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Nuovo Patent Box: via libera dell’Agenzia delle Entrate

Nuovo Patent Box: via libera dell’Agenzia delle Entrate.

Nuovo Patent Box: via libera dell’Agenzia delle Entrate.

Un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate fissa le disposizioni attuative del nuovo Patent box introdotto dall’art. 6 del DL 146/2, delineando le attività rilevanti, le spese agevolabili e la documentazione da predisporre.

Solo i soggetti titolari di reddito d’impresa, che rivestano la qualifica di investitore, potranno beneficiare della detassazione.

Non rientra nella definizione di investitore il soggetto che, pur essendo titolare del diritto allo sfruttamento economico del bene immateriale agevolabile, non sostiene i costi per effettuare investimenti in attività rilevanti o, comunque, non sopporta il rischio degli investimenti, né acquisisce i benefici delle attività rilevanti.

Quanto alla definizione di attività rilevanti ai fini dell’agevolazione, il provvedimento va a rinviare al decreto MISE del 26 maggio 2020 relativo al credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo.
Rilevano pertanto:

  • Le attività classificabili come ricerca industriale e sviluppo sperimentale ai sensi dell’art. 2 del citato DM;
  • Le attività classificabili come innovazione tecnologica ai sensi dell’art. 3 del DM;
  • Le attività classificabili come design e ideazione estetica ai sensi dell’art. 4 del DM;
  • Le attività di tutela legale dei diritti sui beni immateriali.

Il punto 4 del provvedimento definisce le spese agevolabili cui applicare la maggiorazione del 110%.

A tal fine, si devono considerare agevolabili:

  • Le spese per il personale (dipendente o autonomo), direttamente impiegato nello svolgimento delle attività rilevanti. Per le spese del personale subordinato assume rilevanza la retribuzione, “al lordo di ritenute e contributi previdenziali e assistenziali, comprensiva dei ratei del trattamento di fine rapporto, delle mensilità aggiuntive, delle ferie e dei permessi, relativa alle ore o alle giornate impiegate nelle attività rilevanti svolte nel periodo d’imposta, incluse le eventuali indennità di trasferta erogate al lavoratore in caso di attività ammissibili svolte fuori sede”.

La lett. a) del punto 4.1 del provvedimento individua proprio queste spese Le successive lettere individuano:

  1. Le quote di ammortamento, la quota capitale dei canoni di locazione finanziaria, i canoni di locazione operativa e altre spese relative ai beni mobili strumentali e ai beni immateriali utilizzati nello svolgimento delle attività agevolate;
  2. Le spese per servizi di consulenza e servizi equivalenti inerenti esclusivamente alle attività rilevanti;
  3. Le spese per materiali, forniture e altri prodotti analoghi impiegati sempre nelle attività di ricerca e sviluppo;
  4. Le “spese connesse al mantenimento dei diritti su beni immateriali agevolati, al rinnovo degli stessi a scadenza, alla loro protezione, anche in forma associata, e quelli relativi alle attività di prevenzione della contraffazione e alla gestione dei contenziosi finalizzati a tutelare i diritti medesimi”.

Il provvedimento interviene anche sulle modalità di calcolo della maggiorazione del 110% delle spese agevolate, le quali sono imputate a ciascun periodo d’imposta in applicazione del principio di competenza, “indipendentemente dai regimi contabili e dai principi contabili adottati dall’impresa, nonché dall’eventuale capitalizzazione delle stesse”.
Pertanto, la super deduzione opera immediatamente e non segue le vicende contabili dei costi sostenuti, probabilmente anche quando la maggiorazione si rifà alle spese sostenute nei periodi d’imposta precedenti a quello in cui viene ottenuto il titolo di privativa.

Inoltre, il provvedimento indica la documentazione idonea ai fini della disapplicazione delle sanzioni nel caso in cui venga recuperata in tutto o in parte la maggiorazione dedotta.
A tal fine, va predisposto un documento articolato in due sezioni:

  • La prima che descrivere nel dettaglio il soggetto che fruisce dell’agevolazione;
  • La seconda, invece, volta a circostanziare la base di calcolo dell’agevolazione e quindi le spese rilevanti.

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parco agrisolare

Parco Agrisolare: decreto attuativo e avviso pubblico in arrivo nel 2022

Parco Agrisolare: decreto attuativo e avviso pubblico in arrivo.

Parco Agrisolare: decreto attuativo e avviso pubblico in arrivo.

Il progetto Parco Agrisolare potrebbe finalmente essere sul punto di avvio.

Il lavoro sul decreto attuativo è stato ultimato dal Ministero delle politiche agricole, sarà inoltre assegnata al GSE la gestione dell’iniziativa.

L'intenzione, confermata dal ministro Patuanelli, è quella di pubblicare l’invito a presentare proposte già a marzo di quest’anno. Si è svolto presso le Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato, un lungo intervento dedicato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), durante il quale Patuanelli ha esaminato lo stato d avanzamento degli interventi in carico al suo dicastero.

“Il PNRR rappresenta una grande occasione per la crescita del nostro Paese”, ha dichiarato il ministro. “Noi abbiamo cercato di lavorare implementando poche misure che possano incidere profondamente su questo mondo e […] che vadano a risolvere definitivamente quei problemi su cui insistiamo con le risorse del Piano”. 

Parco Agrisolare: il fotovoltaico in agricoltura.

Il progetto Parco Agrisolare fa parte del contesto del PNRR.

Questa iniziativa punta ad incentivare l’installazione di moduli fotovoltaici in agricoltura senza consumo del suolo.

In particolare, da progetto è prevista la solarizzazione degli edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale.

Il fine dell'intervento è di riuscire a ricoprire di pannelli solari ben 4,3 milioni di metri quadrati. Una superficie che dovrebbe corrispondere a circa 430 MW di nuova capacità elettrica verde. 1,5 miliardi di euro sono le risorse investite da PNRR nel progetto.

Tuttavia, siamo ancora in attesa delle regole attuative.

È prossimo all’invio alla Conferenza Stato-Regioni il decreto ministeriale che definisce le modalità applicative della misura”, ha affermato Patuanelli. Il provvedimento conterrà le indicazioni rispetto alla massima spesa e potenza finanziabili, così come le tipologie di contributo in conto capitale per l’investimento. “Come ho detto sempre non vogliamo trasformare in aziende energetiche le aziende agricole ma dobbiamo dare un supporto al reddito degli agricoltori italiani. In un momento del costo dell’energia rappresenta una vera criticità di tutti i sistemi produttivi, l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia da parte delle Pmi dell’agroalimentare italiano è un obiettivo che non possiamo assolutamente fallire”.

“Nel mese di marzo saremo in grado di pubblicare l’invito a presentare proposte per i programmi di investimento, nel pieno rispetto della scadenza fissata al primo trimestre del 2022”. 

Entro la fine del 2022, almeno il 30% delle risorse finanziarie assegnate a questo investimento verranno erogate ai beneficiari, per poi raggiungere il 100% entro la fine del 2024.

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pmi

PMI e tecnologie 4.0: in arrivo 678 milioni per investimenti e risparmio energetico

PMI e tecnologie 4.0: in arrivo 678 milioni per investimenti e risparmio energetico.

PMI e tecnologie 4.0: in arrivo 678 milioni per investimenti e risparmio energetico.

Un nuovo regime di aiuti di 678 milioni di euro è stato istituito dal ministro dello sviluppo economico al fine di supportare gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane nella messa in atto di progetti innovativi che si leghino a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico.

Questo è previsto dal decreto firmato dal titolare del Mise che va a disciplinare i finanziamenti garantiti dal programma d'investimento europeo React-Eu e dai fondi di coesione.

Afferma Giorgetti "Da ministro dello sviluppo economico è mio dovere tutelare le imprese italiane, individuando tutte le risorse e gli strumenti necessari per sostenere gli investimenti in progetti innovativi che mirano anche a ridurre l'impatto energetico sui processi produttivi. E’ questa un'altra importante linea d'azione da perseguire per fronteggiare, in un'ottica di medio e lungo periodo, il caro bollette".

"La capacità del nostro sistema imprenditoriale di rimanere competitivo sui mercati - aggiunge il ministro - passa infatti dall'ammodernamento degli impianti attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie che, oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, devono favorire sviluppo e occupazione".

In particolare, i finanziamenti previsti dal nuovo regime di aiuti sono destinati:

  • Per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro - Nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Umbria e Province Autonome di Bolzano e di Trento);
  • Per circa 428 milioni sono previsti per quelli nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna). Di queste risorse, una quota pari al 25% è destinata ai progetti proposti dalle micro e piccole imprese.

Ogni investimento innovativo avrà un importo massimo agevolabile non superiore a 3 milioni di euro e dovrà essere finalizzato ad una trasformazione digitale dell'attività manifatturiera delle Pmi grazie al supporto di tecnologie abilitanti individuate dal piano Transizione 4.0.

I progetti che mirano a favorire l'economia circolare, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico godranno di un particolare booster.

Le imprese che sceglieranno di richiedere l’agevolazione dovranno essere in possesso del seguente requisito fondamentale:

  • Non dovranno aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che realizzi prodotti o servizi oggetto dell’investimento, impegnandosi a non farlo anche fino ai 2 anni successivi al completamento dell’investimento stesso.

Le agevolazioni verranno concesse utilizzando le possibilità offerte dal Temporary framework comunitario.

La Corte dei Conti provvederà alla registrazione del decreto.

Tempistiche di presentazione delle domande.

Le PMI che vorranno beneficiare delle agevolazioni, potranno presentare domanda nei termini e nelle modalità che verranno definite con un successivo provvedimento ministeriale.

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Fondi UE

Fondi Ue: 2 mln di euro all'Emilia-Romagna per sviluppo sostenibile, lavoro e inclusione sociale

Fondi Ue: 2 mln di euro all'Emilia-Romagna per sviluppo sostenibile, lavoro e inclusione sociale.

Fondi Ue: 2 mln di euro all'Emilia-Romagna per sviluppo sostenibile, lavoro e inclusione sociale.

Sono stati approvati i programmi dei fondi strutturali 2021-2027. Le risorse stanziate superano i 2 miliardi di euro, con 780 milioni in più rispetto ai sette anni precedenti.

La programmazione dei Fondi europei per il 2021-2027 parte in Emilia Romagna, dai firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima, dopo un confronto con gli Enti locali e con il partenariato economico-sociale.

La regione punta ad investire su:

  • Trasformazione ecologica e digitale;
  • Inclusione sociale;
  • Piena parità di genere;
  • Protagonismo delle nuove generazioni;
  • Attenuamento delle disuguaglianze territoriali.

I programmi potrebbero essere approvati dalla Commissione Europea già nei prossimi mesi.

Per entrambi i programmi la quota Ue è pari a 409.685.857 euro, a cui si aggiunge quella nazionale e regionale di 614.528.605 euro: dunque, 1.024.214.641 euro per ciascun fondo, per un totale di totale di 2.048.429.283 euro.

Per progetti green oriented, finalizzati alla lotta al cambiamento climatico, saranno stanziati 307 milioni di euro, quasi un terzo delle risorse Fesr.

All'occupazione giovanile e femminile, invece, saranno destinati il 50% di quelle delle risorse del Fse+, circa 502 milioni di euro, mentre almeno il 10% di tutti fondi dovrà coprire quei progetti che sono finalizzati al supporto dei territori più fragili.

Il Fondo FESR: cosa finanzia.

Le risorse che saranno indirizzate alla lotta al cambiamento climatico, ritroviamo questa ripartizione:

  • 530 milioni di euro a innovazione, ricerca e competitività;
  • 303 milioni a sostenibilità, decarbonizzazione, biodiversità e resilienza;
  • 40 milioni a mobilità sostenibile e qualità dell’aria;
  • 120 milioni ad attrattività, coesione e sviluppo territoriale;
  • 31,2 milioni sono riservati alla gestione del programma.

Il Fondo FSE+: cosa finanzia.

I 502 milioni delle risorse che saranno destinati all’occupazione giovanile e femminile, includeranno:

  • 340 mln di euro per l’occupazione giovanile;
  • 202 milioni per istruzione e formazione;
  • 288 milioni all’inclusione sociale.

Ammontano a 32,2 milioni di euro le risorse destinate alla gestione del programma.

Priorità previste dai due programmi.

Entrambi i programmi mettono in campo azioni che seguono le principali strategie europee e nazionali, attuando concretamente sul territorio dei progetti che seguono la politica di coesione, specialmente in allineamento con il PNRR.

I programmi condividono le seguenti priorità, che delineano nei bandi specifiche premialità:

  • L'attenzione al protagonismo delle nuove generazioni;
  • Il contrasto alle diseguaglianze di genere;
  • La piena partecipazione dell’intero territorio alla realizzazione degli obiettivi, incentivando il protagonismo delle comunità, comprese quelle più periferiche, per ricucire le diseguaglianze e generare uno sviluppo inclusivo;
  • La semplificazione delle procedure e degli adempimenti per l’accesso alle opportunità e ai servizi da parte di cittadini e imprese, come sancito dal Patto per la Semplificazione appena sottoscritto nell’ambito del Patto per il Lavoro e per il Clima.

Il 10% dei fondi sarà invece destinato alle aree interne e montane.

Fesr e Fse+ contribuiranno, inoltre, alla messa in atto di un piano di sviluppo territoriale che vede un percorso di integrazione, tra:

  • Le aree urbane, con le città capoluogo di provincia per la prima volta affiancate dalle città medie e dalle Unioni di Comuni più avanzate, Carpi con l’Unione Terre d’argine, Imola col suo circondario, l’Unione della Romagna faentina e l’Unione della Bassa Romagna);
  • Le aree interne e montane, estese anche a tutto il territorio dell’Appennino, da Rimini a Piacenza; aree queste ultime che godranno di una riserva Per quanto riguarda la costa emiliano-romagnola, l’asse del Po e la bassa pianura padana sono previsti degli interventi specifici di valorizzazione territoriale.

Infine, è inoltre inclusa una attività di sostegno a favore degli Enti locali che promuovano e mettano in atto strategie territoriali integrate ed interventi di sviluppo locale.

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tax credit competenze manageriali

Tax credit competenze manageriali: comunicazioni fino al 28 febbraio

Tax credit competenze manageriali: comunicazioni fino al 28 febbraio.

Tax credit competenze manageriali: comunicazioni fino al 28 febbraio.

Il DM 19 novembre 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 febbraio 2022 n. 33, ha definito le disposizioni applicative del credito d’imposta introdotto dall’art. 1 commi da 536 a 539 della L. 30 dicembre 2020 n. 178.

L'obiettivo è quello di supportare l’investimento in capitale umano all'interno di quei settori strategici per lo sviluppo economico e sociale italiano e incentivare l’inserimento di neolaureati nel sistema produttivo.

Per accedere al credito d’imposta le imprese dovranno essere residenti nel territorio dello Stato, e sostenere finanziariamente, tramite donazioni, effettuate nell’anno 2021 o nell’anno 2022, nella forma di borse di studio, iniziative formative finalizzate allo sviluppo e all’acquisizione di competenze manageriali, promosse da università pubbliche e private, da istituti di formazione avanzata o da scuole di formazione manageriale pubbliche e private.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca provvederà a verificare l’ammissibilità dell'agevolazione.

A tal proposito, le università pubbliche e private, gli istituti di formazione avanzata, le scuole di formazione manageriale pubbliche o private dovranno comunicare al Ministero dell’Università e della Ricerca le iniziative ammissibili, deliberate e sostenute da donazioni effettuate nel 2021 o da donazioni effettuate nel 2022, sotto forma di borse di studio, finalizzate all’acquisizione di competenze manageriali.

Le comunicazioni dovranno essere inviate al Ministero entro il 28 febbraio 2022e per le donazioni ricevute nel 2022, entro il 28 febbraio 2023.

La conformità dei percorsi formativi erogati e sostenuti dalle donazioni sarà verificata dal Ministero nel rispetto dei requisiti previsti e, verificata la corrispondenza tra la donazione di ogni singola impresa e la destinazione ai fini del sostegno delle iniziative formative focalizzate sullo sviluppo e sull’acquisizione di competenze manageriali, sarà emanato un decreto di individuazione delle imprese alle quali sarà concessa la richiesta per il credito d’imposta per le donazioni effettuate, per ciascun anno di riferimento.

Il contributo sarà concesso, nel limite delle risorse stanziate:

  • Fino al 100% per le piccole e micro imprese;
  • Fino al 90% per le medie imprese;
  • Fino all’80% per le grandi imprese dell’importo delle donazioni effettuate fino all’importo massimo di 100.000 euro annui, nell’anno 2021 o nell’anno 2022.

Le imprese, presentando al MUR richiesta di accesso all’agevolazione, saranno chiamate a presentare tutti i documenti giustificativi necessari.

Il Ministero predisporrà l’elenco dei soggetti ammessi a fruire dell’agevolazione e, prima di comunicare ai soggetti beneficiari la concessione dell'agevolazione, lo trasmetterà all’Agenzia delle Entrate.

Le imprese possono comunque accedere all’agevolazione nel rispetto dei Regolamenti in materia di aiuti “de minimis”.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, a decorrere dal quindicesimo giorno successivo a quello in cui è stata data comunicazione al beneficiario del riconoscimento del credito da parte del Ministero.

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