Bando Piemonte: investimenti per il teleriscaldamento efficiente
È stato pubblicato il bando Piemonte PR FESR 2021-2027 dedicato agli investimenti per la diffusione del teleriscaldamento efficiente. La misura, gestita da Finpiemonte, ha l'obiettivo di sostenere la realizzazione di interventi per la costruzione, l'ampliamento e l'ammodernamento di sistemi di teleriscaldamento, con lo scopo di migliorare l'efficienza energetica e ridurre le emissioni inquinanti sul territorio regionale.
Tipologie di interventi ammissibili
Il nuovo bando Piemonte sostiene la realizzazione di progetti finalizzati a promuovere l'uso di sistemi di teleriscaldamento più moderni ed efficienti. Le tipologie di interventi che possono accedere alle agevolazioni sono le seguenti:
- nuova costruzione di sistemi di teleriscaldamento qualificati come efficienti;
- ampliamento di sistemi di teleriscaldamento già esistenti, a condizione che a seguito degli interventi mantengano o raggiungano la qualifica di "efficienti";
- ammodernamento di centrali di generazione di calore a servizio del teleriscaldamento, al fine di rendere efficiente l’intero sistema.
Gli interventi devono essere alimentati o integrati da fonti di energia rinnovabile e/o calore di scarto, contribuendo così agli obiettivi di sostenibilità ambientale della regione.
A chi è rivolto il bando Regione Piemonte
Questo bando Piemonte si rivolge a un'ampia platea di soggetti per stimolare investimenti significativi nel settore energetico. In particolare, possono presentare domanda di contributo le micro, piccole, medie e grandi imprese. Le domande possono essere presentate solo in forma singola.
Come funziona l’agevolazione per investimenti sul teleriscaldamento efficiente
L'investimento proposto deve avere un valore compreso tra un minimo di 100.000 euro e un massimo di 5 milioni di euro. L'agevolazione concessa, che consiste in una sovvenzione e in uno strumento finanziario, può arrivare a coprire fino al 100% dei costi ammissibili del progetto.
Come presentare domanda bando Regione Piemonte
Le domande di ammissione al contributo per il bando Regione Piemonte volto agli investimenti per investimenti per la diffusione del teleriscaldamento efficiente potranno essere presentate esclusivamente online. La finestra per la presentazione delle istanze sarà aperta a partire dalle ore 10:00 del 24 novembre 2025 e si chiuderà alle ore 12:00 del 30 aprile 2026.
Le risorse saranno assegnate secondo una procedura a sportello, pertanto le domande verranno valutate in base all'ordine cronologico di arrivo e fino a esaurimento dei fondi disponibili.
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Fonte: finpiemonte.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
MIMIT: esaurite le risorse per la Transizione 5.0
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha comunicato l'esaurimento delle risorse disponibili per la misura Transizione 5.0. Con il decreto direttoriale del 6 novembre 2025 (pubblicato il 7 novembre 2025) si annuncia lo stop ai fondi a causa del superamento dello stanziamento previsto. La notizia arriva in seguito alla proposta di revisione del PNRR, che ha ridotto le risorse destinate a questo importante investimento.
Cosa prevede il decreto direttoriale del MIMIT
Il decreto del MIMIT certifica l'esaurimento dei fondi sulla base di due considerazioni principali. In primo luogo, la proposta di revisione del PNRR ha ridotto lo stanziamento complessivo per l’investimento 15 – “Transizione 5.0” della Missione 7 a 2.500.000.000 euro. In secondo luogo, è stato considerato che le comunicazioni di prenotazione del credito d'imposta già inviate dalle imprese hanno superato il nuovo stanziamento disponibile. Di conseguenza, il contatore dei fondi disponibili è stato azzerato.
Cosa succede alle nuove domande per contributi alla Transizione 5.0
Nonostante l’esaurimento delle risorse, la procedura non è completamente bloccata. Alle imprese che, a partire dal 7 novembre 2025, presentano comunicazioni di prenotazione del credito di imposta, verrà inviata una ricevuta che attesta l’indisponibilità delle risorse. Tuttavia, resta garantita la possibilità di inoltrare nuove domande fino al termine ultimo del 31 dicembre 2025.
Queste comunicazioni saranno considerate validamente depositate e verranno inserite in una sorta di lista d'attesa, previa verifica della loro correttezza formale e documentale. In caso di nuova disponibilità finanziaria, che potrebbe derivare dallo scorrimento delle domande in graduatoria per rinunce o dall'attivazione di ulteriori fondi, il gestore della piattaforma informerà le imprese seguendo rigorosamente l'ordine cronologico di invio. Si tratta di un meccanismo simile a quello già visto in passato con il piano Transizione 4.0.
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Fonte: mimit.gov.it

Martina Moretti
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Regione Lombardia: in apertura il voucher formativo aziendale, le novità del 2026
La Regione Lombardia ha annunciato la riapertura dello sportello per il voucher formativo aziendale dedicato alla transizione industriale e alla sostenibilità per l'edizione 2026. Con il decreto N. 15329 del 29 ottobre 2025, sono state introdotte alcune modifiche all'avviso pubblico, finalizzato a sostenere la formazione dei lavoratori attraverso contributi a fondo perduto.
A chi è rivolto il voucher formativo aziendale
Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese (MPMI) che siano regolarmente costituite, iscritte e attive nel registro delle imprese e che abbiano una sede operativa oggetto dell'intervento in Lombardia. L’opportunità è estesa anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti.
I destinatari della formazione possono essere lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato o determinato, soci-lavoratori di cooperative, collaboratori di imprese familiari, coadiuvanti di imprese commerciali, artigiani, nonché titolari e soci di imprese regolarmente iscritti alla camera di commercio.
Caratteristiche dell'agevolazione voucher formativo aziendale
L’agevolazione consiste in un voucher formativo che permette ai lavoratori di partecipare ai corsi di formazione presenti nel Catalogo competenze per la transizione industriale e la sostenibilità. Il voucher ha un valore massimo di 4.000 euro annui per singolo lavoratore o libero professionista.
Ogni impresa potrà beneficiare di un importo massimo di 12.000 euro spendibili su base annua per finanziare i percorsi formativi. La procedura prevede che, preliminarmente, le imprese si rivolgano al soggetto erogatore prescelto per l'iscrizione dei dipendenti al corso tramite il sistema SIUF. Dopodiché potranno presentare la domanda di voucher.
Come fare domanda e le novità dello sportello 2026
L'edizione 2026 introduce diverse novità rispetto al voucher formativo aziendale precedente. Innanzitutto, le imprese dovranno produrre la documentazione che attesta il rispetto delle norme in materia di assicurazione contro i rischi catastrofali e il modulo compilato sulla dimensione d’impresa. Per la formazione a distanza (FAD), gli enti erogatori dovranno registrare e conservare le sessioni per i controlli futuri. Inoltre, la formazione dovrà essere fruita durante l'orario di lavoro, e per la liquidazione sarà necessario allegare il Libro Unico del Lavoro (LUL).
Non saranno ammesse spese fatturate da soggetti con rapporti di controllo o collegamento con l'impresa beneficiaria. Infine, per i corsi completati prima della concessione, il termine per la rendicontazione sarà di 60 giorni dalla data del provvedimento. L'apertura dello sportello è fissata per le ore 10.00 del giorno 8 gennaio 2026 ed è da tale data che decorrono tali modifiche.
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Fonte: regione.lombardia.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Iperammortamento 2026: i nuovi incentivi per digitale e transizione ecologica introdotti nella Bozza della Legge di Bilancio 2026
Tempo di lettura: 7 minuti
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Il panorama degli incentivi per le imprese si prepara a una trasformazione epocale. Secondo le prime bozze della Legge di Bilancio 2026, i piani Transizione 4.0 e 5.0 lasceranno il posto a un nuovo e potenziato strumento di agevolazione: l’iperammortamento 2026.
Questa misura, concepita per rinvigorire gli investimenti aziendali, si articola su un doppio binario, premiando sia l’innovazione tecnologica sia l’efficientamento energetico, con un impianto normativo che promette aliquote significativamente generose per sostenere la competitività e la sostenibilità del tessuto produttivo nazionale. La logica di fondo è quella di sostituire i precedenti crediti d’imposta con una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni, un meccanismo già noto alle imprese ma rinnovato nelle sue percentuali e nelle sue finalità.
L’iniziativa si configura come un pilastro della politica industriale per il prossimo futuro, puntando a stimolare l’acquisto di beni strumentali avanzati e, al contempo, a incentivare quelle imprese che, attraverso i loro progetti, contribuiscono attivamente alla transizione ecologica.
Si tratta di un’opportunità strategica per le aziende che intendono innovare i propri processi produttivi, migliorare le performance e ridurre l’impatto ambientale, beneficiando di un importante sostegno fiscale. L’obiettivo del legislatore è chiaro: creare un quadro di riferimento stabile e vantaggioso, capace di indirizzare le scelte di investimento verso la doppia transizione, digitale e verde.
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Cosa cambia tra iperammortamento 2026 e superammortamento 2026
Prima di addentrarsi nei dettagli tecnici della nuova misura, è fondamentale fare chiarezza su un aspetto prettamente terminologico che potrebbe generare confusione. Iperammortamento 2026 e superammortamento 2026, infatti, non sono due agevolazioni distinte, ma fanno riferimento a un unico impianto normativo. L’articolo 95 della bozza di Legge di Bilancio istituisce una “maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali”.
Tuttavia, nel dibattito pubblico e tra gli addetti ai lavori, si è diffusa la consuetudine di utilizzare il termine superammortamento in modo improprio per identificare la versione del beneficio con aliquote maggiorate, destinata agli investimenti che raggiungono specifici obiettivi di efficientamento energetico.
Questa distinzione, pur non avendo una base formale nella norma, è utile a livello pratico per differenziare le due anime dell’incentivo. Da un lato, l’iperammortamento “standard” si rivolge a tutti gli investimenti in beni 4.0; dall’altro, il cosiddetto superammortamento 2026 rappresenta la corsia preferenziale, con benefici fiscali ancora più cospicui, per le imprese che abbinano l’innovazione tecnologica a un concreto risparmio energetico. In questo articolo, per chiarezza espositiva, adotteremo questa convenzione, ricordando sempre che si tratta di due declinazioni della medesima agevolazione e non di due misure separate.
Le aliquote per gli investimenti in beni strumentali 4.0
Il nucleo centrale del nuovo iperammortamento risiede nelle sue aliquote di base, pensate per dare un impulso deciso all’acquisto di beni strumentali 4.0 funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. La norma prevede una maggiorazione del costo di acquisizione, che varia in base a scaglioni di spesa.
Tale maggiorazione consente di dedurre fiscalmente, attraverso le quote di ammortamento, un valore superiore al costo effettivamente sostenuto per l’investimento, generando un significativo risparmio d’imposta.
Per gli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0, compresi negli attuali allegati A e B (il cui aggiornamento è probabile) le aliquote sono state fissate a livelli storicamente elevati. Nello specifico, la struttura del beneficio base per il 2026 sarà la seguente:
- Maggiorazione del 180% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
- Maggiorazione del 100% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.
- Maggiorazione del 50% per la quota di investimenti oltre i 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.
Per comprendere l’impatto reale di queste percentuali, è utile tradurle in beneficio fiscale concreto. Considerando un’aliquota IRES al 24%, una maggiorazione del 180% si traduce in un risparmio fiscale pari al 43,2% del costo del bene. Allo stesso modo, la fascia con maggiorazione al 100% corrisponde a un incentivo del 24%, mentre quella al 50% genera un vantaggio fiscale del 12%.
È importante sottolineare come la bozza attuale confermi l’inclusione dei beni immateriali, ovvero i software, nell’ambito di applicazione della misura, scongiurando i timori iniziali di una loro esclusione.
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La maggiorazione per gli investimenti green: il superammortamento 2026
La vera novità, nonché fulcro della visione strategica del legislatore, si manifesta nelle aliquote potenziate per le imprese che orientano i propri investimenti verso la transizione ecologica. In questo contesto, che definiamo convenzionalmente superammortamento 2026, il beneficio fiscale diventa ancora più consistente, premiando la capacità delle aziende di coniugare l’acquisto di beni 4.0 con il raggiungimento di traguardi misurabili di risparmio energetico.
Si tratta di un incentivo nell’incentivo, un’ulteriore spinta per le realtà produttive più virtuose. Le aliquote maggiorate, che si applicano sempre al costo di acquisizione dei medesimi beni ammissibili (digitali e per le energie rinnovabili), sono state definite come segue, con un incremento del 40% rispetto a quelle di base:
- Maggiorazione del 220% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
- Maggiorazione del 140% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.
- Maggiorazione del 90% per la quota di investimenti oltre i 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.
Anche in questo caso, la traduzione in beneficio fiscale è eloquente. Con un’IRES al 24%, la maggiorazione del 220% equivale a un poderoso risparmio d’imposta del 52,8% del costo sostenuto. La fascia al 140% si traduce in un incentivo del 33,6%, mentre quella al 90% corrisponde a un sostegno del 21,6%. I benefici derivanti dal superammortamento sono quindi marcatamente superiori, rendendo estremamente conveniente per le imprese pianificare i propri investimenti in un’ottica di sostenibilità.
I requisiti di efficientamento energetico
Per poter accedere alle aliquote maggiorate del superammortamento, non basta effettuare l’investimento, ma è necessario dimostrare un effettivo miglioramento delle performance energetiche. La bozza normativa, riprendendo l’impostazione del piano Transizione 5.0, stabilisce un’unica soglia di accesso, senza classi intermedie. L’impresa deve conseguire una riduzione dei consumi energetici per poter beneficiare delle percentuali maggiorate.
Nello specifico, il requisito è soddisfatto alternativamente al verificarsi di una delle due seguenti condizioni:
- Una riduzione dei consumi energetici dell’intera struttura produttiva non inferiore al 3%.
- Una riduzione dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento non inferiore al 5%.
Questo meccanismo offre una certa flessibilità, consentendo sia a chi realizza interventi pervasivi sull’intero stabilimento sia a chi si concentra su una singola linea produttiva di poter accedere al beneficio massimo. La certificazione del raggiungimento di tali obiettivi sarà un passaggio cruciale della procedura.
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Le semplificazioni per l’accesso ai benefici green del superammortamento 2026
Consapevole della complessità che può comportare la misurazione ex ante ed ex post dei risparmi energetici, il legislatore ha mantenuto due importanti semplificazioni, anch’esse mutuate dall’esperienza del piano Transizione 5.0, per facilitare l’accesso al superammortamento 2026. Queste casistiche introducono una presunzione legale di raggiungimento del target di efficientamento, sollevando l’impresa da oneri probatori complessi in determinate circostanze.
La prima semplificazione riguarda la sostituzione di beni obsoleti. Si presume che il requisito di riduzione dei consumi sia conseguito qualora l’investimento in un bene dell’allegato A avvenga in sostituzione di un bene materiale con caratteristiche tecnologiche analoghe e che risulti interamente ammortizzato da almeno 24 mesi.
La seconda semplificazione, invece, coinvolge le ESCo (Energy Service Company). Se un progetto di innovazione viene realizzato per il tramite di una ESCo e formalizzato attraverso un Contratto di Prestazione Energetica (EPC), in cui sia esplicitamente previsto l’impegno a raggiungere i target del 3% o 5%, si considera automaticamente soddisfatto il requisito.
Beni ammissibili all’iperammortamento 2026
L’ambito oggettivo dell’iperammortamento 2026 amplia in maniera significativa la platea dei beni agevolabili, andando oltre i tradizionali elenchi dei beni materiali e immateriali 4.0. La bozza della Legge di Bilancio include esplicitamente anche gli investimenti in beni strumentali materiali nuovi finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, purché destinata all’autoconsumo. Questo apre le porte a un vasto spettro di tecnologie green.
Sono ammessi, ad esempio, gli impianti per lo stoccaggio dell’energia prodotta, componente fondamentale per massimizzare l’autoconsumo e la stabilità della rete aziendale. Per quanto riguarda l’energia solare, sono state definite delle condizioni specifiche: sono considerati ammissibili esclusivamente gli impianti con moduli fotovoltaici prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea e caratterizzati da un’elevata efficienza, almeno pari al 21,5%. Questa clausola mira a promuovere la filiera tecnologica europea e a garantire un elevato standard qualitativo degli investimenti incentivati.
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Soggetti beneficiari ed esclusioni dell’iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 si rivolge a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico di appartenenza. Tuttavia, la normativa individua una serie di condizioni specifiche per l’accesso e alcune cause di esclusione.
Sono escluse dal beneficio le imprese in stato di difficoltà conclamata, come quelle in liquidazione volontaria, fallimento, concordato preventivo senza continuità aziendale o sottoposte ad altre procedure concorsuali. Sono altresì escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Per tutte le altre imprese, la spettanza del beneficio è comunque subordinata al rispetto di requisiti di regolarità. È fondamentale essere in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con il corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori (il DURC). Questa clausola di condizionalità rafforza il legame tra incentivi fiscali e responsabilità sociale d’impresa, un principio sempre più centrale nelle politiche di sostegno pubblico.
Aspetti procedurali e tempistiche dell’iperammortamento 2026
La fruizione del nuovo iperammortamento è vincolata a una precisa finestra temporale e a un iter procedurale che sarà gestito da un soggetto terzo. Conoscere questi aspetti è essenziale per una corretta pianificazione degli investimenti e per non rischiare di perdere l’opportunità. L’impianto delineato dalla bozza mostra una chiara volontà di semplificare l’accesso, pur mantenendo un rigoroso controllo sulla spettanza del beneficio.
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Validità e consegna degli investimenti
La misura, nella sua formulazione attuale, ha una validità circoscritta. Gli investimenti devono essere effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026. Tuttavia, è confermata la cosiddetta “clausola di consegna lunga”, che offre maggiore respiro alle imprese per completare i progetti. Sarà infatti possibile beneficiare dell’agevolazione anche per i beni consegnati entro il 30 giugno 2027, a una condizione inderogabile: entro la data del 31 dicembre 2026, l’ordine deve risultare accettato dal venditore e deve essere stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione.
Cumulabilità con altre sovvenzioni
Un punto di grande interesse per le imprese è la possibilità di combinare l’iperammortamento con altre forme di sostegno. La norma prevede che il beneficio sia cumulabile con ulteriori agevolazioni finanziate con risorse nazionali ed europee.
Viene però introdotto il principio della “nettizzazione”: la base di calcolo dell’iperammortamento (il costo di acquisizione da maggiorare) deve essere assunta al netto di altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le medesime spese ammissibili. Il cumulo, inoltre, non può portare al superamento del costo totale sostenuto e non deve coprire le medesime quote di costo.
La gestione della piattaforma e il ruolo del GSE
A differenza delle precedenti versioni dell’incentivo, la gestione operativa sarà centralizzata. La bozza di legge affida al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) il compito di sviluppare e gestire una piattaforma telematica dedicata. Attraverso questo portale, le imprese dovranno trasmettere le comunicazioni e le certificazioni necessarie per l’accesso al beneficio, secondo modelli che saranno standardizzati. Il GSE si occuperà non solo della gestione delle procedure, ma anche del controllo sulla spettanza dell’agevolazione.
Tutti gli elementi di dettaglio, dai criteri per gli obiettivi ecologici ai costi massimi per gli impianti FER, saranno definiti con un successivo decreto attuativo del MIMIT, di concerto con il MEF e sentito il MASE, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. La sua pubblicazione sarà determinante.
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Aggiornamento marzo 2026: il decreto attuativo è stato rinviato, ma l’eliminazione del vincolo Made in EU è confermata. Leggi l’aggiornamento sul nuovo Iperammortamento.
Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Accordi per l’innovazione 2025: al via lo sportello del MIMIT
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha annunciato l'apertura dello sportello per gli Accordi per l’innovazione 2025, un'iniziativa volta a sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Con decreto direttoriale del 27 ottobre 2025 sono stati definiti i termini per la presentazione delle domande. La dotazione finanziaria complessiva per questa misura ammonta a 731 milioni di euro.
Beneficiari degli Accordi per l’innovazione 2025
Possono presentare domanda le imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività industriali, incluse quelle artigiane, i centri di ricerca e le imprese di servizi (limitatamente alle aree di intervento di cui all’allegato n. 3 al decreto). Ai fini dell’accesso al contributo è necessario che le imprese abbiano almeno due bilanci approvati al momento della candidatura.
I soggetti che soddisfano questi requisiti possono presentare progetti singolarmente ma anche con co-proponenti (fino a 5 soggetti), con possibile coinvolgimento di Organismi di ricerca.
Attività finanziabili con gli Accordi per l’innovazione 2025
Sono finanziabili con gli Accordi per l’innovazione 2025 i progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi, o al notevole miglioramento di quelli esistenti.
Tali prodotti, servizi e processi devono essere afferenti alle specifiche aree di intervento individuate all’allegato n. 2 ed all’allegato n. 3 al decreto, riconducibili al comparto manufatturiero ed al settore digitale e delle telecomunicazioni.
Per essere ammissibili i progetti devono prevedere:
- Spese ammissibili tra 5 milionie 40 milioni di euro;
- Durata tra 18e 36 mesi.
Inoltre le attività devono essere avviate successivamente alla presentazione della domanda per le agevolazioni agli Accordi per l’innovazione 2025.
Condizioni dei contributi per gli Accordi per l’innovazione 2025
Le agevolazioni per gli Accordi per l’innovazione 2025 sono concesse come contributo diretto alla spesa e, su richiesta, finanziamento agevolato. I contributi sono concessi nei limiti delle intensità massime di aiuto previste dagli articoli 4 e 25 del regolamento GBER:
- 45% per le imprese di piccola dimensione;
- 35% per le imprese di media dimensione;
- 25% per le imprese di grande dimensione.
Il finanziamento agevolato è concesso esclusivamente alle imprese e fino al 20% del totale dei costi ammissibili. Inoltre le intensità possono essere incrementate di 15 punti percentuali in specifiche situazioni previste dalla normativa.
Presentazione delle domande
Le domande potranno essere inviate telematicamente a partire dalle ore 10:00 del 14 gennaio 2026 fino alle ore 18:00 del 18 febbraio 2026. Sia la domanda che la documentazione vanno presentate esclusivamente in via telematica.
Le domande saranno ammesse alla fase istruttoria in base alla posizione nelle due graduatorie previste dall’art. 9 del decreto ministeriale del 4 settembre 2025.
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Fonte: decreto direttoriale 27 ottobre 2025 e decreto ministeriale 4 settembre 2025.

Martina Moretti
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