Sicilia 2026: attive le prime 2 misure della Legge di Stabilità Regionale
Irfis-FinSicilia ha pubblicato i primi due avvisi del pacchetto incentivi 2026 della Regione Sicilia, dando concreta attuazione agli articoli 1 e 2 della legge di stabilita regionale 2026-28. Si tratta di 200 milioni di euro complessivi, parte di un piano piu ampio da 239 milioni articolato in sei linee di intervento, pensato per sostenere occupazione stabile, nuovi investimenti e competitività del tessuto produttivo isolano.
Le due misure si rivolgono alle imprese private con almeno un'unita produttiva in Sicilia e prevedono contributi calcolati in percentuale sul costo annuale del personale, con percentuali maggiorate per le aziende che investono in welfare, sostenibilità e inclusione. Per un quadro più ampio sulle opportunità aperte sull'Isola e sulle modalità di accesso ai fondi regionali è utile consultare anche la guida dedicata ai migliori bandi regionali del momento.
Incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato: 150 milioni di euro
La misura cardine del pacchetto stanzia 150 milioni di euro per le imprese che effettuano assunzioni a tempo indeterminato a decorrere dal 9 gennaio 2026, data di pubblicazione della legge finanziaria regionale. L'obiettivo dichiarato e quello di promuovere l'occupazione stabile, ridurre la precarietà e rafforzare il reddito delle famiglie siciliane, con effetti positivi attesi anche sulla domanda interna e sulla fiducia delle imprese.
Il contributo riconosciuto può arrivare fino al 10% del costo annuale del personale assunto, con una maggiorazione fino al 15% per le aziende che adottano strumenti di welfare aziendale, applicano criteri Esg, investono in sicurezza sul lavoro o riducono l'orario settimanale a 35 ore a parità di salario. La quota maggiorata si applica inoltre alle assunzioni di donne e di over 50 disoccupati da almeno due anni, con una particolare attenzione ai segmenti più fragili del mercato del lavoro.
Le finestre temporali per la presentazione dell'istanza di contributo sono state cosi articolate:
- per l'esercizio 2026: dal 7 maggio 2026 ore 12:00 al 31 dicembre 2026 ore 12:00
- per l'esercizio 2027: dal 4 gennaio 2027 ore 12:00 al 31 dicembre 2027 ore 12:00
- per l'esercizio 2028: dal 3 gennaio 2028 ore 12:00 al 29 dicembre 2028 ore 12:00
Incentivi per le assunzioni connesse a progetti di investimento iniziale: 50 milioni di euro
La seconda misura destina 50 milioni di euro alle aziende che avviano in Sicilia nuovi progetti di investimento iniziale. L'intervento mira a sostenere programmi di crescita e ammodernamento del sistema produttivo, con un'attenzione particolare a innovazione, competitività e sviluppo dimensionale delle imprese, in linea con le strategie di rilancio del Mezzogiorno.
In questo caso il contributo, sempre fino al 10% del costo del lavoro, e calcolato sui costi salariali dei nuovi posti di lavoro creati grazie al programma di investimento, in un arco temporale di due anni. Si tratta di una leva utile a coniugare crescita produttiva e generazione di occupazione qualificata, in un'ottica di sviluppo strutturale del territorio.
Le scadenze per la presentazione delle domande sono cosi definite:
- per l'esercizio 2026: dal 21 maggio 2026 ore 12:00 al 31 dicembre 2026 ore 12:00
- per l'esercizio 2027: dal 4 gennaio 2027 ore 12:00 al 31 dicembre 2027 ore 12:00
- per l'esercizio 2028: dal 3 gennaio 2028 ore 12:00 al 29 dicembre 2028 ore 12:00
South working: misura in arrivo per riportare in Sicilia i lavoratori da remoto
E già stata annunciata l'attivazione (nelle prossime settimane) della misura collegata all'Articolo 3 del pacchetto di incentivi, dedicato al South working, che stanzia 18 milioni di euro per favorire l'attrazione e il rientro in Sicilia di lavoratori da remoto. L'obiettivo è duplice: arricchire il capitale umano locale e rafforzare la vitalità economica dei territori, agendo su un fenomeno che negli ultimi anni ha ridisegnato le geografie del lavoro qualificato.
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Fonte: Irfis-FinSicilia - www.irfis.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Esodati Transizione 5.0: con il DL 'carburanti bis' il credito d'imposta sale dal 35% all'89,77%
Una svolta importante per le 7.417 imprese rimaste escluse dal Piano Transizione 5.0: il DL 3 aprile 2026 n. 42, noto come decreto 'carburanti bis' e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 78, modifica l'articolo 8 del DL 27 marzo 2026 n. 38 (DL fiscale) portando il credito d'imposta riconosciuto agli 'esodati' dal 35% all'89,77% dell'importo richiesto. Una correzione attesa da migliaia di aziende che, pur avendo presentato comunicazioni preventive nei termini, erano rimaste senza copertura per esaurimento delle risorse stanziate.
Cosa cambia per le imprese esodate: dal 35% all'89,77%
Il nuovo credito d'imposta è ora previsto in misura pari all'89,77% dell'ammontare richiesto con le comunicazioni preventive trasmesse dal 7 al 27 novembre 2025. Il beneficio si applica con riferimento agli investimenti relativi agli allegati A e B alla L. 232/2016 e alle spese di formazione del personale. Rispetto alla prima versione del decreto fiscale, viene meno il riferimento alle spese sostenute per adempiere agli obblighi di certificazione, che trovano ora una disciplina specifica e separata. Per un quadro completo delle misure dedicate alle imprese escluse, è utile consultare l'approfondimento su Transizione 5.0 e i 1,5 miliardi annunciati per gli esodati.
Risorse finanziarie: 1.302,3 milioni di euro per il 2026
Il nuovo credito d'imposta spetta nel limite di spesa di 1.302,3 milioni di euro per l'anno 2026, a valere sulle risorse previste dall'art. 1, comma 770, della Legge di Bilancio. Si tratta di un forte incremento rispetto ai 537 milioni di euro inizialmente stanziati, una scelta che testimonia l'attenzione del legislatore verso le imprese rimaste fuori dalla copertura iniziale.
Tempistiche e modalità di fruizione
Il comma 2 dell'art. 8 del DL fiscale non viene modificato, pertanto restano fermi i passaggi operativi già delineati. In particolare:
- entro il 30 aprile 2026 il GSE comunicherà ai soggetti interessati il credito d'imposta utilizzabile;
- la fruizione avverrà in un'unica quota tramite presentazione del modello F24;
- l'utilizzo è ammesso decorsi 5 giorni dalla comunicazione del credito utilizzabile;
- il termine ultimo per la presentazione dell'F24 è il 31 dicembre 2026.
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Il nuovo contributo ad hoc per autoproduzione e certificazioni
Una delle principali novità introdotte dal DL 42/2026 è il nuovo comma 3-bis all'art. 8 del DL 38/2026, che riconosce alle imprese esodate un contributo ad hoc concesso in proporzione alle spese risultanti dalle comunicazioni preventive sostenute per due specifiche tipologie di intervento:
- investimenti in impianti finalizzati all'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, comprese le spese per i sistemi di accumulo dell'energia prodotta, nel rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm);
- certificazioni relative alla documentazione contabile e quelle necessarie alla dimostrazione della riduzione dei consumi energetici e della conformità al principio DNSH, rilasciate da soggetti abilitati.
Il contributo non può eccedere, per ciascuna istanza, l'ammontare del credito d'imposta richiesto con le comunicazioni preventive per le medesime spese. Per un quadro più ampio sulle misure a sostegno dell'autoproduzione energetica delle imprese, è disponibile la guida agli incentivi MIMIT 2025 per l'autoproduzione di energia rinnovabile.
Limiti di spesa pluriennali e modalità di erogazione
Il contributo ad hoc opera entro precisi limiti di stanziamento pluriennale:
- 57,7 milioni di euro per l'anno 2026;
- 80 milioni di euro per l'anno 2027;
- 60 milioni di euro per l'anno 2028.
All'erogazione del contributo provvede il MIMIT sulla base delle informazioni fornite dal GSE in relazione alle spese effettivamente sostenute, secondo le modalità individuate con apposito decreto ministeriale. Le disposizioni si applicano nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, garantendo così la piena compatibilità del beneficio con il quadro comunitario.
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Copertura complessiva: 4,25 miliardi spesi dallo Stato
Con le modifiche introdotte dal DL 42/2026, la somma complessivamente spesa dallo Stato per il Piano della transizione digitale ed ecologica sale a 4,25 miliardi di euro, a fronte dei 4,40 miliardi che sarebbero stati necessari per una copertura completa al 100% delle richieste. Un risultato che, pur non azzerando completamente il gap, riduce sensibilmente lo scarto tra fabbisogno e risorse, dando una risposta concreta alle imprese che avevano regolarmente avviato i propri progetti di innovazione.
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Fonte: Eutekne

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Credito d'imposta ZES Unica Agricoltura esteso a Marche e Umbria: cosa cambia per le imprese del settore
Il Credito d'imposta ZES Agricoltura 2026 è stato esteso anche alle imprese agricole, della pesca e dell'itticoltura delle Regioni Marche e Umbria. La novità, attesa da mesi dagli operatori del settore, arriva grazie all'aggiornamento dei modelli dichiarativi predisposti dall'Agenzia delle Entrate in raccordo con i Ministeri competenti, evitando così la necessità di nuovi interventi normativi. Si tratta di un'opportunità rilevante per le aziende agricole e ittiche dei due territori, finora escluse dalla misura prorogata dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, artt. 462-466).
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Quadro normativo: la proroga della Legge di Bilancio 2026
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha previsto, agli articoli 462-466, la proroga del credito d'imposta ZES Unica Agricoltura per l'anno in corso. La norma, tuttavia, non contemplava espressamente le Regioni Marche e Umbria fra i territori beneficiari, a differenza di quanto stabilito per il Credito d'imposta ZES Unica 2026-2028, per cui l'estensione era invece prevista in modo esplicito. La situazione ha generato incertezza fra gli operatori dei due territori, che si vedevano esclusi pur in presenza delle medesime esigenze produttive del Mezzogiorno.
Beneficiari della misura
Possono accedere al credito d'imposta le seguenti categorie di soggetti operanti nelle Marche e in Umbria, oltre alle Regioni del Mezzogiorno già incluse:
- Imprese agricole che effettuano investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive
- Imprese della pesca marittima e nelle acque interne
- Imprese dell'itticoltura e dell'acquacoltura
- Micro, piccole e medie imprese dei comparti agricolo, forestale e ittico
Come è stata risolta la questione: aggiornamento dei modelli
L'inclusione delle imprese marchigiane e umbre è stata resa possibile grazie all'aggiornamento dei modelli predisposti dall'Agenzia delle Entrate, realizzato in raccordo con i Ministeri competenti. La questione si è quindi risolta in via puramente amministrativa, senza la necessità di ulteriori passaggi normativi. Un esito positivo che consente alle aziende dei due territori di presentare la comunicazione secondo le tempistiche e modalità già previste dalla disciplina nazionale.
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Modalità operative: comunicazione e comunicazione integrativa
Per accedere all'agevolazione le imprese devono trasmettere all'Agenzia delle Entrate la comunicazione prevista, utilizzando i modelli aggiornati che ora includono anche Marche e Umbria. È inoltre disponibile la comunicazione integrativa, utile per rettificare o integrare i dati già trasmessi. Per approfondire scadenze e adempimenti operativi è utile consultare le indicazioni sui modelli per la richiesta del credito d'imposta ZES, che illustrano nel dettaglio la procedura. In allegato ai provvedimenti dell'Agenzia sono disponibili i modelli e le istruzioni aggiornati.
Cosa cambia per le imprese di Marche e Umbria
L'estensione del Credito d'imposta ZES Agricoltura 2026 alle due Regioni rappresenta un'opportunità significativa per il tessuto produttivo locale. Le aziende potranno pianificare nuovi investimenti in beni strumentali, ammodernamento degli impianti, macchinari e infrastrutture produttive, beneficiando di un contributo che incide concretamente sui costi sostenuti. Il provvedimento conferma l'attenzione delle istituzioni verso il comparto primario e verso territori che, pur non rientrando tradizionalmente nel perimetro del Mezzogiorno, presentano comunque esigenze di sviluppo e competitività.
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Fonte: www.regione.marche.it

Martina Moretti
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Cultura Cresce: incentivi per le imprese culturali del Mezzogiorno
La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha lanciato l’avviso pubblico Cultura Cresce, un importante incentivo per le imprese culturali e creative del Mezzogiorno. Con una dotazione finanziaria di 151.710.000,00 euro, l’iniziativa si inserisce nel Programma Nazionale Cultura 2021-2027 e mira a sostenere le micro, piccole e medie imprese nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La misura è gestita da Invitalia.
Chi può partecipare al bando Cultura Cresce
L’intervento è stato pensato per assicurare il rafforzamento delle imprese culturali e creative esistenti, incoraggiarne di nuove e promuovere la creazione di nuova occupazione. L’obiettivo è stimolare nel tempo un mercato culturale e creativo più solido, supportando nuovi progetti, prodotti e iniziative. L’efficacia della misura sarà valutata attraverso specifici indicatori, come il numero di posti di lavoro creati, l’aumento del fatturato delle imprese beneficiarie e il numero di imprese sostenute tramite sovvenzioni.
Le linee di intervento di Cultura Cresce
Il bando Cultura Cresce si articola in tre diverse linee di intervento, pensate per rispondere a esigenze specifiche all’interno della filiera culturale e creativa. I progetti imprenditoriali devono rientrare in una delle seguenti categorie:
- Capo A – Consolidamento: dedicato alle imprese costituite da oltre cinque anni (incluse le imprese sociali) che operano nel settore culturale e creativo, supportandone la crescita e il posizionamento competitivo.
- Capo B – Nuove imprese: rivolto ai team di persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa e alle imprese costituite da non oltre cinque anni che svolgono attività culturali e creative.
- Capo C – Terzo Settore: destinato a imprese sociali, soggetti del Terzo Settore, associazioni e fondazioni costituiti da almeno due anni che svolgono attività economica nelle filiere culturali e creative.
Settori ammissibili
I progetti devono rientrare in una delle seguenti filiere culturali e creative:
- Musica
- Audiovisivo (film/cinema, televisione, videogiochi, software, multimedia, radio)
- Teatro, danza e arti performative
- Patrimonio culturale materiale e immateriale (archivi, biblioteche, musei)
- Arti visive e fotografia
- Architettura e design
- Letteratura ed editoria
- Moda e artigianato artistico
Progetti e investimenti finanziabili
I progetti presentati devono prevedere investimenti e capitale circolante di importo non superiore a 2,5 milioni di euro per i Capi A e B, oppure non superiore a 500.000 euro per il Capo C. Le iniziative devono essere localizzate nelle sette regioni del Mezzogiorno individuate dall’avviso e realizzate entro 24 mesi dalla data del contratto di finanziamento. Per altre opportunità rivolte alle imprese del Sud, consulta la nostra guida a Resto al Sud 2.0 e la selezione di altri bandi nazionali aggiornata mensilmente.
Gli investimenti finanziabili devono rientrare in una di queste tipologie:
- acquisizione di mezzi di produzione e insediamento di nuove attività nell’ambito culturale-creativo;
- sviluppo di nuovi processi, prodotti e servizi che connettono il territorio con la produzione culturale;
- innovazione organizzativa per favorire occupazione di qualità.
In generale, i progetti devono favorire l’incremento di fatturato, la creazione di nuova occupazione e l’inclusione sociale di giovani e donne.
Spese ammissibili al bando Cultura Cresce
Sono ammissibili gli investimenti in impianti, macchinari, opere murarie (entro il limite massimo del 20%), beni pluriennali e consulenze specialistiche. È inoltre agevolabile il capitale circolante fino al 20% degli investimenti ammessi, comprendendo materie prime, utenze, canoni di locazione, servizi, personale e fideiussioni.
Le agevolazioni previste
Cultura Cresce prevede un finanziamento complessivo fino all’80% delle spese ammissibili, con una quota a fondo perduto e una quota di finanziamento agevolato a tasso zero, modulate in base al Capo:
- Capo A – Consolidamento: finanziamento fino all’80% su progetti fino a 2,5 milioni di euro, di cui 30% a fondo perduto e 50% di finanziamento a tasso zero della durata di 10 anni. Rispetta i limiti dell’articolo 53 del Regolamento GBER.
- Capo B – Nuove imprese: finanziamento fino all’80% su progetti fino a 2,5 milioni di euro, di cui 30% a fondo perduto e 50% di finanziamento a tasso zero della durata di 10 anni. Rispetta i limiti dell’articolo 22 del Regolamento GBER e/o del Regolamento de minimis.
- Capo C – Terzo Settore: finanziamento fino all’80% su progetti fino a 500.000 euro, di cui 40% a fondo perduto e 40% di finanziamento a tasso zero della durata di 10 anni. Rispetta i limiti del Regolamento de minimis.
A supporto dei beneficiari è previsto anche un servizio di tutoring fino a 10.000 euro (in regime de minimis), erogato in modalità telematica o in presenza.
Come presentare la domanda per il bando Cultura Cresce
Le domande per accedere al bando Cultura Cresce possono essere presentate a partire dalle ore 12:00 del 10 dicembre 2025. La procedura è gestita da Invitalia e la compilazione deve avvenire esclusivamente online, tramite l’area personale di Invitalia, accessibile con identità digitale (SPID, CNS o CIE).
I contributi sono concessi sulla base di una procedura valutativa a sportello: le domande sono istruite da Invitalia in ordine cronologico di ricezione, senza formazione di graduatoria, fino a esaurimento delle risorse disponibili.
La procedura per accedere ai contributi si articola nei seguenti step:
- accesso all’area personale di Invitalia con identità digitale;
- compilazione della domanda online;
- caricamento del piano d’impresa e dei relativi allegati;
- sottoscrizione della domanda con firma digitale;
- invio tramite PEC (posta elettronica certificata);
- assegnazione del protocollo elettronico al completamento dell’invio.
Il piano d’impresa deve contenere i dati del soggetto richiedente, la descrizione dell’attività, l’analisi di mercato, le strategie e le finalità del progetto, nonché gli aspetti tecnico-produttivi, organizzativi ed economico-finanziari. Invitalia mette a disposizione una “Guida alla presentazione della domanda” e una modulistica differenziata per le tre linee di intervento (Capo A, B e C).
La valutazione delle domande si basa su sei criteri principali: credibilità del soggetto proponente, potenzialità di mercato, qualità progettuale, impatto culturale-sociale-occupazionale, sostenibilità economica e capacità inclusiva. È previsto inoltre un colloquio con il team di Invitalia per approfondire il piano d’impresa presentato.
Golden Group affianca le imprese culturali e creative del Mezzogiorno nella verifica dei requisiti, nella costruzione del piano d’impresa e nella presentazione della domanda, per cogliere al meglio le opportunità offerte da Cultura Cresce.
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Fonte: www.invitalia.it

Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Codice degli Incentivi: in Senato la valutazione delle modifiche proposte
Il Codice degli Incentivi è ormai una realtà operativa: con il D.Lgs. n. 184/2025 il legislatore ha definito il quadro generale di riferimento per la finanza agevolata destinata alle imprese italiane. Su questa cornice si innesta ora un ulteriore tassello: lo schema di decreto legislativo Atto n. 394, attualmente all'esame della 9^ Commissione Industria del Senato, che ha avviato l'analisi del provvedimento l'8 aprile 2026.
Si tratta di una proposta in valutazione, non di un provvedimento già definitivo, e come tale dovrà completare l'iter parlamentare prima di assumere efficacia normativa. Lo schema mira a una razionalizzazione del sistema delle agevolazioni e a una ridefinizione dell'architettura del Fondo per la crescita sostenibile, restando fuori dal proprio perimetro i settori agricolo, forestale, della pesca e dell'acquacoltura, esplicitamente esclusi. Per orientarsi tra novità in arrivo e strumenti vigenti può essere utile approfondire la guida alla finanza agevolata di Golden Group.
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I principi della delega e la cornice del Codice degli Incentivi
L'iniziativa normativa trae origine diretta dal DLGS 160/2023, che ha conferito al Governo la delega specifica per il riordino dell'intera materia degli incentivi alle imprese. La delega indica con chiarezza tre direttrici fondamentali: in primo luogo la ricognizione e la sistematizzazione delle misure di incentivazione esistenti; in secondo luogo la concentrazione dell'offerta di incentivi, finalizzata a evitare sovrapposizioni tra gli interventi e la frammentazione del sostegno pubblico; in terzo luogo la programmazione degli interventi di incentivazione da parte delle amministrazioni competenti, su un orizzonte temporale adeguato alle finalità del sostegno e sulla base di valutazioni preventive condotte ex ante.
Lo schema di decreto opera in coordinamento con il nuovo Codice degli Incentivi, già vigente, allo scopo di assicurare procedure uniformi e di evitare sovrapposizioni applicative. In questa logica acquista rilievo la nozione di "disciplina quadro", definita come l'insieme delle disposizioni normative che individuano i tratti di riferimento per l'attuazione, mediante successivi bandi, di un incentivo: dagli obiettivi perseguiti alla tipologia dei soggetti destinatari, dalla forma e misura delle agevolazioni alle modalità di erogazione, rendicontazione, monitoraggio, controllo ed eventuale revoca. La disciplina quadro si configura quindi come una sorta di cornice operativa, sufficientemente ampia da garantire flessibilità gestionale e al tempo stesso circoscritta per assicurare l'attuazione degli obiettivi specifici di volta in volta perseguiti dal decisore pubblico.
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Il contesto quantitativo del sistema degli incentivi
Per cogliere la portata effettiva della razionalizzazione proposta dallo schema risulta utile considerare il dato quantitativo aggiornato. La "Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive", elaborata dalla Direzione Generale per gli Incentivi alle Imprese del MIMIT e pubblicata nel settembre 2024, ha censito complessivamente 2.723 interventi agevolativi presenti nell'ordinamento italiano. Di questi, 348 risultano riconducibili alle Amministrazioni centrali, mentre i restanti 2.375 fanno capo alle amministrazioni regionali. La distribuzione mostra una prevalenza numerica netta degli interventi di matrice regionale, frutto della stratificazione di provvedimenti adottati nel tempo dai diversi territori.
Il dato muta sensibilmente se osservato dal punto di vista delle risorse impegnate. Le Amministrazioni centrali hanno infatti rappresentato circa l'82% del totale degli importi impegnati nel 2023, contro un peso decisamente più contenuto delle misure regionali. Questo squilibrio tra numerosità delle misure e concentrazione finanziaria rende particolarmente sentita l'esigenza di un riordino organico, capace di rendere più leggibile l'offerta complessiva alle imprese e di evitare duplicazioni tra strumenti analoghi. La proposta in esame, se confermata nella formulazione attuale, intende rispondere proprio a questa esigenza di chiarezza sistematica del quadro agevolativo.
Il ruolo centrale del Fondo per la crescita sostenibile (FCS)
Il fulcro del riordino delineato dallo schema di decreto risiede nella riorganizzazione del Fondo per la crescita sostenibile, gestito dal MIMIT e già oggi principale strumento operativo dell'incentivazione nazionale. La proposta in valutazione ridisegna il FCS articolandolo in quattro macro-sezioni strategiche, ciascuna dedicata a una finalità precisa: in questo modo il Fondo dovrebbe assumere una vocazione unitaria ma al tempo stesso modulare, capace di intercettare le diverse esigenze del tessuto produttivo italiano. Va ribadito che si tratta di un assetto previsto dalla proposta, non ancora consolidato in via definitiva.
Ricerca, sviluppo e innovazione
La prima macro-sezione è destinata ai progetti strategici in ambito di ricerca, sviluppo e innovazione. Tra le linee di intervento previste figurano i progetti realizzati anche tramite il Fondo IPCEI, oltre a bandi tematici specificamente dedicati alla trasformazione tecnologica delle imprese e alla tutela della proprietà industriale. La logica è quella di concentrare in un'unica architettura le misure che oggi presidiano la frontiera dell'innovazione, evitando dispersioni e favorendo una lettura organica delle opportunità disponibili per chi investe in conoscenza e sviluppo.
Start-up d'impresa
La seconda macro-sezione si rivolge al mondo delle start-up, con un'attenzione particolare all'imprenditoria giovanile e femminile e alle sinergie con il venture capital. La proposta in esame considera le nuove imprese come motore di rinnovamento del sistema produttivo, riconoscendo l'opportunità di affiancare alle agevolazioni dirette gli strumenti di investimento in equity capaci di sostenere percorsi di crescita più ambiziosi. Il filone segna una continuità con le politiche già avviate sul fronte dell'innovazione, ma punta a inquadrarle in una logica di sistema più coerente.
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Investimenti produttivi per la transizione verde e digitale
La terza macro-sezione presidia gli investimenti produttivi orientati alla doppia transizione: ecologica e digitale. Al suo interno trovano collocazione i Contratti di Sviluppo, strumento già oggi utilizzato per progetti di significativa dimensione, e i bandi specificamente dedicati alla riqualificazione delle aree di crisi e alla sostenibilità ambientale. La proposta delinea un perimetro che intercetta sia il rilancio di territori in difficoltà sia il cambio di paradigma produttivo verso modelli a minore impatto, rispondendo a istanze di politica industriale centrali nell'agenda europea.
Accesso al credito e al mercato dei capitali
La quarta macro-sezione riguarda l'accesso al credito e al mercato dei capitali, con la finalità di salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere le imprese che attraversano fasi di temporanea difficoltà economica. Si tratta di un ambito sensibile, in cui la continuità aziendale rappresenta spesso la condizione preliminare per qualunque progetto di rilancio. L'inclusione di questa area all'interno del FCS conferma una visione che integra strumenti di sviluppo e meccanismi di stabilizzazione finanziaria, evitando di trattarli come universi separati.
Le misure mantenute autonome dallo schema
Mentre circa trenta incentivi minori dovrebbero confluire nel Fondo per la crescita sostenibile, la proposta in valutazione conserva l'autonomia di tre strumenti ritenuti modelli di successo nel panorama agevolativo nazionale. Il primo è il Fondo di garanzia per le PMI, leva fondamentale per favorire l'accesso al credito bancario delle piccole e medie imprese. La preservazione di questo strumento testimonia il ruolo strutturale assunto dalla garanzia pubblica nel sostegno al sistema produttivo.
Il secondo strumento mantenuto è il Fondo di sostegno al venture capital, denominato anche Fondo Nazionale Innovazione, che opera con risorse dedicate al rafforzamento patrimoniale delle imprese innovative. Il terzo è la Nuova Sabatini, dedicata ai beni strumentali, considerata uno dei pilastri storici della politica industriale: per chi voglia approfondirne le declinazioni e l'integrazione con altre misure è disponibile l'analisi sulla cumulabilità della Nuova Sabatini con altre agevolazioni. La scelta di mantenere autonomi questi tre strumenti riflette la volontà di non disperdere il capitale di esperienza maturato nella loro gestione, consolidando la fiducia di imprese e intermediari finanziari verso meccanismi ormai collaudati nel tempo.
Le abrogazioni previste dal Capo III dello schema
Il Capo III della proposta in valutazione individua una serie di incentivi giudicati inefficienti, riconducibili ad amministrazioni diverse dal MIMIT, di cui prevede la soppressione. Sul fronte degli Affari Esteri è prevista l'abolizione del voucher per l'internazionalizzazione, riferito ai Temporary Export Manager con competenze digitali, misura considerata superata rispetto all'attuale assetto degli strumenti di promozione internazionale. La razionalizzazione, secondo quanto riferito dal Ministero competente, si inserisce in un contesto in cui la gran parte degli incentivi di propria pertinenza è già stata oggetto di revisione con la Legge di Bilancio 2025.
In ambito Ambiente e Sicurezza Energetica la proposta cancella due misure non più rifinanziate da tempo: il "Credito d'imposta in materiali di recupero" e il "Credito d'imposta sui prodotti da riciclo e riuso". Per il resto, secondo il dossier, il Ministero non ha ravvisato la necessità di ulteriori interventi normativi. Il fronte del Lavoro vede invece la soppressione delle misure riconducibili al Fondo rotativo nazionale selfiemployment, di cui era già intervenuta l'avvenuta cessazione: la formalizzazione dell'abrogazione contribuisce a chiarire il quadro normativo vigente, eliminando riferimenti a strumenti non più operativi.
I riscontri delle altre amministrazioni interpellate
Lo schema si fonda anche su una serie di interlocuzioni istituzionali condotte con i diversi ministeri, le cui risultanze emergono dal dossier parlamentare. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha confermato l'utilità di mantenere gli interventi a valere sul Fondo rotativo 394/81 e nel capitale di rischio di imprese italiane in Paesi extra UE, già oggetto di razionalizzazione. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha fornito chiarimenti puntuali sugli incentivi riferibili a ciascun ambito di competenza, contribuendo a delineare meglio i contorni della riforma.
Il Ministero della Cultura ha segnalato che alcune misure potrebbero essere oggetto di un riordino specifico, tramite riconduzione a un quadro unitario dedicato alle Imprese Culturali e Creative. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha precisato quali interventi siano da ritenersi non più attuali, mentre il Ministero del Turismo ha proposto l'espunzione dalla ricognizione di un contributo destinato a guide turistiche e accompagnatori titolari di partita IVA, sottolineando però come non ritenga necessaria una formale abrogazione. Il Ministero del Lavoro ha confermato l'avvenuta cessazione del Fondo rotativo selfiemployment senza segnalare ulteriori esigenze; il Ministero dell'Università e della Ricerca non ha riscontrato necessità di razionalizzazione; la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Dipartimento per lo Sport, ha riferito di un separato processo normativo già in corso per accorpare in un unico Fondo due distinte misure preesistenti.
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I profili critici segnalati dal dossier parlamentare
Il dossier parlamentare elaborato a corredo dello schema mette in luce alcuni profili critici che meriteranno un'attenzione specifica nel corso dell'esame. Il primo riguarda gli aggiornamenti del FCS: il testo non specifica con sufficiente chiarezza le procedure attraverso le quali realizzare il monitoraggio e l'aggiornamento periodico degli obiettivi assegnati al Fondo per la crescita sostenibile. Si tratta di un aspetto non secondario, perché la dinamica evolutiva delle politiche industriali richiede meccanismi flessibili di revisione degli indirizzi.
Il secondo punto critico è l'assenza dell'Analisi di Impatto della Regolazione (AIR), una mancanza che il dossier registra senza riscontrare un'adeguata giustificazione nella relazione illustrativa. La presenza dell'AIR consente di fondare le scelte normative su evidenze quantitative e qualitative, e la sua omissione costituisce un elemento che potrebbe emergere ulteriormente nel dibattito parlamentare. Un terzo elemento riguarda l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, non ancora perfezionata al momento della pubblicazione del dossier: trattandosi di una riforma che incide su materie a competenza concorrente, il completamento dell'intesa rappresenta un passaggio istituzionale rilevante.
Cosa potrebbe cambiare per le imprese
Le aziende italiane sono chiamate a seguire con attenzione costante l'evoluzione dell'iter parlamentare, ricordando che lo schema in esame non costituisce ancora diritto vigente. Se la proposta verrà confermata nei suoi tratti essenziali, il sistema delle agevolazioni risulterà più concentrato, con un Fondo per la crescita sostenibile riorganizzato in quattro aree tematiche e con tre strumenti storici preservati nella loro autonomia operativa. La razionalizzazione di circa trenta incentivi minori dovrebbe rendere più lineare l'individuazione delle misure utili e ridurre la frammentazione che oggi penalizza in particolare le PMI, spesso prive di strutture interne dedicate al monitoraggio della finanza agevolata.
Resta tuttavia indispensabile leggere ciascun passaggio normativo alla luce del suo stato di avanzamento. Le parole chiave che dovrebbero accompagnare la valutazione degli operatori sono "la proposta prevede", "lo schema dispone", "se confermata", proprio per mantenere viva la consapevolezza che il provvedimento è ancora in fase istruttoria parlamentare. Le imprese che intendono pianificare investimenti potranno utilmente affiancare al monitoraggio della riforma una valutazione delle misure già attive, in modo da non perdere opportunità immediate. La proposta in esame promette di consolidare un assetto più razionale del sistema, ma la sua piena efficacia dipenderà dalle eventuali modifiche introdotte nel passaggio parlamentare e dagli atti attuativi che ne deriveranno
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.





