nuovo Codice degli incentivi 2026

Il nuovo Codice degli incentivi: una svolta per le imprese dal 2026

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo a un provvedimento normativo di capitale importanza per il tessuto imprenditoriale italiano: il nuovo Codice degli incentivi. Questa riforma, la cui entrata in vigore è fissata per il 1° gennaio 2026, si propone di riscrivere le regole del gioco in materia di finanza agevolata, introducendo un corpus normativo unitario e coerente.

La mossa legislativa attua la delega contenuta nella legge 160/2023, segnando un passo decisivo verso una maggiore razionalizzazione del sistema di supporto pubblico alle attività produttive. L'ambizione è quella di superare la frammentazione attuale, offrendo alle aziende un quadro di riferimento più chiaro e accessibile. Si tratta di una trasformazione che promette di rendere l'accesso ai contributi un percorso più lineare e meno oneroso dal punto di vista burocratico.

Gli obiettivi del nuovo Codice degli incentivi: armonizzazione e semplificazione

Il principale motore della riforma è la volontà di armonizzare e semplificare la disciplina generale che governa la concessione degli incentivi alle imprese. Attualmente, le aziende si trovano spesso a navigare in un mare magnum di normative, bandi e procedure differenti, una complessità che può disincentivare la partecipazione, specialmente per le realtà di dimensioni minori.

Il nuovo Codice degli incentivi mira a convogliare in un unico testo le disposizioni di carattere generale, creando una base solida e omogenea per tutti gli interventi di sostegno. L'obiettivo è duplice: da un lato, garantire una maggiore trasparenza e prevedibilità delle regole; dall'altro, efficientare l'azione amministrativa, riducendo i tempi e i costi legati alla gestione delle pratiche. Questo sforzo di sistematizzazione è pensato per liberare risorse preziose che le imprese potranno reinvestire nelle loro attività strategiche.

La delega conferita al Governo dall'articolo 3 della legge 160/2023 era esplicita nel richiedere un riordino organico della materia. Il risultato è un testo che non si limita a un semplice assemblaggio di norme preesistenti, ma che introduce principi e criteri innovativi. L’intento è quello di costruire una cornice normativa stabile, capace di adattarsi alle future esigenze del sistema economico senza richiedere continui interventi di modifica.

La semplificazione, quindi, non è solo burocratica ma anche concettuale, poiché fornisce un glossario comune e criteri uniformi di valutazione, elementi fondamentali per orientare le scelte di investimento delle imprese con maggiore consapevolezza.

Quali incentivi rientrano nel nuovo Codice incentivi?

Una delle questioni più rilevanti per le imprese è comprendere esattamente quale perimetro d'azione avrà il nuovo Codice degli incentivi. La chiarezza su questo punto è fondamentale per pianificare correttamente le strategie di accesso ai fondi. La riforma definisce con precisione il proprio campo di intervento, introducendo al contempo delle esclusioni significative che è cruciale conoscere.

Le misure gestite dal MIMIT

Il nuovo testo normativo concentra la sua azione esclusivamente sugli incentivi gestiti a livello centrale dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Questa scelta mira a creare un modello di governance più coerente e centralizzato per un'ampia fetta di strumenti agevolativi. Includere in un unico codice tutte le misure che fanno capo a un'unica amministrazione consente di standardizzare le procedure, i requisiti di accesso e le modalità di erogazione, generando un impatto diretto sulla prevedibilità e sull'efficienza del sistema.

La riorganizzazione, pertanto, riguarda specificamente questo paniere di aiuti, lasciando al di fuori altre tipologie di contributi gestite da differenti enti o con meccanismi fiscali distinti. Le fonti disponibili non entrano nel merito di quali specifici bandi o misure del MIMIT saranno oggetto di revisione, ma il principio generale di riordino è chiaramente stabilito.

Le esclusioni principali: incentivi fiscali e contributivi

Il Codice degli incentivi stabilisce due importanti categorie di esclusione dal suo raggio d'azione. La prima riguarda gli incentivi fiscali automatici, ovvero tutti quei benefici che non richiedono un'attività istruttoria preliminare da parte dell'amministrazione. Si tratta di misure come i noti crediti d'imposta per la Transizione 4.0 e 5.0, per cui l'impresa matura il diritto al beneficio semplicemente effettuando l'investimento conforme ai requisiti di legge, senza dover presentare una domanda formale e attendere un'approvazione.

La seconda esclusione comprende gli incentivi di natura puramente contributiva. Il legislatore ha ritenuto opportuno mantenere questi strumenti al di fuori del perimetro del Codice degli incentivi, presumibilmente per via della loro specifica natura e delle logiche operative che li contraddistinguono. Questa delimitazione è essenziale per evitare confusioni e permette alle imprese di sapere con certezza quale disciplina di riferimento applicare a seconda della tipologia di aiuto ricercato.

Novità e regole operative dal 1° gennaio 2026

Il cuore della riforma del Codice degli incentivi risiede nelle nuove regole operative che dal primo gennaio 2026 modificheranno concretamente il panorama degli incentivi. Queste innovazioni toccano diversi aspetti, dalla programmazione delle risorse alla tutela del tessuto produttivo nazionale, fino ai meccanismi di accesso ai fondi.

La programmazione triennale e i bandi tipo

Per superare la logica emergenziale e frammentata del passato, il Codice degli incentivi introduce l'obbligo per le amministrazioni di adottare una programmazione triennale degli incentivi. Questo strumento di pianificazione strategica consentirà alle imprese di avere una visione a medio termine delle opportunità disponibili, favorendo una migliore organizzazione degli investimenti.

Accanto alla programmazione, la riforma prevede l'introduzione di "bandi tipo", ovvero modelli standardizzati che garantiranno una maggiore uniformità nella struttura e nei contenuti degli avvisi pubblici. L'adozione di schemi comuni per la presentazione delle domande, la descrizione dei progetti e i criteri di valutazione renderà le procedure più intuitive e ridurrà il margine di discrezionalità, a tutto vantaggio della trasparenza e della parità di trattamento tra i partecipanti.

La quota riservata alle PMI

Un punto di assoluto rilievo è l'attenzione riservata al mondo delle micro, piccole e medie imprese (PMI). Il Codice degli incentivi stabilisce infatti un vincolo preciso sull'allocazione delle risorse: per ciascuna misura di incentivazione, almeno il 60% dei fondi disponibili dovrà essere destinato a favore delle PMI. Questo impegno normativo riconosce il ruolo cruciale di queste realtà per l'economia nazionale e mira a garantire loro un accesso privilegiato ai sostegni pubblici.

Inoltre, all'interno di questa quota, viene fissata un'ulteriore riserva: almeno il 25% delle risorse totali di ogni misura dovrà essere indirizzato specificamente alle micro e piccole imprese. Questa soglia rafforzata assicura che anche le aziende di dimensioni più contenute, spesso le più vulnerabili e con maggiore difficoltà di accesso al credito, possano beneficiare in modo sostanziale delle politiche di incentivazione.

Il contrasto alla delocalizzazione: revoca e eccezioni

La tutela del patrimonio produttivo nazionale è un altro pilastro del nuovo Codice degli incentivi. L'articolo 16 introduce regole molto stringenti per contrastare i fenomeni di delocalizzazione. La norma prevede la revoca automatica del beneficio concesso qualora l'impresa beneficiaria trasferisca altrove le attività incentivate. Tuttavia, il legislatore ha bilanciato questo rigore con alcune eccezioni mirate, per non penalizzare determinate tipologie di business.

Non si avrà decadenza, ad esempio, per le imprese che operano attraverso cantieri o siti produttivi temporanei, anche all'estero, la cui mobilità è connaturata alla loro attività. Allo stesso modo, sono salvaguardate le attività che comportano l'utilizzo di beni strumentali mobili, progettati per operare in molteplici siti.

Infine, un'ulteriore eccezione è prevista nel caso in cui un investimento venga spostato tra due diverse aree geografiche, a condizione che entrambe siano ammissibili al finanziamento nell'ambito della stessa misura agevolativa.

L'obbligo di polizza contro i rischi catastrofali

Il Codice degli incentivi interviene anche per fare chiarezza su un obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023), ovvero la sottoscrizione di una polizza assicurativa contro i rischi catastrofali. La nuova norma precisa che tale obbligo non si applica né agli incentivi fiscali, né a quelli contributivi, restringendone di fatto il campo di applicazione.

Viene inoltre chiarito un aspetto procedurale fondamentale: la polizza non è un prerequisito per presentare la domanda di finanziamento, ma diventa necessaria solo in una fase successiva, ovvero per poter completare l'iter e accedere effettivamente all'erogazione del contributo. Questo dettaglio è di grande importanza pratica, poiché evita alle imprese di dover sostenere un costo prima ancora di avere la certezza di ottenere il beneficio.

Meccanismi di accesso: dal click day alla comunicazione

Infine, il Codice degli incentivi codifica e regola diverse modalità di accesso ai fondi. Da un lato, viene formalizzata la possibilità di utilizzare procedure a sportello come il cosiddetto "click day" per l'assegnazione di determinate risorse, un meccanismo basato sulla rapidità di presentazione della domanda. D'altro canto, si introduce un obbligo di comunicazione per i beneficiari di crediti d'imposta per i quali non è prevista una fase di istruttoria.

Questa comunicazione ex post consentirà all'amministrazione di monitorare l'utilizzo di tali agevolazioni e di raccogliere dati preziosi per le future programmazioni. Si tratta di un sistema duale che cerca di combinare l'efficienza delle procedure automatiche con la necessità di un controllo e di una raccolta dati strutturata.

Valutazione e monitoraggio dell'efficacia

Un ultimo, ma non meno importante, tassello della riforma è l'introduzione di una valutazione sistematica dell'efficacia degli incentivi. Non basta erogare fondi, è fondamentale misurarne l'impatto reale sull'economia e sulla competitività delle imprese. Per questo motivo, il Codice degli incentivi prevede un sistema di monitoraggio articolato in tre fasi distinte.

Il controllo ex ante permetterà di valutare la coerenza e il disegno di una misura prima ancora del suo lancio. Il monitoraggio in itinere ne seguirà l'andamento durante il periodo di operatività, consentendo di apportare eventuali correttivi. Infine, la valutazione ex post analizzerà i risultati ottenuti a conclusione del programma, fornendo un feedback cruciale per orientare le politiche future. Questo approccio basato sui dati rappresenta un cambiamento culturale che punta a rendere la spesa pubblica per gli incentivi sempre più mirata ed efficace.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Transizione 4.0 e 5.0: il divieto di cumulo e l’intervento di Golden Group a tutela delle imprese

In queste settimane le imprese italiane si trovano a fronteggiare una situazione di profonda incertezza riguardo ai crediti d'imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0. Soprattutto a causa del divieto di cumulo tra le due misure stabilito dal DL n. 175 del 21 novembre 2025, successivamente alla pubblicazione da parte del MIMIT del decreto direttoriale del 6 novembre 2025, con il quale è stato stabilito l’esaurimento delle risorse 5.0. Le recenti disposizioni legislative hanno infatti introdotto significative criticità operative, mettendo a rischio investimenti già avviati e il legittimo affidamento degli operatori economici.

In risposta a questo scenario, Golden Group S.p.A. si è prontamente attivata per salvaguardare gli interessi dei propri clienti e dell'intero tessuto produttivo, inviando una comunicazione formale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). L'obiettivo è quello di richiedere un intervento urgente per ripristinare la certezza del diritto e garantire una gestione equa e ragionevole delle procedure.

In questo articolo approfondiremo i dettagli della vicenda, partendo dall’azione istituzionale intrapresa da Golden Group per poi ricostruire, passo dopo passo, gli eventi che hanno determinato l’attuale stato di emergenza.

La linea di Golden Group: agire subito a tutela delle imprese

Consapevole delle gravi ripercussioni che la nuova normativa sta generando, Golden Group ha deciso di farsi portavoce delle istanze di migliaia di imprese, formalizzando una richiesta di intervento alle istituzioni competenti. La nostra società ha inviato una PEC al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al GSE, al fine di sottoporre all'attenzione del legislatore le distorsioni applicative e le palesi incongruenze emerse.

L'iniziativa nasce da un'ottica di leale collaborazione con la Pubblica Amministrazione, ma anche dalla ferma volontà di tutelare gli investimenti e i diritti delle aziende che si sono affidate a noi. Si tratta di un'azione necessaria per evitare che scelte procedurali affrettate e retroattive compromettano la fiducia nel sistema degli incentivi.

Il quadro normativo, tra definanziamento e incertezze

Per comprendere la radice del problema, è fondamentale analizzare il contesto europeo e nazionale. Il Consiglio ECOFIN del 13 novembre 2025 ha approvato le revisioni dei PNRR di diversi Stati membri, ma non quella dell'Italia. Eppure, la proposta di revisione italiana, che riduceva la dotazione della misura Transizione 5.0 da 6,3 a 2,5 miliardi di euro, era già stata approvata dalla Cabina di Regia PNRR il 26 settembre 2025 e valutata positivamente dalla Commissione Europea il 4 novembre 2025.

Nonostante la mancata adozione formale da parte dell’ECOFIN, il MIMIT ha dichiarato l'esaurimento delle risorse per la Transizione 5.0, con il decreto direttoriale del 6 novembre 2025. Applicando il nuovo e non ancora ratificato limite di 2,5 miliardi. Questa discrepanza ha creato un paradosso normativo: a livello nazionale la misura risulta definanziata, mentre per gli atti europei ancora in vigore la sua capienza resta di 6,3 miliardi.

Il decreto legge 175/2025: come viene stravolta la disciplina

In questo scenario già denso di dubbi si è inserita l'emanazione del Decreto Legge 21 novembre 2025, n. 175, che ha di fatto stravolto la disciplina dei crediti d'imposta 4.0 e 5.0. L'articolo 1, comma 1, del decreto ha fissato al 27 novembre 2025 il termine ultimo per la presentazione delle domande di prenotazione per Transizione 5.0, stanziando al contempo ulteriori 250 milioni di euro con il comma 4.

Il punto più controverso, tuttavia, risiede nel comma 2, il quale ha chiarito che il divieto di cumulo tra i crediti d'imposta Transizione 5.0 e Transizione 4.0 per i medesimi beni opera già al momento della presentazione delle domande. La norma impone inoltre, con effetto retroattivo, alle imprese che al 22 novembre 2025 avevano richiesto entrambi i benefici di scegliere un'unica agevolazione entro la scadenza perentoria del 27 novembre 2025.

Le criticità operative per le imprese

L'applicazione pratica del divieto di cumulo e della nuova scadenza per la presentazione delle domande per i crediti d'imposta 4.0 e 5.0 sta avendo effetti deleteri. Come specificato da un avviso del MIMIT del 25 novembre 2025, l'opzione tra i due crediti deve essere effettuata non tramite il portale GSE, ma esclusivamente via PEC.

Di conseguenza, il GSE sta inviando comunicazioni massive alle imprese interessate, imponendo una serie di adempimenti estremamente gravosi:

  • la scelta obbligatoria entro il 27 novembre;
  • la rinuncia immediata alla misura non opzionata;
  • la compilazione di una complessa Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio (DSAN) che comporta responsabilità penali.

Il tutto con termini di risposta di poche ore, in alcuni casi persino inferiori alle 24. Tale procedura introduce una significativa disparità di trattamento, poiché risulta che alcune aziende, pur avendo effettuato la prenotazione di entrambe le misure prima del 22 novembre, non abbiano ancora ricevuto alcuna comunicazione. Il termine assegnato risulta, pertanto, del tutto irragionevole e non proporzionato.

Le imprese italiane hanno pianificato investimenti, anche di ingente entità, facendo legittimo affidamento sulla normativa vigente, la quale includeva una clausola di salvaguardia che garantiva l'accesso al 4.0 in caso di esaurimento dei fondi 5.0. L'interpretazione autentica introdotta con effetto retroattivo dal DL 175/2025 lede questo affidamento, ponendosi in contrasto con i principi costituzionali di eguaglianza e buon andamento della PA (artt. 3 e 97) e con le tutele di rango comunitario.

Alla luce di ciò, Golden Group ha formalizzato al Ministero richieste chiare e precise al fine di tutelare gli investimenti avviati, garantendo il riconoscimento dei crediti regolarmente prenotati ed evitando rinunce forzose.

Le tappe normative della disciplina su Transizione 4.0 e 5.0

Per avere un quadro completo degli eventi che hanno condotto all’attuale situazione per l’accesso ai crediti d'imposta 4.0 e 5.0, è utile ripercorrere le tappe normative delle ultime settimane. La sequenza di comunicazioni e decreti ha contribuito a generare confusione, culminando nella procedura d'urgenza che sta mettendo in difficoltà le imprese.

Questa rapida successione di atti dimostra la mancanza di un preavviso adeguato e di una pianificazione che tenesse conto della complessità delle scelte industriali. Ogni provvedimento ha aggiunto un tassello al mosaico caotico che le aziende devono oggi decifrare in tempi ristrettissimi, con il rischio concreto di perdere benefici legittimamente attesi e di vedere vanificati i propri sforzi progettuali.

L’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri

L'origine di queste disposizioni risale al Consiglio dei Ministri del 20 novembre 2025 che ha approvato il Decreto-legge recante "Misure urgenti in materia di piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili". Le informazioni iniziali, elaborate sulla base di una bozza in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, già delineavano i punti chiave della manovra. Annunciavano il termine ultimo del 27 novembre per la presentazione delle domande e il meccanismo di opzione obbligatoria tra i due crediti per le domande duplicate, con modalità telematiche.

La bozza prevedeva anche la possibilità di integrare la documentazione incompleta, su richiesta del GSE, entro il 6 dicembre 2025, escludendo però la sanatoria di carenze relative alla certificazione della riduzione dei consumi energetici. Questa anticipazione, pur non essendo ancora legge, ha dato il via a una corsa contro il tempo iniziata con un preavviso minimo.

La pubblicazione del decreto legge n. 175 del 21 novembre 2025

Il Decreto Legge 21 novembre 2025, n. 175 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 271) è entrato in vigore il 22 novembre 2025 ed ha confermato quanto anticipato dalla bozza del Consiglio dei Ministri: termine per le domande di Transizione 5.0 fissato al 27 novembre 2025 e obbligo di opzione tra i due crediti per chi li avesse richiesti entrambi per i medesimi beni.

Il decreto ha introdotto uno stanziamento aggiuntivo di 250 milioni di euro per il 2025. Ed è stata inoltre precisata una facoltà importante: qualora un'impresa opti per il credito d'imposta Transizione 5.0 ma non ottenga il beneficio per esaurimento delle risorse, resta salva la possibilità di accedere al credito d'imposta Transizione 4.0, previa verifica dei requisiti. Sebbene questa clausola possa sembrare una garanzia, l'obbligo di scelta preliminare e la rinuncia implicita complicano notevolmente il quadro.

L’avviso del MIMIT del 25 novembre 2025

L'avviso pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 25 novembre 2025 ha fornito le prime indicazioni operative su come esercitare l'opzione tra Transizione 4.0 e Transizione 5.0. Il documento ha confermato che il GSE avrebbe inviato una PEC ai soggetti interessati, allegando il modello di DSAN per la rinuncia a una delle due misure.

Viene specificato che il soggetto beneficiario è tenuto a compilare il modello, firmarlo digitalmente e ritrasmetterlo all'indirizzo PEC indicato dal GSE entro la scadenza del 27 novembre 2025. Per le imprese che hanno completato l'investimento, la comunicazione di rinuncia al credito non fruito deve avvenire entro 5 giorni dalla ricezione della richiesta del GSE, pena la decadenza dal beneficio. Queste istruzioni, pur chiarendo la procedura, hanno confermato le tempistiche stringenti.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Staff House contributi alloggi lavoratori

Staff House: contributi per gli alloggi dei lavoratori del turismo

Il Ministero del Turismo ha annunciato l’apertura delle domande per una parte dei progetti finanziati dalla misura Staff House, che disciplina le modalità di accesso ai contributi a fondo perduto per sostenere le imprese turistiche. Come già anticipato in questo articolo, l'obiettivo è favorire la creazione di alloggi per il personale impiegato nel comparto, attraverso interventi di riqualificazione immobiliare e sostegni per i costi di locazione. Il finanziamento complessivo previsto è di 120 milioni di euro.

Cosa finanzia la misura Staff House

La misura Staff House prevede due distinte linee di intervento per le imprese del settore turistico-ricettivo, inclusi gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Una parte delle risorse è destinata a progetti di riqualificazione immobiliare, mentre l'altra è dedicata a contributi per i canoni di affitto. Dei 120 milioni di euro totali, 54 milioni sono dedicati agli interventi sugli immobili e 66 milioni al sostegno dei costi di locazione.

Come funzionano i contributi per i costi di locazione

I 66 milioni di euro stanziati per sostenere i costi di locazione degli alloggi per i lavoratori stagionali sono suddivisi in 22 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027. Il contributo diretto alla spesa arriva fino a 3.000 euro all'anno per ogni posto letto.

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Come fare domanda per i contributi Staff House

Le domande per accedere a questa linea di contributo potranno essere presentate sulla piattaforma di invitalia dalle ore 12.00 del 21 novembre 2025 alle ore 17.00 del 19 dicembre 2025. Sarà inoltre possibile precaricare la domanda a partire dalle ore 12.00 del 17 novembre 2025.

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Fonte: ministeroturismo.gov.it


Martina Moretti

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Contributi pubblici stretta sui controlli

Contributi pubblici alle imprese: al via la stretta sui controlli

È in fase di pubblicazione in Gazzetta ufficiale il DPCM che attua le disposizioni della legge di bilancio 2025, introducendo un nuovo sistema di monitoraggio e controllo per i contributi statali di entità significativa concessi alle imprese. La normativa mira a garantire che i fondi pubblici siano utilizzati correttamente, imponendo obblighi di rendicontazione ad hoc a carico degli organi di controllo aziendali.

Cosa prevede la nuova normativa sui contributi pubblici

Il decreto definisce come “di entità significativa” i contributi che soddisfano precise caratteristiche. Devono essere erogati da amministrazioni centrali dello Stato per la realizzazione di progetti di interesse pubblico. Inoltre, il loro importo deve essere superiore a un milione di euro annuo oppure, se inferiore, pari ad almeno il 50% delle entrate o del valore della produzione del soggetto beneficiario.

Ai fini del calcolo, rileveranno anche i contributi ricevuti cumulativamente nel corso dello stesso anno. Sono esclusi dall'ambito di applicazione i crediti d’imposta, i contributi di natura corrispettiva e quelli destinati a società quotate o a enti del terzo settore. Le nuove regole si applicheranno ai fondi percepiti a partire dal 1° gennaio 2025, ma le imprese avranno la facoltà di rinunciare al contributo per sottrarsi ai nuovi obblighi.

Nuovi obblighi di rendicontazione e controllo

La principale novità riguarda l’introduzione di una specifica attività di verifica da parte degli organi di controllo interni delle imprese beneficiarie, come collegi sindacali o revisori legali. Questi ultimi dovranno accertare che i contributi pubblici ricevuti siano stati impiegati nel rispetto delle finalità dichiarate e per la realizzazione dei progetti previsti.

I beneficiari avranno l'obbligo di mettere l'organo di controllo nelle condizioni di trasmettere al Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di erogazione, una relazione annuale di verifica. Questo documento, da redigere anche in assenza di irregolarità, dovrà elencare i contributi ricevuti, i soggetti erogatori, gli importi e le eventuali criticità riscontrate. Se un'impresa non dispone di un organo di controllo, sarà obbligata a istituirne uno, anche in forma monocratica.

Sanzioni e prossimi passi

Il mancato invio della relazione nei termini previsti o la constatazione di un utilizzo improprio dei fondi potrà comportare l'esclusione dell'impresa da successive erogazioni o dal rinnovo dello stesso contributo per l'annualità seguente. La relazione di verifica sarà parte integrante della documentazione di bilancio, affiancando e non sostituendo la tradizionale relazione dei revisori.

In attesa della pubblicazione ufficiale del DPCM, sarà il Ministero dell'Economia a stabilire con un successivo provvedimento le modalità telematiche per la trasmissione delle relazioni e le altre disposizioni operative per la gestione dei contributi pubblici.

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Fonte: www.eutekne.it


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Resto al Sud 2.0

Resto al Sud 2.0: guida ai contributi per le imprese del Sud Italia

L’attesa per il nuovo bando Resto al Sud 2.0 è finalmente terminata. Introdotta ufficialmente dall’articolo 18 del Decreto-Legge n. 60 del 7 maggio 2024 (noto come Decreto Coesione), e successivamente convertita in legge (n. 95/2024), la misura è ora pienamente operativa.

Per chi si chiede quando esce Resto al Sud 2.0, iniziamo con il chiarire che il bando è già aperto. La data ufficiale per l’apertura dello sportello telematico è stata fissata per il 15 ottobre 2025, contestualmente alla chiusura della precedente misura Resto al Sud. Trattandosi di una procedura a sportello, le domande sono valutate in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse disponibili (356,4 milioni di euro). Non è prevista una data di chiusura prefissata: la tempestività e la completezza della domanda sono i fattori decisivi per accedere alle agevolazioni.

Cos’è Resto al Sud 2.0

Ma cos’è esattamente Resto al Sud 2.0? Resto al Sud 2.0 è il nuovo programma di incentivi, gestito da Invitalia, concepito per sostenere la creazione di nuove iniziative imprenditoriali, libero-professionali e di lavoro autonomo nei territori del Mezzogiorno. Stiamo parlando quindi dell’incentivo nazionale per l’autoimpiego giovanile nelle regioni del Sud, che dispone di una dotazione finanziaria di 356,4 milioni di euro destinata al sostegno di otto regioni. L’obiettivo principale del bando Resto al Sud 2.0 è stimolare l’economia locale e l’occupazione giovanile, offrendo un supporto concreto e tangibile per trasformare un’idea di business in un’attività strutturata e operativa. La misura eroga esclusivamente contributi a fondo perduto: un voucher di avvio fino a 50.000 € e un contributo fino al 75% per programmi di investimento fino a 200.000 €.

Il programma si distingue per un modello di intervento ibrido, basato esclusivamente su contributi a fondo perduto. La sua architettura finanziaria è stata disegnata per accompagnare le nuove imprese in due momenti distinti ma complementari:

  • la fase di avvio, attraverso un voucher per le spese iniziali;
  • la fase di consolidamento, con un contributo a fondo perduto per la realizzazione di programmi di investimento più strutturati.

Questo approccio è integrato da un percorso di affiancamento post-approvazione, che fornisce un supporto gestionale e tecnico.

Cosa cambia rispetto alla misura precedente (Resto al Sud)

Questa nuova edizione presenta differenze sostanziali rispetto alla precedente misura “Resto al Sud“:

  • Struttura dell’agevolazione:la versione classica di Resto al Sud prevedeva un mix di contributo a fondo perduto (50%) e finanziamento a tasso zero (50%). Resto al Sud 2.0 elimina completamente la componente del prestito da rimborsare, offrendo un’agevolazione composta al 100% da contributi a fondo perduto (voucher e contributo sugli investimenti).
  • Requisiti anagrafici:Mentre la misura precedente era stata progressivamente estesa a soggetti fino ai 55 anni di età, il nuovo bando Resto al Sud 2.0 si focalizza su una platea più specifica e giovane, rivolgendosi esclusivamente a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni non compiuti.
  • Tipologia di supporto:la nuova versione rafforza e rende più centrale il percorso di affiancamento, strutturando un tutoring tecnico e gestionale obbligatorio che trasforma l’incentivo in un vero e proprio ecosistema di supporto integrato, e non solo in un’erogazione finanziaria.

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Resto al Sud 2.0: i requisiti per ottenere le agevolazioni

Ma quali sono i requisiti per partecipare alla misura Resto al Sud 2.0? L’incentivo è rivolto ai giovani tra i 18 anni già compiuti e i 35 anni non ancora compiuti in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Sono inoccupati, inattivi o disoccupati;
  • Sono disoccupati iscritti al Programma GOL(Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori);
  • Sono lavoratori “working poor”, con un reddito da lavoro dipendente o autonomo che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del TUIR.

Le iniziative economiche, per essere ammissibili, possono essere avviate nel mese di presentazione della domanda oppure in quello immediatamente precedente, a condizione che risultino inattive alla medesima data. Le forme giuridiche ammesse per le nuove attività sono: impresa individuale, società (in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, cooperativa), lavoro autonomo, libera professione e società tra professionisti.

In quali regioni si applica Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 è attivo in otto regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le iniziative economiche agevolabili devono avere sede operativa in uno di questi territori. Non sono ammissibili progetti localizzati nelle regioni del Centro-Nord, né nelle province autonome di Trento e Bolzano. Per bandi complementari dedicati al Sud, vedi la nostra guida agli incentivi per le imprese culturali del Mezzogiorno.

Come funziona Resto al Sud 2.0: i dettagli delle agevolazioni

Il pacchetto di aiuti Resto al Sud 2.0 è disegnato per sostenere le nuove imprese su due fronti, vi sono infatti voucher di avvio a fondo perduto e contributi a fondo perduto per investimenti.

  • Voucher di avvio a fondo perduto fino a 40.000 euro. L’importo può essere elevato a 000 eurorichiedendo una maggiorazione di 10.000 euro. Tale maggiorazione è concessa se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
    1. Almeno il 20% delle spese ammesseè destinato all’acquisto di beni strumentali (materiali o immateriali) o servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure finalizzati ad assicurare la sostenibilità ambientale o il risparmio energetico.
    2. Vengono acquisite consulenze tecnico-specialistiche da Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, per un importo non inferiore al 50% della maggiorazione stessa (quindi almeno 5.000 euro), finalizzate a progettazione di soluzioni innovative, sviluppo di prototipi o acquisizione di certificazioni ambientali/energetiche.
  • Contributo a fondo perduto per investimenti:
    • Fino al 75%per programmi di investimento fino a 120.000 euro.
    • Fino al 70%per investimenti tra 120.000 e 200.000 euro.

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Spese ammissibili per gli incentivi Resto al Sud 2.0

La corretta pianificazione delle spese è un passaggio cruciale per una candidatura di successo. Le agevolazioni contemplate da Resto al Sud 2.0 possono coprire:

  • Opere edili(ristrutturazione e manutenzione straordinaria), nel limite del 50% delle spese ammesse e solo per lo strumento “contributo per programmi di investimento”.
  • Macchinari, impianti e attrezzaturenuovi di fabbrica.
  • Programmi informatici, software, licenze d’usoe servizi ICT.
  • Immobilizzazioni immateriali(brevetti, marchi, sviluppo di portali web).
  • Consulenze tecnico-specialisticheprestate da ETS iscritti al RUNTS.

Spese escluse dal bando Resto al Sud 2.0

Non sono ammissibili i costi relativi a:

  • Acquisto di terreni e immobili.
  • Consulenze legali, fiscali, tributarie o per la preparazione della domanda.
  • Materie prime, semilavorati, personale, utenze e locazioni.
  • Beni acquisiti tramite leasing o da fornitori collegati all’impresa proponente.

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Come presentare domanda per Resto al Sud 2.0 tramite Invitalia

La presentazione della domanda per Resto al Sud 2.0 2025 è un processo interamente digitale gestito dalla piattaforma Invitalia Resto al Sud 2.0. La procedura è “a sportello”: le domande vengono esaminate entro 90 giorni in base all’ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse disponibili. Per inviare la domanda sono necessari SPID/CNS/CIE, firma digitale e una PEC.

La modulistica per la domanda Resto al Sud 2.0 2025

La documentazione da preparare è dettagliata e si differenzia a seconda dello strumento richiesto (voucher o contributo). I documenti chiave includono:

  • Fac-simile della Domandagenerato dalla piattaforma.
  • Allegati specifici:
    • Per il Voucher: la “Descrizione iniziativa economica”.
    • Per il Contributo: il “Piano di Impresa”.
  • DSAN (Dichiarazioni Sostitutive): una serie di moduli obbligatori per attestare il possesso dei requisiti soggettivi e dell’iniziativa, le dichiarazioni antiriciclaggio, quelle relative al casellario giudiziale e, per le cooperative, una DSAN specifica.
  • Altri documenti: documento di riconoscimento, Atto costitutivo/statuto (per le società) o certificato di Partita IVA.

Il percorso di tutoring per i progetti ammessi

Le iniziative ammesse alle agevolazioni Resto al Sud 2.0 accedono a un tutoring di supporto tecnico obbligatorio, erogato da Invitalia e articolato in quattro incontri. Entro 30 giorni dal provvedimento di ammissione, è necessario inviare la documentazione propedeutica, che include: attestazione del versamento di almeno il 10% dell’importo concesso su un conto corrente dedicato, titolo di disponibilità della sede operativa (es. contratto di locazione) e attestati/qualifiche necessari per l’esercizio dell’attività.

Gli incontri sono così strutturati:

  • Primo incontro (da remoto):ha l’obiettivo di approfondire il piano d’impresa, attestare la consapevolezza sugli aspetti dell’attività e illustrare gli adempimenti, gli obblighi contrattuali e le possibili cause di revoca.
  • Secondo incontro (entro 6 mesi):finalizzato a verificare lo stato di realizzazione dell’attività e a individuare i fabbisogni di affiancamento gestionale.
  • Terzo incontro (presso la sede):si tiene al completamento degli investimenti per assistere nella predisposizione della documentazione di rendicontazione e verificare l’installazione dei beni.
  • Quarto incontro (dopo 12 mesi):serve ad accertare la continuità dell’iniziativa economica dopo il completamento delle erogazioni.

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Come sfruttare Resto al Sud 2.0 per la tua impresa

Resto al Sud 2.0 rappresenta un’opportunità unica per dare vita al tuo progetto imprenditoriale con un supporto finanziario solido. La natura competitiva della procedura a sportello richiede una preparazione impeccabile.

Compila il form qui sotto per richiedere una valutazione gratuita e senza impegno. Scopri subito se hai i requisiti e come possiamo aiutarti a costruire un progetto vincente. Con il supporto di oltre 150 consiglieri d’impresa di Golden Group, puoi trasformare la complessità della finanza agevolata in un trampolino di lancio per il tuo futuro.

Domande Frequenti (FAQ) su Resto al Sud 2.0 2025 2026

Cos’è Resto al Sud 2.0?

Resto al Sud 2.0 è un incentivo del governo italiano che offre supporto finanziario, tramite contributi a fondo perduto, per la creazione di nuove attività imprenditoriali e professionali nel Sud Italia da parte di giovani tra i 18 e 35 anni.

Qual è la dotazione finanziaria di Resto al Sud 2.0?

La dotazione finanziaria stanziata per la misura è di 356,4 milioni di euro. Poiché le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di presentazione, l’accesso ai fondi è possibile fino al completo esaurimento delle risorse disponibili.

Quando apre Resto al Sud 2.0?

Lo sportello per la presentazione delle domande è aperto dal 15 ottobre 2025 e la procedura avviene esclusivamente online tramite la piattaforma di Invitalia.

Quali sono i requisiti principali per accedere?

Per accedere a Resto al Sud 2.0 è necessario avere un’età compresa tra 18 e 35 anni non compiuti e trovarsi in una condizione di inattività, inoccupazione, disoccupazione, oppure essere iscritti al programma GOL o rientrare nella categoria dei “working poor”.

I requisiti devono essere posseduti da tutti i soci o solo da alcuni?

Nel bando Resto al Sud 2.0 non è obbligatorio che tutti i soci abbiano i requisiti soggettivi. È invece necessario che l’amministrazione e il controllo della società siano in mano a soggetti con requisiti, sia al momento dell’avvio dell’iniziativa economica sia nei tre anni successivi alla conclusione del progetto. Nello specifico, i giovani in possesso dei requisiti devono detenere il 50% più un euro delle quote sociali e costituire la maggioranza dell’organo di governance. La compagine può comprendere anche soci senza requisiti o soggetti giuridici, che saranno però considerati “senza requisiti” ai fini della misura.

L’iniziativa economica deve essere già avviata al momento della domanda?

L’iniziativa economica deve essere avviata nel mese di presentazione della domanda oppure in quello immediatamente precedente e deve risultare inattiva alla data di presentazione. Per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali l’avvio coincide con l’apertura della partita IVA; per le imprese individuali o societarie coincide con l’iscrizione al Registro delle Imprese. “Inattiva” significa che la partita IVA non deve essere movimentata, salvo spese di modesta entità strettamente connesse alla costituzione dell’impresa o alla tempestiva realizzazione dell’iniziativa. Non sono dunque ammesse iniziative già operative da prima del mese precedente la domanda.

L’apertura del conto corrente vincolato o dedicato è obbligatoria per accedere alle agevolazioni?

No, l’apertura del conto non è un requisito obbligatorio per presentare la domanda per Resto al Sud 2.0. È possibile inviare la candidatura anche senza aver aperto un conto corrente. Tuttavia, la scelta di aprire un conto corrente vincolato presso una banca convenzionata è una delle condizioni che dà diritto a una premialità (punteggio aggiuntivo) in fase di valutazione. Dopo l’eventuale ammissione, sarà comunque necessario disporre di un conto dedicato al progetto per la gestione dei fondi.

Come si presenta la domanda di Resto al Sud 2.0?

La domanda si presenta esclusivamente online accedendo all’area personale sul sito di Invitalia. Dopo aver compilato i campi richiesti, la piattaforma genera un file che deve essere firmato digitalmente dal titolare o dal legale rappresentante e caricato nuovamente insieme alla documentazione richiesta, disponibile nella sezione Modulistica. Non è previsto l’invio di documenti cartacei né di raccomandate: la procedura è interamente digitale. La domanda e gli allegati devono essere compilati in ogni parte, pena la decadenza della domanda stessa. Resto al Sud 2.0 opera come procedura a sportello, senza scadenza prefissata.

Chi deve firmare digitalmente la domanda?

La firma digitale della domanda di accesso alle agevolazioni di Resto al Sud 2.0 deve essere apposta dal titolare o dal legale rappresentante dell’iniziativa economica. La compilazione dei campi può essere effettuata anche da delegati individuati in fase di registrazione della proposta, ma l’invio finale resta in capo al titolare o al rappresentante legale. Senza la firma digitale del soggetto corretto la domanda non è valida e viene respinta.

Quale indirizzo PEC devo utilizzare per la domanda?

È obbligatorio disporre di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) attivo, al quale Invitalia invierà tutte le comunicazioni relative alla domanda e al successivo iter. Per le iniziative di tipo imprenditoriale (ditta individuale, società) deve essere utilizzato l’indirizzo PEC comunicato alla Camera di Commercio, iscritto nel Registro delle Imprese. Per le attività di lavoro autonomo e libero-professionali, occorre indicare un indirizzo PEC attivo personale.

Posso presentare più domande contemporaneamente?

No, lo stesso soggetto non può presentare più domande simultanee nell’ambito del Progetto Integrato Autoimpiego, a prescindere dal possesso o meno dei requisiti. Il divieto vale sia per il titolare sia per i soci delle iniziative economiche proposte: se una persona partecipa a una domanda, non può figurare contestualmente in un’altra domanda di Resto al Sud 2.0.

Se la mia domanda non viene approvata posso presentarne un’altra?

Sì, nel caso di rigetto della prima domanda è possibile presentarne una nuova. In questa seconda domanda, tutti i requisiti soggettivi e oggettivi vengono verificati alla data di presentazione della nuova istanza, con un’eccezione importante: il requisito relativo alla data di costituzione o formalizzazione dell’iniziativa economica viene valutato con riferimento alla data della prima domanda. È diverso il caso della rinuncia prima dell’esito della valutazione: la ripresentazione a seguito di rinuncia è trattata come “prima domanda” e tutti i requisiti sono verificati ex novo alla nuova data di invio.

Come si ottengono le “premialità” in fase di valutazione?

Si ottengono punteggi aggiuntivi partecipando ai corsi di formazione dell’ENM, utilizzando un conto corrente vincolato convenzionato, o avendo nella compagine soci di minoranza con almeno cinque anni di esperienza nel settore.

Per quanto tempo i beni finanziati sono vincolati all’attività?

I beni acquistati con il contributo di Resto al Sud 2.0 sono soggetti a un vincolo triennale: non possono essere trasferiti fuori dalla sede aziendale, alienati o destinati a usi diversi per i 3 anni successivi al completamento del programma di spesa. Il vincolo riguarda macchinari, attrezzature, impianti e qualsiasi altro bene agevolato. La violazione di questo obbligo può comportare la revoca parziale o totale delle agevolazioni.

Posso acquistare beni usati con il contributo di Resto al Sud 2.0?

No, tutti i beni acquistati con il contributo devono essere nuovi di fabbrica. Il divieto di acquisto di beni usati è assoluto e riguarda macchinari, impianti, attrezzature, arredi, hardware e qualunque altra voce di spesa agevolabile. Non sono ammessi né beni di seconda mano acquistati da privati, né da rivenditori specializzati, né ricondizionati. La ragione è legata alla finalità di sostegno all’avvio di nuove iniziative imprenditoriali: il contributo deve tradursi in investimenti produttivi freschi, tracciabili e documentabili con fatture di fornitori autorizzati alla commercializzazione di prodotti nuovi.

La partecipazione ai corsi ENM è obbligatoria?

No, non è un requisito obbligatorio per presentare la domanda di Resto al Sud 2.0, ma conferisce una premialità in fase di valutazione, aumentando le possibilità di successo.

Qual è la differenza tra conto corrente vincolato e dedicato?

Il conto vincolato, aperto presso banche convenzionate, dà diritto a premialità. Il conto dedicato è un qualsiasi conto corrente intestato all’impresa e destinato al progetto, ma non conferisce punteggi aggiuntivi. La scelta influisce anche sulle modalità di erogazione.

Come si ottiene la maggiorazione di 10.000 euro prevista per il voucher?

La maggiorazione va richiesta esplicitamente in domanda e viene concessa se almeno il 20% delle spese riguarda beni/servizi innovativi/green, oppure se si acquistano consulenze specialistiche da ETS per almeno 5.000 euro.

È possibile richiedere consulenze specialistiche non erogate da ETS?

. Consulenze fornite da soggetti diversi dagli ETS, se capitalizzabili e funzionali a processi innovativi, possono essere inserite in altre categorie di spesa come “Programmi informatici” o “Immobilizzazioni immateriali”.

In caso di voucher, il totale delle spese previste può essere inferiore al contributo richiesto?

No. Nella misura Resto al Sud 2.0 il totale delle spese indicate nel piano non può mai essere inferiore all’importo del contributo richiesto, inclusa l’eventuale maggiorazione.

Come si richiede la maggiorazione di 10.000 euro sul voucher?

La maggiorazione fino a 10.000 euro deve essere richiesta espressamente in sede di presentazione della domanda, compilando i campi dedicati sulla piattaforma. In caso di beni o servizi innovativi o ecosostenibili, nella sezione “Spese per la maggiorazione” del menu a tendina associato alla specifica voce di spesa si deve cancellare “Non applicabile” e selezionare “Beni e servizi innovativi”. Per le consulenze erogate da ETS iscritti al RUNTS, occorre compilare la categoria di spesa dedicata e selezionare “Consulenze ETS” al posto di “Non applicabile”. Il dettaglio operativo è descritto nella Guida alla presentazione della domanda di Resto al Sud 2.0 pubblicata da Invitalia.

Il piano di spesa può superare l’importo del voucher richiesto?

Sì, le spese che eccedono il contributo richiesto possono essere valorizzate nell’apposita sezione della domanda, dimostrando la copertura finanziaria con mezzi propri.

Sono ammissibili le spese sostenute prima di presentare la domanda?

No. Il progetto deve essere avviato successivamente alla presentazione della domanda. Sono considerate ammissibili soltanto le spese documentate da titoli (fatture, contratti, ricevute) con data posteriore alla presentazione della domanda di agevolazione.

Sono finanziabili le opere edili e in che percentuale?

Sì, le opere edili sono ammissibili nell’ambito del contributo per programmi di investimento di Resto al Sud 2.0, entro il limite massimo del 50% del programma di spesa ammesso. Devono riguardare l’adeguamento della sede aziendale alle esigenze produttive o organizzative dell’attività proposta. Rientrano tra le opere edili ammissibili anche gli interventi di separazione degli spazi interni o la creazione di nuovi vani tramite pareti in cartongesso o pareti mobili ancorate al suolo. Le opere edili non sono invece finanziabili nell’ambito del voucher di avvio, che copre esclusivamente le spese iniziali per l’avvio dell’attività.

È consentito l’acquisto di prefabbricati?

Sì, con limitazioni. Sono ammissibili pagode, spazi prefabbricati e strutture modulari purché di dimensioni contenute, destinati ad attività stagionali (quindi smontabili con ripristino dei luoghi) oppure realizzati all’aperto (per esempio spogliatoi per centri sportivi). Queste spese rientrano nella macro-categoria di impianti, macchinari e attrezzature e non sono classificate come opere edili. L’ammissibilità resta subordinata alla coerenza con l’attività proposta e alla documentazione che ne attesti il carattere non permanente e la funzione strumentale al progetto imprenditoriale.

È consentito l’acquisto di automezzi o imbarcazioni con il contributo?

Sì, ma solo quando strettamente necessari alla produzione dei beni o all’erogazione dei servizi previsti dal progetto. Esempi ammissibili sono veicoli per imprese edili, attività di pulizia, ristorazione ambulante. Per le imbarcazioni sono ammesse derive, piccoli natanti, tavole windsurf e imbarcazioni utilizzate per noleggio, charter, scuole di vela o tour in barca. Non sono ammessi automezzi destinati ad attività consulenziali o libero-professionali, né mezzi utilizzabili in modo promiscuo per scopi diversi dall’attività agevolata. La necessità operativa deve essere documentata nel piano di spesa.

Posso acquistare un impianto fotovoltaico con il contributo?

Sì, ma a condizioni precise. L’impianto fotovoltaico è ammissibile tra le spese di impianti, macchinari e attrezzature se strettamente funzionale al miglioramento dell’efficienza energetica della sede aziendale e a uso esclusivo dell’iniziativa agevolata. È inoltre necessario che il piano di spesa preveda anche altre voci direttamente collegate al core business dell’attività: se il progetto consiste esclusivamente nell’acquisto dell’impianto, la domanda sarà rigettata. In altre parole, il fotovoltaico può accompagnare un investimento produttivo più ampio, ma non può esserne l’unico oggetto.

L’IVA è ammessa tra le spese agevolabili?

Sì, ma solo nei casi in cui non sia recuperabile ai sensi della normativa nazionale. Questo significa che l’IVA è ammissibile per quelle iniziative economiche o per quei soggetti che non hanno diritto alla detrazione dell’imposta (ad esempio, alcune attività in regime forfetario o esenti). Per le imprese in regime ordinario, che possono detrarre l’IVA in dichiarazione, l’imposta non è agevolabile e non può essere inclusa nel piano di spesa di Resto al Sud 2.0.


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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