ZLS Emilia-Romagna firmato DPCM

ZLS Emilia-Romagna: firmato il DPCM Istitutivo

Il DPCM istitutivo della Zona Logistica Semplificata (ZLS) dell'Emilia-Romagna è stato firmato. Questo provvedimento, frutto di un iter avviato nel 2018, apre nuove opportunità per le imprese regionali. La ZLS offrirà semplificazioni amministrative, agevolazioni per gli investimenti e l'accesso al nuovo credito d'imposta ZLS (limitatamente ai comuni inclusi nella Carta degli aiuti a finalità regionale).

Obiettivi e caratteristiche della ZLS Emilia-Romagna

L'obiettivo principale della ZLS-ER è sostenere lo sviluppo del sistema produttivo regionale. Supportando le strategie dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale e degli enti territoriali legati all'hub portuale di Ravenna.

La ZLS-ER, con un'estensione di circa 4500 ettari, connette il porto di Ravenna con i nodi intermodali regionali e le aree produttive commercialmente collegate. È infatti un sistema composto da:

  • porzioni di territorio;
  • imprese che vi operano:
  • infrastrutture che collegano le imprese al porto di Ravenna.

Quali sono le agevolazioni per le imprese della ZLS Emilia-Romagna

Le imprese all'interno della ZLS-ER beneficeranno di semplificazioni amministrative e finanziarie, tra cui:

  • l'Autorizzazione Unica (AU) , in cui confluiscono tutti gli atti di autorizzazione, assenso e nulla osta necessari per la realizzazione di un’attività, un’opera o un progetto da condurre all’interno della ZLS;
  • tempi ridotti per procedimenti come VIA e VAS;
  • procedure accelerate per autorizzazioni, licenze e altri atti di assenso;
  • perentorietà dei termini per il rilascio di autorizzazioni e altri atti da parte di più enti.

La Zona Logistica Semplificata (ZLS) dell'Emilia-Romagna potrà inoltre accedere al tax credit ZLS. Ma solo per le aree ammissibili agli aiuti a finalità regionale secondo l'art. 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bozza Codice Incentivi

Nuovo Codice incentivi: addio ai bonus automatici? Cosa cambia per le imprese

Il panorama degli incentivi fiscali alle imprese sta per cambiare radicalmente. L'epoca dei bonus automatici, erogati senza particolari controlli preventivi, sembra destinata a concludersi. L'ombra del superbonus, con il suo impatto sui conti pubblici, e l'esigenza di un più rigoroso controllo della spesa pubblica, hanno spinto il governo a rivedere la propria strategia in materia di agevolazioni alle imprese.

La bozza del nuovo Codice degli Incentivi, in attesa di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, introduce importanti novità che prefigurano un sistema più strutturato, trasparente e selettivo nell'erogazione degli aiuti alle aziende. Ma cosa cambierà concretamente per le imprese? E quali saranno le implicazioni di questa svolta verso una gestione più oculata delle risorse pubbliche? Scopriamolo insieme.

Comunicazione preventiva e monitoraggio: un nuovo paradigma per gli incentivi alle imprese

Una delle novità più significative introdotte dalla bozza del Codice degli Incentivi è l'obbligo per le imprese di presentare una comunicazione preventiva per accedere alle agevolazioni. Similmente a quanto già previsto per i crediti d'imposta del piano Transizione 5.0 e per quelli della Zona Economica Speciale del Mezzogiorno.

Anche per gli altri incentivi fiscali quindi le aziende dovranno comunicare preventivamente l'ammontare complessivo delle spese per le quali intendono richiedere il beneficio e la ripartizione annuale della fruizione. Questo meccanismo, ad eccezione degli incentivi che già prevedono un'istruttoria di carattere tecnico-economico, consentirà all'amministrazione finanziaria un monitoraggio più stringente sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate agli incentivi.

Il soggetto gestore dell'incentivo (singolo Ministero o società in-house) avrà inoltre l'onere di trasmettere mensilmente al Ministero dell'Economia i dati comunicati dalle imprese, a meno che il bando dell'incentivo non preveda una diversa cadenza. Questo flusso costante di informazioni permetterà di tenere sotto controllo la spesa e di evitare scostamenti dal bilancio.

Un ulteriore requisito introdotto dalla bozza del Codice degli Incentivi, che potrebbe generare qualche perplessità nel mondo imprenditoriale, riguarda l'obbligo di stipulare una polizza assicurativa per danni da eventi catastrofali. L'articolo 9 del decreto legislativo, infatti, prevede espressamente l'esclusione dagli incentivi per le imprese che non si conformeranno a questa disposizione.

La questione dell'assicurazione obbligatoria è stata oggetto di un acceso dibattito tra governo e associazioni imprenditoriali, in particolare per quanto concerne la data di entrata in vigore dell'obbligo. L'introduzione di questo requisito, seppur giustificabile in un'ottica di gestione del rischio, rappresenta un onere aggiuntivo per le aziende, soprattutto per quelle di minori dimensioni.

Opportunità e criteri di premialità previsti dalla bozza del Codice incentivi

Nonostante le novità introdotte possano apparire restrittive, il Codice degli Incentivi promette anche maggiore stabilità e prevedibilità per le imprese. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, punta su una programmazione triennale degli incentivi, privilegiando quelli che hanno dimostrato maggiore efficacia nel recente passato.

L'obiettivo è garantire una maggiore certezza del quadro normativo, consentendo alle aziende di pianificare i propri investimenti con maggiore cognizione di causa. A verificare l'efficacia degli incentivi fiscali sarà un sistema di valutazione articolato in tre fasi: ex ante, in itinere ed ex post. Questo approccio consentirà di monitorare costantemente l'impatto delle agevolazioni e di apportare eventuali correttivi in corso d'opera.

Il Codice degli Incentivi introduce anche un sistema di premialità per le imprese che si distinguono per specifiche caratteristiche. Innanzitutto, viene sancito il principio di una quota minima di risorse destinate alle micro e PMI, pari al 60% del totale, di cui almeno il 25% riservato alle micro e piccole imprese.

Saranno poi previsti punteggi aggiuntivi, riserve di quota o incrementi nell'ammontare delle agevolazioni per le aziende che rispettano la parità di genere, ottengono il rating di legalità, assumono persone con disabilità oltre gli obblighi di legge, valorizzano il lavoro giovanile e femminile e sostengono la natalità.

Questi criteri premiali mirano a incentivare comportamenti virtuosi da parte delle imprese, promuovendo al contempo obiettivi di inclusione sociale e sviluppo sostenibile.

Coordinamento costante tra Stato e Regioni

Un aspetto delicato riguarda la ripartizione delle competenze in materia di incentivi tra Stato e Regioni. La bozza del Codice degli Incentivi specifica che la disciplina si applica anche alle Regioni, "nell'ambito dei rispettivi ordinamenti". Ma al tempo stesso riafferma l'autonomia regionale nell'individuazione di incentivi destinati a specifici interventi legati alle particolarità territoriali.

Per evitare sovrapposizioni e garantire un coordinamento efficace tra le politiche di incentivazione statali e regionali, è previsto un Tavolo permanente tra amministrazioni centrali e regionali, con cadenza almeno semestrale. Questo organismo avrà il compito di armonizzare gli indirizzi del Programma Triennale degli Incentivi e di promuovere una sinergia tra i diversi livelli di governo.

La bozza del Codice degli Incentivi prefigura quindi un significativo cambio di paradigma nel sistema di agevolazioni alle imprese. L'addio ai bonus automatici e l'introduzione di nuovi requisiti (come la polizza assicurativa obbligatoria) testimoniano la volontà del governo di razionalizzare e rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse pubbliche. D'altro canto la programmazione triennale, il sistema di valutazione e i criteri di premialità offrono alle imprese maggiori certezze e opportunità di crescita. Incentivando al contempo comportamenti virtuosi in termini di sostenibilità, inclusione e legalità.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


abbattimento interessi mutuo regione Sicilia

Regione Sicilia: contributi a fondo perduto alle MPMI per l'abbattimento degli interessi sui mutui

Irfis FinSicilia ha aperto un bando per contributi a fondo perduto destinati alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) siciliane per l'abbattimento degli interessi sui mutui. La dotazione finanziaria ammonta a 45 milioni di euro. L’obiettivo è sostenere le imprese contro il caro mutui.

Chi può ottenere i contributi della Regione Sicilia per l’abbattimento degli interessi mutuo

Il contributo è rivolto alle MPMI con sede legale in Sicilia che abbiano contratto finanziamenti per investimenti o capitale circolante con banche o intermediari finanziari. I finanziamenti devono essere stati in essere al 1° gennaio 2024 e avere un tasso di interesse nominale annuo sull'ultima rata scaduta nel 2023 non inferiore all'1%.

Come funzionano i contributi per l’abbattimento degli interessi mutuo della Regione Sicilia

L'agevolazione copre il 30% degli interessi corrisposti e pagati entro il 31 marzo 2024, relativi alle rate scadute nel 2023. Il contributo massimo erogabile è di 10.000 euro per impresa.

Come richiedere i contributi per l’ abbattimento interessi mutuo

Le domande per i contributi abbattimento interessi mutuo Regione Sicilia potranno essere presentate a partire dal 12 novembre fino al 12 dicembre 2024 tramite la piattaforma online di Irfis FinSicilia.

Le domande saranno valutate e ordinate in base a un punteggio assegnato considerando il tasso nominale applicato all’ultima rata scaduta nel 2023 e l’ammontare degli interessi per cui si richiede il contributo. L'erogazione dei contributi è prevista entro il primo trimestre del 2025.

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Martina Moretti

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FAQ Piano Transizione 5.0 acconti interconnessione DNSH

FAQ Piano Transizione 5.0: nuovi chiarimenti del GSE su acconti, interconnessione e DNSH

Il GSE ha pubblicato delle nuove FAQ relative al Piano Transizione 5.0, integrandole alle 34 già esistenti e modificandone una precedente. Le nuove FAQ forniscono chiarimenti su vari aspetti del piano, tra cui DNSH, trattrici agricole, modifiche ai progetti, scenario controfattuale, acconti e interconnessione.

L'interconnessione, requisito tecnologico per i beni strumentali 4.0, deve essere realizzata entro la data di completamento del progetto di innovazione (31 dicembre 2025). La documentazione comprovante l'interconnessione, come la perizia tecnica o l'autodichiarazione, dovrà essere trasmessa al GSE entro il 28 febbraio 2026.

Quanto invece ai dubbi sulle modifiche al programma di investimento, sono ammesse modifiche, purché non sostanziali. Modifiche che comportino l'aggiunta di nuove tipologie di beni, impianti di autoproduzione diversi o variazioni al programma di misura dei consumi energetici richiedono la presentazione di una nuova domanda.

In merito invece al complesso tema dello scenario controfattuale per imprese di nuova costituzione, le nuove FAQ del Piano Transizione 5.0 chiariscono che nel caso di imprese di recente costituzione, i consumi energetici sono calcolati individuando almeno tre beni alternativi disponibili sul mercato e calcolando la media dei loro consumi energetici. Questa modalità si applica anche a investimenti in nuovi siti produttivi di imprese esistenti.

Tra i temi caldi trattati dalle nuove FAQ ci sono poi il rispetto del principio DNSH, che è verificato sia in fase ex ante che ex post, e la questione degli acconti per beni strumentali e impianti di autoproduzione. Per quest’ultima tematica, di grande interesse per tutte le imprese che investono nel Piano Transizione 5.0, il GSE ha fornito una risposta che non lascia spazio a dubbi.

A dispetto di quanto si sospettava, non è necessario un acconto separato per ogni singolo investimento. È sufficiente dimostrare il pagamento di almeno il 20% del costo totale degli investimenti in beni strumentali 4.0 e il 20% del costo totale degli impianti di autoproduzione, anche a un solo fornitore per categoria. Per ulteriori dettagli, si consiglia di consultare il sito del GSE.

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bando piemonte valorizzazione risultati attività RSI

Regione Piemonte: in apertura il bando per la valorizzazione dei risultati di RSI

La Regione Piemonte ha aperto un bando per finanziare progetti finalizzati alla valorizzazione dei risultati di attività di Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI). Il bando offre un contributo a fondo perduto alle PMI, incluse le start-up innovative, che intendono implementare innovazioni di processo o di prodotto/servizio derivanti da attività di RSI e che hanno un impatto sostanziale sui processi tecnico-industriali o sui sistemi di offerta dell’impresa.

Beneficiari del bando Piemonte per la valorizzazione dei risultati di attività di RSI

Possono partecipare le micro, piccole e medie imprese, incluse le start-up innovative.

Quali sono i progetti ammissibili del bando Piemonte

I progetti devono prevedere la valorizzazione economica di risultati innovativi ottenuti attraverso attività di RSI. Deve quindi essere previsto un piano di sfruttamento tecnico-industriale, ed eventualmente commerciale, dei risultati di RSI.

Ciò deve concretizzarsi nell’implementazione, all’interno dell’assetto dell’impresa, di innovazioni di processo o di prodotto/servizio.

A tal proposito sono ammissibili sia progetti che prospettano:

  • un investimento iniziale, come la diversificazione della produzione di un’unità locale o l’introduzione di un cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo nell’unità locale presente sul territorio piemontese.
  • una valorizzazione dei risultati ottenuti con l’attività di RSI implementando fasi di ricerca e sviluppo precedentemente condotte dall’impresa. A condizione però che siano caratterizzati da un livello di TRL10 in entrata almeno pari a 8-9.

Come funziona il contributo del bando Piemonte bando valorizzazione risultati RSI

Il bando Piemonte per la valorizzazione dei risultati di attività di RSI prevede la concessione di un contributo a fondo perduto fino a 1.000.000 euro, coprendo una percentuale dei costi ammissibili. L'intensità di aiuto varia a seconda della tipologia di spesa:

  • 20% per investimenti in attivi materiali e immateriali per micro e piccole imprese (10% per le medie imprese);
  • 50% per spese di consulenza.

L'importo minimo del progetto varia in base alla dimensione dell'impresa:

  • 200.000 euro per micro e piccole imprese;
  • 350.000 euro per medie imprese.

Presentazione delle domande bando Piemonte

Le domande possono essere presentate dalle ore 9:00 del 12 novembre 2024 alle ore 12:00 del 13 maggio 2025.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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