di euro 4.021.718,63 ripartita su base provinciale, rappresenta un'importante opportunità per le aziende che intendono sviluppare la propria presenza sui mercati esteri.

Cosa si intende per progetto di internazionalizzazione

Per progetto di internazionalizzazione si intende l'iniziativa o il complesso di iniziative dirette allo sviluppo della presenza delle imprese beneficiarie sui mercati esteri in relazione all'attività economica esercitata in Friuli-Venezia Giulia. Per essere ammesso al bando della Regione Friuli-Venezia Giulia, il progetto deve riguardare rapporti con altre imprese, consumatori e istituzioni operanti in tali mercati, con l'esclusione in ogni caso della delocalizzazione dell'attività svolta nel territorio regionale.
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Iniziative ammissibili al bando internazionalizzazione

Ai fini della realizzazione del progetto di internazionalizzazione sono ammissibili al bando internazionalizzazione della Regione Friuli-Venezia Giulia le seguenti iniziative:

  • Partecipazione a fiere ed esposizioni internazionali;
  • Attività di promozione sui mercati esteri;
  • Marketing internazionale;
  • Tutela della proprietà intellettuale;
  • Management per l'internazionalizzazione;
  • Internazionalizzazione digitale.

Chi può accedere ai contributi del bando internazionalizzazione

Possono beneficiare dei contributi sia le Piccole e medie imprese (PMI) sia le grandi imprese aventi sede di svolgimento dell'attività economica nel territorio regionale del Friuli-Venezia Giulia.

Entità del contributo e limiti di spesa

L'intensità massima del contributo è pari al 50% della spesa ammissibile, per un importo massimo di contributo concedibile per ciascuna domanda pari a 100.000 euro. Il limite minimo di spesa ammissibile è fissato a 15.000 euro.
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Come fare domanda per il bando internazionalizzazione FVG

Le domande possono essere presentate alla Camera di Commercio territorialmente competente a partire dalle ore 10.00 del 12 febbraio 2026 e sino alle ore 16.00 del 12 maggio 2026. La valutazione avverrà tramite procedimento valutativo a graduatoria articolato per territorio provinciale.

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Fonte: www.regione.fvg.it


Martina Moretti

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