Medie imprese del Mezzogiorno

Medie imprese del Mezzogiorno: come è cambiato lo scenario in 25 anni

Il Mezzogiorno italiano, da sempre ricco di potenzialità inespresse, ha visto negli ultimi 25 anni una vera e propria rivoluzione nel panorama delle medie imprese. Questo segmento aziendale, vitale per la crescita economica e sociale del paese, ha dimostrato una straordinaria resilienza e un'inaspettata dinamicità, smentendo stereotipi e luoghi comuni.

Il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere ha analizzato l'evoluzione delle medie imprese nel Mezzogiorno, mettendo in luce i progressi, le sfide e i fattori di competitività che ne hanno guidato lo sviluppo. Vediamo nel dettaglio quali sono i dati dello studio e come ci aiutano a capire il ruolo di queste realtà imprenditoriali nel tessuto economico nazionale.

Come è cambiata l’ubicazione delle medie imprese nel Mezzogiorno

Se un tempo si parlava di Mezzogiorno silente, oggi possiamo tranquillamente dire che le medie imprese hanno contribuito a rompere questo silenzio, affermando la propria presenza in modo capillare. L'analisi della loro distribuzione geografica, nel periodo che va dal 1996 al 2021, evidenzia un'evoluzione significativa.

Nel 1996, le medie imprese del Sud Italia erano concentrate prevalentemente in aree specifiche, spesso legate a contesti industriali tradizionali. La mappa dell'epoca mostrava una densità imprenditoriale minore rispetto ad altre zone del Paese, con la direttrice della via Emilia a fare da traino per la diffusione delle aziende verso sud.

Negli ultimi 25 anni, si è assistito a un progressivo ridimensionamento di questo divario. Le medie imprese del Mezzogiorno hanno registrato una crescita incoraggiante, conquistando nuovi spazi e affermando la propria presenza in modo più uniforme sul territorio. Questo dinamismo è testimoniato anche dai dati relativi alla variazione netta del numero di aziende: il Sud e le Isole hanno visto un incremento di +148 unità, a differenza di altre aree del paese, come il Nord-Ovest, che hanno subito una flessione.

Quali sono le ragioni di questa trasformazione? Sicuramente hanno giocato un ruolo determinante gli incentivi statali, volti a stimolare l'imprenditoria nelle regioni meridionali. Ma non possiamo dimenticare l'intraprendenza, la capacità di adattamento e la resilienza degli imprenditori del Sud.

Il dinamismo delle medie imprese del Mezzogiorno

Sfatando il cliché del Mezzogiorno immobile, le medie imprese del Sud Italia si sono rivelate capaci di una crescita sorprendente. A dimostrarlo sono i dati, che parlano di un dinamismo capace di competere con quello delle altre aree del paese, e in alcuni casi di superarlo.

Prendiamo in esame il fatturato: nel decennio 2012-2021, le medie imprese del Mezzogiorno hanno fatto registrare un incremento del 44,4%, controbilanciando il +40% delle aziende del Centro-Nord. Un dato che smentisce lo stereotipo di un Sud stagnante e poco competitivo, rivelando invece una grinta imprenditoriale pronta a cogliere le sfide del mercato globale.

Particolarmente brillanti sono state le performance delle aziende meridionali operanti in settori specifici come il cartario (+80,1% contro +37,9% del Centro-Nord), il meccanico (+53,8% contro +41,5%) e l'alimentare (+43,7% contro +34,1%). Un successo trasversale, che tocca settori chiave dell'economia italiana e testimonia la capacità delle medie imprese del Sud di innovare, competere e affermarsi anche in contesti complessi.

Da sottolineare è la straordinaria resilienza dimostrata durante la pandemia. Mentre molte aziende del Centro-Nord subivano gli effetti della crisi, le medie imprese del Mezzogiorno hanno retto l'urto, dimostrando una capacità di adattamento e una flessibilità fuori dal comune.

Le sfide delle medie imprese del Mezzogiorno

Nonostante il dinamismo e la resilienza dimostrata, le medie imprese del Mezzogiorno si trovano ad affrontare sfide complesse e articolate, che richiedono soluzioni innovative e un approccio strategico lungimirante. Uno dei nodi principali è rappresentato dal divario di competitività rispetto alle aziende del Centro-Nord.

Nonostante i progressi degli ultimi anni, il rapporto export/fatturato delle medie imprese del Sud rimane inferiore del 14% rispetto a quello delle consorelle settentrionali: il 30% contro 44%. Questo gap è dovuto a una serie di fattori, tra cui la minore propensione all'innovazione, la difficoltà di accesso al credito, la carenza di infrastrutture e la complessità burocratica. A pesare sul bilancio delle aziende del Sud è anche la pressione fiscale, superiore di ben 3 punti rispetto a quella delle altre aree del paese.

Nonostante queste criticità, le medie imprese del Mezzogiorno mostrano una forte volontà di reagire, investendo in innovazione, digitalizzazione e competenze per colmare il divario e affermarsi come realtà imprenditoriali di successo. Quasi la metà (48,6%) ritiene necessario puntare sulla crescita dimensionale per rafforzare la propria posizione competitiva, mentre il 28,6% guarda all'apertura a soci finanziari come strumento per attrarre capitali e competenze manageriali.

Le medie imprese del Mezzogiorno hanno anche compreso l'importanza di investire nei cosiddetti "capitali strategici", leve fondamentali per garantire la competitività e la crescita a lungo termine. Tra questi, il capitale umano si rivela essere il più prezioso. Le aziende del Sud Italia, infatti, attribuiscono un'importanza cruciale alle competenze, alla formazione e alla capacità di attrarre e trattenere i talenti.

Solo il 29% delle MI meridionali non ha adottato nessuna pratica per trattenere i talenti in azienda. E quanto alle misure utilizzate, l’incremento salariale è il primo strumento per trattenere i talenti in azienda (29%), seguito dai benefit aziendali (21%). E i risultati di questo impegno sono evidenti: la quota di medie imprese meridionali che dichiara un aumento del fatturato nel periodo 2023-25 è dal 37% tra quelle che non investono in capitale umano e del 50% tra quelle che invece vi investono.

Transizione green nelle medie imprese del Mezzogiorno: barriere culturali e adesione al paradigma ESG

La transizione ecologica rappresenta una sfida cruciale per l'intero sistema economico globale, e le medie imprese del Mezzogiorno non sono da meno. Nonostante il ritardo accumulato negli anni passati, si sta assistendo a una crescente consapevolezza dell'importanza di adottare modelli di business sostenibili e rispettosi dell'ambiente.

Tuttavia, la strada verso la sostenibilità ambientale nel Mezzogiorno è ancora in salita, e a ostacolarla sono soprattutto barriere di tipo culturale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non sono tanto le difficoltà economiche o burocratiche a frenare la transizione green, quanto la mancanza di una vera e propria cultura della sostenibilità.

Secondo l'indagine del Centro Studi, il 38% delle medie imprese del Sud che non hanno investito in sostenibilità ambientale nel triennio 2023-25 indica nelle barriere culturali il principale ostacolo. Questo dato, significativamente più alto rispetto a quello registrato nelle altre aree del paese, mette in luce la necessità di un'azione incisiva sul piano culturale.

Ciononostante, è incoraggiante notare come il 62,9% delle medie imprese del Mezzogiorno consideri la sostenibilità non una moda passeggera, ma un trend destinato a perdurare e a plasmare il futuro del mercato. In particolare, le medie imprese del Sud si dimostrano particolarmente sensibili al tema dell'ambiente, con l'85,7% delle aziende che ha già intrapreso azioni concrete per migliorare la propria efficienza energetica e il 48,6% che si impegna attivamente sul fronte del risparmio idrico.

Significativo, in questo contesto, è il ruolo della transizione digitale, leva strategica per la crescita delle medie imprese del Mezzogiorno. L'indagine rivela come l'investimento congiunto in tecnologie digitali e capitale organizzativo amplifichi notevolmente l'impatto positivo sulla performance aziendale.

La quota di aziende che prevede un aumento del fatturato nel triennio 2023-25, infatti, passa dal 37% al 64% tra coloro che scelgono di adottare un approccio integrato. A dimostrazione di come la sinergia tra innovazione tecnologica e ottimizzazione dei processi aziendali rappresenti la chiave per sbloccare il potenziale inespresso delle imprese del Sud Italia.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


zes unica

Consiglio dei Ministri: con il Decreto Omnibus disposti 1,6 miliardi in più per la ZES Unica

Il Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2024 ha approvato il Decreto Omnibus, che introduce misure urgenti in ambito fiscale, proroghe di termini normativi e interventi economici significativi. Tra le varie disposizioni, spicca l’importante provvedimento relativo al credito d’imposta per investimenti nella ZES unica.

Il decreto prevede infatti un'ulteriore autorizzazione di spesa di 1,6 miliardi di euro per l'anno 2024. Questo stanziamento si aggiunge agli 1,8 miliardi di euro già stanziati per il finanziamento del credito d’imposta, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124.

Come accedere ai nuovi fondi per la ZES Unica 2024

Le imprese e gli altri operatori economici che hanno già presentato la documentazione necessaria per le agevolazioni ZES Unica potranno accedere alle nuove risorse dal 18 novembre al 2 dicembre 2024. Per farlo dovranno inviare una comunicazione integrativa all'Agenzia delle Entrate. Questa dovrà dimostrare l’avvenuta realizzazione degli investimenti entro il termine del 15 novembre 2024, nonché riportare l'ammontare del credito d'imposta maturato e includere le relative fatture elettroniche.

Il decreto prevede anche che le Regioni possano agevolare gli stessi investimenti utilizzando le risorse dei programmi regionali della politica di coesione europea 2021-2027. Ciò è possibile solo fino al raggiungimento dell'intensità massima consentita dalle normative europee.

Per il momento il provvedimento è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo di che sarà necessaria la successiva conversione in legge. Le risorse saranno effettivamente disponibili per le imprese dopo l’ulteriore pubblicazione di un provvedimento di ripartizione da parte dell’Agenzia delle Entrate per definire le modalità operative.

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Martina Moretti

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Bando Parco Agrisolare 2024 Mezzogiorno

Pubblicato il nuovo bando "Parco Agrisolare" dedicato al Mezzogiorno, domande dal 16 settembre

Il 19 agosto 2024 è stato emanato l'Avviso ai sensi del Decreto del Ministro del 17 aprile 2024 che delinea le modalità di presentazione delle domande per il nuovo bando "Parco Agrisolare" dedicato al Mezzogiorno. Bando che riguarda la realizzazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo, finanziati nell'ambito del PNRR, Missione 2, Componente 1, Investimento 2.2.

L'Avviso prevede un finanziamento complessivo di 250 milioni di euro, grazie alla rimodulazione del PNRR. Le risorse sono dedicate esclusivamente alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Beneficiari del bando “Parco Agrisolare” 2024

Possono partecipare al bando esclusivamente le imprese delle regioni del Mezzogiorno che effettuano investimenti per l'installazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo. Sono finanziabili solo interventi che riguardano il settore della produzione agricola primaria.

Condizioni del contributo bando “Parco Agrisolare”

Il bando “Parco Agrisolare” 2024 dedicato al Mezzogiorno prevede un finanziamento in conto capitale che copre fino all'80% delle spese ammissibili.

Come presentare domanda per il bando “Parco Agrisolare” Mezzogiorno

Le domande di accesso al bando “Parco Agrisolare” devono essere presentate tramite la piattaforma informatica predisposta dal GSE. Le imprese potranno accedere all'Area Clienti della piattaforma per inviare le domande dalle ore 12:00 del 16 settembre 2024 alle ore 12:00 del 14 ottobre 2024.

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Martina Moretti

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Circolare operativa Piano Transizione 5.0

Pubblicata la circolare operativa per il Piano Transizione 5.0: ecco le linee guida per ottenere il credito di imposta

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato la circolare operativa del 16 agosto 2024, n. 25877, contenente le linee guida per l’implementazione del piano Transizione 5.0. Questa circolare, composta da 190 pagine, ha l'obiettivo di fornire chiarimenti tecnici utili per l'applicazione corretta della nuova disciplina agevolativa, e arriva a pochi giorni di distanza dall'apertura della piattaforma GSE. Apertura che consente alle imprese di inviare comunicazioni ex ante e comunicazione intermedia per la prenotazione del credito di imposta 5.0, ma non consente ancora l'ottenimento del beneficio (per cui sono necessarie anche le comunicazioni ex post).

I temi principali della circolare operativa Piano Transizione 5.0

La circolare operativa Piano Transizione 5.0 si suddivide in 9 capitoli e affronta in modo approfondito vari aspetti relativi all’implementazione del piano Transizione 5.0:

  • Determinazione dei risparmi energetici nelle fasi ex ante ed ex post, con un focus sui concetti di "struttura produttiva", "processo produttivo", "processo interessato" dall'investimento e "scenario controfattuale".
  • Esempi numerici specifici per il calcolo della riduzione dei consumi energetici conseguibile in diverse situazioni.
  • Requisiti per gli impianti finalizzati all’autoproduzione destinata all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, con un’attenzione particolare alla metodologia per determinare il fabbisogno energetico della struttura produttiva.
  • Indicazioni per il rispetto del principio DNSH ai sensi del regolamento (UE) 2020/852.
  • Procedure per l’invio e gestione della comunicazione di prenotazione del beneficio.
  • Procedura per la comunicazione di avanzamento del progetto di innovazione.
  • Procedura per la comunicazione di completamento del progetto di innovazione.
  • Modalità di vigilanza e controllo sulle attività.
  • Esempi di calcolo del credito d’imposta spettante relativo a un progetto di innovazione.

Gli scenari contemplati dalla circolare per il calcolo del risparmio energetico

Il risparmio energetico derivante dagli investimenti 5.0 deve essere calcolato sulla base di una misurazione o di una stima, basata sui consumi energetici relativi all’esercizio precedente alla data di avvio del progetto. Nella circolare sono previsti quattro scenari:

  1. Imprese attive e costituite da più di 12 mesi con dati misurati sui consumi energetici: le prestazioni energetiche ex ante devono essere determinate sulla base dei dati disponibili.
  2. Imprese attive e costituite da più di 12 mesi senza dati misurati sui consumi energetici: le prestazioni energetiche ex ante devono essere stimate attraverso l’analisi dei carichi energetici basata su dati tracciabili.
  3. Imprese attive e costituite da meno di 12 mesi (ma almeno da 6 mesi) con dati misurati sui consumi energetici: le prestazioni energetiche ex ante devono essere determinate in base ai dati disponibili.
  4. Imprese di nuova costituzione (attive da meno di 6 mesi) o imprese che nel semestre precedente il progetto di innovazione hanno effettuato sostanziali variazioni nei prodotti/servizi: i consumi energetici dell’esercizio precedente sono determinati tramite lo scenario controfattuale, individuando e/o confrontando i consumi medi annui di almeno tre beni alternativi (individuati per ciascun investimento).

I requisiti per i pannelli fotovoltaici: certificazioni e attestati richiesti dalla circolare

Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, la circolare operativa Piano Transizione 5.0 fornisce dettagli importanti. Anzitutto chiarisce che gli impianti devono essere basati su tecnologie Made in Europe e garantire un certo livello di efficienza.

In attesa del Registro delle tecnologie per il fotovoltaico, che sarà adottato come riferimento ufficiale per i pannelli, i moduli fotovoltaici ammessi alle agevolazioni del Piano Transizione 5.0 devono essere conformi a specifiche norme tecniche, come le CEI EN 61215 e CEI EN 61730. Nonché essere dotati di certificazioni come ISO 9001, ISO 45001 e ISO 14001. È richiesto inoltre un attestato di controllo del processo produttivo in fabbrica per dimostrare l'origine del prodotto.

I moduli allegati alla circolare operativa Piano Transizione 5.0

Nella parte finale della circolare operativa Piano Transizione 5.0 sono allegati i moduli necessari per l’ottenimento delle agevolazioni, tra cui:

  • Delega per l’invio delle comunicazioni;
  • Dichiarazione dati titolare effettivo;
  • Dichiarazione di terzietà del valutatore indipendente;
  • Dichiarazione di terzietà per certificatori contabili;
  • Attestazione di possesso della perizia tecnica asseverata e della certificazione contabile;
  • Modelli di Perizia tecnica asseverata;
  • Schede tecniche DNSH;
  • Certificazione ex ante e ex post;
  • Modelli di relazione tecnica di certificazione ex ante e ex post;
  • Dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà per le comunicazioni preventive, di avanzamento e di completamento del progetto.

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Bandi internazionalizzazione Africa SIMEST 2024

Bandi internazionalizzazione Africa: le misure SIMEST per le imprese italiane

Grazie alle crescenti opportunità di crescita e sviluppo, il mercato africano sta diventando una delle aree di maggiore interesse per le imprese italiane. Tuttavia, affrontare le sfide di internazionalizzazione in Africa richiede strumenti finanziari e di supporto specifici. Per rispondere a queste esigenze, SIMEST ha sviluppato una serie di misure e bandi internazionalizzazione Africa volti a facilitare l'espansione delle aziende italiane in questo mercato strategico.

Le misure per il mercato africano di SIMEST

L’offerta di SIMEST è particolarmente rilevante per le imprese che non solo desiderano esportare o importare prodotti e materie prime strategiche, ma anche per quelle che sono già presenti nei paesi target e cercano di consolidare la loro posizione attraverso investimenti in sostenibilità e digitalizzazione.

Ed è proprio in quest’ottica che le misure per il mercato africano di SIMEST non solo agevolano l'accesso delle imprese italiane a un mercato in crescita, ma offrono anche un sostegno concreto per rafforzare la loro presenza e competitività. Questi strumenti finanziari sono pensati per coprire un ampio spettro di necessità, dalle prime fasi di esplorazione del mercato fino all'espansione e consolidamento della propria attività.

In particolare la Misura Africa di SIMEST rappresenta una risposta puntuale alle esigenze delle aziende, fornendo strumenti finanziari che coprono una vasta gamma di attività. Inclusi gli investimenti in formazione del personale locale e il rafforzamento patrimoniale. Il tutto con condizioni vantaggiose che includono tassi agevolati e una quota di cofinanziamento a fondo perduto, rendendo le iniziative per il mercato africano ancora più accessibili e sostenibili per le PMI italiane.

I nuovi strumenti per le imprese che investono in Africa

Per sostenere le imprese italiane nel loro percorso di internazionalizzazione in Africa, infatti, SIMEST ha introdotto nuovi strumenti finanziari specifici, ampliando e rafforzando l’offerta a disposizione delle imprese e filiere italiane. I nuovi strumenti della Misura Africa sono stati ideati per rispondere alle esigenze delle imprese che vedono nel continente africano un'opportunità di crescita strategica.

Tra le novità più rilevanti, c’è il nuovo strumento “Potenziamento mercati africani”, pensato per le imprese che operano già in Africa o che desiderano entrare in questo mercato. Lanciato il 25 luglio 2024, lo strumento dispone di una riserva di 200 milioni di euro, è dedicato non solo alle aziende esportatrici, ma anche a quelle che importano o che hanno una presenza consolidata nel continente. Sono incluse nella platea le imprese che importano materie prime strategiche.

Un aspetto distintivo di questo bando è l'attenzione riservata alle PMI e alle start-up innovative, nonché alle imprese giovanili e femminili. Imprese che possono accedere a una quota di fondi del 10% riservata appositamente per loro.

Oltre al “Potenziamento mercati africani”, SIMEST ha esteso le spese finanziabili per le imprese che realizzano progetti nel territorio africano, a supporto degli investimenti in formazione del personale locale e del rafforzamento patrimoniale. Tutte le imprese aderenti alla Misura Africa beneficiano poi di un cofinanziamento a fondo perduto che copre fino al 10% delle spese ammissibili. La quota è elevata al 20% per le imprese del Mezzogiorno

Tra gli strumenti dei bandi internazionalizzazione Africa già esistenti, quelli rinnovati per le specifiche delle imprese che operano in Africa sono:

  • “Inserimento mercati”;
  • “Certificazioni e consulenze”;
  • “Fiere ed Eventi”;
  • “E-commerce”;
  • “Temporary Manager”.

Potenziamento mercati africani: come funziona il nuovo bando SIMEST

Lo strumento “Potenziamento mercati africani” rappresenta una delle iniziative più significative di SIMEST per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese italiane nel continente africano. È stato progettato per offrire un supporto finanziario concreto e vantaggioso, rispondendo alle esigenze specifiche delle imprese che operano o desiderano operare in Africa, in un contesto economico che richiede flessibilità e adattabilità.

Offre alle imprese la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati con un tasso dello 0,511%. Il finanziamento copre una vasta gamma di spese, tutte finalizzate al rafforzamento della solidità patrimoniale e alla realizzazione degli investimenti in Africa. Il finanziamento ha una durata di 6 anni e, come già accennato, è prevista una quota a fondo perduto (di entità variabile a seconda delle condizioni dell’impresa).

Lo strumento è rivolto a tutte le imprese italiane che hanno già una presenza stabile in Africa, che esportano o importano materie prime strategiche, o che sono fornitori di imprese con interessi nel continente. Quanto all’importo massimo finanziabile, è pari al 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci, purché non superi una soglia massima che varia in base alla dimensione dell'impresa:

  • 500.000 euro per le micro imprese;
  • 2,5 milioni di euro per le PMI e start-up innovative;
  • 5 milioni di euro per le altre imprese.

Le imprese interessate a partecipare al bando devono accedere al portale SIMEST, attivo dalle ore 09:00 del 25 luglio 2024, per compilare e presentare la richiesta di finanziamento. È essenziale che la domanda sia corredata di tutta la documentazione richiesta, come indicato nella circolare specifica. Tra i documenti da presentare vi sono le informazioni sul legale rappresentante, il titolare effettivo dell'impresa, il contratto di apertura del conto corrente dedicato e lo statuto dell'impresa, tutti firmati digitalmente.

È importante sottolineare che la presentazione della domanda non garantisce automaticamente l'approvazione del finanziamento, poiché questa è subordinata alla disponibilità delle risorse finanziarie e alla positiva valutazione da parte del Comitato Agevolazioni di SIMEST.


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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