Bando MIMIT formazione PMI

MIMIT: bando da 50 milioni per sviluppo di competenze specialistiche delle PMI

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato i termini e le modalità per accedere alle agevolazioni destinate alle piccole e medie imprese che intendono investire nella formazione del personale. L'obiettivo è rafforzare le competenze aziendali in ambiti strategici legati alla transizione tecnologica, digitale e verde.

Il decreto ministeriale del 4 settembre 2025, pubblicato il 16 ottobre 2025, istituisce un regime di aiuto con una dotazione complessiva di 50 milioni di euro, finanziati dal Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027.

Una quota pari al 40% delle risorse è riservata alle imprese operanti nella filiera automotive e nella filiera della moda, del tessile e dell'arredamento.

Chi può accedere alle agevolazioni

Possono beneficiare delle agevolazioni le micro, piccole e medie imprese (MPMI) iscritte nel Registro delle imprese, che dispongono di almeno un bilancio approvato e sono in regola con gli obblighi previsti dal decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39 in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.

I progetti devono essere realizzati in una o più unità locali ubicate nelle regioni meno sviluppate: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
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Iniziative ammissibili e tematiche della formazione

Sono ammissibili le iniziative finalizzate all'acquisizione di percorsi di formazione diretti a sviluppare o consolidare le competenze del personale dipendente. I percorsi formativi devono prevedere costi ammissibili non inferiori a 10.000 euro e non superiori a 60.000 euro.

I corsi devono essere erogati da soggetti qualificati, come manager, società di consulenza o fornitori di servizi di formazione indipendenti rispetto all'impresa proponente. È necessario che il contratto per l'erogazione della formazione sia sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione.

Le tematiche oggetto della formazione devono riguardare uno o più dei seguenti ambiti:

  • Traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente
  • Conoscenza, utilizzo e diffusione delle tecnologie individuate dal regolamento STEP
  • Processi di transizione verde e digitale

Spese ammissibili per il bando MIMIT

Le spese ammissibili al finanziamento comprendono:

  • Spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione
  • Costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti, quali spese di viaggio, alloggio, materiali e forniture con attinenza diretta al progetto
  • Ammortamento degli strumenti e delle attrezzature utilizzati esclusivamente per il progetto di formazione
  • Costi dei servizi di consulenza strettamente connessi all'iniziativa formativa
  • Spese di personale relative ai partecipanti alla formazione per le ore durante le quali hanno seguito i corsi

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Condizioni del contributo MIMIT per sviluppo competenze nelle PMI

Le agevolazioni sono concesse ai sensi e nei limiti del regolamento de minimis, nella forma di contributo diretto alla spesa, nella misura pari al 50% delle spese ammissibili

ome presentare domanda per il bando MIMIT

Le domande potranno essere inviate attraverso la piattaforma di Invitalia dalle ore 12.00 del 12 marzo 2026 fino al 14 maggio 2026. La concessione dei contributi avverrà sulla base di una procedura valutativa a graduatoria.
Aggiornamento: La finestra per la presentazione delle domande è stata posticipata: dal 21 aprile 2026 al 23 giugno 2026.

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Fonte: www.mimit.gov.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


CCIAA Bologna bando fiere

CCIAA Bologna: contributi a fondo perduto per fiere internazionali 2026

La Camera di Commercio di Bologna ha pubblicato un nuovo bando che mette a disposizione 100.000 euro per sostenere la partecipazione delle imprese del territorio alle fiere internazionali che si svolgeranno in Italia nel corso del 2026. Si tratta di un'importante opportunità per le micro, piccole e medie imprese che vogliono espandere il proprio business e consolidare la propria presenza sui mercati nazionali e internazionali.

A chi è rivolto il bando della CCIAA Bologna

Possono accedere ai contributi le micro, piccole e medie imprese (MPMI) che hanno sede legale o unità locali operative nell'area metropolitana di Bologna e che risultano regolarmente iscritte al Registro Imprese/REA della Camera di Commercio di Bologna. Le imprese beneficiarie devono partecipare a manifestazioni fieristiche certificate come internazionali da ISFCERT con riferimento all'ultima edizione svoltasi.

Il bando prevede una modalità di valutazione a sportello, quindi le domande verranno esaminate secondo l'ordine cronologico di presentazione fino ad esaurimento delle risorse disponibili.
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Quali spese sono ammissibili del bando fiere CCIAA Bologna

Le spese ammissibili a contributo devono essere fatturate e pagate tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026 e riguardare esclusivamente:

  • Affitto dello spazio espositivo e iscrizione al catalogo ufficiale della manifestazione
  • Noleggio dell'allestimento, allacciamenti elettrici e idrici, pulizia dello stand
  • Trasporto dei prodotti da esporre in fiera e servizi di interpretariato

Tutte le spese devono essere considerate al netto dell'IVA e documentate con fatture regolari. L'investimento minimo richiesto per poter accedere al contributo è pari a 3.000 euro.

Entità del contributo e modalità di erogazione

Il contributo viene erogato a fondo perduto con un'intensità del 50% sulle spese ammissibili. L'importo massimo ottenibile per singola impresa è di 4.000 euro. Questo significa che per ricevere il contributo massimo, l'impresa dovrà sostenere spese ammissibili pari ad almeno 8.000 euro.

Le risorse vengono assegnate secondo la modalità a sportello, pertanto è consigliabile presentare la domanda tempestivamente per evitare l'esaurimento dei fondi disponibili.
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Come fare domanda per il bando fiere CCIAA Bologna

Le domande potranno essere presentate dalle ore 10:00 del 3 marzo 2026 fino alle ore 13:00 del 31 marzo 2026. È fondamentale rispettare questa finestra temporale per poter accedere al contributo. Data la modalità di valutazione a sportello, le imprese interessate dovrebbero preparare con anticipo tutta la documentazione necessaria per la presentazione della domanda.

Questa iniziativa della CCIAA Bologna rappresenta un sostegno concreto per le imprese del territorio che vogliono investire nella propria promozione internazionale attraverso la partecipazione a eventi fieristici di rilievo.

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Fonte: www.bo.camcom.gov.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bonus ZES assunzioni over 35

Bonus ZES per assunzioni over 35 nel Mezzogiorno: pubblicate le istruzioni INPS

L'INPS ha recentemente pubblicato la circolare n. 10 del 03 febbraio 2026, fornendo le istruzioni operative per accedere all'esonero contributivo previsto dall'articolo 24 del DL 7 maggio 2024 n. 60 (decreto Coesione), disciplinato dal DM 7 gennaio 2025. Questo incentivo rappresenta un'importante opportunità per i datori di lavoro privati che operano nelle regioni del Mezzogiorno e intendono assumere personale over 35.

Cos'è il Bonus ZES e a chi si rivolge

Il Bonus ZES è un incentivo destinato ai datori di lavoro privati, indipendentemente dalla loro natura imprenditoriale, che hanno effettuato assunzioni dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025 presso una sede o unità produttiva ubicata in una delle Regioni della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno.

Le Regioni che rientrano nella ZES unica sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. A seguito dell'estensione disposta dalla legge n. 171/2025, dal 20 novembre 2025 sono incluse anche Marche e Umbria. Per queste ultime regioni, l'agevolazione è riconoscibile solo per le assunzioni effettuate da tale data.

L'incentivo può essere riconosciuto solo a condizione che la prestazione lavorativa sia effettivamente svolta presso una sede di lavoro collocata in una delle citate Regioni, indipendentemente dalla residenza del lavoratore e dalla sede legale del datore di lavoro. In caso di spostamento della sede di lavoro al di fuori delle Regioni ammesse, l'agevolazione decade dal mese di paga successivo al trasferimento.

datori di lavoro interessati devono avere occupato, nel mese in cui hanno proceduto all'assunzione, fino a un massimo di 10 dipendenti. Tale condizione deve essere verificata al netto del numero dei lavoratori per i quali si intende beneficiare dell'incentivo. Sono esclusi dall'incentivo la Pubblica Amministrazione e i datori di lavoro del settore domestico.
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Requisiti per i lavoratori da assumere

Il Bonus ZES può essere riconosciuto esclusivamente per assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di personale non dirigenziale che, alla data dell'assunzione, presenti i seguenti requisiti:

  • abbia compiuto 35 anni di età;
  • sia disoccupato da almeno 24 mesi.

L'incentivo spetta anche per i soggetti che, alla data dell'assunzione incentivata, sono stati occupati a tempo indeterminato alle dipendenze di un diverso datore di lavoro che ha beneficiato parzialmente dell'esonero in argomento.

Sono esclusi dall'agevolazione: le trasformazioni di rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, i rapporti di lavoro in apprendistato, domestico e intermittente.

Importo e durata dell'esonero contributivo Bonus ZES

L'agevolazione consiste in un esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL e di specifiche contribuzioni elencate nella circolare INPS.

Il limite massimo di importo è pari a 650 euro su base mensile per ciascun lavoratore assunto. Questo significa che i datori di lavoro possono beneficiare di un significativo risparmio sui costi del personale, favorendo l'occupazione nelle regioni del Mezzogiorno.
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Come presentare domanda per il Bonus ZES

Per accedere al Bonus ZES, i datori di lavoro devono presentare un'apposita istanza telematica tramite il Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) disponibile sul sito INPS.

La domanda è necessaria anche per le assunzioni già effettuate dal 1° settembre 2024. Una volta autorizzato l'esonero, la fruizione avviene nei flussi Uniemens a partire dalla competenza di febbraio 2026.

Gli arretrati relativi ai mesi da settembre 2024 a gennaio 2026 possono essere recuperati esclusivamente nei flussi Uniemens di febbraio, marzo e aprile 2026. È quindi fondamentale che i datori di lavoro presentino tempestivamente la domanda per non perdere il diritto agli arretrati.

La circolare INPS fornisce tutte le indicazioni operative necessarie per la corretta compilazione della domanda e la successiva fruizione dell'esonero contributivo mediante le denunce mensili.

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Fonte: eutekne.info


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


settore restauro in Italia

Il valore del settore restauro: un comparto strategico per l'Italia

L'Italia detiene il primato mondiale con 58 siti iscritti al Patrimonio UNESCO. Questo straordinario patrimonio artistico e culturale trasforma il Paese in un museo a cielo aperto, ma richiede attività costanti di conservazione e manutenzione. Le imprese del settore restauro svolgono un ruolo cruciale per preservare l'identità nazionale e tutelare bellezze tanto preziose quanto fragili, presenti non solo nelle celebri città d'arte ma anche nei borghi e nelle aree interne.

Gli studi più recenti sul comparto (l'indagine CNA del novembre 2022 e quella di Assorestauro del 2024) offrono prospettive diverse ma convergono nel riconoscere la vivacità del settore. Pur evidenziando criticità strutturali come la frammentarietà e le dimensioni ridotte delle imprese.

La dimensione del comparto secondo CNA

Secondo l'indagine dell'Area Studi e Ricerche CNA, nel 2022 il settore contava 3.547 imprese, di cui l'85,5% artigiane. Si tratta comunque di un comparto di nicchia: su 1.000 imprese artigiane, solo 2,8 operano nel restauro. Nonostante le dimensioni contenute, il loro contributo è fondamentale per la conservazione del patrimonio nazionale.

Quasi otto imprese su dieci sono ditte individuali. Questa scelta organizzativa riflette le peculiarità del mercato: i lavori di conservazione vengono assegnati tramite procedure pubbliche e bandi di gara, spingendo gli operatori a preferire strutture snelle che consentano di adeguare l'organico alla mole di lavoro disponibile.

Il 55,2% delle imprese si concentra in quattro regioni: Lombardia, Lazio, Piemonte e Toscana. Questa polarizzazione dipende da molteplici fattori. Le quattro regioni producono circa la metà della ricchezza nazionale e assorbono il 45% dell'occupazione totale (dati Istat 2019). Inoltre, ospitano oltre un terzo del patrimonio artistico nazionale, inclusi 29 dei 61 siti UNESCO italiani.
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La distribuzione territoriale riproduce anche quella dell'artigianato: nelle stesse quattro regioni si concentra il 42,7% delle imprese artigiane totali. Un elemento ulteriore è la presenza degli enti di formazione: delle 28 istituzioni italiane abilitate a rilasciare la qualifica di restauratore, 6 si trovano in Lombardia, 5 nel Lazio, 2 in Toscana e 1 in Piemonte (dati Ministero della Cultura 2018). Questo ecosistema favorisce la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nel comparto.

I dati di Assorestauro

Assorestauro mette in evidenza l'eterogeneità del settore, la sua multidisciplinarietà e l'importanza dell'industria del restauro nel suo complesso. L'associazione rileva l'esistenza di una vera e propria filiera del restauro, con ricadute significative su settori attigui.

La filiera identificata si articola in cinque categorie principali, ciascuna con specifiche aree e ambiti di attività. Questa struttura evidenzia come il restauro coinvolga non solo competenze artistiche e artigianali, ma anche componenti tecnologiche, impiantistiche e consulenziali.

La suddivisione territoriale delle filiere mostra un forte addensamento in aree specifiche, configurando veri e propri cluster. Lombardia e Toscana, in particolare l'area fiorentina, emergono come le regioni con maggiore diversificazione delle categorie rappresentate. Questi territori attraggono imprese, professionisti e centri di formazione, generando economie di agglomerazione che rafforzano la competitività del comparto.

Occupazione e caratteristiche della forza lavoro

Il settore impiega complessivamente circa 9.000 persone, di cui il 60% sono lavoratori dipendenti o collaboratori familiari. Le restanti 5.218 persone ricoprono incarichi imprenditoriali (titolare, socio, amministratore).

Il restauro si caratterizza per una marcata presenza femminile: il 58,4% degli incarichi imprenditoriali è detenuto da donne. Questo dato conferma una tendenza consolidata e distingue il comparto da molti altri settori dell'artigianato.

L'età media degli imprenditori è piuttosto elevata: solo il 16,1% degli incarichi imprenditoriali è detenuto da under 40. Tuttavia, anche fra i più giovani la componente femminile rimane dominante, con quasi 7 imprese su 10 gestite da donne nella classe di età under 40. Questo elemento suggerisce un ricambio generazionale in cui le donne continuano a svolgere un ruolo di primo piano.

L'evoluzione del settore nel tempo

Dal 2000 al 2021 il numero delle imprese del restauro è aumentato complessivamente di 1.653 unità (+79,5%). L'andamento del comparto ha attraversato fasi distinte:

  • Tra il 2000 e il 2010 si è registrato un forte sviluppo: il numero delle imprese è più che raddoppiato, passando da 2.078 a 4.187 unità. Questo periodo ha segnato l'espansione più intensa del settore, sostenuta da investimenti pubblici e da una crescente sensibilità verso la tutela del patrimonio.
  • Nella seconda decade si sono susseguite due fasi distinte. Dal 2011 al 2016 si è verificata una contrazione del 12,2%, riconducibile agli effetti della crisi economica iniziata nel 2008. Dal 2017 al 2021, invece, il settore ha sostanzialmente tenuto (+1,4%), raggiungendo le 3.731 unità nel 2021.
  • Nello stesso periodo, il numero totale delle imprese artigiane è sceso di 107.527 unità (-7,7%). Tra il 2000 e il 2008 l'artigianato aveva sperimentato una fase di crescita, ma dal 2008 in poi ha attraversato un declino continuo, arrivando nel 2021 a 1.287.951 unità. In media, nei 13 anni considerati, l'artigianato ha perso 44 imprese al giorno.

Il settore del restauro, pur avendo registrato una battuta d'arresto tra il 2011 e il 2016, si è dimostrato più resiliente. Nonostante la contrazione della domanda legata alle attività culturali e turistiche (penalizzate dai lockdown) il numero delle imprese è rimasto praticamente inalterato dal 2017 al 2021. Questa tenuta non è banale, considerando che la domanda nel restauro dipende fortemente dai flussi turistici e dalle risorse destinate alla conservazione del patrimonio.

Il settore del restauro e i bandi per le PMI

L'eterogeneità e la complessità dell'universo che va sotto il nome di "industria del restauro" impongono un approccio mirato e specifico ai vari ambiti di attività. Data la forte presenza femminile e l'età mediamente elevata degli addetti, le opportunità di finanziamento più rilevanti sono quelle destinate all’artigianalità e al cambio generazionale.
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I bandi nazionali, regionali e camerali rivolti alle imprese artigiane rappresentano una risorsa fondamentale. Particolare attenzione va rivolta alle misure che favoriscono il passaggio generazionale e l'imprenditorialità femminile, due ambiti strategici per garantire la continuità delle competenze e la crescita del settore. Anche i bandi finalizzati al rafforzamento patrimoniale delle imprese sono cruciali, considerando le dimensioni ridotte della maggior parte delle aziende del comparto.

Accanto alle iniziative specifiche, esistono bandi per la filiera. Assorestauro prevede un forte coinvolgimento delle imprese del settore impiantistico. In questo ambito, le agevolazioni che favoriscono l'acquisizione di certificazioni per operare nel settore dei beni culturali e artistici, anche tramite servizi specialistici a catalogo, rappresentano uno strumento rilevante.

Le prospettive per il futuro del settore restauro

Il settore del restauro in Italia rappresenta un comparto strategico per la tutela del patrimonio nazionale e per l'economia. Pur caratterizzato da dimensioni ridotte e da una struttura frammentata, ha dimostrato una notevole capacità di resistenza alle crisi economiche e alle difficoltà degli ultimi anni.

Le prospettive di crescita passano attraverso:

  • una maggiore integrazione di filiera;
  • politiche di sostegno mirate al rinnovo generazionale e all'internazionalizzazione;
  • l'uso più sistematico dei fondi pubblici, inclusi quelli del PNRR.

La valorizzazione delle competenze femminili, il rafforzamento patrimoniale delle imprese e il coordinamento tra i vari attori del settore rappresentano gli assi portanti per consolidare il ruolo del restauro italiano nel panorama internazionale.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Transizione 4.0 proroga termini

Transizione 4.0: proroga al 31 marzo 2026 per i modelli di completamento

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emanato il decreto direttoriale del 28 gennaio 2026, introducendo una proroga fondamentale per le imprese che hanno effettuato investimenti nell'ambito del piano Transizione 4.0. La misura riguarda specificamente la presentazione delle comunicazioni di completamento per gli investimenti ultimati entro il 31 dicembre 2025.

Nuove scadenze per le comunicazioni di completamento Transizione 4.0

Il decreto stabilisce che le imprese hanno tempo fino al 31 marzo 2026 per presentare le comunicazioni di completamento degli investimenti 4.0, utilizzando il codice tributo 7077. Questa estensione temporale rappresenta un'opportunità significativa per tutte quelle realtà imprenditoriali che hanno già prenotato e confermato le risorse disponibili ma non hanno ancora perfezionato l'iter burocratico.

La proroga si applica alle aziende che hanno concluso i propri investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati entro la fine del 2025, consentendo loro di completare la procedura amministrativa senza incorrere in penalizzazioni o perdita dei benefici fiscali previsti.
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Modalità operative per le imprese beneficiarie

Le imprese che hanno ricevuto dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) la comunicazione relativa alla nuova disponibilità di risorse devono attenersi a una tempistica specifica. In particolare, è necessario presentare la comunicazione di conferma entro 30 giorni dalla ricezione della notifica del GSE e, successivamente, la comunicazione di completamento entro la scadenza del 31 marzo 2026.

Questa disposizione garantisce un processo strutturato che permette alle imprese di organizzare adeguatamente la documentazione necessaria e di rispettare le procedure previste dal piano Transizione 4.0, evitando ritardi che potrebbero compromettere l'accesso agli incentivi.
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Impatto del provvedimento sulle imprese italiane

La proroga disposta dal MIMIT si inserisce nel più ampio contesto delle politiche di sostegno alla digitalizzazione e all'innovazione tecnologica delle imprese italiane. Il piano Transizione 4.0 rappresenta infatti uno strumento strategico per favorire la competitività del sistema produttivo nazionale attraverso investimenti in tecnologie avanzate, automazione e interconnessione dei processi produttivi.

Questa estensione dei termini dimostra la sensibilità del Ministero verso le esigenze operative delle imprese, che spesso devono confrontarsi con procedure complesse e tempistiche stringenti. La possibilità di disporre di alcuni mesi aggiuntivi consente alle aziende di completare correttamente gli adempimenti richiesti, massimizzando così l'efficacia delle misure di incentivazione previste.

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Fonte: Decreto direttoriale MIMIT 28 gennaio 2026


Martina Moretti

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