piano transizione 5.0

Piano Transizione 5.0: le risposte ai dubbi più comuni

Il Piano Transizione 5.0 offre significative opportunità per le imprese che intendono investire in tecnologie sostenibili e migliorare l’efficienza energetica. Tuttavia, l’accesso agli incentivi richiede un’attenta pianificazione e comprensione delle normative applicabili.

Con l’aggiornamento legislativo recente, sono emerse numerose domande riguardanti l’accesso e l’utilizzo dei nuovi incentivi. In questo articolo, ci proponiamo di chiarire i dubbi più frequenti per supportare le imprese nel loro percorso di modernizzazione industriale e sostenibilità energetica.

Chi può beneficiare degli incentivi 2024 per l’industria 5.0?

Gli incentivi del Piano Transizione 5.0 sono aperti a tutte le imprese, senza distinzione di forma giuridica, dimensione o settore di appartenenza. Tuttavia, sono escluse quelle aziende che si trovano in stato di liquidazione volontaria, fallimento o altre procedure concorsuali, nonché quelle che hanno ricevuto sanzioni interdittive ai sensi delle normative vigenti.

Quali investimenti sono esclusi dall’agevolazione?

Non tutti gli investimenti sono idonei per ricevere gli incentivi del Piano 5.0. Gli investimenti esclusi sono principalmente quelli legati direttamente ai combustibili fossili, alle attività nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE che non rispettano i parametri di riferimento per le emissioni di gas serra, e a quelle attività che producono un elevato quantitativo di rifiuti speciali pericolosi. Inoltre, non sono agevolabili gli investimenti in beni che le imprese possono cedere gratuitamente, come quelli operanti in settori regolati e concessi.

Quando devono essere acquistati i beni per ottenere i contributi?

L’incentivo del Piano Transizione 5.0 si applica ai beni ordinati e consegnati a partire dal 2024 e non a quelli avviati ma prenotati e ordinati già nel 2023. Ma si attendono chiarimenti ulteriori che potrebbero influenzare questa disposizione.

Quali sono i requisiti per riduzione dei consumi e risparmio energetico?

Il Piano Transizione 5.0 impone specifici obiettivi di riduzione dei consumi energetici, che devono essere verificati attraverso una certificazione ex post. La riduzione deve essere calcolata rispetto a uno scenario controfattuale definito dal decreto di attuazione, con particolare attenzione ai consumi energetici e ai possibili risparmi derivanti dall’implementazione di nuovi processi o tecnologie.

Come funzionano gli incentivi per la formazione?

Nel contesto del Piano Transizione 5.0, sono incentivati i costi di formazione del personale. Tali spese sono considerate agevolabili fino al 10% degli investimenti complessivi nei beni strumentali, con un tetto massimo di 300.000 euro. La formazione deve essere erogata da entità riconosciute e approvate nel decreto attuativo, e mira a rafforzare le competenze nelle tecnologie essenziali per la transizione digitale ed energetica dei processi produttivi.

Come eccedere ai contributi per fotovoltaico e le energie rinnovabili?

Il Piano di Transizione Industria 5.0 incentiva l’adozione di tecnologie rinnovabili, come il fotovoltaico, purché i pannelli siano prodotti nell’UE e garantiscano un’efficienza minima del 21,5%.

È disponibile l’elenco ufficiale di fornitori accreditati per gli investimenti in fotovoltaico?

Al momento no. Mentre si attende un elenco ufficiale di fornitori accreditati, i produttori possono temporaneamente autocertificare la conformità dei loro pannelli alle norme stabilite. Nonostante non esista un limite fisso sull’agevolazione legata al fotovoltaico, una norma recente impone una proporzione tra la potenza dell’impianto e le spese agevolabili, influenzando così l’estensione del beneficio.

Come sono verificate le domande per gli incentivi?

Le procedure di accettazione e verifica delle domande di incentivo sono gestite dal GSE, che si assicura della completezza e correttezza formale della documentazione presentata. Questo ente esegue controlli anche a campione, per confermare l’adeguatezza degli investimenti rispetto agli obiettivi di risparmio energetico dichiarati. Una volta che la domanda è ritenuta accettata, a meno di comunicazioni contrarie, si presume che l’azienda possa procedere con l’investimento previsto.

Come utilizzare il credito d’imposta previsto dal Piano Transizione 5.0?

Una volta concluso un investimento conforme ai requisiti del Piano Transizione 5.0, le imprese possono beneficiare del credito d’imposta correlato. Se il credito non viene completamente utilizzato nell’anno corrente, può essere distribuito nei successivi cinque anni. Inoltre, in caso di variazioni del progetto, le aziende sono tenute a notificare il GSE, con la possibilità di ridurre, ma non aumentare, i costi del progetto inizialmente approvato.

Sono previste cumulabilità e compatibilità per gli incentivi destinati all’Industria 5.0?

Il credito d’imposta del Piano Transizione 5.0 non è cumulabile con altri incentivi per i medesimi costi ammissibili, come il credito d’imposta Transizione 4.0 o quelli delle Zone Economiche Speciali. Tuttavia, è possibile integrarlo con altre agevolazioni, rispettando le normative nazionali ed europee, per massimizzare l’efficienza finanziaria degli investimenti effettuati.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Fondo rotativo imprese turistiche FRI-Tur

Ministero del Turismo: apre il Fondo rotativo imprese turistiche

Il Ministero del Turismo ha annunciato il lancio del Fondo rotativo imprese per il sostegno alle imprese e gli investimenti di sviluppo (FRI-Tur). Si tratta di un'iniziativa significativa per il rilancio e lo sviluppo del settore turistico, destinata a supportare un'ampia varietà di attività nel comparto turistico e ricreativo.

Beneficiari del fondo rotativo per le imprese turistiche

Chi può accedere al fondo rotativo imprese turistiche? Le imprese idonee includono quelle alberghiere, agriturismi, le imprese che gestiscono strutture ricettive all'aria aperta. Ma anche stabilimenti balneari, complessi termali, porti turistici, e parchi tematici, compresi i parchi acquatici e faunistici.

Interventi finanziati dal FRI-Tur

Gli interventi finanziabili riguardano principalmente il miglioramento infrastrutturale e tecnologico delle imprese:

  • interventi di incremento dell'efficienza energetica;
  • interventi di riqualificazione antisismica;
  • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo;
  • interventi per la digitalizzazione;
  • rinnovo arredi;
  • realizzazione di piscine termali e acquisto di attrezzature per attività termali.

Il finanziamento può variare da un minimo di 500.000 euro a un massimo di 10.000.000 euro, a seconda del progetto.

Come funzionano le agevolazioni del fondo rotativo imprese turistiche

Gli incentivi concessi dal Fondo rotativo imprese turistiche si articolano in contributi e finanziamenti agevolati al tasso fisso dello 0,50%. Questi ultimi sono associati finanziamenti bancari a tasso di mercato di pari importo e durata. L'entità del sostegno varia in funzione della dimensione dell'impresa e della localizzazione delle unità operative.

Modalità di presentazione della domanda

Le domande possono essere presentate dalle 12:00 del 1° luglio 2024 alle 12:00 del 31 luglio 2024. È necessario utilizzare la procedura informatica messa a disposizione da Invitalia, con la modulistica che sarà disponibile sul sito www.invitalia.it a partire dalle ore 12:00 del giorno 30 maggio 2024.

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Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


Bozza Decreto Coesione Resto al Sud 2.0

Nella bozza del Decreto Coesione la misura Resto al Sud 2.0: contributi a fondo perduto per under 35

Il Decreto Legislativo Coesione, approvato il 30 aprile, introduce una misura agevolativa significativa per il rilancio economico del Mezzogiorno. Nota come Resto al Sud 2.0, la misura è dettagliata all'articolo 18 del decreto, e punta a incentivare la nascita di nuove attività imprenditoriali e professionali nelle regioni del sud Italia.

Come funziona Resto al Sud 2.0

Resto al Sud 2.0 è progettato per supportare la costituzione di nuove iniziative in forma individuale o collettiva. L'agevolazione è rivolta a giovani under 35 che sono in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti.

  • inoccupati, inattivi e disoccupati;
  • condizione di marginalità, di vulnerabilità sociale e di discriminazione, in accordo con quanto stabilito dal Piano nazionale Giovani, donne e lavoro 2021 - 2027;
  • disoccupati che rientrano tra i destinatari delle misure del programma di politica attiva Garanzia di occupabilità dei lavoratori GOL.

Le attività possono essere avviate in diverse forme giuridiche, come società a responsabilità limitata, società cooperativa o studio professionale, e devono essere registrate con partita IVA.

Cosa finanzia la misura Resto al Sud 2.0

Resto al Sud 2.0 prevede supporto alle imprese del Sud Italia tramite:

  • erogazione di servizi di formazione e di supporto alla progettazione preliminare per l’avvio delle attività definita su base territoriale;
  • erogazione di servizi di tutoraggio finalizzati all’incremento delle competenze, per supportare i beneficiari nella realizzazione della nuova iniziativa;
  • concessione di incentivi per l’avvio delle attività.

In particolare gli incentivi di cui sopra si traducono in:

  • Voucher di avvio: un aiuto non rimborsabile concesso in regime dei minimis con importo fino a 40.000 euro per l'acquisto di beni e servizi necessari all'avvio delle attività. Il valore può aumentare fino a 50.000 euro per acquisti in aree specifiche come tecnologia, sostenibilità ambientale o risparmio energetico.
  • Contributi a fondo perduto: per programmi di spesa fino a 120.000 euro, è disponibile un contributo fino al 75% delle spese ammissibili. Fino al 70% per spese oltre i 120.000 euro fino a un massimo di 200.000 euro. In entrambi i casi il contributo è concesso in regime dei minimis.

Voucher e contributi a fondo perduto sono concessi alternativamente. I criteri specifici per la concessione dei contribuiti e le tempistiche per la domanda saranno comunicati nelle prossime settimane con un apposito decreto congiunto del Ministro del Lavoro, del Ministro per gli Affari Europei e del Ministro dell’Economia.

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bando rinnova veicoli regione lombardia

Regione Lombardia: si apre il Bando Rinnova Veicoli 2024-2025

Il Bando Rinnova Veicoli 2024-2025 è stato ufficialmente pubblicato. Come avevamo anticipato in questo articolo, il bando ha l'obiettivo di supportare le micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia nel loro percorso di innovazione ambientale. Sono incentivati la radiazione di veicoli inquinanti e l'acquisto di nuovi veicoli a zero o bassissime emissioni.

Come funziona il Bando Rinnova Veicoli della Regione Lombardia

Il finanziamento totale per il Bando Rinnova Veicoli è di 5.940.000 euro, suddiviso equamente tra gli anni 2024 e 2025, con 2.970.000 euro disponibili per ciascun anno. Questi fondi sono destinati a coprire parte dei costi sostenuti dalle imprese per la sostituzione dei loro veicoli inquinanti - benzina fino ad Euro 2/II incluso o diesel fino ad Euro 5/V incluso - con veicoli ecocompatibili.

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto di entità variabile in base alla categoria e alla classe emissiva dei veicoli acquistati. I contributi maggiori sono attribuiti alle imprese che acquistano veicoli ad emissioni zero.

Come presentare domanda per il Bando Rinnova Veicoli

Per la linea di finanziamento del 2024, le domande possono essere presentate a partire dalle ore 10.00 del 14 maggio 2024 fino alle ore 16.00 del 31 ottobre 2024. Per la linea di finanziamento del 2025, la finestra per la presentazione delle domande del Bando Rinnova Veicoli sarà aperta dalle ore 10.00 del 2 dicembre 2024 fino alle ore 16.00 del 30 settembre 2025.

Aggiornamento: la linea di finanziamento 2024 è stata chiusa per esaurimento fondi, è comunque possibile presentare domanda per la linea di finanziamento 2025.

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cabina di regia fondi europei

Nuova cabina di regia per ottimizzare e accelerare la spesa dei fondi europei

La gestione delle risorse finanziarie provenienti dall'Unione Europea è una nota dolente per l’Italia, che si trova in una situazione di inefficienza nella pianificazione delle spese. Per fronteggiare le sfide legate alla gestione tempestiva e strategica di questi fondi europei, il governo ha introdotto un importante strumento di governance: la nuova cabina di regia. Questa iniziativa mira a ottimizzare e accelerare la spesa dei fondi europei attraverso un approccio coordinato e sinergico.

Come funziona la nuova cabina di regia per i fondi europei

La cabina di regia recentemente istituita rappresenta un meccanismo cruciale per il coordinamento efficace delle risorse finanziarie attribuite all'Italia dall'Unione Europea. Questa entità si avvale della partecipazione diretta dei ministri di settori chiave quali risorse idriche, infrastrutture per il rischio idrogeologico, protezione dell'ambiente, gestione dei rifiuti, trasporti e mobilità sostenibile, energia.

La funzione primaria della cabina di regia è di assicurare che gli investimenti siano non solo coerenti tra i vari livelli di governo — ministeri e regioni — ma anche che siano sinergicamente allineati con le linee guida e le priorità europee.

Avrà quindi il compito di definire le priorità strategiche della piattaforma Step, focalizzata sulla competitività dei settori industriali considerati vitali a livello europeo. Questa piattaforma, infatti, sarà fondamentale per indirizzare gli sforzi e le risorse nei settori più promettenti e necessari per il progresso economico e tecnologico del paese.

Entro tre mesi dalla conversione in legge del decreto, i vari enti coinvolti dovranno presentare al Dpcoe un elenco dettagliato degli interventi prioritari per ciascuno dei settori strategici. Tali piani dovranno includere cronoprogrammi dettagliati, le fonti di finanziamento previste, e obiettivi specifici sia a breve che a lungo termine. Garantendo così una gestione trasparente e misurabile dei progressi.

Il ruolo del Dipartimento per le politiche di coesione (DPCoe) nella gestione dei fondi UE

Il Dipartimento per le politiche di coesione (DPCoe) svolge un ruolo fondamentale all'interno della nuova struttura organizzativa delineata per la gestione dei fondi europei. Questo ente, pur non disponendo di risorse finanziarie aggiuntive, è incaricato di supportare organizzativamente e tecnicamente la cabina di regia, garantendo il monitoraggio rafforzato degli interventi considerati prioritari.

Il DPCoe, quindi, funge da fulcro per la raccolta e l'analisi dei dati relativi all'avanzamento dei progetti finanziati. Compito specifico del Dipartimento è la preparazione di relazioni semestrali, che dovranno essere presentate in due momenti distinti dell'anno, a febbraio e ad agosto.

Attraverso la sua attività di monitoraggio e supporto, assicura la trasparenza e la responsabilità nella spesa dei fondi europei. Aiuta inoltre a prevenire ritardi che potrebbero compromettere l'allocazione e l'utilizzo efficace dei fondi europei.

Gli effetti della riforma su assunzioni e meccanismo di premialità

Una delle conseguenze più significative della riforma per la gestione dei fondi europei riguarda l'impatto sulle risorse umane attraverso il programma nazionale "Capacità per la coesione 2021-2027". Finanziato quasi interamente dalla Commissione Europea, questo programma prevede l'assunzione di migliaia di funzionari destinati a potenziare le amministrazioni incaricate della gestione dei fondi europei.

Parallelamente, la riforma introduce meccanismi di premialità che incentivano le amministrazioni a raggiungere e superare gli obiettivi prefissati. Questi incentivi sono progettati per stimolare una maggiore responsabilità e un impegno concreto nel rispettare i tempi e le modalità di spesa previsti. Allo stesso tempo, il decreto conferisce al governo il potere di intervenire con misure sostitutive nei casi in cui l'inerzia delle amministrazioni locali minacci di portare al disimpegno delle risorse.

Inoltre, la riforma espande la possibilità di utilizzare le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione nazionale (Fsc) per il cofinanziamento dei programmi europei, come il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) e il Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+). Questo non solo aumenta la flessibilità finanziaria, ma anche intensifica l'effetto leva dei fondi europei, massimizzando l'impatto degli investimenti pubblici sullo sviluppo economico e sociale dell'Italia.

In sintesi, queste modifiche non solo aiuteranno l'Italia a rispettare gli impegni presi con l'Unione Europea, ma daranno anche un impulso significativo alla capacità amministrativa, alla trasparenza e alla responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.


Martina Moretti

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