Sport Bonus 2025: riaprono le prenotazioni per il credito d'imposta
Con la nuova Legge di Bilancio, per il 2025 è stata confermata l'opportunità di beneficiare dello Sport Bonus 2025. Questo incentivo, già previsto in passato, permette di ottenere un credito d'imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi su impianti sportivi pubblici.
Cos'è lo Sport Bonus 2025
Lo Sport Bonus è un incentivo fiscale che mira a sostenere la manutenzione, il restauro e la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche attraverso donazioni private. Le aziende che effettuano queste erogazioni liberali possono beneficiare di un credito d'imposta.
Come funziona il credito di imposta dello Sport Bonus
I soggetti beneficiari che possono effettuare le erogazioni e accedere al credito d'imposta sono esclusivamente le imprese. A queste viene riconosciuto un credito di imposta pari al 65% dell’importo donato. Il credito d'imposta ottenuto dovrà essere utilizzato in tre quote annuali di pari importo.
L'importo massimo che un'impresa può erogare per beneficiare dello Sport Bonus 2025 è limitato al 10 per mille dei ricavi annui registrati nell'anno 2024. Esiste inoltre un tetto massimo complessivo per il credito d'imposta riconosciuto a tutte le imprese a livello nazionale, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2025.
Come accedere al beneficio
Il procedimento per accedere al bonus prevede l'apertura di due finestre temporali durante l'anno, ciascuna della durata di 120 giorni. Per il 2025, la prima finestra si apre alle ore 16:00 del 30 maggio e si chiude il 30 giugno.
Le imprese interessate hanno 30 giorni dall'apertura della finestra per presentare la domanda di ammissione. Successivamente, dopo aver effettuato l'erogazione e averla fatta certificare dagli enti destinatari, il Dipartimento competente autorizzerà le imprese a utilizzare il credito d'imposta, informando contestualmente l'Agenzia delle entrate.
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
INPS: pubblicate le regole operative per Bonus Giovani e Bonus Donne
L'INPS ha recentemente pubblicato due importanti circolari operative, la n. 90 e la n. 91, che forniscono le istruzioni dettagliate per la fruizione del “Bonus Giovani” e del “Bonus Donne”. Questi incentivi sono stati introdotti dal DL 60/2024 (noto come DL “Coesione-Lavoro”) e disciplinati da successivi decreti attuativi, tra cui il DM 11 aprile 2025.
Come funziona il Bonus Giovani
La circolare n. 90 dell'INPS conferma le disposizioni del DM 11 aprile 2025 relative al Bonus Giovani. Questo incentivo prevede un esonero contributivo pari al 100% dei contributi datoriali, destinato ai datori di lavoro privati per le assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato.
L'esonero è strutturato come segue:
- Un limite massimo di 500 euro mensili è riconosciuto per le assunzioni e trasformazioni effettuate nel periodo compreso tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025. Per questa fattispecie, le domande possono essere presentate sia per rapporti di lavoro già instaurati o trasformati sia per quelli non ancora attivati.
- Un limite massimo incrementato a 650 euro mensili è previsto per i datori di lavoro privati che assumono lavoratori in una sede o unità produttiva situata nelle regioni della ZES Unica Mezzogiorno. Questo beneficio si applica alle assunzioni e trasformazioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione della misura da parte della Commissione europea, ovvero il 31 gennaio 2025, e fino al 31 dicembre 2025.
È fondamentale notare che per la seconda casistica la domanda di riconoscimento dell’esonero deve essere presentata prima di procedere all’assunzione o trasformazione. Di conseguenza, la data del 31 gennaio 2025 non incide sul periodo di ammissibilità dell'assunzione ma sulla decorrenza del maggior beneficio. Per questo specifico incentivo ZES, le domande sono ammesse solo per i rapporti di lavoro non ancora instaurati.
Condizioni del Bonus Donne
Analogamente, la circolare n. 91 dell'INPS recepisce le indicazioni del DM 11 aprile 2025 per il Bonus Donne. Tale bonus consiste in un esonero contributivo per i datori di lavoro privati che procedono ad assunzioni con contratto a tempo indeterminato di specifiche categorie di lavoratrici.
Le condizioni per l'accesso all'esonero sono le seguenti:
- Per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025, di donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (indipendentemente dalla loro residenza), l'esonero è concesso per un periodo massimo di 24 mesi. Le domande possono essere inoltrate sia per assunzioni già perfezionate sia per quelle ancora da effettuare.
- Per le assunzioni a tempo indeterminato, nel medesimo periodo 1° settembre 2024 - 31 dicembre 2025, di donne impiegate nelle professioni o settori caratterizzati da un elevato tasso di disparità uomo-donna (come definiti dall'art. 2 punto 4, lett. f del Regolamento UE n. 2014/651), l'esonero spetta per un massimo di 12 mesi. Anche in questo caso, le domande sono ammissibili sia per rapporti di lavoro già instaurati sia per quelli programmati.
- Per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate a partire dal 31 gennaio 2025 (data di autorizzazione della misura da parte della Commissione europea) e fino al 31 dicembre 2025, di donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e residenti nelle Regioni della ZES unica per il Mezzogiorno (ammissibili ai finanziamenti dei fondi strutturali UE), l'esonero è riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi. Similmente al Bonus Giovani per la ZES, la domanda di ammissione all'esonero deve essere presentata prima dell'assunzione, e la data del 31 gennaio 2025 non è rilevante per l'ammissibilità temporale dell'assunzione. Le domande per questo scenario sono accettate solo per i rapporti di lavoro non ancora instaurati.
È importante specificare che, per il Bonus Donne, le agevolazioni non sono applicabili in caso di assunzioni a tempo determinato, né per le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a tempo determinato già esistenti.
Come presentare domanda per il Bonus Donne e il Bonus Giovani
Il modulo per la presentazione delle domande di Bonus Donne e il Bonus Giovani sarà reso disponibile dall'INPS a partire dal 16 maggio. Al momento non sono noti maggiori dettagli.
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Pacchetto Omnibus UE: novità e impatti sulle regole di sostenibilità per le aziende
Il panorama imprenditoriale odierno è sempre più permeato dalle dinamiche della sostenibilità. Le normative ambientali, sociali e di governance (ESG) non rappresentano più un contorno facoltativo, ma un elemento nevralgico che incide profondamente sulle strategie aziendali, sull'accesso al credito e sulla competitività nel mercato globale. Le imprese, dalle più strutturate alle PMI, si confrontano con un quadro regolatorio in costante aggiornamento, chiamato a guidare la transizione verso un'economia più verde e responsabile.
In questo contesto in rapida evoluzione, l'Unione Europea ha recentemente presentato una proposta legislativa di rilievo: il cosiddetto Pacchetto Omnibus. Non si tratta di una nuova direttiva isolata, bensì di un intervento organico volto a modificare e, nelle intenzioni dichiarate, a semplificare alcuni degli obblighi normativi più significativi introdotti negli ultimi anni in materia di sostenibilità.
L'obiettivo dichiarato di Bruxelles è trovare un punto di equilibrio più sostenibile – questa volta in senso economico – tra gli ambiziosi traguardi del Green Deal europeo e la necessità di preservare la vitalità e la competitività delle imprese comunitarie. Questo pacchetto interviene su normative cardine che le aziende hanno iniziato a conoscere e ad affrontare: la Direttiva sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle Imprese (CSRD), la Direttiva sulla Due Diligence di Sostenibilità delle Imprese (CSDDD), la Tassonomia UE per le attività sostenibili e il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM).
Per le realtà imprenditoriali, specialmente per quelle attente alle opportunità offerte dalla finanza agevolata e dai contributi europei, regionali e statali – terreno d'elezione per Golden Group – comprendere la portata di queste modifiche è essenziale. Si tratta di cambiamenti che potrebbero influenzare direttamente le soglie di applicazione degli obblighi, le tempistiche di adeguamento e la natura stessa degli adempimenti richiesti, con impatti tangibili sulla pianificazione strategica e operativa.
Perché la Commissione Europea propone il Pacchetto Omnibus
Il Pacchetto Omnibus non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un quadro normativo europeo sulla sostenibilità che ha visto una notevole accelerazione negli ultimi anni. Pilastri come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), volta a standardizzare e ampliare la rendicontazione non finanziaria, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), focalizzata sulla responsabilità lungo la catena del valore, e la Tassonomia UE, intesa a classificare le attività economiche sostenibili, hanno delineato un percorso chiaro verso una maggiore trasparenza e integrazione dei fattori ESG nelle pratiche aziendali.
Queste regolamentazioni mirano a trasformare il mercato, incentivando le imprese a integrare la sostenibilità nel proprio DNA operativo e strategico, aprendo al contempo nuove opportunità per chi abbraccia questi principi. Tuttavia, l'implementazione di un corpus normativo così ambizioso ha sollevato interrogativi e preoccupazioni riguardo alla sua applicabilità, specialmente per le piccole e medie imprese, e al potenziale impatto sulla competitività generale dell'economia europea.
È in risposta a queste esigenze che interviene il Pacchetto Omnibus. La Commissione Europea, con questa iniziativa, persegue l'obiettivo di ottimizzare e rendere più lineare l'applicazione delle normative esistenti. Si tratta di un tentativo di calibrare gli oneri amministrativi per le imprese, cercando di alleggerire alcuni adempimenti senza, almeno nelle intenzioni, compromettere gli elevati standard di sostenibilità prefissati.
La finalità è quella di creare un ambiente normativo che favorisca gli investimenti e l'innovazione sostenibile, trovando un delicato bilanciamento tra gli obiettivi ambientali del Green Deal e la salvaguardia della competitività del tessuto produttivo europeo. In sostanza, si cerca di rendere la sostenibilità non solo un obbligo, ma un vantaggio strategico accessibile e gestibile per un numero più ampio di aziende.
CSRD ricalibrata: meno obblighi di rendicontazione? Analisi delle modifiche
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è forse l'ambito in cui le modifiche proposte dal Pacchetto Omnibus appaiono più incisive. L'intenzione è quella di ridefinire il perimetro di applicazione e semplificare gli oneri di rendicontazione.
La novità più eclatante riguarda l'innalzamento delle soglie dimensionali che determinano l'obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità secondo gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). La proposta Omnibus prevede che tale obbligo si applichi unicamente alle imprese che superano la soglia dei 1.000 dipendenti e soddisfano almeno uno degli altri due criteri preesistenti. Questa revisione comporterebbe una riduzione drastica della platea di aziende direttamente obbligate, stimata in un passaggio da oltre 50.000 a meno di 7.000 nell'intera Unione Europea.
Di conseguenza, le imprese con un numero di dipendenti compreso tra 250 (soglia precedente per alcune categorie) e 999, che si stavano preparando a rendicontare a partire dal 2026 sui dati del 2025, vedrebbero posticipato e potenzialmente annullato l'obbligo diretto. Secondo la proposta, anche le aziende con più di 1.000 dipendenti beneficerebbero di un rinvio di due anni: il primo bilancio di sostenibilità secondo la CSRD modificata sarebbe richiesto nel 2028, basandosi sui dati dell'esercizio 2027.
Per le aziende al di sotto della nuova soglia dei 1.000 dipendenti, l'obbligo di rendicontazione verrebbe meno. Tuttavia, viene introdotta e valorizzata l'adesione su base volontaria agli standard VSME (Voluntary SME Standards), una versione semplificata e allineata agli ESRS, pensata specificamente per le PMI.
Un aspetto cruciale è che il Pacchetto Omnibus uniforma le informazioni ESG che banche, grandi imprese soggette a CSRD e aziende vincolate dalla CSDDD possono richiedere alle realtà con meno di 500 dipendenti: tali richieste dovranno limitarsi ai dati previsti dagli standard VSME.
Questo rende la redazione volontaria di un bilancio VSME uno strumento potenzialmente strategico per le PMI per rispondere in modo standardizzato alle richieste della filiera e del sistema finanziario. Per le imprese con più di 500 dipendenti, invece, non sono previsti limiti alle informazioni aggiuntive richiedibili.
Un'altra modifica significativa riguarda il livello di revisione (assurance) dei bilanci di sostenibilità. Viene accantonata la transizione graduale verso la "reasonable assurance" (un livello di verifica più approfondito, simile a quello dei bilanci finanziari), mantenendo invece la "limited assurance" (un livello meno stringente) come standard. Infine, si prevede una semplificazione degli stessi ESRS, attraverso una riduzione dei cosiddetti "datapoint", ossia degli specifici indicatori e KPI richiesti, con l'obiettivo di snellire il processo di reporting.
Questi cambiamenti rappresentano un indubbio alleggerimento per molte imprese, ma sollevano questioni sulla coerenza e l'efficacia complessiva del quadro di reporting. La riduzione della platea obbligata e l'abbassamento del livello di assurance potrebbero impattare negativamente sulla trasparenza e comparabilità delle informazioni ESG, dati fondamentali per investitori, finanziatori e altri stakeholder.
Modifiche alla due diligence di sostenibilità
Anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), mirata a promuovere la responsabilità delle imprese per gli impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente lungo le catene del valore, è oggetto di un significativo ridimensionamento da parte del Pacchetto Omnibus.
Sebbene la fonte non dettagli precisamente come cambi il perimetro di applicazione iniziale, menziona una sua riduzione. Modifiche sostanziali intervengono sulla gestione della catena di fornitura. La valutazione del rischio, ad esempio, non includerà più automaticamente i fornitori indiretti, a meno che non emergano informazioni plausibili che indichino un rischio concreto specifico. Inoltre, la frequenza degli assessment sulla catena del valore viene diradata, passando da una cadenza annuale a una quinquennale, riducendo notevolmente la pressione gestionale sulla supply chain.
Come per la CSRD, si introduce una differenziazione nelle informazioni richiedibili ai fornitori: per quelli con un massimo di 500 dipendenti, le richieste dovranno limitarsi ai dati previsti dagli standard volontari VSME; per quelli più grandi, non vi sono limiti normativi specifici.
Aspetti particolarmente controversi della proposta riguardano l'eliminazione di elementi chiave della direttiva originaria. Viene prevista la rimozione della responsabilità civile per le aziende inadempienti agli obblighi di due diligence, indebolendo significativamente il meccanismo sanzionatorio e di deterrenza. Analogamente, per quanto riguarda i piani di transizione climatica, le aziende sarebbero tenute ad adottarli, ma non più obbligate a implementarli, svuotando di fatto l'impegno richiesto sulla decarbonizzazione.
Ulteriori alleggerimenti includono la rimozione degli obblighi di due diligence per il settore finanziario e l'eliminazione della previsione di una sanzione pecuniaria minima pari al 5% del fatturato globale per le aziende non conformi.
Il Pacchetto Omnibus mira anche a una maggiore armonizzazione tra gli Stati membri, limitando la loro facoltà di introdurre normative nazionali più stringenti su aspetti cruciali come la valutazione del rischio, la due diligence sulla catena del valore e le sanzioni. Infine, si propone un ritardo di un anno nell'applicazione della direttiva, con l'entrata in vigore ora prevista per luglio 2027.
Queste modifiche delineano una CSDDD profondamente rivista, con obblighi notevolmente attenuati per le imprese. Se da un lato questo risponde alle richieste di semplificazione, dall'altro solleva seri dubbi sulla capacità della direttiva, così emendata, di promuovere efficacemente filiere produttive realmente sostenibili e responsabili.
Tassonomia UE e Principio DNSH, verso una maggiore flessibilità applicativa
La Tassonomia UE, il sistema di classificazione volto a identificare e promuovere gli investimenti in attività economiche eco-compatibili, subisce anch'essa delle modifiche orientate a una maggiore flessibilità.
Una delle novità principali è l'introduzione della volontarietà della rendicontazione sull'allineamento alla Tassonomia per una specifica categoria di imprese. Secondo la proposta Omnibus, le aziende soggette alla CSRD (con le nuove soglie sopra i 1.000 dipendenti) ma con un fatturato fino a 450 milioni di euro, non sarebbero più obbligate a comunicare la percentuale delle loro attività (fatturato, Capex, Opex) allineate ai criteri della Tassonomia, potendo scegliere se farlo o meno.
Un altro cambiamento rilevante riguarda il principio del “Do No Significant Harm” (DNSH). Questo criterio fondamentale impone che un'attività economica, per essere considerata sostenibile secondo la Tassonomia, non debba arrecare danni significativi ad altri obiettivi ambientali (es. economia circolare, biodiversità, acque). Il Pacchetto Omnibus propone un indebolimento di questo principio, rendendo potenzialmente meno stringenti i criteri di valutazione degli impatti negativi collaterali.
Queste modifiche sono presentate come un modo per rendere la Tassonomia più accessibile e meno onerosa per le aziende, riducendo la complessità della rendicontazione e dell'analisi DNSH. Tuttavia, la trasformazione in requisito volontario per una fascia significativa di grandi imprese e l'allentamento del principio DNSH potrebbero compromettere l'obiettivo originario della Tassonomia: fornire al mercato finanziario e agli stakeholder informazioni chiare, affidabili e comparabili per orientare i capitali verso la sostenibilità. Si rischia una maggiore frammentazione informativa e una minore trasparenza complessiva.
CBAM aggiornato: nuova soglia per il meccanismo di adeguamento del carbonio
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), introdotto per tassare le emissioni di CO₂ incorporate nei beni importati da Paesi extra-UE e prevenire la "fuga di carbonio", è operativo nella sua fase transitoria di sola rendicontazione dal 1° ottobre 2023. A partire dal 2026, le imprese importatrici dovranno acquistare certificati CBAM il cui costo sarà legato al prezzo delle quote nel mercato ETS europeo.
Il Pacchetto Omnibus interviene anche su questo strumento, recependo alcune difficoltà operative emerse nella fase iniziale. La modifica principale consiste in una restrizione dell'ambito di applicazione: l'obbligo si applicherà soltanto alle aziende che importano almeno 50 tonnellate all'anno di uno specifico bene regolamentato dal CBAM (es. cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità, idrogeno).
Questa nuova soglia esclude automaticamente le imprese che importano volumi inferiori, limitando di fatto il numero di soggetti tenuti a conformarsi agli obblighi di rendicontazione e, dal 2026, di acquisto dei certificati. La motivazione addotta è la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in particolare per le PMI importatrici che hanno riscontrato difficoltà nell'adeguarsi ai complessi requisiti di calcolo e comunicazione delle emissioni incorporate.
Se da un lato questa misura va incontro alle esigenze di alleggerimento espresse da una parte del mondo imprenditoriale, dall'altro la sua applicazione più circoscritta solleva interrogativi sull'efficacia complessiva del CBAM nel raggiungere i suoi obiettivi. Ridurre la platea di aziende soggette potrebbe lasciare scoperta una porzione non trascurabile di importazioni, potenzialmente indebolendo l'incentivo alla decarbonizzazione per i produttori extra-UE e la protezione per le imprese europee soggette ai costi del carbonio.
Implicazioni per le imprese e prossimi passi normativi
Il Pacchetto Omnibus, così come proposto dalla Commissione Europea, segna un momento di riflessione e potenziale ricalibratura nel percorso dell'Unione Europea verso la sostenibilità aziendale. Il filo conduttore delle modifiche proposte per CSRD, CSDDD, Tassonomia UE e CBAM è chiaramente orientato verso un alleggerimento degli oneri e una maggiore flessibilità per le imprese, in risposta alle preoccupazioni sulla competitività e sulla complessità amministrativa.
L'innalzamento delle soglie per la CSRD, il rinvio delle scadenze, la semplificazione degli standard, la riduzione degli obblighi di due diligence nella CSDDD, la volontarietà parziale della Tassonomia e la nuova soglia per il CBAM rappresentano cambiamenti significativi che le aziende dovranno attentamente valutare. Se da un lato queste misure possono offrire un respiro operativo ed economico, specialmente alle PMI e ad alcune grandi imprese, dall'altro lato è innegabile che sollevino interrogativi sulla trasparenza del mercato, sulla comparabilità dei dati ESG e sull'efficacia stessa degli strumenti normativi nel guidare una transizione ecologica ambiziosa e socialmente giusta.
È fondamentale sottolineare che le proposte contenute nel Pacchetto Omnibus non sono ancora legge. Dovranno ora essere esaminate, discusse ed eventualmente modificate dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell'UE prima di poter essere adottate e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. La Commissione ha invitato i co-legislatori a trattare il pacchetto con priorità, specialmente per quanto riguarda i rinvii proposti per CSRD e CSDDD. Le modifiche alla Tassonomia seguiranno un percorso leggermente diverso, con adozione dopo consultazione pubblica e scrutinio parlamentare.
Per le imprese questo è un momento cruciale per monitorare attentamente l'evoluzione del quadro normativo. Comprendere in anticipo la direzione verso cui si sta muovendo la legislazione europea sulla sostenibilità è vitale per adattare le proprie strategie, pianificare gli investimenti necessari (anche sfruttando le opportunità di finanza agevolata) e posizionarsi al meglio in un mercato che, nonostante queste possibili semplificazioni, continuerà a premiare la trasparenza e l'impegno concreto verso la sostenibilità. Rimanere informati e preparati sarà la chiave per trasformare questi cambiamenti normativi in opportunità di crescita e consolidamento.
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Martina Moretti
Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.
Incentivi MIMIT per la creazione e il rafforzamento di imprese boschive e della filiera del legno
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), con il provvedimento direttoriale del 4 aprile 2025, ha definito i termini e le modalità per accedere agli incentivi destinati alla creazione e al rafforzamento delle imprese boschive e della filiera della prima lavorazione del legno.
L'iniziativa mira a incrementare il livello tecnologico e digitale delle imprese e a favorire la creazione di sistemi di produzione automatizzati lungo la catena produttiva. La dotazione finanziaria complessiva è di 20 milioni di euro.
A chi sono rivolti gli incentivi MIMIT
Sono beneficiarie degli incentivi MIMIT le imprese operanti sull’intero territorio nazionale che erogano servizi di supporto per la silvicoltura (codici ATECO 2025 02.20, 02.40.00) e quelle della filiera della prima lavorazione del legno (codici ATECO 2025 16.11, 16.12 e 16.21). È fondamentale che la produzione dei prodotti delle predette attività non siano utilizzabili a fini energetici.
Spese ammissibili per gli incentivi MIMIT imprese boschive
Le spese ammissibili includono investimenti in mezzi mobili, attrezzature per utilizzazioni forestali, macchinari, impianti ed attrezzature per la lavorazione del legno, oltre a software e hardware strettamente funzionali all’evoluzione tecnologica e digitale del processo produttivo.
Gli incentivi sono concessi per progetti di investimento con spese ammissibili di importo non inferiore a 50.000 euro e non superiore a 600.000 euro. Gli investimenti devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e completati entro 12 mesi dalla concessione del finanziamento.
Condizioni dell’agevolazione MIMIT imprese boschive
Dello stanziamento complessivo di 20 milioni, 10 milioni di euro sono a fondo perduto e altri 10 milioni sono erogati in forma di finanziamenti agevolati.
Come presentare domanda per i contributi MIMIT
Le domande potranno essere inviate a partire dalle ore 12:00 del 15 maggio e fino alle ore 12:00 del 10 luglio 2025.
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Sostenibilità: +30% aziende italiane in UN Global Compact
Nel 2024, ben 141 nuove aziende italiane sono entrate a far parte del Global Compact delle Nazioni Unite, la più vasta iniziativa globale dedicata alla sostenibilità d'impresa. Questo incremento porta il numero totale di imprese aderenti al Network italiano a 628, segnando una crescita di quasi il 30% rispetto all'anno precedente. Tra i nuovi ingressi di spicco figurano nomi come Chiesi Farmaceutici, Coesia, Davide Campari Milano, DLA Piper Italy, De’Longhi, Edizione, Esprinet, Iccrea Banca, Italia Trasporto Aereo, SICIM e TESYA.
Nel corso del 2024, si è osservato un ulteriore aumento delle grandi aziende che si sono unite a UN Global Compact Network Italia, rappresentando ora il 47% del totale. Le piccole e medie imprese, tuttavia, continuano a costituire la maggioranza degli aderenti con il 53%. Il tasso di crescita più significativo negli ultimi dodici mesi è stato registrato dalle aziende con fatturato compreso tra 50 e 250 milioni di dollari (+29%), tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari (+58%), e tra 1 miliardo e 5 miliardi di dollari (+34%).
Visione e impegno per il futuro della sostenibilità
Marco Frey, Presidente dell’UN Global Compact Network Italia, ha espresso grande soddisfazione per i risultati: “Il numero degli aderenti al nostro Network è cresciuto di oltre 250 negli ultimi due anni: un dato che dimostra come sia sempre più diffusa la consapevolezza del ruolo da protagonista che il settore privato può e deve giocare nel percorso di Agenda 2030”.
Daniela Bernacchi, Executive Director di UNGCN Italia, ha sottolineato come “il sempre maggiore equilibrio nella composizione delle realtà che fanno parte della nostra iniziativa rappresenta un valore aggiunto, che rafforza la capacità collettiva di affrontare le sfide della sostenibilità anche attraverso un prezioso scambio di esperienze e conoscenze. All’interno del nostro Network continua a crescere anche la diversificazione settoriale degli aderenti, a conferma di un impegno trasversale che coinvolge comparti chiave dell’economia italiana”.
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