Decreto Coesione attesa operatività incentivi assunzioni

Decreto Coesione: ancora in attesa dell'operatività per gli incentivi all'assunzione

Il Decreto Coesione (DL 60/2024) prevede importanti agevolazioni contributive per le aziende che assumono nuovi lavoratori. Le misure, che sono teoricamente entrate in vigore dal 1° settembre 2024, riguardano:

  • Assunzioni di donne;
  • Assunzioni di giovani under 35;
  • Assunzioni di over 35 nella ZES Unica.

Le assunzioni per beneficiare degli incentivi potranno essere effettuate nel periodo compreso tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025. Ciononostante, l'operatività effettiva degli incentivi è ancora in fase di definizione. Mancano infatti alcuni passaggi cruciali:

  • Autorizzazione della Commissione Europea: è necessario il via libera da parte dell'Unione Europea per l'attuazione delle misure.
  • Decreto Attuativo: entro il 5 settembre 2024, il Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, dovrà emanare un decreto che definisca le modalità di attuazione dell'esonero contributivo e i rapporti con l'INPS, ente gestore degli incentivi.
  • Istruzioni INPS: per l’effettiva operatività delle agevolazioni contributive l'INPS dovrà fornire le istruzioni operative per la fruizione dei benefici.

Le imprese rimangono quindi in attesa del completamento dell'iter necessario per l'operatività effettiva degli incentivi.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bando CIM 4.0 per progetti innovativi

Bando CIM4.0 per progetti di innovazione in collaborazione: aperta la terza finestra

È aperta la terza finestra del bando CIM 4.0 per progetti di innovazione del Competence Center CIM4.0, dedicato alla realizzazione di una manifattura sostenibile e digitale. L'obiettivo principale è quello di supportare l'avanzamento della maturità tecnologica di processi, prodotti e servizi innovativi, partendo da un livello di maturità tecnologica (TRL) di 5.

Sono destinatarie del bando le imprese che imprese che intendono sviluppare progetti innovativi. A queste viene offerta la collaborazione e la possibilità di avvalersi delle tecnologie messe a disposizione dal Competence Center, nonché di un finanziamento a fondo perduto. La dotazione finanziaria del bando è di 1.450.000 euro.

Come funziona il contributo del bando CIM 4.0

Il bando offre supporto per lo sviluppo del progetto e un finanziamento a fondo perduto. Finanziamento che può arrivare a 400.000 euro, con un periodo di sviluppo del progetto previsto per 12 mesi.

A chi è rivolto il bando CIM 4.0

Il bando è aperto a tutte le imprese interessate a sfruttare le tecnologie, i servizi e le infrastrutture offerte dal CIM4.0 per sviluppare progetti innovativi. Ai fini dell’accesso al contributo però devono presentare progetti che rientrano in uno dei tre ambiti di intervento previsti dal bando:

  • Industry 4.0: sviluppo di tecnologie e soluzioni innovative per la produzione industriale.
  • Manifattura sostenibile per aerospace: progetti per la realizzazione di processi e prodotti sostenibili nel settore aerospaziale.
  • Manifattura sostenibile per automotive: progetti che mirano a ridurre l'impatto ambientale nella produzione di veicoli e componenti automobilistici.

Quando presentare domanda per il bando CIM 4.0

Le imprese interessate possono già presentare le proprie proposte progettuali per il bando CIM 4.0. La finestra di presentazione va dal 26 agosto fino al 26 settembre 2024. Le proposte devono essere inviate attraverso la piattaforma PICA.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Medie imprese del Mezzogiorno

Medie imprese del Mezzogiorno: come è cambiato lo scenario in 25 anni

Il Mezzogiorno italiano, da sempre ricco di potenzialità inespresse, ha visto negli ultimi 25 anni una vera e propria rivoluzione nel panorama delle medie imprese. Questo segmento aziendale, vitale per la crescita economica e sociale del paese, ha dimostrato una straordinaria resilienza e un'inaspettata dinamicità, smentendo stereotipi e luoghi comuni.

Il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne-Unioncamere ha analizzato l'evoluzione delle medie imprese nel Mezzogiorno, mettendo in luce i progressi, le sfide e i fattori di competitività che ne hanno guidato lo sviluppo. Vediamo nel dettaglio quali sono i dati dello studio e come ci aiutano a capire il ruolo di queste realtà imprenditoriali nel tessuto economico nazionale.

Come è cambiata l’ubicazione delle medie imprese nel Mezzogiorno

Se un tempo si parlava di Mezzogiorno silente, oggi possiamo tranquillamente dire che le medie imprese hanno contribuito a rompere questo silenzio, affermando la propria presenza in modo capillare. L'analisi della loro distribuzione geografica, nel periodo che va dal 1996 al 2021, evidenzia un'evoluzione significativa.

Nel 1996, le medie imprese del Sud Italia erano concentrate prevalentemente in aree specifiche, spesso legate a contesti industriali tradizionali. La mappa dell'epoca mostrava una densità imprenditoriale minore rispetto ad altre zone del Paese, con la direttrice della via Emilia a fare da traino per la diffusione delle aziende verso sud.

Negli ultimi 25 anni, si è assistito a un progressivo ridimensionamento di questo divario. Le medie imprese del Mezzogiorno hanno registrato una crescita incoraggiante, conquistando nuovi spazi e affermando la propria presenza in modo più uniforme sul territorio. Questo dinamismo è testimoniato anche dai dati relativi alla variazione netta del numero di aziende: il Sud e le Isole hanno visto un incremento di +148 unità, a differenza di altre aree del paese, come il Nord-Ovest, che hanno subito una flessione.

Quali sono le ragioni di questa trasformazione? Sicuramente hanno giocato un ruolo determinante gli incentivi statali, volti a stimolare l'imprenditoria nelle regioni meridionali. Ma non possiamo dimenticare l'intraprendenza, la capacità di adattamento e la resilienza degli imprenditori del Sud.

Il dinamismo delle medie imprese del Mezzogiorno

Sfatando il cliché del Mezzogiorno immobile, le medie imprese del Sud Italia si sono rivelate capaci di una crescita sorprendente. A dimostrarlo sono i dati, che parlano di un dinamismo capace di competere con quello delle altre aree del paese, e in alcuni casi di superarlo.

Prendiamo in esame il fatturato: nel decennio 2012-2021, le medie imprese del Mezzogiorno hanno fatto registrare un incremento del 44,4%, controbilanciando il +40% delle aziende del Centro-Nord. Un dato che smentisce lo stereotipo di un Sud stagnante e poco competitivo, rivelando invece una grinta imprenditoriale pronta a cogliere le sfide del mercato globale.

Particolarmente brillanti sono state le performance delle aziende meridionali operanti in settori specifici come il cartario (+80,1% contro +37,9% del Centro-Nord), il meccanico (+53,8% contro +41,5%) e l'alimentare (+43,7% contro +34,1%). Un successo trasversale, che tocca settori chiave dell'economia italiana e testimonia la capacità delle medie imprese del Sud di innovare, competere e affermarsi anche in contesti complessi.

Da sottolineare è la straordinaria resilienza dimostrata durante la pandemia. Mentre molte aziende del Centro-Nord subivano gli effetti della crisi, le medie imprese del Mezzogiorno hanno retto l'urto, dimostrando una capacità di adattamento e una flessibilità fuori dal comune.

Le sfide delle medie imprese del Mezzogiorno

Nonostante il dinamismo e la resilienza dimostrata, le medie imprese del Mezzogiorno si trovano ad affrontare sfide complesse e articolate, che richiedono soluzioni innovative e un approccio strategico lungimirante. Uno dei nodi principali è rappresentato dal divario di competitività rispetto alle aziende del Centro-Nord.

Nonostante i progressi degli ultimi anni, il rapporto export/fatturato delle medie imprese del Sud rimane inferiore del 14% rispetto a quello delle consorelle settentrionali: il 30% contro 44%. Questo gap è dovuto a una serie di fattori, tra cui la minore propensione all'innovazione, la difficoltà di accesso al credito, la carenza di infrastrutture e la complessità burocratica. A pesare sul bilancio delle aziende del Sud è anche la pressione fiscale, superiore di ben 3 punti rispetto a quella delle altre aree del paese.

Nonostante queste criticità, le medie imprese del Mezzogiorno mostrano una forte volontà di reagire, investendo in innovazione, digitalizzazione e competenze per colmare il divario e affermarsi come realtà imprenditoriali di successo. Quasi la metà (48,6%) ritiene necessario puntare sulla crescita dimensionale per rafforzare la propria posizione competitiva, mentre il 28,6% guarda all'apertura a soci finanziari come strumento per attrarre capitali e competenze manageriali.

Le medie imprese del Mezzogiorno hanno anche compreso l'importanza di investire nei cosiddetti "capitali strategici", leve fondamentali per garantire la competitività e la crescita a lungo termine. Tra questi, il capitale umano si rivela essere il più prezioso. Le aziende del Sud Italia, infatti, attribuiscono un'importanza cruciale alle competenze, alla formazione e alla capacità di attrarre e trattenere i talenti.

Solo il 29% delle MI meridionali non ha adottato nessuna pratica per trattenere i talenti in azienda. E quanto alle misure utilizzate, l’incremento salariale è il primo strumento per trattenere i talenti in azienda (29%), seguito dai benefit aziendali (21%). E i risultati di questo impegno sono evidenti: la quota di medie imprese meridionali che dichiara un aumento del fatturato nel periodo 2023-25 è dal 37% tra quelle che non investono in capitale umano e del 50% tra quelle che invece vi investono.

Transizione green nelle medie imprese del Mezzogiorno: barriere culturali e adesione al paradigma ESG

La transizione ecologica rappresenta una sfida cruciale per l'intero sistema economico globale, e le medie imprese del Mezzogiorno non sono da meno. Nonostante il ritardo accumulato negli anni passati, si sta assistendo a una crescente consapevolezza dell'importanza di adottare modelli di business sostenibili e rispettosi dell'ambiente.

Tuttavia, la strada verso la sostenibilità ambientale nel Mezzogiorno è ancora in salita, e a ostacolarla sono soprattutto barriere di tipo culturale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non sono tanto le difficoltà economiche o burocratiche a frenare la transizione green, quanto la mancanza di una vera e propria cultura della sostenibilità.

Secondo l'indagine del Centro Studi, il 38% delle medie imprese del Sud che non hanno investito in sostenibilità ambientale nel triennio 2023-25 indica nelle barriere culturali il principale ostacolo. Questo dato, significativamente più alto rispetto a quello registrato nelle altre aree del paese, mette in luce la necessità di un'azione incisiva sul piano culturale.

Ciononostante, è incoraggiante notare come il 62,9% delle medie imprese del Mezzogiorno consideri la sostenibilità non una moda passeggera, ma un trend destinato a perdurare e a plasmare il futuro del mercato. In particolare, le medie imprese del Sud si dimostrano particolarmente sensibili al tema dell'ambiente, con l'85,7% delle aziende che ha già intrapreso azioni concrete per migliorare la propria efficienza energetica e il 48,6% che si impegna attivamente sul fronte del risparmio idrico.

Significativo, in questo contesto, è il ruolo della transizione digitale, leva strategica per la crescita delle medie imprese del Mezzogiorno. L'indagine rivela come l'investimento congiunto in tecnologie digitali e capitale organizzativo amplifichi notevolmente l'impatto positivo sulla performance aziendale.

La quota di aziende che prevede un aumento del fatturato nel triennio 2023-25, infatti, passa dal 37% al 64% tra coloro che scelgono di adottare un approccio integrato. A dimostrazione di come la sinergia tra innovazione tecnologica e ottimizzazione dei processi aziendali rappresenti la chiave per sbloccare il potenziale inespresso delle imprese del Sud Italia.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


zes unica

Consiglio dei Ministri: con il Decreto Omnibus disposti 1,6 miliardi in più per la ZES Unica

Il Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2024 ha approvato il Decreto Omnibus, che introduce misure urgenti in ambito fiscale, proroghe di termini normativi e interventi economici significativi. Tra le varie disposizioni, spicca l’importante provvedimento relativo al credito d’imposta per investimenti nella ZES unica.

Il decreto prevede infatti un'ulteriore autorizzazione di spesa di 1,6 miliardi di euro per l'anno 2024. Questo stanziamento si aggiunge agli 1,8 miliardi di euro già stanziati per il finanziamento del credito d’imposta, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124.

Come accedere ai nuovi fondi per la ZES Unica 2024

Le imprese e gli altri operatori economici che hanno già presentato la documentazione necessaria per le agevolazioni ZES Unica potranno accedere alle nuove risorse dal 18 novembre al 2 dicembre 2024. Per farlo dovranno inviare una comunicazione integrativa all'Agenzia delle Entrate. Questa dovrà dimostrare l’avvenuta realizzazione degli investimenti entro il termine del 15 novembre 2024, nonché riportare l'ammontare del credito d'imposta maturato e includere le relative fatture elettroniche.

Il decreto prevede anche che le Regioni possano agevolare gli stessi investimenti utilizzando le risorse dei programmi regionali della politica di coesione europea 2021-2027. Ciò è possibile solo fino al raggiungimento dell'intensità massima consentita dalle normative europee.

Per il momento il provvedimento è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo di che sarà necessaria la successiva conversione in legge. Le risorse saranno effettivamente disponibili per le imprese dopo l’ulteriore pubblicazione di un provvedimento di ripartizione da parte dell’Agenzia delle Entrate per definire le modalità operative.

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Martina Moretti

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Bando Parco Agrisolare 2024 Mezzogiorno

Pubblicato il nuovo bando "Parco Agrisolare" dedicato al Mezzogiorno, domande dal 16 settembre

Il 19 agosto 2024 è stato emanato l'Avviso ai sensi del Decreto del Ministro del 17 aprile 2024 che delinea le modalità di presentazione delle domande per il nuovo bando "Parco Agrisolare" dedicato al Mezzogiorno. Bando che riguarda la realizzazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo, finanziati nell'ambito del PNRR, Missione 2, Componente 1, Investimento 2.2.

L'Avviso prevede un finanziamento complessivo di 250 milioni di euro, grazie alla rimodulazione del PNRR. Le risorse sono dedicate esclusivamente alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Beneficiari del bando “Parco Agrisolare” 2024

Possono partecipare al bando esclusivamente le imprese delle regioni del Mezzogiorno che effettuano investimenti per l'installazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo. Sono finanziabili solo interventi che riguardano il settore della produzione agricola primaria.

Condizioni del contributo bando “Parco Agrisolare”

Il bando “Parco Agrisolare” 2024 dedicato al Mezzogiorno prevede un finanziamento in conto capitale che copre fino all'80% delle spese ammissibili.

Come presentare domanda per il bando “Parco Agrisolare” Mezzogiorno

Le domande di accesso al bando “Parco Agrisolare” devono essere presentate tramite la piattaforma informatica predisposta dal GSE. Le imprese potranno accedere all'Area Clienti della piattaforma per inviare le domande dalle ore 12:00 del 16 settembre 2024 alle ore 12:00 del 14 ottobre 2024.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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